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Etna: camminare sul vulcano più alto d’Europa

Una magnifica vista da un versante dell'Etna

C’è una differenza fondamentale tra fare trekking in montagna e fare trekking sull’Etna. In entrambi i casi hai scarponi ai piedi e zaino in spalla, ma sul vulcano siciliano il terreno sotto i tuoi passi è lava solidificata, nera e porosa, e il paesaggio che ti circonda può cambiare forma da un’eruzione all’altra. Quello che vedi oggi potrebbe non esistere più tra un anno. È questa natura in perenne trasformazione a rendere l’Etna un’esperienza unica nel panorama dell’escursionismo europeo.

I siciliani chiamano il vulcano a muntagna (la montagna), senza ulteriori specificazioni, come se non ne esistesse un’altra degna di quel nome. Un misto di affetto, rispetto e timore reverenziale che dice molto sul rapporto millenario tra questa terra e il suo vulcano.

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La geografia: capire il vulcano prima di salirci

L’Etna si trova nella Sicilia orientale, in provincia di Catania, e con i suoi circa 3.350 metri di quota (variabile per via delle eruzioni che modificano continuamente la sommità) è il vulcano attivo più alto d’Europa. La sua base occupa una superficie di oltre 1.250 km², rendendolo anche il vulcano più esteso del continente.

Dal punto di vista morfologico, l’Etna non è una struttura conica semplice come il Vesuvio o lo Stromboli: è un edificio vulcanico complesso, costruito nel corso di centinaia di migliaia di anni su strati di colate laviche, materiali piroclastici e depositi di cenere. I crateri sommitali — il Cratere Centrale, la Voragine, il Bocca Nuova e il Cratere di Sud-Est — sono in costante evoluzione. Quest’ultimo, cresciuto enormemente negli ultimi decenni, è oggi uno dei coni più attivi.

Una delle strutture geografiche più spettacolari e rilevanti per l’escursionismo è la Valle del Bove, un’enorme depressione a ferro di cavallo aperta verso est, con pareti che raggiungono i 900 metri di altezza e un diametro di circa 7 chilometri. Si tratta di una caldera di collasso formatasi decine di migliaia di anni fa, e rappresenta il teatro principale in cui si riversano le colate laviche del versante orientale.

Il Parco dell’Etna, istituito nel 1987 e riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2013, tutela circa 58.000 ettari del territorio vulcanico, suddivisi in zone a diversa intensità di protezione. All’interno del parco operano le sezioni del CAI (Club Alpino Italiano) che gestiscono e segnalano la rete sentieristica ufficiale.

I versanti: tre caratteri diversi

Il primo errore di chi pianifica un trekking sull’Etna è pensare che esista un unico modo per affrontarlo. Il vulcano si apre su tre versanti principali, ognuno con la propria fisionomia e la propria rete di percorsi.

Versante SudIl più frequentato e accessibile. Il punto di riferimento è il Rifugio Sapienza (1.910 m slm), raggiungibile in auto da Nicolosi lungo la SS 92. Da qui partono i percorsi verso i Crateri Silvestri e, per chi vuole spingersi in quota, le escursioni guidate verso i crateri sommitali. La funivia (in estate operativa) permette di salire fino a circa 2.500 metri, ma il vero escursionismo parte a piedi dal Rifugio.

Versante Nord — Più selvaggio e meno battuto dal turismo di massa. Il punto base è Piano Provenzana (1.800 m slm), nell’area di Linguaglossa. Questo versante è particolarmente ricco di strutture vulcaniche accessibili: la Bottoniera del 2002, i Monti Sartorius, l’Osservatorio Vulcanologico di Pizzi Deneri. La vegetazione boscosa è qui più presente e i sentieri offrono spesso una qualità naturalistica superiore rispetto al sud.

Versante Est — Dominato dalla Valle del Bove. Meno frequentato, richiede una buona preparazione escursionistica per via dei percorsi su lava recente e spesso instabile. Offre però scenari di rara potenza visiva.

La rete sentieristica del Parco

Il Parco dell’Etna gestisce una rete di sentieri segnalati, in parte coincidenti con il Sentiero Italia (la grande dorsale escursionistica nazionale gestita dal CAI). I sentieri si sviluppano su colate laviche recenti e storiche, in aree boscate e in ambienti privi di vegetazione arborea. Le pendenze sono spesso mutevoli, conseguenza diretta della morfologia vulcanica.

Di seguito i principali percorsi con la numerazione ufficiale del Parco dell’Etna:

Sentiero 701 — (Sentiero Italia) Il percorso più impegnativo e completo: circa 35 chilometri con un dislivello complessivo di circa 500 metri, che richiedono 3 giorni per essere percorsi integralmente. È in pratica il giro dell’Etna a piedi, e rappresenta uno dei trekking più affascinanti dell’intera Sicilia. Praticabile anche in MTB. Partenza dal cancello del Demanio Forestale Regionale Feliciusa Milia (1.685 m slm), arrivo alla Caserma Pitarrone nella Pineta di Linguaglossa (1.421 m slm).

Sentiero 717 — (con variante A e B) Circa 6 km, con un dislivello di 300 metri. Raggiunge Monte Spagnolo (1.440 m slm), dove si trova la più maestosa faggeta secolare dell’Etna. Lungo il percorso sono visibili numerosi hornitos della colata del 1981. Il sentiero abbraccia un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e una Zona di Protezione Speciale (ZPS).

Sentiero 723 (variante A) Punto di partenza: Rifugio Citelli, versante nord-est. Percorso adatto a escursionisti con discreta esperienza.

Sentiero 724 (variante A) — Pietracannone – Cubania (Sentiero Italia) Percorre campi lavici recenti e antichi, grotte di scorrimento, hornitos e “pietre cannone” (tronchi d’albero ricoperti di lava solidificata). Primo sentiero naturalistico realizzato in Sicilia, nel 1991, con 11 punti di osservazione tematici e un dislivello di circa 200 metri.

Sentiero 736 — Piano dei Grilli Versante est, nell’area tra Zafferana Etnea e la Valle del Bove. Percorso panoramico su paesaggio lunare, con viste sulla depressione della Valle del Bove e visita a una grotta di scorrimento lavico (caschetti e torce consigliati).

Flora e fauna: la vita che nasce dalla lava

Uno degli aspetti più sorprendenti dell’Etna è l’abbondanza di vita che riesce a colonizzare terreni apparentemente ostili. Le colate laviche più antiche ospitano boschi di querce, betulle e pini larici. Alle quote intermedie domina la ginestra dell’Etna (Genista aetnensis), endemica del vulcano, che in primavera trasforma il paesaggio lavico nero in un’esplosione di giallo. Sulle rocce più esposte crescono l’elicriso italiano, la valeriana rossa e l’euforbia. Sopra i 2.000 metri il paesaggio si fa alpino: il suolo è poroso e instabile, la vegetazione si riduce a piccoli cuscinetti di specie pioniere.

La fauna è ricca di rapaci, dalla poiana al gheppio, e i boschi del versante nord ospitano il gatto selvatico europeo e la volpe. La presenza degli insetti impollinatori rende queste zone di grande interesse naturalistico anche per gli osservatori più attenti.

Periodi migliori e consigli pratici

L’Etna non ha una vera bassa stagione per il trekking: ogni periodo offre qualcosa di diverso.

La primavera (aprile-giugno) è probabilmente il momento più bilanciato: temperature piacevoli in quota, ginestre in fioritura, sentieri percorribili senza le folle estive. In giugno le giornate lunghe permettono di godere di panorami che, nelle giornate più limpide, si estendono fino alla Calabria e alle Isole Eolie.

L’estate porta caldo alle quote basse ma condizioni ottime in quota. Attenzione alla siccità e al terreno seccato che rende alcune superfici laviche particolarmente scivolose.

L’autunno offre colori e luci straordinarie, con i boschi che si tingono di arancio e rosso.

L’inverno non è precluso agli escursionisti esperti: l’Etna innevato è un’esperienza di grande impatto, e la presenza di neve rende possibili anche le ciaspolate. Obbligatorio però attrezzarsi di conseguenza.

Attrezzatura minima consigliata: scarponi da trekking con suola robusta (il terreno lavico è abrasivo e irregolare), abbigliamento a strati, giacca impermeabile e antivento, crema solare, occhiali da sole, almeno 2 litri di acqua a persona, lampada frontale (utile nelle grotte di lava), bastoncini da trekking.

Sicurezza: prima di ogni escursione verificare sempre lo stato di attività del vulcano sul sito dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e le eventuali ordinanze dei sindaci dei comuni etnei, che possono interdire l’accesso alle zone sommitali in caso di attività eruttiva. I Comuni emettono ordinanze di chiusura anche con breve preavviso.

Per i percorsi in quota e le escursioni ai crateri sommitali è fortemente consigliato affidarsi a una Guida Alpina o Vulcanologica abilitata, iscritta agli elenchi speciali dei Collegi Regionali e Nazionali delle Guide Alpine.

Punti base e rifugi

I principali punti di appoggio logistico per gli escursionisti sono:

  • Rifugio Sapienza (1.910 m slm) — versante sud, punto di partenza per la maggior parte delle escursioni meridionali
  • Piano Provenzana (1.800 m slm) — versante nord, area di Linguaglossa
  • Rifugio Citelli — versante nord-est, punto di partenza del sentiero 723
  • Rifugio Saletti — versante nord, area di Randazzo