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Sentiero 803 (RN)

 

Il Sentiero 803 collega il Passo di Viamaggio al Poggio dei Tre Vescovi lungo circa 12,6 km di crinali appenninici. È un itinerario di quota, classificato E, che si muove fra i rilievi dell’Alta Valtiberina e il confine montano fra Toscana, Romagna e Montefeltro.

Dal Passo di Viamaggio, valico stradale e naturale punto di accesso alla dorsale, il sentiero lascia rapidamente l’ambiente del passo e sale nella copertura forestale. La quota cresce fino a superare i mille metri: il carattere del percorso cambia rispetto ai sentieri collinari della Valmarecchia, con tratti più lunghi nel bosco e aperture sui rilievi circostanti.

Lo sviluppo segue una direttrice di crinale, alternando selle e poggi senza scendere nei fondovalle. In questo settore la continuità delle dorsali è l’elemento geografico dominante: il sentiero collega punti di passaggio tradizionali e consente di attraversare una zona scarsamente urbanizzata, segnata soprattutto da foreste, piste e spartiacque.

L’arrivo al Poggio dei Tre Vescovi, oltre i 1.100 metri, chiude il collegamento su una delle elevazioni più riconoscibili della zona. Il codice REI LARE8030 e la gestione CAI Sansepolcro collocano il percorso nella rete escursionistica dell’Alta Valtiberina.

Elementi notevoli

  • Passo di Viamaggio, valico di partenza
  • Poggio dei Tre Vescovi, punto d’arrivo in quota
  • Crinali dell’Alta Valtiberina
  • Boschi appenninici tra Toscana e Montefeltro
  • Rete escursionistica CAI Sansepolcro
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Sentiero Chiuso per Manutenzione – 091 (FC)

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Sentiero 809 (FC)

 
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Sentiero 119c (FC)

 
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Sentiero 119b (FC)

 
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Sentiero Natura La Verna (AR)

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Sentiero 066 (AR)

 
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Sentiero 93 (AR)

 
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Sentiero 093 (AR)

 
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Sentiero 091 (AR)

 
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Sentiero 819 (AR)

 

Sentiero 819 collega Badia Tedalda con Monte dei Frati, all’innesto con il Sentiero 00-GEA e sviluppa circa 8.0 km. Le quote comprese fra circa 581 e 1402 metri delineano una salita lunga e impegnativa verso la dorsale più elevata dell’Alpe della Luna. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Badia Tedalda. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Monte dei Frati, all’innesto con il Sentiero 00-GEA. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 821 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 812a (AR)

 

Sentiero 812A collega Ville di Roti, all’innesto con il Sentiero 812 con Monte Zucca, all’innesto con il Sentiero 00 e sviluppa circa 2.7 km. Le quote comprese fra circa 665 e 1109 metri delineano una salita breve ma marcata verso la dorsale dell’Alpe della Luna. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Ville di Roti, all’innesto con il Sentiero 812. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Monte Zucca, all’innesto con il Sentiero 00. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 444 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 812 (AR)

 
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Sentiero 809a (AR)

 

Sentiero 809A collega Pratieghi con Torrente Matteraia, all’innesto con il Sentiero 809 e sviluppa circa 1.3 km. Le quote comprese fra circa 862 e 911 metri delineano un breve raccordo locale fra l’abitato e l’anello 809. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Pratieghi. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Torrente Matteraia, all’innesto con il Sentiero 809. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 49 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Pratieghi
  • Torrente Matteraia
  • Sentiero 809
  • Alta Valmarecchia
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Sentiero 809 (AR)

 

Sentiero 809 collega Pratieghi con Pratieghi e sviluppa circa 6.1 km. Le quote comprese fra circa 860 e 1036 metri delineano un anello di media montagna attorno al bacino alto del Marecchia, con dislivello distribuito e ritorno al punto di partenza. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Pratieghi. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Pratieghi. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 176 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Pratieghi
  • Torrente Matteraia
  • boschi dell’alta Valmarecchia
  • rete CAI della Valtiberina
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Sentiero 808b (AR)

 

Sentiero 808B collega Pian delle Capanne con Poggio delle Coste, sviluppandosi per circa 2.4 km. Le quote comprese fra circa 1037 e 1286 metri delineano un raccordo di quota fra la rete interna e la dorsale dell’Alpe della Luna. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Pian delle Capanne. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Poggio delle Coste. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 249 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

  • Alpe della Luna
  • Pian delle Capanne
  • Poggio delle Coste
  • boschi di faggio
  • rete CAI Sansepolcro
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Sentiero 808a (AR)

 

Sentiero 808A collega Pian delle Capanne con Monte dei Frati, sviluppandosi per circa 1.8 km. Le quote comprese fra circa 1035 e 1453 metri delineano una salita breve e ripida verso la cima più elevata dell’Alpe della Luna. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Pian delle Capanne. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Monte dei Frati. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 418 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

  • Alpe della Luna
  • Pian delle Capanne
  • Monte dei Frati
  • faggete della riserva
  • dorsale appenninica
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Sentiero 806 (AR)

 

Sentiero 806 collega l’innesto con il Sentiero 4 con l’innesto con il Sentiero 8, sviluppandosi per circa 8.2 km. Le quote comprese fra circa 675 e 1111 metri delineano una traversata forestale dell’Alpe della Luna con numerosi saliscendi. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da l’innesto con il Sentiero 4. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge l’innesto con il Sentiero 8. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 436 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 78_1 (AR)

 
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Sentiero 59a (AR)

 
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Sentiero 55_1 (AR)

 

Sentiero 55 collega la SP62 a nord di Giampereta con il Sentiero 50-GEA presso Croce della Calla, sviluppandosi per circa 2.3 km nel territorio di Vallesanta e settore della Verna. Le quote comprese fra circa 828 e 1137 metri delineano una salita breve e decisa verso la dorsale. Il percorso è classificato E e svolge una funzione precisa nella rete escursionistica locale, mettendo in relazione aree abitate, versanti, dorsali e altri itinerari numerati.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da la SP62 a nord di Giampereta. Il primo tratto accompagna gradualmente fuori dalla viabilità principale, entrando su strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco. La progressione altimetrica è coerente con la morfologia del terreno e permette di leggere con chiarezza il carattere dell’itinerario: le salite seguono dorsali e costoni, mentre le discese utilizzano valloni e passaggi naturali verso i settori più bassi.

La parte centrale concentra i principali cambi di pendenza e gli innesti con la rete circostante. In questi punti il sentiero acquista particolare valore come collegamento, perché consente di costruire anelli o traversate più lunghe senza abbandonare la segnaletica CAI. Boschi di latifoglie, castagneti e aree più aperte si alternano secondo quota ed esposizione; nei tratti prossimi ai centri abitati diventano invece più frequenti coltivi, strade poderali e manufatti rurali.

Nella parte finale il percorso raggiunge il Sentiero 50-GEA presso Croce della Calla. La differenza fra quota minima e quota massima, pari a circa 309 metri, non coincide necessariamente con il dislivello accumulato, perché i saliscendi intermedi possono aumentare sensibilmente lo sforzo. Percorrendo il sentiero nel verso opposto cambiano soprattutto la distribuzione delle pendenze e l’impegno fisico, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi.

Per la percorrenza è opportuno considerare stagione, condizioni del fondo e meteo. Nei boschi il terreno può diventare scivoloso dopo piogge prolungate, mentre sui tratti più esposti il caldo estivo o il vento possono incidere sulla fatica. La segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale ai bivi; la lunghezza complessiva va sempre valutata insieme al dislivello e alla continuità dello sforzo.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

  • Sentiero 55, riferimento ufficiale della rete escursionistica.
  • Giampereta
  • Croce della Calla
  • Sentiero 50-GEA
  • Vallesanta
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Sentiero 50 (AR)

 
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Sentiero 22_1 (AR)

 
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Sentiero 20a (AR)

 

Sentiero 20A viene percorso, nell’ordine della geometria, dal settore del Sentiero 50-GEA a sud dell’Eremo della Casella verso Caprese Michelangelo. Il tracciato misura circa 8,8 km e scende da oltre 1.150 metri a poco più di 600 metri, attraversando una successione di faggete, castagneti e piccoli nuclei del versante valtiberino.

Dalla sella prossima al Sentiero 50 il percorso lascia la dorsale e scende a mezza costa. La prima parte attraversa una fascia montana ricca di sorgenti, dove il faggio è dominante e il terreno può rimanere umido a lungo. La direzione è chiaramente discendente e consente di perdere quota con continuità senza trasformarsi in una discesa rettilinea.

Proseguendo si entra nel settore di Fragaiolo, caratterizzato da grandi castagni e da un paesaggio più vicino alle aree abitate. Il Sentiero Italia CAI utilizza questo collegamento nella tappa che unisce Caprese Michelangelo a Chiusi della Verna, confermandone il ruolo di raccordo fra il fondovalle e l’asse GEA.

Nella parte bassa il sentiero raggiunge la zona di Lama e prosegue verso Caprese Michelangelo. La quota diminuisce fino a circa 600 metri; in senso contrario il percorso costituisce una salita lunga verso l’Eremo della Casella e il crinale, con oltre cinquecento metri di dislivello da affrontare prevalentemente nel bosco.

Classificato E, il 20A è un itinerario escursionistico privo di passaggi alpinistici ma fisicamente significativo. Nei mesi umidi è opportuno considerare fango e fogliame sui tratti in pendenza; in inverno le quote superiori possono essere interessate da neve o ghiaccio.

Elementi notevoli

  • Sentiero 20A-GEA, utilizzato dal Sentiero Italia CAI.
  • Eremo della Casella, importante riferimento poco a nord del raccordo superiore.
  • Fragaiolo, località attraversata nella discesa.
  • Lama, nucleo della parte inferiore.
  • Caprese Michelangelo, estremo del collegamento sul versante valtiberino.
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Sentiero 20_1 (AR)

 

Sentiero 20 della rete aretina collega Stratino Basso, presso il Sentiero 2, con Prato al Soglio, dove si innesta nel Sentiero 087. Il percorso sviluppa circa 13,1 km e si muove fra quote prossime ai 480 e ai 970 metri. Nel verso del tracciato qui considerato prevale una lunga discesa, intervallata da ondulazioni e brevi recuperi di quota.

Dal settore di Stratino Basso il sentiero attraversa i rilievi della Valtiberina seguendo un andamento articolato. La quota iniziale elevata colloca subito il percorso in ambiente montano; il primo tratto perde altezza gradualmente, alternando boschi, dorsali secondarie e impluvi che obbligano a diversi cambi di pendenza.

La parte centrale rappresenta il segmento più lungo e richiede continuità di passo. Pur senza raggiungere quote estreme, il sentiero attraversa un territorio poco urbanizzato nel quale gli innesti con gli altri percorsi CAI costituiscono i riferimenti principali. La lunghezza superiore ai tredici chilometri fa sì che l’impegno derivi più dallo sviluppo complessivo che da singoli passaggi tecnici.

Avvicinandosi a Prato al Soglio il percorso raggiunge il sistema del Sentiero 087. L’arrivo non coincide con un centro abitato ma con un nodo della rete, utile per proseguire verso altri settori della Valtiberina. In senso opposto l’itinerario diventa una salita lunga, con circa cinquecento metri di differenza fra le quote estreme.

La classificazione E è coerente con il carattere escursionistico del tracciato. Distanza, isolamento di alcuni tratti e stato del fondo richiedono comunque una pianificazione accurata, soprattutto nelle stagioni con poche ore di luce o dopo periodi di pioggia.

Elementi notevoli

  • Sentiero 20 CAI, censito fra Stratino Basso e Prato al Soglio.
  • Stratino Basso, innesto con il Sentiero 2.
  • Rilievi della Valtiberina, ambiente prevalente del percorso.
  • Prato al Soglio, nodo della parte finale.
  • Sentiero 087, prosecuzione della rete all’estremo opposto.
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Sentiero 2-gea (AR)

 
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Sentiero 2_2 (AR)

 
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Sentiero 088 (AR)

 

Sentiero 088 collega Sentiero 078 presso Croce Coperta con Sentiero 50-GEA presso Villa di Tifi. Il percorso sviluppa circa 3.5 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 588 e 840 metri. Il suo profilo è caratterizzato da un collegamento di versante che guadagna quota verso l’asse della GEA; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Sentiero 078 presso Croce Coperta. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 50-GEA presso Villa di Tifi, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 588 e 840 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 087 (AR)

 

Sentiero 087 collega Cerreto, lungo la SP57 con Sentiero 012 a nord del Greppo dei Ciuffi. Il percorso sviluppa circa 5.4 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 636 e 1265 metri. Il suo profilo è caratterizzato da una salita continua dal versante basso verso il sistema di dorsali di Catenaia; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Cerreto, lungo la SP57. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 012 a nord del Greppo dei Ciuffi, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 636 e 1265 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 085 (AR)

 

Sentiero 085 collega Sentiero 080 a nord della Cella con Sentiero 050 a nord del Monte Castello. Il percorso sviluppa circa 2.1 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 1035 e 1350 metri. Il suo profilo è caratterizzato da una salita breve ma sensibile verso le quote più alte dell’Alpe di Catenaia; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Sentiero 080 a nord della Cella. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 050 a nord del Monte Castello, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 1035 e 1350 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 084 (AR)

 

Sentiero 084 collega Sentiero 080 a sud-ovest di Casa Macigno con Sentiero 050 presso Sasso della Regina. Il percorso sviluppa circa 2.1 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 961 e 1230 metri. Il suo profilo è caratterizzato da un raccordo ascendente che porta rapidamente alla dorsale del Sasso della Regina; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Sentiero 080 a sud-ovest di Casa Macigno. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 050 presso Sasso della Regina, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 961 e 1230 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 080 (AR)

 

Sentiero 080 collega La Lama, lungo la SP54 a nord-ovest di Caprese Michelangelo con Sentiero 012 presso L’Imposto. Il percorso sviluppa circa 8.1 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 530 e 1259 metri. Il suo profilo è caratterizzato da una lunga ascesa dal fondovalle alla parte alta dell’Alpe di Catenaia; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da La Lama, lungo la SP54 a nord-ovest di Caprese Michelangelo. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 012 presso L’Imposto, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 530 e 1259 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 079 (AR)

 

Sentiero 079 collega Sentiero 047 presso Gregnano con Sentiero 50-GEA presso Croce della Malcina. Il percorso sviluppa circa 2.6 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 772 e 1122 metri. Il suo profilo è caratterizzato da una salita compatta verso il crinale appenninico; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Sentiero 047 presso Gregnano. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 50-GEA presso Croce della Malcina, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 772 e 1122 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 078 (AR)

 

Sentiero 078 collega Formole, lungo la SP48 con Montalone, presso la SS208 e il Sentiero 061. Il percorso sviluppa circa 9.8 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 410 e 872 metri. Il suo profilo è caratterizzato da una lunga salita di collegamento dal settore di Formole alle quote di Montalone; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Formole, lungo la SP48. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Montalone, presso la SS208 e il Sentiero 061, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 410 e 872 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 076 (AR)

 

Sentiero 076 collega Montalone, sul Sentiero 060 con Sentiero 066 a sud-est di Casa di Modina. Il percorso sviluppa circa 2.8 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 881 e 1000 metri. Il suo profilo è caratterizzato da un raccordo di montagna breve, con salita prevalente e alcuni tratti più distesi; è quindi un itinerario da leggere soprattutto in rapporto al dislivello e alla funzione di collegamento che svolge nella rete escursionistica locale.

Seguendo il verso del tracciato, la partenza avviene da Montalone, sul Sentiero 060. Il primo tratto introduce gradualmente nel paesaggio del settore, alternando strade rurali, piste forestali o sentieri secondo la morfologia attraversata. La progressione resta coerente con la direttrice generale del percorso e consente di guadagnare o perdere quota senza deviazioni estranee allo sviluppo principale.

La parte centrale è quella in cui emerge maggiormente la struttura del territorio: dorsali, valloni e versanti determinano una successione di pendenze che può risultare più impegnativa della sola distanza chilometrica. Nei punti in cui il sentiero interseca altri itinerari CAI è importante mantenere il riferimento alla numerazione, perché diversi collegamenti condividono per brevi tratti la stessa rete di piste e mulattiere.

Procedendo verso Sentiero 066 a sud-est di Casa di Modina, l’andamento altimetrico diventa coerente con l’ingresso nel settore finale. Le quote comprese fra circa 881 e 1000 metri descrivono bene la varietà del percorso: nei tratti più bassi prevale un paesaggio collinare o di fondovalle, mentre alle quote superiori aumentano boschi, dorsali e ambienti più propriamente montani.

Il valore dell’itinerario sta anche nella continuità territoriale. Non è necessario considerarlo come percorso isolato: gli innesti con i sentieri vicini permettono di inserirlo in traversate più lunghe o in anelli, scegliendo il verso di marcia in funzione del dislivello. In presenza di forti pendenze, la percorrenza inversa può cambiare sensibilmente l’impegno fisico pur lasciando invariata la difficoltà tecnica generale.

Prima della partenza è opportuno valutare condizioni del fondo, stagione e disponibilità di acqua, soprattutto nei tratti di crinale o nei collegamenti più lunghi. La segnaletica escursionistica resta il riferimento principale ai bivi; tempi e impegno vanno commisurati non solo ai chilometri, ma anche al dislivello complessivo e alla continuità delle salite o delle discese.

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Sentiero 075 (AR)

 
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Sentiero 065 (AR)

 

Sentiero 065 collega il Sentiero 062 con il Sentiero 50-GEA presso il Passo delle Pratelle. Lo sviluppo è di circa 1.3 km, con quote comprese indicativamente fra 956 e 1074 metri. L’andamento è caratterizzato da un breve collegamento fra versante e crinale, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, il Sentiero 062, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a il Sentiero 50-GEA presso il Passo delle Pratelle, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

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Sentiero 064 (AR)

 

Sentiero 064 collega la Cappella Fra Filippo con il Sentiero 50-GEA presso Monte Calvano. Lo sviluppo è di circa 0.8 km, con quote comprese indicativamente fra 1111 e 1237 metri. L’andamento è caratterizzato da una salita corta e concentrata verso il crinale, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, la Cappella Fra Filippo, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a il Sentiero 50-GEA presso Monte Calvano, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

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Sentiero 062 (AR)

 

Sentiero 062 collega il Sentiero 061 presso la Cappella Fra Filippo con la SS208 a est di Compito. Lo sviluppo è di circa 3.1 km, con quote comprese indicativamente fra 898 e 1138 metri. L’andamento è caratterizzato da un raccordo di mezza costa con dislivello moderato, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, il Sentiero 061 presso la Cappella Fra Filippo, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a la SS208 a est di Compito, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

Elementi notevoli

  • Cappella Fra Filippo
  • Sentiero 061
  • Compito
  • SS208
  • Vallesanta
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Sentiero 061 (AR)

 

Sentiero 061 collega Pieve Santo Stefano con il Sentiero 50-GEA a sud di Croce della Calla. Lo sviluppo è di circa 9.8 km, con quote comprese indicativamente fra 521 e 1122 metri. L’andamento è caratterizzato da una lunga salita dal fondovalle verso il sistema di crinale della Verna, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, Pieve Santo Stefano, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a il Sentiero 50-GEA a sud di Croce della Calla, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

Elementi notevoli

  • Pieve Santo Stefano
  • Cappella Fra Filippo
  • Croce della Calla
  • Sentiero 50-GEA
  • Monte della Verna
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Sentiero 060 (AR)

 

Sentiero 060 collega Montalone, lungo la SS208 con il Sentiero 50-GEA presso il Passo delle Pratelle. Lo sviluppo è di circa 3.9 km, con quote comprese indicativamente fra 861 e 1080 metri. L’andamento è caratterizzato da una salita di collegamento verso il crinale, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, Montalone, lungo la SS208, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a il Sentiero 50-GEA presso il Passo delle Pratelle, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

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Sentiero 058 (AR)

 
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Sentiero 056 (AR)

 

Sentiero 056 collega il Sentiero 50-GEA presso Croce della Calla con il Sentiero 053. Lo sviluppo è di circa 1.3 km, con quote comprese indicativamente fra 1090 e 1149 metri. L’andamento è caratterizzato da un breve raccordo di quota con modesti saliscendi, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, il Sentiero 50-GEA presso Croce della Calla, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a il Sentiero 053, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

Elementi notevoli

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Sentiero 055 (AR)

 

Sentiero 055 collega il Sentiero 50-GEA presso Croce della Calla con la SP62 a nord di Giampereta. Lo sviluppo è di circa 2.2 km, con quote comprese indicativamente fra 828 e 1137 metri. L’andamento è caratterizzato da una discesa breve ma marcata dal crinale verso il fondovalle, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, il Sentiero 50-GEA presso Croce della Calla, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a la SP62 a nord di Giampereta, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

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Sentiero 053 (AR)

 

Sentiero 053 collega il Sentiero 50-GEA a sud della Verna con Rimbocchi, presso il guado del Corsalone. Lo sviluppo è di circa 5.5 km, con quote comprese indicativamente fra 538 e 1140 metri. L’andamento è caratterizzato da una lunga discesa dalle quote della Verna alla Vallesanta, coerente con la funzione di raccordo che questo tratto svolge nella rete della Vallesanta e del settore della Verna.

Dal primo estremo, il Sentiero 50-GEA a sud della Verna, il percorso entra gradualmente nel sistema di versanti e dorsali dell’Appennino aretino. La geometria è continua e non mostra interruzioni sostanziali; le variazioni di quota seguono la morfologia locale e definiscono una progressione leggibile, senza forzature rispetto agli estremi ufficialmente documentati.

La parte centrale attraversa un territorio in cui i sentieri CAI formano una rete molto fitta. Bivi e intersezioni hanno quindi un ruolo importante: il tracciato non va considerato soltanto come itinerario autonomo, ma come segmento capace di mettere in comunicazione vallate, piccoli nuclei, passi e direttrici di crinale.

Avvicinandosi a Rimbocchi, presso il guado del Corsalone, il percorso assume il carattere finale suggerito dal profilo altimetrico: la quota e la pendenza cambiano in modo coerente con l’ingresso nel settore di arrivo. Nei punti di intersezione con altri sentieri è opportuno seguire con attenzione la segnaletica bianco-rossa.

La classificazione escursionistica è compatibile con il tracciato. L’impegno reale dipende soprattutto dalla combinazione fra dislivello, lunghezza, condizioni del fondo e stagione: nei collegamenti più brevi può essere determinante la pendenza, mentre nelle traversate lunghe pesa soprattutto la continuità dello sforzo.

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Sentiero 051 (AR)

 

Sentiero 051 collega Santuario della Verna e pendici del Monte Penna con SP208 presso Il Doccione. Lo sviluppo è di circa 4.0 km e il tracciato si muove fra quote approssimativamente comprese tra 957 e 1281 metri. Il profilo del percorso è caratterizzato da itinerario di montagna nel settore sommitale della Verna, elemento che ne definisce con chiarezza la funzione all’interno della rete escursionistica aretina.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, il percorso prende avvio da Santuario della Verna e pendici del Monte Penna e si porta progressivamente verso il sistema di dorsali e versanti del Casentino. La geometria mostra un andamento continuo, senza anomalie sostanziali, e mantiene una corrispondenza coerente con gli estremi riportati dalla rete sentieristica CAI per questo numero.

La parte centrale alterna tratti più regolari a variazioni di pendenza legate alla morfologia del terreno. Non si tratta di un itinerario isolato: lungo il suo sviluppo il sentiero svolge soprattutto una funzione di collegamento fra altri rami della rete, permettendo di costruire traversate e anelli più ampi fra fondovalle, versanti e quote montane.

Nella parte finale il tracciato raggiunge SP208 presso Il Doccione, chiudendo una progressione altimetrica coerente con l’andamento generale. La presenza di innesti e direttrici secondarie rende importante mantenere l’attenzione sulla segnaletica, soprattutto nei nodi in cui più sentieri CAI convergono nello stesso settore.

Il percorso ha carattere escursionistico e va letto soprattutto nel contesto della rete territoriale di cui fa parte. Lunghezza, pendenza e quota possono incidere sensibilmente sull’impegno anche quando lo sviluppo chilometrico è contenuto; condizioni del fondo, stagione e meteo restano quindi aspetti da valutare prima della percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 049 (AR)

 
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Sentiero 047 (AR)

 

Sentiero 047 collega Sentiero 044 presso La Pietra con Sentiero 078 nel settore orientale della Verna. Lo sviluppo è di circa 4.8 km e il tracciato si muove fra quote approssimativamente comprese tra 635 e 908 metri. Il profilo del percorso è caratterizzato da collegamento di versante con salita prevalente, elemento che ne definisce con chiarezza la funzione all’interno della rete escursionistica aretina.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, il percorso prende avvio da Sentiero 044 presso La Pietra e si porta progressivamente verso il sistema di dorsali e versanti del Casentino. La geometria mostra un andamento continuo, senza anomalie sostanziali, e mantiene una corrispondenza coerente con gli estremi riportati dalla rete sentieristica CAI per questo numero.

La parte centrale alterna tratti più regolari a variazioni di pendenza legate alla morfologia del terreno. Non si tratta di un itinerario isolato: lungo il suo sviluppo il sentiero svolge soprattutto una funzione di collegamento fra altri rami della rete, permettendo di costruire traversate e anelli più ampi fra fondovalle, versanti e quote montane.

Nella parte finale il tracciato raggiunge Sentiero 078 nel settore orientale della Verna, chiudendo una progressione altimetrica coerente con l’andamento generale. La presenza di innesti e direttrici secondarie rende importante mantenere l’attenzione sulla segnaletica, soprattutto nei nodi in cui più sentieri CAI convergono nello stesso settore.

Il percorso ha carattere escursionistico e va letto soprattutto nel contesto della rete territoriale di cui fa parte. Lunghezza, pendenza e quota possono incidere sensibilmente sull’impegno anche quando lo sviluppo chilometrico è contenuto; condizioni del fondo, stagione e meteo restano quindi aspetti da valutare prima della percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 044 (AR)

 

Sentiero 044 collega SP54 a sud di Chiusi della Verna con Sentiero 043 a est di Case Nuove. Lo sviluppo è di circa 6.7 km e il tracciato si muove fra quote approssimativamente comprese tra 834 e 949 metri. Il profilo del percorso è caratterizzato da traversata di mezza costa con quota relativamente stabile, elemento che ne definisce con chiarezza la funzione all’interno della rete escursionistica aretina.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, il percorso prende avvio da SP54 a sud di Chiusi della Verna e si porta progressivamente verso il sistema di dorsali e versanti del Casentino. La geometria mostra un andamento continuo, senza anomalie sostanziali, e mantiene una corrispondenza coerente con gli estremi riportati dalla rete sentieristica CAI per questo numero.

La parte centrale alterna tratti più regolari a variazioni di pendenza legate alla morfologia del terreno. Non si tratta di un itinerario isolato: lungo il suo sviluppo il sentiero svolge soprattutto una funzione di collegamento fra altri rami della rete, permettendo di costruire traversate e anelli più ampi fra fondovalle, versanti e quote montane.

Nella parte finale il tracciato raggiunge Sentiero 043 a est di Case Nuove, chiudendo una progressione altimetrica coerente con l’andamento generale. La presenza di innesti e direttrici secondarie rende importante mantenere l’attenzione sulla segnaletica, soprattutto nei nodi in cui più sentieri CAI convergono nello stesso settore.

Il percorso ha carattere escursionistico e va letto soprattutto nel contesto della rete territoriale di cui fa parte. Lunghezza, pendenza e quota possono incidere sensibilmente sull’impegno anche quando lo sviluppo chilometrico è contenuto; condizioni del fondo, stagione e meteo restano quindi aspetti da valutare prima della percorrenza.

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Sentiero 043 (AR)

 
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Sentiero 043_1 (AR)

 

Sentiero 043 collega Sentiero 50-GEA a sud della Verna con SS71 a nord del ponte sul Corsalone. Lo sviluppo è di circa 11.8 km e il tracciato si muove fra quote approssimativamente comprese tra 328 e 1080 metri. Il profilo del percorso è caratterizzato da lunga discesa dalla montagna della Verna verso il fondovalle del Corsalone, elemento che ne definisce con chiarezza la funzione all’interno della rete escursionistica aretina.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, il percorso prende avvio da Sentiero 50-GEA a sud della Verna e si porta progressivamente verso il sistema di dorsali e versanti del Casentino. La geometria mostra un andamento continuo, senza anomalie sostanziali, e mantiene una corrispondenza coerente con gli estremi riportati dalla rete sentieristica CAI per questo numero.

La parte centrale alterna tratti più regolari a variazioni di pendenza legate alla morfologia del terreno. Non si tratta di un itinerario isolato: lungo il suo sviluppo il sentiero svolge soprattutto una funzione di collegamento fra altri rami della rete, permettendo di costruire traversate e anelli più ampi fra fondovalle, versanti e quote montane.

Nella parte finale il tracciato raggiunge SS71 a nord del ponte sul Corsalone, chiudendo una progressione altimetrica coerente con l’andamento generale. La presenza di innesti e direttrici secondarie rende importante mantenere l’attenzione sulla segnaletica, soprattutto nei nodi in cui più sentieri CAI convergono nello stesso settore.

Il percorso ha carattere escursionistico e va letto soprattutto nel contesto della rete territoriale di cui fa parte. Lunghezza, pendenza e quota possono incidere sensibilmente sull’impegno anche quando lo sviluppo chilometrico è contenuto; condizioni del fondo, stagione e meteo restano quindi aspetti da valutare prima della percorrenza.

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Sentiero 039 (AR)

 

Sentiero 039 collega Sentiero 036 presso Montalcoppi con Sentiero 088 presso la Balza di San Francesco. Lo sviluppo è di circa 5.6 km e il tracciato si muove fra quote approssimativamente comprese tra 547 e 1084 metri. Il profilo del percorso è caratterizzato da salita marcata verso il settore della Verna, elemento che ne definisce con chiarezza la funzione all’interno della rete escursionistica aretina.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, il percorso prende avvio da Sentiero 036 presso Montalcoppi e si porta progressivamente verso il sistema di dorsali e versanti del Casentino. La geometria mostra un andamento continuo, senza anomalie sostanziali, e mantiene una corrispondenza coerente con gli estremi riportati dalla rete sentieristica CAI per questo numero.

La parte centrale alterna tratti più regolari a variazioni di pendenza legate alla morfologia del terreno. Non si tratta di un itinerario isolato: lungo il suo sviluppo il sentiero svolge soprattutto una funzione di collegamento fra altri rami della rete, permettendo di costruire traversate e anelli più ampi fra fondovalle, versanti e quote montane.

Nella parte finale il tracciato raggiunge Sentiero 088 presso la Balza di San Francesco, chiudendo una progressione altimetrica coerente con l’andamento generale. La presenza di innesti e direttrici secondarie rende importante mantenere l’attenzione sulla segnaletica, soprattutto nei nodi in cui più sentieri CAI convergono nello stesso settore.

Il percorso ha carattere escursionistico e va letto soprattutto nel contesto della rete territoriale di cui fa parte. Lunghezza, pendenza e quota possono incidere sensibilmente sull’impegno anche quando lo sviluppo chilometrico è contenuto; condizioni del fondo, stagione e meteo restano quindi aspetti da valutare prima della percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 036 (AR)

 

Sentiero 036 collega Sentiero 025 presso Pian d’Acero con SP54 presso il ponte sul torrente Rassina. Lo sviluppo è di circa 5.0 km e il tracciato si muove fra quote approssimativamente comprese tra 859 e 966 metri. Il profilo del percorso è caratterizzato da percorso di versante con modesti saliscendi e quota abbastanza costante, elemento che ne definisce con chiarezza la funzione all’interno della rete escursionistica aretina.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, il percorso prende avvio da Sentiero 025 presso Pian d’Acero e si porta progressivamente verso il sistema di dorsali e versanti del Casentino. La geometria mostra un andamento continuo, senza anomalie sostanziali, e mantiene una corrispondenza coerente con gli estremi riportati dalla rete sentieristica CAI per questo numero.

La parte centrale alterna tratti più regolari a variazioni di pendenza legate alla morfologia del terreno. Non si tratta di un itinerario isolato: lungo il suo sviluppo il sentiero svolge soprattutto una funzione di collegamento fra altri rami della rete, permettendo di costruire traversate e anelli più ampi fra fondovalle, versanti e quote montane.

Nella parte finale il tracciato raggiunge SP54 presso il ponte sul torrente Rassina, chiudendo una progressione altimetrica coerente con l’andamento generale. La presenza di innesti e direttrici secondarie rende importante mantenere l’attenzione sulla segnaletica, soprattutto nei nodi in cui più sentieri CAI convergono nello stesso settore.

Il percorso ha carattere escursionistico e va letto soprattutto nel contesto della rete territoriale di cui fa parte. Lunghezza, pendenza e quota possono incidere sensibilmente sull’impegno anche quando lo sviluppo chilometrico è contenuto; condizioni del fondo, stagione e meteo restano quindi aspetti da valutare prima della percorrenza.

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Sentiero 013 (AR)

 
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Sentiero 00_3 (AR)

 
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