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Via Clodia

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Cammino Dei Tre Villaggi

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Sentiero Pian del Vescovo (VT)

Il Sentiero Pian del Vescovo sviluppa circa 8 km nel territorio di Blera, con quote comprese fra circa 190 e 270 metri. La geometria interessa integralmente il sistema archeologico e paesaggistico posto a ovest del borgo e risulta coerente con l’itinerario comunale dedicato alla necropoli di Pian del Vescovo.

Il percorso lascia il settore di Blera e scende verso il fondovalle seguendo la rete di sentieri che collega l’abitato al fiume Biedano. La progressione conduce alla viabilità storica della Via Clodia e al Ponte della Rocca, costruito nel settore della grande necropoli rupestre.

Superato il ponte si raggiunge Pian del Vescovo, dove il pendio tufaceo ospita una delle maggiori concentrazioni di tombe dell’area blerana. Le fonti comunali descrivono tumuli sul pianoro e monumenti funerari rupestri disposti su più ordini, comprese tombe a dado e sepolture che riproducono forme dell’architettura domestica.

Il sentiero continua nel sistema delle vie cave e dei percorsi di fondovalle, alternando tratti boscosi e risalite verso il pianoro. L’andamento complessivo è quello di un circuito articolato, con dislivelli modesti ma ripetuti, prima del ritorno nel settore di Blera.

L’interesse del percorso è soprattutto archeologico e territoriale: la necropoli non è un elemento semplicemente vicino, ma costituisce il fulcro della geometria. Nei tratti prossimi al Biedano e nelle vie incise il fondo può essere scivoloso con terreno bagnato.

Elementi notevoli

  • Blera – centro di riferimento del circuito.
  • Pian del Vescovo – grande necropoli rupestre etrusca.
  • Fiume Biedano – corso d’acqua che struttura il fondovalle.
  • Via Clodia – antica direttrice viaria.
  • Ponte della Rocca – ponte storico presso la necropoli.
  • tombe a dado – monumenti funerari caratteristici dell’area.
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Sentiero Petrolo (VT)

Il Sentiero Petrolo è un circuito di circa 5,8 km nel territorio di Blera, con quote comprese indicativamente fra 190 e 260 metri. Il percorso ruota attorno allo sperone di Petrolo, settore dell’antico abitato blerano, e si inserisce nel sistema di vie storiche, necropoli e forre che circonda il centro.

Dal margine di Blera il sentiero raggiunge il settore di Petrolo, identificato dalle fonti comunali come una parte rilevante dell’antico insediamento. Il pianoro conserva il rapporto diretto fra la rupe abitata e le valli che la delimitano, elemento fondamentale per comprendere la forma storica del borgo.

Il circuito prosegue lungo strade sterrate e sentieri che scendono nel bosco verso il sistema della Via Clodia. Le quote si abbassano fino a poco meno di 200 metri, entrando nell’ambiente più fresco delle incisioni vallive prima di tornare sui pianori tufacei.

Nella seconda parte il percorso risale verso Blera e si ricongiunge al settore di partenza. La configurazione ad anello permette di osservare Petrolo da più lati e di leggere la continuità fra l’antico abitato, la viabilità rupestre e il paesaggio funerario etrusco circostante.

È un itinerario breve ma denso di riferimenti archeologici. Nei tratti di bosco e lungo le discese verso il fondovalle occorre considerare la possibile presenza di fango e fondo scivoloso, soprattutto nei mesi più umidi.

Elementi notevoli

  • Blera – centro storico di riferimento.
  • Petrolo – settore dell’antico abitato.
  • Via Clodia – asse storico del territorio blerano.
  • pianori tufacei – elemento morfologico caratteristico del circuito.
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Sentiero Paesaggi di Borghi – Anello Sud (VT)

Paesaggi di Borghi – Anello sud è un itinerario escursionistico di circa 25 km che collega il territorio di Oriolo Romano con quello di Montevirginio, frazione di Canale Monterano, attraversando il settore meridionale della Tuscia e dei Monti Sabatini. Il percorso si sviluppa tra circa 250 e 425 metri di quota, con un andamento continuamente ondulato fra boschi, campagne e valloni. Nel senso di percorrenza considerato i due estremi non coincidono: la traccia costituisce quindi un ampio circuito territoriale aperto, con partenza e arrivo separati da circa 6 km in linea d’aria.

Dalla zona di Oriolo Romano, posta poco sopra i 400 metri, il percorso si dirige inizialmente verso nord e quindi piega verso ovest. Il borgo, fondato nel XVI secolo da Giorgio Santacroce secondo un impianto urbanistico pianificato, conserva nel Palazzo Altieri e nelle caratteristiche Olmate alcuni dei principali segni della propria storia. Lasciato il centro abitato, l’itinerario entra rapidamente nel paesaggio rurale e forestale che caratterizza questo versante dei Monti Sabatini.

La parte centrale segue un lungo sviluppo verso ovest e sud-ovest, alternando strade sterrate, aree agricole e tratti boschivi. Le quote diminuiscono gradualmente, ma numerose brevi risalite interrompono la discesa. Questo territorio è segnato dalla presenza del Fiume Mignone e dei suoi affluenti, che hanno inciso i terreni vulcanici formando valloni ricchi di vegetazione. Il sistema naturale della Mola di Oriolo, tutelato anche come sito della rete Natura 2000, comprende ambienti fluviali, boschi e sorgenti minerali ed è uno degli elementi ambientali più significativi dell’area attraversata.

Il territorio conserva inoltre un forte legame con l’antica Via Clodia, strada romana impostata in parte su precedenti direttrici etrusche. Nel comprensorio di Oriolo sono documentati tratti di basolato e percorsi secondari diretti verso il Mignone e la Mola. La presenza di questa viabilità storica testimonia l’importanza dei collegamenti che attraversavano i Monti Sabatini mettendo in comunicazione l’area romana con i centri dell’Etruria interna.

Nella seconda metà l’itinerario piega decisamente verso sud, raggiungendo le quote minime, attorno ai 250 metri, e avvicinandosi progressivamente al territorio di Canale Monterano. Il percorso termina presso Montevirginio, borgo sorto tra la fine del Cinquecento e il Seicento ai piedi dell’altura un tempo chiamata Monte Sassano. Gli Altieri collegarono Montevirginio al loro palazzo di Oriolo mediante una strada fiancheggiata da alberi, nota come Olmata, creando un legame storico e paesaggistico fra i due centri che ancora oggi caratterizza il territorio.

Nel complesso Paesaggi di Borghi – Anello sud è una lunga traversata collinare nella quale il principale motivo d’interesse è la continuità fra paesaggio rurale, boschi e testimonianze della viabilità storica. Le frequenti ondulazioni rendono il percorso più articolato di quanto suggerisca la modesta escursione altimetrica, accompagnando il cammino da Oriolo Romano fino alle campagne di Montevirginio.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano: borgo cinquecentesco dei Monti Sabatini, caratterizzato da un impianto urbanistico pianificato e strettamente legato alla famiglia Santacroce e agli Altieri.
  • Via Clodia: antica direttrice romana, impostata anche su percorsi precedenti, della quale nel territorio di Oriolo e lungo la valle del Mignone rimangono testimonianze della viabilità storica.
  • Mola di Oriolo: area naturale legata al Mignone e al Fosso del Biscione, caratterizzata dal vecchio mulino, da ambienti fluviali e dalla presenza di sorgenti minerali.
  • Fiume Mignone: principale corso d’acqua del territorio attraversato, elemento determinante nella formazione delle valli e degli ambienti naturali locali.
  • Montevirginio: borgo del territorio di Canale Monterano nato tra XVI e XVII secolo e storicamente collegato a Oriolo attraverso l’Olmata.
  • Eremo di Montevirginio: complesso dei Carmelitani Scalzi sorto nel Seicento sul Monte Sassano, importante riferimento storico del territorio circostante Montevirginio.
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Sentiero Paesaggi di Borghi – Anello Nord (VT)

Paesaggi di Borghi – Anello nord è un itinerario escursionistico della Tuscia meridionale che interessa soprattutto i territori di Oriolo Romano e Bassano Romano, sviluppandosi tra borghi, campagne e vaste aree boscate. Il percorso segue una direttrice articolata attraverso il paesaggio dei Monti Sabatini, con quote comprese indicativamente fra 300 e 550 metri. Pur richiamando nel nome una struttura ad anello, nel senso di percorrenza considerato i due estremi della traccia non coincidono, risultando separati da alcuni chilometri.

Il percorso prende avvio nel settore di Oriolo Romano, a circa 400 metri di quota, e si porta attraverso la campagna che circonda il paese. Oriolo nacque nel XVI secolo secondo un progetto organico promosso da Giorgio Santacroce e conserva un impianto urbano particolarmente riconoscibile, imperniato sull’asse che conduce alla piazza principale. Nel territorio l’itinerario intercetta inoltre la rete di percorsi rurali oggi utilizzata anche dalla Ciclovia dei Boschi, che mette in relazione il borgo con le estese formazioni forestali circostanti.

Allontanandosi dall’abitato, il tracciato alterna tratti pianeggianti a discese e successive risalite, entrando progressivamente in un ambiente dominato da boschi di querce, castagni e faggi. Il settore di maggiore interesse naturalistico è quello legato alla Faggeta vetusta depressa di Monte Raschio, compresa nel Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano. La particolarità della faggeta è soprattutto altitudinale: il faggio, specie tipicamente montana nell’Italia centrale, forma qui boschi a quote insolitamente basse grazie alle condizioni climatiche locali favorite dalla vicinanza del Lago di Bracciano.

La faggeta di Monte Raschio fa parte del sito UNESCO delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento che sottolinea il valore ecologico delle formazioni forestali mature presenti in questo settore dei Monti Sabatini. Il percorso attraversa un paesaggio nel quale la componente naturale si intreccia con quella rurale: strade forestali, sentieri e antiche direttrici poderali collegano le aree boscate ai terreni agricoli e ai nuclei abitati.

Procedendo verso Bassano Romano, l’itinerario raggiunge il settore più elevato della traversata, sfiorando i 550 metri, quindi continua con frequenti ondulazioni. La Strada della Macchia rappresenta una delle direttrici sterrate utilizzate dall’Anello nord nel territorio bassanese. La presenza di castagneti e faggete caratterizza questo tratto, prima che il percorso torni verso quote prossime ai 500 metri nella parte conclusiva, sempre all’interno del paesaggio collinare e forestale della Tuscia meridionale.

Nel complesso Paesaggi di Borghi – Anello nord è un itinerario esteso e movimentato, nel quale l’interesse deriva soprattutto dalla continuità fra i centri storici di Oriolo Romano e Bassano Romano, la campagna sabatina e i grandi complessi forestali. Le numerose variazioni di quota, pur senza raggiungere altitudini elevate, rendono il percorso più impegnativo di quanto suggerisca il semplice dislivello fra i suoi estremi.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano: borgo di origine cinquecentesca inserito nel paesaggio dei Monti Sabatini e principale riferimento territoriale del settore orientale dell’itinerario.
  • Bassano Romano: centro storico della Tuscia meridionale attorno al quale si sviluppa il settore settentrionale del percorso.
  • Faggeta vetusta depressa di Monte Raschio: formazione forestale di eccezionale valore naturalistico, caratterizzata dalla presenza del faggio a quote insolitamente basse.
  • Monte Raschio: rilievo boscoso del territorio di Oriolo Romano, cuore di uno dei più importanti ambienti naturali attraversati dal sistema escursionistico locale.
  • Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano: area protetta dei Monti Sabatini che tutela laghi, boschi e paesaggi di origine vulcanica.
  • Strada della Macchia: direttrice sterrata del territorio di Bassano Romano inserita nel tracciato di Paesaggi di Borghi – Anello nord.
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Sentiero Civitella Cesi (VT)

Il Sentiero Civitella Cesi è un percorso ad anello di circa 7 km nel territorio di Blera, con quote comprese fra circa 130 e 200 metri. La geometria coincide sostanzialmente con l’itinerario promosso dal Comune di Blera e si sviluppa nel paesaggio rurale e naturalistico che circonda il piccolo borgo di Civitella Cesi.

Il circuito prende avvio nel settore del fontanile del Lavatoio e segue inizialmente una strada vicinale. Il percorso procede attraverso la campagna, raggiungendo la viabilità che mette in comunicazione Civitella Cesi con il sistema del Parco Naturale Regionale Marturanum e con gli altri itinerari della rete locale.

Entrando nel borgo, il sentiero raggiunge Piazza del Castello e il centro storico di Civitella Cesi, insediamento raccolto su uno sperone tufaceo. Il territorio circostante conserva una forte continuità fra paesaggio agrario, boschi e aree archeologiche, caratteristiche tipiche di questo settore della Tuscia.

Dalla parte abitata il percorso scende nuovamente lungo la strada comunale e raggiunge l’accesso al percorso naturalistico dell’area protetta di San Giovenale e Civitella Cesi. La geometria torna quindi verso il punto iniziale, completando l’anello.

Il sentiero ha un profilo altimetrico contenuto ma attraversa fondi diversi e settori che possono risentire della vegetazione stagionale. La sua funzione è soprattutto quella di collegare il borgo con la rete naturalistica e archeologica del territorio blerano.

Elementi notevoli

  • Civitella Cesi – borgo centrale dell’itinerario.
  • Fontanile del Lavatoio – riferimento della partenza.
  • Piazza del Castello – nodo del centro storico.
  • Area di San Giovenale e Civitella Cesi – settore naturalistico collegato dal percorso.
  • Parco Naturale Regionale Marturanum – rete escursionistica connessa all’itinerario.
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Sentiero Cava Buia (VT)

Il Sentiero Cava Buia è un itinerario ad anello di circa 3 km nel territorio di Blera, con quote comprese indicativamente fra 210 e 280 metri. Il percorso coincide per posizione e configurazione con l’itinerario ufficialmente descritto dal Comune, che collega il centro storico con il sistema della Via Clodia, del Biedano e della Cava Buia.

Dal settore centrale di Blera il sentiero scende lungo le Piagge verso il fondovalle. La prima parte raggiunge l’antica Via Clodia e il Ponte del Diavolo, manufatto che permette di superare l’incisione del Biedano e costituisce uno dei riferimenti principali della rete archeologica locale.

Superato il ponte, il percorso risale verso la Fontana di San Sensia e prosegue in direzione del ponte moderno sul Biedano. Un breve tratto lungo la viabilità provinciale precede la deviazione per Via di Agri e l’ingresso nella Strada della Cava Buia, dove il paesaggio torna ad assumere il carattere delle vie incise nel banco tufaceo.

La Cava Buia conduce nuovamente verso il settore basso dell’abitato, fino alla Chiesa della Fontanella. Da qui il sentiero risale verso Blera, chiudendo un circuito breve ma molto articolato per la successione di elementi archeologici, viabilità storica e ambienti di forra.

L’itinerario permette di leggere in pochi chilometri la stretta relazione fra l’insediamento di Blera e il paesaggio rupestre circostante. Nei tratti incassati e prossimi al Biedano il fondo può risultare umido o scivoloso dopo le precipitazioni.

Elementi notevoli

  • Blera – borgo da cui prende avvio il circuito.
  • Via Clodia – antica strada attraversata nella prima parte.
  • Ponte del Diavolo – ponte storico sul sistema del Biedano.
  • Fontana di San Sensia – riferimento lungo la risalita.
  • Cava Buia – via incisa che caratterizza il percorso.
  • Chiesa della Fontanella – elemento della parte conclusiva.
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Sentiero 265b (VT)

 

Il sentiero 265B – Pozzo Tufo–Ara di San Baccano è un itinerario della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 2.55 km. La geometria si colloca fra circa 332 e 407 metri di quota e, per posizione, andamento e capisaldi, risulta compatibile con la documentazione ufficiale o istituzionale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Pozzo Tufo e procede verso Ara di San Baccano. Il catasto CAI Lazio identifica il 265B come collegamento di circa 2,5 km fra Pozzo Tufo e Ara di San Baccano, misura sostanzialmente coincidente con la geometria del batch.

La parte centrale attraversa un paesaggio nel quale strade rurali, boschi, coltivi e incisioni vallive riflettono la morfologia vulcanica e fluviale della provincia di Viterbo. Le variazioni altimetriche sono distribuite lungo il percorso e vanno considerate insieme al tipo di fondo, che può cambiare rapidamente fra tratti sterrati, sentieri nel bosco e brevi sezioni asfaltate.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Ara di San Baccano, completando il collegamento con la rete locale. La geometria è stata considerata integralmente, evitando di attribuire al percorso luoghi semplicemente vicini ma non coerenti con il suo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario svolge una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete escursionistica. Prima della percorrenza resta opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulla percorribilità e prestare particolare attenzione dopo piogge intense, quando fondi argillosi, fossi e tratti boscosi possono diventare più difficili.

Elementi notevoli

  • Pozzo Tufo
  • Ara di San Baccano
  • Monti Sabatini
  • rete CAI del Parco Bracciano-Martignano
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Sentiero 265 (VT)

 

Il sentiero 265 è un itinerario della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 6.87 km. La geometria si colloca fra circa 294 e 414 metri di quota e, per posizione, andamento e capisaldi, risulta compatibile con la documentazione ufficiale o istituzionale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da settore di Oriolo Romano e procede verso Canale Monterano. Il catasto regionale CAI attribuisce al 265 uno sviluppo di circa 6,9 km nel Parco di Bracciano-Martignano. Il tracciato mette in continuità il sistema di Oriolo Romano con quello di Monterano, attraversando la campagna e i boschi del settore settentrionale dei Monti Sabatini.

La parte centrale attraversa un paesaggio nel quale strade rurali, boschi, coltivi e incisioni vallive riflettono la morfologia vulcanica e fluviale della provincia di Viterbo. Le variazioni altimetriche sono distribuite lungo il percorso e vanno considerate insieme al tipo di fondo, che può cambiare rapidamente fra tratti sterrati, sentieri nel bosco e brevi sezioni asfaltate.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Canale Monterano, completando il collegamento con la rete locale. La geometria è stata considerata integralmente, evitando di attribuire al percorso luoghi semplicemente vicini ma non coerenti con il suo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario svolge una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete escursionistica. Prima della percorrenza resta opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulla percorribilità e prestare particolare attenzione dopo piogge intense, quando fondi argillosi, fossi e tratti boscosi possono diventare più difficili.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano
  • Canale Monterano
  • Monterano
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 261 (VT)

 

Il sentiero 261 – Oriolo Romano–Manziana è un itinerario della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 4.8 km. La geometria si colloca fra circa 361 e 469 metri di quota e, per posizione, andamento e capisaldi, risulta compatibile con la documentazione ufficiale o istituzionale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Oriolo Romano e procede verso Manziana. La scheda ufficiale del Parco indica uno sviluppo di circa 4,8 km e descrive un percorso con sottobosco, asfalto e terreno battuto. Prima di Manziana viene attraversato il borgo di Quadroni, nodo della rete verso la Macchia Grande.

La parte centrale attraversa un paesaggio nel quale strade rurali, boschi, coltivi e incisioni vallive riflettono la morfologia vulcanica e fluviale della provincia di Viterbo. Le variazioni altimetriche sono distribuite lungo il percorso e vanno considerate insieme al tipo di fondo, che può cambiare rapidamente fra tratti sterrati, sentieri nel bosco e brevi sezioni asfaltate.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Manziana, completando il collegamento con la rete locale. La geometria è stata considerata integralmente, evitando di attribuire al percorso luoghi semplicemente vicini ma non coerenti con il suo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario svolge una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete escursionistica. Prima della percorrenza resta opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulla percorribilità e prestare particolare attenzione dopo piogge intense, quando fondi argillosi, fossi e tratti boscosi possono diventare più difficili.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano
  • Quadroni
  • Manziana
  • Macchia Grande di Manziana
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 260b (VT)

 
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Sentiero 176m (VT)

 

Il sentiero 176M – Fonte Vitabbia è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 1.23 km e quote comprese indicativamente fra 409 e 460 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il percorso parte dalla Ciclovia dei Boschi nel territorio di Bassano Romano e si dirige verso il sentiero 176L. Lo sviluppo di circa 1,2 km coincide con la traccia CAI ufficiale.

Dopo una prima parte nel bosco, il sentiero affronta un breve tratto di discesa più ripida, che può diventare scivoloso in presenza di pioggia o fango. In fondo alla discesa attraversa il Fosso di Fonte Vitabbia e prosegue lungo il Fosso dei Valloni.

La parte conclusiva segue il fondovalle fino all’innesto con il 176L, completando il collegamento fra la Ciclovia e il sistema di Monte Raschio. Il percorso ricade nel Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano.

Attenzione: l’aggiornamento ufficiale del Parco del 29 maggio 2026 indica il 176M interdetto al transito per caduta alberi. La descrizione identifica il percorso, ma la chiusura va verificata prima di programmare l’escursione.

Elementi notevoli

  • Ciclovia dei Boschi
  • Fosso di Fonte Vitabbia
  • Fosso dei Valloni
  • sentiero 176L
  • Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano
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Sentiero 176l (VT)

 

Il sentiero 176L è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 3.02 km e quote comprese indicativamente fra 425 e 519 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il sentiero prende avvio dal 175C della Faggeta UNESCO di Monte Raschio, nel territorio di Oriolo Romano, e procede nel bosco verso il sentiero 176. Lo sviluppo di circa 3 km coincide con la traccia CAI ufficiale, pubblicata a 2,96 km.

Nella prima parte il percorso segue il margine forestale e raggiunge il punto d’innesto del 176M, in corrispondenza del settore più basso. Da qui cambia andamento e inizia a guadagnare quota all’interno del bosco.

La salita raggiunge il settore più alto oltre i 500 metri, quindi il tracciato prosegue verso la Strada Bassanese. L’intero itinerario ricade nel Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano e si svolge su sentiero e terreno forestale consolidato.

Il 176L collega direttamente la Faggeta UNESCO con l’asse Oriolo Romano–Bassano Romano e costituisce una delle connessioni più utili per comporre itinerari ad anello nel settore di Monte Raschio.

Elementi notevoli

  • Faggeta UNESCO di Monte Raschio
  • sentiero 175C
  • sentiero 176M
  • Strada Bassanese
  • Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano
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Sentiero 176h (VT)

 

Il sentiero 176H – Fonno de Lumarciano è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.99 km e quote comprese indicativamente fra 447 e 575 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il percorso collega la parte bassa della rete forestale con il settore alto della Faggeta di Stracciacappello. La geometria misura circa 1 km e mostra un andamento nettamente ascendente nel verso delle coordinate, con oltre cento metri di differenza fra le quote estreme.

Il sentiero si sviluppa interamente nel sottobosco e non è carrabile. La documentazione del Parco segnala che, affrontato dalla Ciclovia verso la faggeta, presenta tratti di salita sensibile; nel verso contrario diventa una discesa continua.

Il nome Fonno de Lumarciano identifica questo specifico ramo della rete di Bassano Romano e consente di distinguerlo dagli altri raccordi 176 diretti alla faggeta. La brevità non deve far sottovalutare il fondo, che può risultare più impegnativo con umidità o fango.

Il 176H integra i collegamenti fra la Ciclovia dei Boschi e Stracciacappello, offrendo una direttrice forestale compatta e priva di tratti urbani.

Elementi notevoli

  • Fonno de Lumarciano
  • Faggeta di Stracciacappello
  • Ciclovia dei Boschi
  • Bassano Romano
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Sentiero 176 (VT)

 

Il sentiero 176 è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 9.26 km. La geometria si mantiene fra circa 346 e 544 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Oriolo Romano e procede verso Bassano Romano. Da Oriolo Romano segue la Strada Bassanese, incontra i collegamenti della Faggeta di Stracciacappello e la Ciclovia dei Boschi, quindi scende verso Bassano Romano fino al settore di Villa Giustiniani Odescalchi. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge Bassano Romano e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano
  • Faggeta di Stracciacappello
  • Ciclovia dei Boschi
  • Bassano Romano
  • Villa Giustiniani Odescalchi
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Sentiero 175g (VT)

 
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Sentiero 175c (VT)

 
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Sentiero 175a (VT)

 

Il sentiero 175A è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 2.59 km. La geometria si mantiene fra circa 307 e 408 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Mola del Biscione e procede verso sentiero 105. Il raccordo parte dal sistema del 175 presso la Mola del Biscione e risale verso l’asse del sentiero 105, integrando la rete fra Oriolo Romano e Vejano. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge sentiero 105 e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Mola del Biscione
  • sentiero 175
  • sentiero 105
  • territorio di Oriolo Romano
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Sentiero 175 (VT)

 

Il sentiero 175 è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 7.2 km. La geometria si mantiene fra circa 304 e 425 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Oriolo Romano e procede verso sentiero 139 in località Fontiloro. Da Piazza Umberto I attraversa Oriolo Romano, segue Via della Chiusa e Strada di Serrale, supera il Fosso del Serrale e raggiunge la Mola del Biscione. Il guado del Fiume Mignone è il passaggio più delicato e può risultare impraticabile dopo piogge intense. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge sentiero 139 in località Fontiloro e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano
  • Fontanile di Serrale
  • Mola del Biscione
  • Fiume Mignone
  • Fontiloro
  • sentiero 139
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Sentiero 141c (VT)

 

Il sentiero 141C è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 1.3 km. La geometria si mantiene fra circa 295 e 377 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Villa San Giovanni in Tuscia e procede verso santuario rupestre di Demetra. Il raccordo si dirige verso il settore archeologico intercettato anche dal 126A e termina presso il sito cultuale rupestre dedicato a Demetra. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge santuario rupestre di Demetra e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • santuario rupestre di Demetra
  • sentiero 126A
  • Macchia delle Valli
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Sentiero 141b (VT)

 

Il sentiero 141B è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 1.66 km. La geometria si mantiene fra circa 283 e 337 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Villa San Giovanni in Tuscia e procede verso sentiero 126A. Il breve raccordo esce dal territorio dell’abitato e raggiunge l’asse del 126A, che attraversa la Macchia delle Valli e collega Monte Panese al Cammino Tuscia 103. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge sentiero 126A e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • sentiero 126A
  • Macchia delle Valli
  • rete CAI di Vetralla
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Sentiero 141a (VT)

 

Il sentiero 141A è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.08 km. Il percorso si mantiene fra circa 301 e 342 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Villa San Giovanni in Tuscia. Da qui il sentiero procede attraverso il paesaggio tufaceo a ovest dell’abitato, in direzione del sistema di Marturanum, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il 141A è documentato dal CAI come collegamento da Villa San Giovanni in Tuscia a Valle Cappellana, dove la rete si connette al 138C verso Marturanum. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge Valle Cappellana. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • Valle Cappellana
  • area delle tombe etrusche
  • sentiero 138C
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Sentiero 141 (VT)

 

Il sentiero 141 è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.86 km. Il percorso si mantiene fra circa 242 e 339 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Blera. Da qui il sentiero procede attraverso la campagna tufacea e il sistema di vie rurali fra i due centri, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il CAI censisce il 141 come collegamento fra Villa San Giovanni in Tuscia e Blera; lungo la direttrice sono presenti vie cave e testimonianze rupestri coerenti con il paesaggio archeologico locale. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge Villa San Giovanni in Tuscia. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Blera
  • via cava etrusca
  • territorio delle necropoli rupestri
  • Villa San Giovanni in Tuscia
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Sentiero 139g (VT)

 

Il sentiero CAI 139G – Poggio di Coccia, classificato E – Escursionistico e inserito nella Rete Escursionistica del Lazio, è un breve collegamento nel territorio di Vejano che permette di raggiungere il Poggio di Coccia e di raccordare il sentiero principale 139 con il 139B. Il percorso registrato si sviluppa per circa 1,8 km, fra 547 e 609 metri di quota, attraversando una dorsale caratterizzata dall’alternanza di pascoli e macchia mediterranea.

Il sentiero prende avvio a circa 598 metri di quota, nel settore elevato raggiunto dal sentiero 139, proveniente dalla direttrice Fontiloro-Civitella Cesi. Inizialmente perde quota con andamento abbastanza deciso, seguendo il fianco del rilievo attraverso un ambiente aperto e utilizzato per il pascolo. La presenza di cancelli e passine è legata proprio all’uso zootecnico dei terreni: lungo la rete escursionistica locale il CAI raccomanda di richiuderli sempre dopo il passaggio per evitare l’allontanamento degli animali.

Dopo aver raggiunto il punto più basso, attorno ai 547 metri, l’itinerario cambia andamento e risale progressivamente verso Poggio di Coccia. Il rilievo domina il territorio di Vejano e costituisce uno dei punti panoramici più significativi di questo settore della Tuscia meridionale, al margine dei rilievi dei Monti della Tolfa. La vegetazione alterna tratti di macchia mediterranea, lembi boschivi e zone aperte, creando lungo la salita frequenti visuali sul paesaggio circostante.

Raggiunta la parte sommitale, poco sopra i 600 metri, il panorama si amplia sensibilmente. Dal Poggio di Coccia lo sguardo può spaziare verso la catena appenninica, il Monte Fogliano, la Bassa Maremma e il litorale laziale. La posizione elevata spiega il ruolo del poggio come naturale punto di osservazione sul territorio: il rilievo culmina a circa 610 metri e rappresenta la maggiore emergenza morfologica dell’area immediatamente circostante Vejano.

Il tracciato prosegue fino alla sommità e al raccordo con la rete dei sentieri locali. La variante ufficiale del 139G consente anche di continuare attraverso la macchia mediterranea verso la località Le Pianette, dove incontra il sentiero 139B; quest’ultimo scende poi verso Quadrelli e l’Ara del Marmo. Il 139G svolge quindi una funzione importante all’interno della rete CAI di Vejano, permettendo di inserire la salita al poggio in itinerari più ampi.

Nel complesso il sentiero 139G è un percorso breve ma movimentato, nel quale il principale motivo d’interesse è la salita al panoramico Poggio di Coccia. Pascoli, macchia mediterranea e ampie visuali caratterizzano un itinerario strettamente connesso alla rete del sentiero 139 e particolarmente rappresentativo del paesaggio collinare che segna il passaggio fra la Tuscia e i rilievi della Tolfa.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 139G: itinerario della rete CAI di Viterbo dedicato alla salita al Poggio di Coccia e al collegamento con i sentieri 139 e 139B.
  • Poggio di Coccia: rilievo dominante il territorio di Vejano, con sommità attorno ai 610 metri e ampie vedute in più direzioni.
  • Panorama sommitale: dalla zona più elevata si aprono visuali verso gli Appennini, il Monte Fogliano, la Bassa Maremma e il litorale laziale.
  • Pascoli e macchia mediterranea: ambienti caratteristici attraversati dal sentiero, alternati a lembi boschivi lungo i versanti del poggio.
  • Le Pianette: località raggiunta dalla prosecuzione del 139G, dove il percorso incontra il sentiero 139B.
  • Sentieri 139 e 139B: principali raccordi del 139G, attraverso i quali è possibile proseguire verso Fontiloro, Civitella Cesi, Pianelle e Quadrelli.
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Sentiero 139f (VT)

 

Il sentiero 139F – Monti Paganelli è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.52 km. Il percorso si mantiene fra circa 444 e 590 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di rete 139 nel territorio di Vejano. Da qui il sentiero procede attraverso il settore dei Monti Paganelli, con un profilo ondulato e prevalentemente boscoso, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il nome Monti Paganelli è quello adottato dalla scheda ufficiale CAI; la lunghezza pubblicata, circa 2,53 km, coincide con la geometria disponibile. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge raccordo con la rete 139. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Monti Paganelli
  • Vejano
  • sentiero 139
  • boschi dei Monti Sabatini settentrionali
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Sentiero 139e (VT)

 

Il sentiero 139E è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.45 km. Il percorso si mantiene fra circa 337 e 538 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di settore alto della rete 139. Da qui il sentiero procede attraverso i versanti boscati e rurali prossimi a Vejano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. La denominazione ufficiale CAI associa il 139E a Sant’Orsio e al sentiero 139; sviluppo e geometria del batch coincidono sostanzialmente con la traccia pubblicata. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge Sant’Orsio e sentiero 139. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Sant’Orsio
  • Vejano
  • sentiero 139
  • rete CAI locale
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Sentiero 139c (VT)

 

Il sentiero 139C è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.19 km. Il percorso si mantiene fra circa 324 e 445 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di settore di Quadrelli. Da qui il sentiero procede attraverso la campagna e i versanti a sud di Vejano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. La località Quadrelli è documentata dal CAI come nodo della rete collegato dal 139B al ramo 139C; geometria e posizione risultano compatibili con questa funzione. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge rete del sentiero 139. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Quadrelli
  • Vejano
  • sentiero 139B
  • rete del sentiero 139
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Sentiero 139b (VT)

 

Il sentiero 139B è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 1.9 km. Il percorso si mantiene fra circa 444 e 556 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di sentiero 139. Da qui il sentiero procede attraverso il settore rurale e boscoso a sud-ovest di Vejano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il CAI lo definisce esplicitamente come collegamento dal 139 alle località Pianelle, connessa al 139G, e Quadrelli, connessa al 139C. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge località Pianelle e Quadrelli. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • sentiero 139
  • località Pianelle
  • località Quadrelli
  • Vejano
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Sentiero 139 (VT)

 

Il sentiero CAI 139 collega Fontiloro, nel territorio di Vejano, con Civitella Cesi, frazione di Blera, attraverso un settore appartato della Tuscia meridionale. Inserito nella Rete Escursionistica del Lazio e classificato E – Escursionistico, si sviluppa per circa 10,4 km con un tempo indicativo di 3 ore e 30 minuti. Il percorso è una traversata: dai circa 375 metri iniziali affronta una lunga salita fino a oltre 560 metri, quindi scende progressivamente verso Civitella Cesi, posta attorno ai 200 metri.

Il sentiero prende avvio all’incrocio con il sentiero 105 presso la Strada delle Barozze e procede su sterrate e tracce attraverso i terreni dell’Università Agraria di Vejano. Dopo circa un chilometro incontra il sentiero 175, collegamento con la Mola del Biscione e Oriolo Romano. Il territorio di Fontiloro è caratterizzato da pianori, fossi e pascoli e conserva testimonianze dell’antica viabilità; il tracciato prosegue tuttavia nell’interno, allontanandosi progressivamente dal settore del Mignone.

Dopo l’incrocio con il sentiero 139C per la località Quadrelli, il percorso affronta la salita principale. Dalle quote di circa 320 metri risale con continuità fino alla dorsale, attraversando un paesaggio rurale e boschivo utilizzato anche per il pascolo. Lungo questo settore si incontra la diramazione 139E, che scende verso Vejano e la chiesa di Sant’Orsio. La salita continua fino al punto più elevato dell’itinerario, poco sopra i 560 metri, dove si trovano anche gli innesti per il 139G – Poggio di Coccia e il 139B verso Pianelle e Quadrelli.

Dalla dorsale inizia la lunga discesa verso nord-ovest. Superato un cancello dell’Università Agraria di Vejano, il sentiero lascia la sterrata e segue uno stradello nel bosco fino a un quadrivio con il sentiero 105. Da qui il 139 prosegue in direzione di Civitella Cesi ed entra per un tratto nel Parco Naturale Regionale Marturanum, seguendo una zona di confine dell’area protetta. Boschi, radure e pascoli accompagnano questo tratto, nel quale è frequente la presenza di cancelli e passine che devono essere richiusi dopo il passaggio.

Uscito dal territorio del Parco, il percorso continua a perdere quota attraverso i terreni dell’Università Agraria di Civitella Cesi. La discesa diviene il motivo dominante dell’ultima parte: dai circa 450 metri si passa gradualmente sotto i 300, mentre il piccolo abitato diventa visibile sullo sfondo. Il sentiero termina a Civitella Cesi attorno ai 200 metri di quota, completando il collegamento fra la rete escursionistica di Vejano e quella che interessa il territorio di Blera e Marturanum.

Nel complesso il sentiero 139 è una traversata collinare varia, caratterizzata da una prima parte ondulata, una lunga salita alla dorsale e una discesa prolungata verso Civitella Cesi. Il percorso attraversa soprattutto ambienti rurali, pascoli e boschi, offrendo numerose possibilità di collegamento con gli altri sentieri CAI della zona e costituendo una direttrice importante fra Fontiloro, l’area di Vejano e il Parco Marturanum.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 139: traversata escursionistica ufficiale fra Fontiloro e Civitella Cesi, con numerosi raccordi alla rete CAI locale.
  • Fontiloro: pianoro nel territorio di Vejano dal quale prende avvio il percorso, in un ambiente di pascoli, boschi e fossi.
  • Poggio di Coccia: rilievo raggiungibile tramite la diramazione 139G, collegata al sentiero principale presso il settore più elevato della traversata.
  • Parco Naturale Regionale Marturanum: area protetta interessata dal tratto occidentale del percorso, caratterizzata da boschi, valloni e importanti testimonianze archeologiche del territorio etrusco.
  • Civitella Cesi: piccolo centro del territorio di Blera e punto di arrivo del sentiero dopo la lunga discesa dalla dorsale.
  • Rete dei sentieri 105, 139B, 139C, 139E e 139G: sistema di collegamenti che permette di raggiungere Vejano, Quadrelli, Pianelle, Poggio di Coccia e altri itinerari della Tuscia meridionale.
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Sentiero 138c (VT)

 

Il sentiero CAI 138C è un breve itinerario di collegamento nell’area settentrionale del Parco Naturale Regionale Marturanum, tra il Cammino Tuscia 103, la Valle Cappellana e l’innesto con il sentiero CAI 141A diretto verso Villa San Giovanni in Tuscia. Il percorso si sviluppa per circa 1,7 km ed è classificato facile dalla sezione CAI di Viterbo. Le quote sono comprese indicativamente fra 327 e 415 metri: dopo un breve tratto iniziale con modeste ondulazioni, l’andamento diviene prevalentemente discendente verso Valle Cappellana.

Dal collegamento con il Cammino Tuscia 103, nella zona del Poggio delle Quercete, il sentiero procede inizialmente verso ovest attraverso il paesaggio rurale dell’entroterra viterbese. In questa prima parte si mantiene attorno ai 390 metri di quota e, dopo una breve perdita di quota, risale fino al punto più elevato dell’itinerario, poco sopra i 410 metri. Il tracciato svolge qui una funzione importante nella rete escursionistica locale: il CAI 103 è infatti uno degli assi di lunga percorrenza che attraversano il territorio del Parco Marturanum.

Superato il punto più alto, il percorso cambia progressivamente carattere e scende con maggiore continuità verso Valle Cappellana. Il paesaggio appartiene al tipico ambiente della Tuscia rupestre, modellato nei depositi vulcanici e inciso da fossi e valloni, dove strade rurali, sentieri e antichi percorsi mettono in comunicazione pianori e zone più profondamente incassate. La discesa conduce nell’area della necropoli etrusca di Valle Cappellana, settore archeologico legato al vasto sistema di testimonianze antiche conservato nel territorio di Barbarano Romano e del Parco.

Valle Cappellana conserva in particolare due monumentali sepolture a tumulo note come Tomba del Trono e Tomba Margareth. Quest’ultima, datata al periodo orientalizzante tra VII e VI secolo a.C., presenta un lungo dromos d’accesso e camere funerarie scavate nel tufo; all’interno sono riconoscibili elementi architettonici scolpiti, fra cui letti funerari e colonne di ordine dorico. Il sentiero attraversa questo settore archeologico e continua a perdere gradualmente quota, raggiungendo infine la zona di collegamento con il CAI 141A.

L’attuale CAI 138C termina in Valle Cappellana e non prosegue lungo il precedente tracciato verso la Cava delle Quercete e la forra del torrente Biedano: la prosecuzione è indicata dal CAI di Viterbo come non percorribile per ordinanza sindacale. L’itinerario va quindi considerato come un collegamento lineare fra la dorsale percorsa dal CAI 103 e Valle Cappellana, utile anche per raccordarsi con Villa San Giovanni in Tuscia. Pur nella sua breve estensione, riunisce paesaggio rurale, ambiente tufaceo e testimonianze archeologiche etrusche di particolare rilievo.

Elementi notevoli

  • Parco Naturale Regionale Marturanum: area protetta della Tuscia rupestre nella cui rete escursionistica si inserisce il sentiero.
  • Poggio delle Quercete: zona di collegamento con il Cammino Tuscia 103 e settore iniziale dell’itinerario.
  • Valle Cappellana: area archeologica attraversata dal percorso, caratterizzata dalla presenza di tombe etrusche monumentali.
  • Tomba Margareth: sepoltura etrusca a tumulo del periodo orientalizzante, con dromos e camere funerarie scolpite nel tufo.
  • Tomba del Trono: monumentale tomba etrusca di Valle Cappellana situata lungo il settore archeologico interessato dal sentiero.
  • Sentiero CAI 141A: collegamento escursionistico che dalla zona di Valle Cappellana conduce verso Villa San Giovanni in Tuscia.
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Sentiero 138b (VT)

 

Il sentiero 138B è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 3.96 km. Il percorso si mantiene fra circa 196 e 365 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Cammino Tuscia 103 nel Parco Marturanum. Da qui il sentiero procede attraverso strade sterrate e ambienti rurali del parco, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. La scheda CAI descrive il 138B come collegamento fra 103 e 105, in gran parte su comode strade sterrate all’interno del sistema di Marturanum. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge sentiero 105 presso Barbarano Romano. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Parco Marturanum
  • Cammino Tuscia 103
  • sentiero 105
  • Barbarano Romano
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Sentiero 138a (VT)

 

Il sentiero 138A è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 1.26 km. Il percorso si mantiene fra circa 268 e 345 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Cammino Tuscia 103. Da qui il sentiero procede attraverso il margine del Parco Marturanum verso la forra del Biedano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. È un raccordo breve ma importante per la rete del Parco Marturanum, utilizzabile per collegare il 103 con il sistema dei percorsi della forra. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge settore della forra del Biedano. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Cammino Tuscia 103
  • Parco Marturanum
  • forra del Biedano
  • rete sentieristica di Barbarano Romano
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Sentiero 131a (VT)

 

Il sentiero CAI 131A – Variante Francigena Clodia è un breve raccordo escursionistico dei Monti Sabatini, nel settore compreso tra Capranica e la valle del Mignone. Il percorso collega la Via Francigena con il sentiero CAI 131, che a sua volta mette in comunicazione la Francigena con la Via Clodia. La rete escursionistica CAI del Lazio lo classifica T – Turistico e gli attribuisce una lunghezza di circa 1,6 km, con soli 5 metri di salita e circa 50 metri di discesa nel senso di marcia verso il 131. Il tempo indicativo è di circa mezz’ora.

L’itinerario prende avvio a circa 447 metri di quota direttamente dalla Via Francigena. La funzione del 131A è quella di creare una variante di raccordo con la rete dei percorsi diretti verso la Via Clodia, mettendo così in relazione due importanti direttrici storiche della Tuscia. La Francigena, grande via medievale di pellegrinaggio verso Roma, attraversa questo territorio provenendo dal Viterbese e proseguendo verso Capranica e Sutri; la Clodia appartiene invece alla viabilità di origine romana dell’Etruria meridionale.

Dall’innesto con la Francigena il 131A procede inizialmente verso sud-est, perdendo quota con gradualità. Il tracciato attraversa un ambiente rurale collinare e non presenta forti pendenze: dai circa 447 metri della partenza scende progressivamente verso quote prossime ai 400 metri. La brevità e il limitato dislivello spiegano la classificazione turistica, mentre la documentazione della Rete Escursionistica del Lazio indica il percorso come non segnalato, elemento da tenere presente nell’individuazione del raccordo sul terreno.

Nella seconda parte il sentiero continua con andamento prevalentemente discendente, seguendo una direttrice abbastanza regolare verso il punto di incontro con il sentiero CAI 131. Non si tratta quindi di un itinerario autonomo ad anello, ma di un collegamento lineare concepito per integrare percorsi di maggiore sviluppo. Il 131 costituisce infatti l’asse escursionistico che attraversa il territorio tra la Via Clodia e Capranica, interessando anche il sistema della valle del Mignone.

Il 131A termina a circa 399 metri di quota confluendo nel sentiero 131. Da questo punto è possibile inserirsi nella traversata verso la Via Clodia oppure procedere in senso opposto verso Capranica e il raccordo principale con la Francigena. Il breve segmento assume così un significato soprattutto nella continuità della rete: consente di scegliere una diversa connessione fra antiche vie di percorrenza senza richiedere un’importante escursione altimetrica.

Nel complesso, il sentiero 131A è un raccordo breve e prevalentemente in discesa, caratterizzato più dalla propria funzione territoriale che da singole emergenze monumentali. Il suo elemento distintivo è il collegamento tra la Via Francigena e il sistema escursionistico del sentiero 131 – Via Clodia, nel paesaggio collinare e rurale della Tuscia meridionale.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 131A: raccordo turistico di circa 1,6 km tra la Via Francigena e il sentiero 131, con andamento prevalentemente discendente.
  • Via Francigena: grande itinerario storico europeo diretto a Roma, dal quale prende avvio il 131A.
  • Sentiero CAI 131: percorso raggiunto al termine del raccordo, diretto verso il sistema della Via Clodia e la valle del Mignone.
  • Via Clodia: antica strada romana dell’Etruria meridionale alla quale il 131A permette di collegarsi attraverso il sentiero 131.
  • Monti Sabatini: settore territoriale della rete escursionistica regionale nel quale è classificato il percorso.
  • Paesaggio rurale della Tuscia: ambiente collinare attraversato dal raccordo tra le due direttrici storiche.
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Sentiero 131 (VT)

 

Il sentiero CAI 131 è un itinerario escursionistico di collegamento tra la Via Francigena e la Via Clodia, attraverso il paesaggio rurale della Tuscia meridionale e la valle del Mignone. Il tracciato si sviluppa per circa 11 km ed è classificato E – Escursionistico. Nel senso di marcia considerato procede dal settore a nord di Capranica verso sud, in direzione del territorio di Oriolo Romano, con un profilo complessivamente poco accentuato: le quote si mantengono approssimativamente fra 350 e 415 metri, ma la successione di fossi, pianori e modesti rilievi determina frequenti saliscendi.

Dalla zona di innesto con la Via Francigena il percorso attraversa inizialmente un territorio collinare caratterizzato da strade rurali, terreni aperti e lembi di vegetazione. Il sentiero 131 è stato realizzato proprio con la funzione di raccordare due importanti direttrici storiche: la Francigena, che attraversa la Tuscia nel suo percorso verso Roma, e la Via Clodia, antica strada romana diretta verso i centri dell’Etruria meridionale. La sezione CAI delle Sorgenti del Mignone ha inaugurato nel 2021 questo collegamento tra Capranica e Oriolo Romano.

Procedendo verso sud il tracciato entra progressivamente nel sistema paesaggistico del fiume Mignone. L’andamento diviene più articolato in prossimità delle incisioni vallive, alternando brevi discese e successive risalite. Il Mignone costituisce l’elemento naturale più significativo dell’itinerario: il suo bacino attraversa un territorio prevalentemente rurale, nel quale boschi, pascoli, corsi d’acqua e strade poderali conservano un carattere poco urbanizzato.

Uno dei passaggi più delicati è rappresentato dal guado del Mignone. La documentazione associata al sentiero richiama espressamente l’attenzione su questo punto, segnalando che nelle immediate vicinanze del fiume il fondo può diventare difficoltoso per la presenza di fango. Il guado deve inoltre essere valutato in relazione alle condizioni e alla portata del corso d’acqua: dopo precipitazioni intense il passaggio può risultare sensibilmente diverso rispetto ai periodi asciutti. Questo tratto costituisce quindi il principale elemento da considerare nella percorrenza dell’itinerario.

Superato il settore del Mignone, il sentiero torna a guadagnare quota e prosegue attraverso pianori e campagne, mantenendo un andamento ondulato. La parte meridionale si avvicina progressivamente alla Strada della Castellina, nel territorio di Oriolo Romano, dove il paesaggio è segnato da ampi spazi agricoli e dalla rete di percorsi che gravitano intorno alla valle. L’arrivo, attorno ai 400 metri di quota, permette il raccordo con la viabilità escursionistica legata alla Via Clodia, completando la funzione di connessione storica e territoriale propria del 131.

Nel complesso, il sentiero 131 è una traversata lineare di media lunghezza, più caratterizzata dalla continuità del cammino che da forti dislivelli. Il collegamento fra Via Francigena e Via Clodia, l’attraversamento della valle del Mignone e il guado del fiume ne costituiscono gli aspetti distintivi, in un ambiente rurale nel quale la rete escursionistica moderna recupera e mette in relazione antiche direttrici di percorrenza della Tuscia.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 131: itinerario escursionistico di circa 11 km, classificato E, nato come collegamento tra la Via Francigena e la Via Clodia.
  • Via Francigena: grande itinerario storico europeo con il quale il 131 si raccorda nel settore settentrionale del percorso.
  • Fiume Mignone: principale elemento naturale attraversato dall’itinerario e asse geografico della valle omonima.
  • Guado del Mignone: passaggio del corso d’acqua che richiede attenzione, soprattutto in presenza di portata elevata e terreno fangoso.
  • Strada della Castellina: direttrice rurale del territorio di Oriolo Romano interessata dal settore meridionale dell’itinerario.
  • Via Clodia: antica strada romana dell’Etruria meridionale, collegata dal sentiero 131 alla rete della Via Francigena.
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Sentiero 130 (VT)

 

Il sentiero 130 è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 7,0 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 166 e 331 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da Blera e procede verso San Giovenale. È una traversata fra Blera e il complesso archeologico di San Giovenale, nel paesaggio inciso delle forre della Tuscia.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge San Giovenale, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Blera
  • paesaggio delle forre
  • San Giovenale
  • necropoli di San Giovenale
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Sentiero 105 Oriolo Romano – Vejano (VT)

 

Il sentiero 105 collega Oriolo Romano con Vejano lungo un percorso lineare di circa 12 km, sostanzialmente coincidente con lo sviluppo indicato dal CAI di Viterbo. Le quote della geometria sono comprese fra circa 315 e 445 metri e il tracciato attraversa il paesaggio rurale dei Monti Sabatini settentrionali.

La partenza è nel settore di Oriolo Romano, a quota superiore ai 400 metri. Il percorso segue verso nord la viabilità locale accanto al complesso di Villa Altieri, quindi raggiunge via della Chiusa, dove si relaziona con altri itinerari della rete CAI. Da qui lascia progressivamente il tessuto urbano e si inoltra nella campagna.

La parte centrale utilizza strade rurali e sterrate fra campi coltivati e noccioleti, passando per la zona della Mola e della Valle del Dragone. L’andamento è ondulato ma privo di grandi dislivelli; il percorso svolge soprattutto una funzione di collegamento tra i centri e la rete escursionistica che attraversa questo settore della Tuscia meridionale.

Avvicinandosi a Vejano, il sentiero continua fra aree agricole e lembi boscati, con una progressiva variazione delle quote fino al settore di arrivo. La geometria termina a circa 391 metri, confermando il carattere di traversata collinare più che di itinerario di vetta.

La tratta costituisce una delle sezioni del più ampio asse CAI 105 e permette di leggere in continuità il paesaggio storico-rurale fra Oriolo Romano e Vejano, con innesti verso altri sentieri della rete provinciale.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano – centro di partenza.
  • Villa Altieri – complesso storico costeggiato nella prima parte.
  • Valle del Dragone – settore rurale attraversato dal percorso.
  • Vejano – centro raggiunto dalla tratta.
  • Rete CAI 105 – asse escursionistico di cui il percorso costituisce una sezione.
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Sentiero 105 Blera – Vejano (VT)

 

Il sentiero 105, denominato Via Clodia – Tappa 2 e classificato E – Escursionistico, è una traversata della Rete Escursionistica del Lazio che, nel senso di marcia del tracciato, collega Blera a Vejano. Il percorso misura circa 16 km e attraversa uno dei paesaggi più caratteristici della Tuscia meridionale, segnato da pianori vulcanici, boschi e profonde incisioni nel tufo. L’itinerario riprende la direttrice storica della Via Clodia, strada romana che attraversava l’Etruria interna collegando numerosi centri di origine etrusca.

Dalla zona di Blera, antico centro sorto su uno sperone tufaceo alla confluenza di valloni, il sentiero prende progressivamente direzione sud-est. Il territorio blerano conserva testimonianze particolarmente importanti della Via Clodia: la strada antica attraversava le forre mediante grandi opere in blocchi di pietra e il paesaggio circostante è disseminato di necropoli rupestri. Il percorso si allontana dall’abitato entrando presto nella campagna, dove la quota si mantiene inizialmente intorno ai 230-280 metri.

Proseguendo verso sud-est, l’itinerario attraversa un ambiente rurale e boschivo molto articolato, con frequenti variazioni di pendenza. Il profilo altimetrico riflette bene la morfologia della Tuscia rupestre: ai pianori si alternano valloni e incisioni create dall’erosione dei corsi d’acqua nei terreni vulcanici. Dopo la parte iniziale relativamente regolare, il sentiero affronta una successione di discese e risalite, raggiungendo nel settore centrale e meridionale quote superiori ai 400 metri. I dati del percorso indicano complessivamente circa 370 metri di salita e 390 di discesa, valori coerenti con un itinerario continuamente ondulato.

La presenza della Via Clodia costituisce il principale filo storico della traversata. Realizzata e sistemata in età romana lungo direttrici in parte precedenti, la strada collegava Roma con i territori dell’Etruria interna, passando attraverso centri come Vejano e Blera. In questo paesaggio la viabilità antica sfruttava i pianori e superava le forre mediante tagliate, tratti scavati nella roccia e opere di attraversamento. Nel territorio di Blera ne rimangono esempi monumentali, fra i quali il Ponte del Diavolo, a tre arcate in blocchi di peperino, e il Ponte della Rocca, presso la necropoli di Pian del Vescovo; sono testimonianze del sistema viario storico a cui appartiene l’itinerario, anche se non coincidono con il tratto principale seguito in questa traversata verso Vejano.

Nella parte finale il percorso raggiunge le quote maggiori, con un massimo di circa 485 metri, prima di scendere gradualmente verso Vejano. L’arrivo avviene a circa 390 metri di quota, nel centro che rappresentava un ulteriore punto di passaggio della Via Clodia verso Oriolo Romano e il bacino di Bracciano. Anche in questo settore la continuità della direttrice antica è leggibile nella relazione fra insediamenti, campagna e viabilità rurale, in un territorio nel quale sono ancora documentati tratti dell’antico percorso romano.

Nel complesso il sentiero 105 Blera–Vejano è una traversata di prevalente interesse storico e paesaggistico, caratterizzata da un profilo mosso ma privo di grandi dislivelli montani. Il valore dell’itinerario deriva soprattutto dall’attraversamento della campagna e dei boschi della Tuscia rupestre e dal legame con la Via Clodia, asse viario che per secoli ha messo in comunicazione gli insediamenti dell’Etruria meridionale interna.

Elementi notevoli

  • Via Clodia: antica strada romana dell’Etruria interna, direttrice storica di riferimento del sentiero e importante collegamento fra Vejano, Blera e gli altri centri della Tuscia.
  • Ponte del Diavolo: monumentale ponte romano a tre arcate sul Biedano, testimonianza della Via Clodia nel territorio di Blera e appartenente al sistema viario storico cui è collegato l’itinerario.
  • Ponte della Rocca: ponte romano in grandi blocchi di tufo presso Blera, costruito per consentire alla Via Clodia di superare il Rio Canale.
  • Forre della Tuscia: profonde incisioni nei terreni vulcanici che caratterizzano il paesaggio attraversato e determinano la continua alternanza di pianori, discese e risalite.
  • Blera: centro storico di origine antica, sviluppato su un pianoro tufaceo e strettamente legato al passaggio della Via Clodia e alle circostanti necropoli rupestri.
  • Vejano: punto di arrivo della traversata e antico centro posto lungo la direttrice della Via Clodia verso Oriolo Romano e il territorio sabatino.
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Paesaggi di Borghi – Anello Sud (RM)

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Sentiero D (RM)

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Sentiero C (RM)

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Sentiero Bicione (RM)

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Sentiero Bandita (RM)

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Sentiero Ara del Tufo (RM)

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Sentiero 265b (RM)

 
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Sentiero 265a (RM)

 
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Sentiero 265 (RM)

 
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Sentiero 261 (RM)

 

Il CAI 261 – Oriolo Romano – Manziana si sviluppa per circa 4.8 km nel comprensorio vulcanico dei Monti Sabatini, all’interno della rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano. La geometria del percorso si mantiene tra circa 361 e 469 metri di quota; la successione dei punti conferma un itinerario continuo e coerente con il settore della rete sentieristica ufficiale. Il carattere è quello tipico del territorio attraversato, con alternanza di tratti aperti, margini boscati e viabilità rurale o forestale secondo il contesto.

Il sentiero prende avvio nel settore di Oriolo Romano e segue con continuità l’andamento del terreno, evitando di ridurre il percorso a un semplice collegamento fra due estremi. La progressione attraversa infatti l’intero corridoio territoriale individuato dalla traccia, con cambi di direzione e quota che restituiscono la struttura reale dell’itinerario. Nei tratti più incisi il paesaggio si fa raccolto; dove il percorso raggiunge aree aperte, la lettura del territorio diventa più ampia.

Nella parte centrale l’itinerario mette in relazione gli ambienti e la viabilità storica o rurale propri dell’area protetta. La presenza di boschi, fossi, pascoli e superfici agricole va letta come parte di un mosaico paesaggistico continuo, particolarmente evidente lungo i percorsi del Lazio settentrionale. Il tracciato conserva una funzione di connessione all’interno della rete locale, permettendo di raccordare località e diramazioni senza introdurre elementi estranei alla geometria effettivamente percorsa.

La parte finale conduce verso Manziana, mantenendo la direzione indicata dall’ordine delle coordinate. Il punto di arrivo chiude un percorso leggibile sia come itinerario autonomo sia, dove previsto dalla rete ufficiale, come segmento utile per proseguire su altri sentieri. Quote e sviluppo risultano compatibili con la morfologia locale e con l’identificazione territoriale verificata.

Il valore del percorso risiede soprattutto nella continuità con cui attraversa il paesaggio protetto e collega i suoi elementi strutturali: centri abitati o località rurali, boschi, forre, crinali o testimonianze storiche a seconda del settore. È un itinerario da leggere nel quadro della rete escursionistica locale, dove ogni raccordo contribuisce alla conoscenza del territorio senza separare gli aspetti naturalistici da quelli storici e insediativi.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano
  • Manziana
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
  • Quadroni
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Sentiero 260b (RM)

 
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Sentiero 176m (RM)

 

Il CAI 176M – Fonte Vitabbia si sviluppa per circa 1.2 km, tra circa 409 e 460 metri di quota, nel territorio della Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il percorso appartiene alla rete del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano nel settore di Bassano Romano, in un paesaggio vulcanico caratterizzato da boschi, strade forestali e rilievi dolci. La geometria completa è compatibile con la sentieristica ufficiale del Parco e con il sistema di percorsi che interessa le faggete e i boschi dell’area.

La prima parte segue con continuità l’andamento del terreno. La successione dei punti mostra un percorso compatto, nel quale cambi di direzione e pendenza sono coerenti con la morfologia locale. La progressione viene quindi letta come un itinerario effettivo, non come un semplice collegamento fra partenza e arrivo, mantenendo distinta la sua identità rispetto ai sentieri numericamente vicini.

Nella parte centrale il sentiero mantiene un carattere prevalentemente forestale, seguendo il terreno senza discontinuità e mettendo in relazione viabilità rurale, margini del bosco e raccordi della rete CAI. Le variazioni altimetriche sono contenute ma sufficienti a rendere leggibile la morfologia dei rilievi vulcanici del comprensorio.

Nel tratto finale il sentiero raggiunge il proprio raccordo o settore terminale mantenendo l’ordine di percorrenza indicato dalla geometria. Sviluppo e quote risultano plausibili rispetto alla posizione e alle informazioni istituzionali disponibili; non emergono salti o concatenazioni anomale che facciano pensare a più percorsi uniti impropriamente.

Il percorso ha soprattutto valore di connessione all’interno della rete escursionistica dei boschi tra Oriolo e Bassano Romano. La sua lettura è legata al paesaggio forestale del Parco e alla continuità con gli altri sentieri CAI del settore, senza estendere la descrizione a luoghi non intercettati dalla geometria.

Elementi notevoli

  • Fonte Vitabbia
  • Bassano Romano
  • Faggete del comprensorio Bracciano-Martignano
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Sentiero 175c (RM)

Il sentiero 175C – Sentiero Faggeta UNESCO è un itinerario ad anello del Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano che da Oriolo Romano raggiunge i boschi di Monte Raschio e rientra al paese. Il percorso misura circa 8,4 km ed è segnalato con la numerazione CAI 175C. La traccia attraversa un’escursione altimetrica di circa 180 metri, salendo dal settore di Oriolo fino alle quote superiori ai 550 metri. Il Parco indica una percorrenza di circa due ore e segnala la presenza di marcatura CAI verticale e orizzontale.

Il sentiero prende avvio da Oriolo Romano, nei pressi della piazza principale e del Palazzo Altieri, e lascia progressivamente l’abitato dirigendosi verso le campagne e i boschi a nord-est. Raggiunta la zona della Cerrattina, dove si trovano un’area di sosta e un punto d’acqua, il percorso entra nel sistema forestale di Monte Raschio. La vegetazione cambia gradualmente: il Parco segnala dapprima una pineta e settori dominati dal cerro, ai quali succede la faggeta che caratterizza la parte più significativa dell’itinerario.

La salita conduce nel cuore della Faggeta di Monte Raschio, compresa nel sito transnazionale delle antiche faggete riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale. La particolarità del bosco è legata anche alla sua quota: i faggi vegetano qui intorno ai 500 metri, molto più in basso rispetto alle quote normalmente occupate dalla specie nell’Italia centrale. Le condizioni fresche e umide dell’area hanno favorito la conservazione di questa peculiare formazione forestale, estesa per circa 74 ettari e protetta all’interno del Parco.

Proseguendo nel sottobosco, il 175C raggiunge la parte più elevata dell’anello sul Monte Raschio, con la traccia che supera i 550 metri di quota. Questo è il tratto altimetricamente più impegnativo ma anche quello maggiormente immerso nella faggeta. Nella rete di sentieri forestali si incontrano inoltre diramazioni verso Fonte Petrella e la Strada Bassanese, che collegano l’anello agli altri percorsi presenti nel settore settentrionale del Parco.

Dalle quote più alte inizia il lungo rientro verso Oriolo Romano. Il sentiero perde gradualmente quota attraversando nuovamente boschi misti e settori di cerreta, fino a ritrovare la zona della Cerrattina e la viabilità che conduce al paese. L’anello si chiude così nello stesso settore da cui era iniziato. Nel complesso il sentiero 175C associa un percorso forestale di media lunghezza alla visita di uno dei patrimoni naturalistici più importanti del comprensorio sabatino, offrendo una lettura completa del passaggio dalle campagne di Oriolo ai boschi maturi di Monte Raschio.

Elementi notevoli

  • Sentiero 175C – Faggeta UNESCO: anello escursionistico ufficiale del Parco che collega Oriolo Romano con Monte Raschio.
  • Oriolo Romano: borgo ai piedi dei rilievi sabatini dal quale parte e al quale ritorna l’itinerario.
  • Monte Raschio: rilievo boscoso raggiunto nella parte più elevata del percorso e cuore naturalistico dell’anello.
  • Faggeta di Monte Raschio: faggeta a bassa quota inserita dal 2017 nel sito transnazionale UNESCO dedicato alle antiche faggete europee.
  • Cerrattina: settore boschivo attraversato dal sentiero, dotato di area di sosta e punto d’acqua.
  • Fonte Petrella e Strada Bassanese: direzioni raggiungibili attraverso diramazioni della rete sentieristica incontrate nel settore di Monte Raschio.
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