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Sentiero dei Carbonai (PO)

Il Sentiero dei Carbonai è un breve percorso lineare di circa 400 metri che si sviluppa sull’Appennino pratese, nel settore montano compreso tra Vernio e Montepiano. Il tracciato si mantiene interamente attorno ai 1.000 metri di quota e segue una direzione generale verso nord-est, con un dislivello contenuto: dalla partenza, posta a circa 1.010 metri, raggiunge una quota massima di poco superiore ai 1.040 metri e termina intorno ai 1.039 metri. Più che una vera escursione autonoma, costituisce quindi un breve collegamento nella rete dei percorsi di questa parte dell’Appennino.

Dal punto iniziale il sentiero entra subito nell’ambiente forestale e prende quota con gradualità. Dopo un brevissimo tratto verso sud-est, compie una curva e assume una direzione più regolare verso nord-est. La pendenza rimane modesta e l’andamento è continuo, senza bruschi salti altimetrici: nei primi due terzi del percorso si guadagnano circa trenta metri di quota, attraversando il bosco sul fianco della montagna.

Il nome Sentiero dei Carbonai richiama una delle attività che per secoli hanno caratterizzato le montagne dell’Appennino. La produzione del carbone vegetale richiedeva abbondante disponibilità di legname e veniva svolta direttamente nei boschi, dove i carbonai preparavano spiazzi pianeggianti destinati alle carbonaie. La legna veniva disposta in strutture a cumulo e sottoposta a una combustione lenta e controllata, ottenendo carbone facilmente trasportabile e utilizzabile come combustibile. Il toponimo conserva così la memoria di un rapporto fra bosco e lavoro che ha profondamente segnato la cultura delle comunità montane.

Nella parte centrale il percorso raggiunge progressivamente quota 1.030-1.040 metri. L’ambiente dell’Appennino pratese a queste altitudini è dominato dal bosco montano, elemento fondamentale anche per comprendere l’origine stessa dell’itinerario. Il sentiero continua con leggere ondulazioni e raggiunge il proprio punto più elevato, circa 1.043 metri, poco prima del tratto conclusivo.

Superata la quota massima, il tracciato perde pochi metri e riprende poi leggermente a salire, terminando a circa 1.039 metri. La distanza in linea d’aria fra i due estremi è ridotta e l’andamento della traccia conferma la funzione di collegamento locale: non si tratta di un anello né di un percorso di andata e ritorno, ma di una breve traversata che può essere inserita in itinerari più lunghi sulla montagna.

Il Sentiero dei Carbonai è dunque un percorso breve e quasi interamente in quota, il cui principale elemento d’interesse è il rapporto con il paesaggio forestale dell’Appennino e con la memoria delle attività tradizionali legate allo sfruttamento del bosco. Il modesto dislivello e lo sviluppo contenuto ne fanno soprattutto un segmento di raccordo all’interno della rete escursionistica locale.

Elementi notevoli

  • Sentiero dei Carbonai: breve tracciato montano il cui nome conserva il riferimento alla tradizionale produzione del carbone vegetale nei boschi appenninici.
  • Appennino pratese: settore montuoso nel quale si sviluppa il percorso, caratterizzato alle quote attraversate da estese formazioni forestali.
  • Bosco montano: ambiente predominante lungo il tracciato e contesto storicamente legato al lavoro di boscaioli e carbonai.
  • Carbonaie: tradizionali cumuli di legname predisposti e ricoperti per ottenere carbone mediante una lenta combustione controllata, attività un tempo diffusa nelle montagne appenniniche.
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Sentiero G (PO)

Il sentiero G è una variante di crinale del Monte della Scoperta. Il tracciato rimane interamente in quota e raggiunge il punto culminante del rilievo, inserendosi nella rete dello spartiacque fra l’alta valle del Carigiola e il sistema di Montepiano.

Monte della Scoperta è una delle elevazioni più alte di questo settore dell’Appennino pratese. La breve variante consente di seguire il filo del crinale invece dei tracciati che aggirano la sommità, attraversando faggete e aperture poste oltre i mille metri.

Fra crinale presso la Faggeta e raccordo sullo spartiacque, Monte della Scoperta è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

Questo tratto dello spartiacque pratese appartiene all’Appennino più alto, con faggete estese, radure e cime che superano spesso i mille metri. La rete è fitta perché mette in comunicazione Montepiano, Cavarzano, Gavigno e le valli del Carigiola con il versante bolognese.

Sui crinali l’orientamento è affidato a cime, passi e grandi alberi isolati più che ai centri abitati. Le varianti brevi servono soprattutto a raggiungere sommità o a collegare due direttrici che corrono parallele sullo spartiacque. La classificazione riportata per il percorso è E. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Elementi notevoli

  • Monte della Scoperta
  • Faggeta
  • spartiacque appenninico
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Sentiero 464 (PO)

 

Il 464 collega il Tabernacolo della Tavoletta a Gavigno con un andamento più basso e movimentato rispetto al 462. Tocca Gagnaia, scende al fondovalle del Carigiola in corrispondenza di antichi mulini e risale poi attraverso Peraldaccio.

A Gagnaia si trova l’Oratorio della Compagnia del Rosario, seicentesco; nel fondovalle il Mulino di Donato e il Molino Azzani ricordano l’uso dell’acqua come forza motrice. Dopo Peraldaccio il sentiero continua nel bosco con diversi saliscendi fino all’abitato di Gavigno.

La progressione geografica è scandita da Tabernacolo della Tavoletta, Gagnaia e Mulino di Donato; da qui il percorso continua attraverso Molino Azzani, Peraldaccio, fino a Gavigno. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

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Sentiero 462c (PO)

 

Il 462C risale da Gavigno alla Fonte del Prete all’Alpe passando per Pian dei Simoni. È un raccordo breve ma con un dislivello ben percepibile, pensato per connettere il paese alla rete alta del Carigiola.

L’arrivo alla Fonte del Prete coincide con l’incrocio del 462B, mentre a Gavigno si incontrano il 462 e il 464. In questo modo il 462C costituisce la via più diretta fra l’abitato e il sistema di sentieri che percorre il versante sotto l’Alpe di Cavarzano.

Fra Gavigno e Fonte del Prete all’Alpe, Pian dei Simoni è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Elementi notevoli

  • Gavigno
  • Pian dei Simoni
  • Fonte del Prete all’Alpe
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Sentiero 462b (PO)

 

Il 462B è il collegamento alto dell’area del Carigiola e, a differenza degli altri itinerari vicini, è classificato EE. Dall’Alpe di Cavarzano attraversa il versante meridionale del Monte della Scoperta, passa sotto Poggio Mandrioli e raggiunge la Fonte del Prete all’Alpe prima del Tabernacolo di Gavigno.

Il percorso resta a quota elevata e attraversa il bacino del Carigiola vicino alle sorgenti. L’ambiente è più severo rispetto ai sentieri di fondovalle: pendii forestali, impluvi e passaggi sul versante richiedono maggiore sicurezza di piede. I due tabernacoli e la fonte sono riferimenti precisi nella rete dello spartiacque.

Il tracciato mette in relazione Alpe di Cavarzano e Tabernacolo di Gavigno passando per Poggio Mandrioli e Fonte del Prete all’Alpe. I due riferimenti intermedi sono decisivi per comprenderne la funzione nella rete locale e per distinguere il percorso dagli altri sentieri che utilizzano lo stesso versante.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è EE. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

  • Alpe di Cavarzano
  • Monte della Scoperta
  • Poggio Mandrioli
  • Fonte del Prete all’Alpe
  • Tabernacolo di Gavigno
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Sentiero 462 (PO)

 

Il 462 attraversa l’alta valle del Carigiola collegando il Tabernacolo della Tavoletta con Gavigno e il tabernacolo posto più in alto sulla strada di crinale. Grivigliana e le cascate costituiscono i riferimenti intermedi principali.

Il torrente Carigiola incide profondamente l’arenaria appenninica formando salti, pozze e marmitte di erosione. Il sentiero entra in questo paesaggio prima di risalire verso Gavigno; il tabernacolo superiore è un nodo della rete con il 00 e con il 462B, che prosegue verso l’Alpe di Cavarzano.

La progressione geografica è scandita da Tabernacolo della Tavoletta, Grivigliana e Cascate del Carigiola; da qui il percorso continua attraverso Gavigno, fino a Tabernacolo di Gavigno. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

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Sentiero 454 (PO)

 

Il 454 è un brevissimo collegamento fra Poggio Cattarelle e Rotì, sul versante appenninico a nord di Cantagallo. Il tracciato mette in comunicazione il sentiero 00 e il sistema del 421 con una località più bassa del versante.

La sua funzione è essenzialmente di raccordo: in poco più di un chilometro supera il dislivello fra la dorsale e Rotì, dentro un ambiente prevalentemente forestale. Poggio Cattarelle è il riferimento alto, già inserito nella lunga direttrice dello spartiacque appenninico.

Il collegamento fra Poggio Cattarelle e Rotì è diretto e privo di sviluppi estranei. La funzione del percorso è quella di cucire due punti vicini della rete, mantenendo una geometria semplice e facilmente interpretabile.

Il settore Acquerino-Cantagallo è dominato da boschi montani, fossi profondi e dorsali che separano i bacini del Bisenzio e della Limentra. Faggete e castagneti cambiano composizione con la quota, mentre cascine, fonti e piccoli valichi ricordano l’uso forestale e pastorale della montagna.

I sentieri seguono spesso costoni o impluvi molto riconoscibili: scendendo compaiono borghi e castagneti, salendo aumentano le faggete e le radure. I passi dello spartiacque funzionano come nodi, perché da essi partono itinerari verso Prato, il Pistoiese e il versante emiliano. La classificazione riportata per il percorso è E. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Elementi notevoli

  • Poggio Cattarelle
  • Rotì
  • sentiero 00
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Sentiero 452 (PO)

 

Il 452 viene percorso dal Passo delle Pescine verso Luicciana, quindi in discesa rispetto alla presentazione CAI più comune. Dal valico il sentiero attraversa il settore di Terrabianca, passa presso il piccolo nucleo di Castello e termina nel capoluogo di Cantagallo.

Terrabianca deve il nome alla pietra chiara e friabile che affiora sul versante e rappresenta un tratto panoramico dell’itinerario. A Castello rimangono le memorie del fortilizio albertesco di Castel Averardi e l’oratorio di Santa Maria; più in basso la mulattiera raggiunge Luicciana fra i rii Fiumicello e Castello.

Il tracciato mette in relazione Passo delle Pescine e Luicciana passando per Terrabianca e Castello. I due riferimenti intermedi sono decisivi per comprenderne la funzione nella rete locale e per distinguere il percorso dagli altri sentieri che utilizzano lo stesso versante.

Il settore Acquerino-Cantagallo è dominato da boschi montani, fossi profondi e dorsali che separano i bacini del Bisenzio e della Limentra. Faggete e castagneti cambiano composizione con la quota, mentre cascine, fonti e piccoli valichi ricordano l’uso forestale e pastorale della montagna.

I sentieri seguono spesso costoni o impluvi molto riconoscibili: scendendo compaiono borghi e castagneti, salendo aumentano le faggete e le radure. I passi dello spartiacque funzionano come nodi, perché da essi partono itinerari verso Prato, il Pistoiese e il versante emiliano. La classificazione riportata per il percorso è E. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

La copertura forestale rende particolarmente importanti i riferimenti puntuali: cascine, fonti, passi e piccoli nuclei sono i luoghi in cui il percorso cambia direzione o intercetta altre vie. Le faggete prevalgono alle quote maggiori, mentre scendendo aumentano castagneti e boschi misti. Questa successione accompagna il passaggio dallo spartiacque alle valli del Bisenzio e della Limentra.

Elementi notevoli

  • Passo delle Pescine
  • Terrabianca
  • Castello
  • oratorio di Santa Maria
  • Luicciana
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Sentiero 423 (PO)

 

La Badia di Montepiano è il punto di partenza della salita all’Alpe di Cavarzano. Il bivio per Tavianella e le fonti del Romito e di Canapale scandiscono un itinerario progressivamente più montano, fino alle radure alte dell’alpe.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Tra Badia di Montepiano e Alpe di Cavarzano il sentiero è scandito da bivio per Tavianella, Fonte del Romito, Fonte di Canapale. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come bivio per Tavianella e Alpe di Cavarzano. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Badia di Montepiano a Alpe di Cavarzano mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Badia di Montepiano
  • Fonte del Romito
  • Fonte di Canapale
  • bivio per Tavianella
  • Alpe di Cavarzano
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Sentiero 421 (PO)

 

Il 421 attraversa una delle fasce più appartate dell’Appennino pratese: da Le Freddete raggiunge Fossato e il borgo di Chiapporato, quindi sale al tabernacolo omonimo e al Monte delle Scalette. La parte alta apre il collegamento verso lo spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Le Freddete, l’itinerario incontra dapprima Fossato. Da qui la linea continua per Chiapporato, Tabernacolo di Chiapporato prima di chiudersi a Monte delle Scalette. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Fossato e Monte delle Scalette. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Monte delle Scalette, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Le Freddete e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Chiapporato
  • Tabernacolo di Chiapporato
  • Monte delle Scalette
  • Le Freddete
  • Fossato
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Sentiero 419 (PO)

 

Ponte Secco introduce subito la salita nel Fosso Buio. Il sentiero guadagna quindi il costone di Poggio Lungo, stretto fra Cicialbo e La Pigna, e sbuca al Passo del Treppio, nodo di crinale fra più direttrici dell’Acquerino-Cantagallo.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Ponte Secco al Monachino, l’itinerario incontra dapprima Fosso Buio. Da qui la linea continua per Poggio Lungo prima di chiudersi a Passo del Treppio. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Fosso Buio e Passo del Treppio. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Passo del Treppio, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Ponte Secco al Monachino e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Ponte Secco al Monachino
  • Passo del Treppio
  • Fosso Buio
  • Poggio Lungo
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Sentiero 415 (PO)

 

Il percorso segue il rapporto fra Monachino e valle della Limentra: dalla chiesa di Santo Stefano passa per la Madonna di Santo Stefano e scende verso Ponte a Rigoli. In questo settore sono documentate anche tracce di antiche attività siderurgiche, legate alle ferriere e ai boschi della montagna.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Santo Stefano al Monachino, l’itinerario incontra dapprima Madonna di Santo Stefano. Da qui la linea continua per valle della Limentra prima di chiudersi a Ponte a Rigoli. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Madonna di Santo Stefano e Ponte a Rigoli. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Ponte a Rigoli, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Santo Stefano al Monachino e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Ponte a Rigoli
  • Santo Stefano al Monachino
  • Madonna di Santo Stefano
  • valle della Limentra
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Sentiero 121b (PO)

 

Il raccordo mette in comunicazione Pianacci e Torri con Fossato. La Torraccia e il Molin di Fossato segnano il passaggio dal versante alto al fondovalle, dove il paese costituisce un nodo per gli itinerari diretti a Chiapporato e al Monte delle Scalette.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Pianacci/Torri si passa per La Torraccia; poi Molin di Fossato, fino a Fossato. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come La Torraccia e Fossato. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, Fossato, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Pianacci/Torri con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Pianacci/Torri
  • La Torraccia
  • Molin di Fossato
  • Fossato
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Sentiero 119a (PO)

 

Dal Monachino la salita per Case Pavoni e Lastruccia è breve ma concentrata e termina sul crinale al collegamento con il 111. CAI Prato ha pubblicato il 3 agosto 2026 un avviso di chiusura del 119A per dissesto idrogeologico: prima di programmare l’escursione è quindi necessario verificare l’eventuale riapertura.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino il percorso raggiunge Case Pavoni; seguono Lastruccia, prima dell’arrivo a innesto con il sentiero 111. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Case Pavoni e innesto con il sentiero 111. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a innesto con il sentiero 111 lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino
  • Case Pavoni
  • Lastruccia
  • innesto con il sentiero 111
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Sentiero 143A (PT)

Il sentiero 143A – Mulattiera di Granaglione, Variante C (Monte Cocomero) è un itinerario escursionistico dell’Appennino tosco-emiliano che collega le pendici del Monte Lucci all’abitato di Vizzero, attraversando il settore montano compreso tra le valli del Randaragna e dell’Orsigna. Il percorso si sviluppa per circa 4,7 km, con difficoltà E (Escursionistico), e presenta un andamento caratteristico: una prima salita verso il Monte Cocomero, seguita da una lunga discesa attraverso i boschi che sovrastano Vizzero. L’itinerario appartiene al sistema di collegamenti storicamente legati alla Mulattiera di Granaglione, antica direttrice di comunicazione tra il territorio di Porretta Terme e quello di Pracchia.

La partenza si trova sul versante del Monte Lucci, in corrispondenza dell’innesto con il percorso della Mulattiera di Granaglione, a circa 1.060 metri di quota. Da qui il sentiero procede inizialmente verso ovest, risalendo il fianco montuoso attraverso un ambiente prevalentemente forestale. La salita segue un tracciato articolato, con cambi di direzione e tratti più sostenuti, guadagnando progressivamente quota fino a raggiungere il settore settentrionale del Monte Cocomero. Questo rilievo, caratterizzato da due sommità che superano i 1.400 metri, occupa una posizione significativa nello spartiacque tra il bacino del torrente Randaragna e quello dell’Orsigna, lungo il confine tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il tratto più elevato dell’itinerario si sviluppa in prossimità del Monte Cocomero, raggiungendo circa 1.360 metri senza salire sulla cima principale. Qui si incontra il collegamento con il sentiero 143, che prosegue verso il Passo del Termine e le dorsali dell’Appennino pistoiese. La montagna presenta pendii ripidi e ampie superfici boscate, con affioramenti di arenaria tipici di questo settore appenninico. La posizione del rilievo, tra il versante emiliano del Randaragna e quello toscano dell’Orsigna, permette di riconoscere l’articolazione delle vallate circostanti, soprattutto nei punti in cui la vegetazione lascia spazio alla visuale.

Superato il settore del Monte Cocomero, il percorso cambia nettamente direzione e inizia a perdere quota verso sud, seguendo la dorsale che scende in direzione di Poggio Mengone. Questa parte dell’itinerario attraversa boschi montani nei quali si incontrano anche conifere provenienti da interventi di rimboschimento. La discesa presenta pendenze variabili e attraversa un ambiente più raccolto rispetto alla parte alta, con tratti nei quali la vegetazione può rendere meno evidente il passaggio. Il territorio conserva le caratteristiche del paesaggio forestale dell’alto Appennino, dove vecchie vie di collegamento, sentieri di crinale e percorsi utilizzati per le attività agro-silvo-pastorali formano una rete strettamente legata agli insediamenti montani.

Scendendo ulteriormente, il sentiero raggiunge il settore delle Case Mengaia, piccolo nucleo rurale situato sui pendii sovrastanti Vizzero. In questa fascia altimetrica il bosco montano lascia progressivamente spazio a castagneti e aree segnate dalla presenza storica dell’uomo. La parte conclusiva attraversa il sistema di viabilità minore che collega le borgate della montagna di Granaglione, avvicinandosi alle case di Vizzero. L’abitato è formato da diversi piccoli nuclei distribuiti lungo i versanti, testimonianza di un’organizzazione insediativa legata alla coltivazione del castagno, allo sfruttamento del bosco e ai collegamenti tra le due regioni.

L’arrivo è presso Vizzero, a circa 780 metri di altitudine, dove il paesaggio forestale si apre sul piccolo insediamento montano. Tra gli elementi caratteristici della località figurano la chiesa di San Michele Arcangelo e un antico lavatoio con fontana, testimonianze della vita comunitaria delle borgate. La variante permette di collegare il sistema di sentieri del Monte Lucci e del Monte Cocomero con la viabilità storica di Vizzero, offrendo un attraversamento significativo del territorio di confine tra l’Appennino bolognese e quello pistoiese. Per la presenza di tratti boscosi ripidi e possibili difficoltà di individuazione del percorso, è opportuno verificare preventivamente le condizioni di percorribilità e della segnaletica.

Elementi notevoli

  • Monte Lucci – Rilievo appenninico sul cui versante si trova l’innesto iniziale del percorso, in collegamento con il sistema storico della Mulattiera di Granaglione.
  • Monte Cocomero – Montagna dello spartiacque tosco-emiliano, con due sommità superiori ai 1.400 metri. Il sentiero ne attraversa il settore sottostante la cima, raggiungendo il collegamento con il percorso 143.
  • Poggio Mengone – Rilievo boscoso lungo la dorsale che scende dal Monte Cocomero verso Vizzero, caratterizzato dalla presenza di vegetazione forestale e rimboschimenti di conifere.
  • Case Mengaia – Piccolo insediamento rurale sulle pendici sovrastanti Vizzero, rappresentativo del sistema di case sparse e antiche attività montane del territorio.
  • Vizzero – Borgata montana dell’area di Granaglione, situata nei pressi del confine regionale, con nuclei abitativi storicamente legati alla castanicoltura e all’economia del bosco.
  • Chiesa di San Michele Arcangelo e lavatoio di Vizzero – Elementi del patrimonio storico e rurale dell’abitato, legati alla vita religiosa e comunitaria della montagna.
  • Rete escursionistica del CAI Porretta Terme – Sistema di percorsi dell’alto Appennino bolognese che comprende i collegamenti tra Monte Cocomero, Vizzero e la storica Mulattiera di Granaglione.
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Sentiero MG (PT)

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Sentiero 415 (PT)

 
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Sentiero 233 (PT)

 
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