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Sentiero M (PO)

Il sentiero M è un brevissimo percorso locale in quota nel settore appenninico sopra Vernio. La geometria resta raccolta poco sopra i mille metri e funziona come raccordo fra tracciati già presenti sul crinale.

La classificazione T e la ridotta estensione indicano un collegamento semplice, più vicino a una bretella di servizio della rete che a un itinerario autonomo. Il paesaggio è quello delle faggete e delle radure alte comprese fra Monte della Scoperta, Alpe di Cavarzano e Monte delle Scalette.

Il collegamento fra settore alto presso Monte della Scoperta e breve raccordo di crinale è diretto e privo di sviluppi estranei. La funzione del percorso è quella di cucire due punti vicini della rete, mantenendo una geometria semplice e facilmente interpretabile.

Questo tratto dello spartiacque pratese appartiene all’Appennino più alto, con faggete estese, radure e cime che superano spesso i mille metri. La rete è fitta perché mette in comunicazione Montepiano, Cavarzano, Gavigno e le valli del Carigiola con il versante bolognese.

Sui crinali l’orientamento è affidato a cime, passi e grandi alberi isolati più che ai centri abitati. Le varianti brevi servono soprattutto a raggiungere sommità o a collegare due direttrici che corrono parallele sullo spartiacque. La classificazione riportata per il percorso è T. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Elementi notevoli

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Sentiero G (PO)

Il sentiero G è una variante di crinale del Monte della Scoperta. Il tracciato rimane interamente in quota e raggiunge il punto culminante del rilievo, inserendosi nella rete dello spartiacque fra l’alta valle del Carigiola e il sistema di Montepiano.

Monte della Scoperta è una delle elevazioni più alte di questo settore dell’Appennino pratese. La breve variante consente di seguire il filo del crinale invece dei tracciati che aggirano la sommità, attraversando faggete e aperture poste oltre i mille metri.

Fra crinale presso la Faggeta e raccordo sullo spartiacque, Monte della Scoperta è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

Questo tratto dello spartiacque pratese appartiene all’Appennino più alto, con faggete estese, radure e cime che superano spesso i mille metri. La rete è fitta perché mette in comunicazione Montepiano, Cavarzano, Gavigno e le valli del Carigiola con il versante bolognese.

Sui crinali l’orientamento è affidato a cime, passi e grandi alberi isolati più che ai centri abitati. Le varianti brevi servono soprattutto a raggiungere sommità o a collegare due direttrici che corrono parallele sullo spartiacque. La classificazione riportata per il percorso è E. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Elementi notevoli

  • Monte della Scoperta
  • Faggeta
  • spartiacque appenninico
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Sentiero 464 (PO)

 

Il 464 collega il Tabernacolo della Tavoletta a Gavigno con un andamento più basso e movimentato rispetto al 462. Tocca Gagnaia, scende al fondovalle del Carigiola in corrispondenza di antichi mulini e risale poi attraverso Peraldaccio.

A Gagnaia si trova l’Oratorio della Compagnia del Rosario, seicentesco; nel fondovalle il Mulino di Donato e il Molino Azzani ricordano l’uso dell’acqua come forza motrice. Dopo Peraldaccio il sentiero continua nel bosco con diversi saliscendi fino all’abitato di Gavigno.

La progressione geografica è scandita da Tabernacolo della Tavoletta, Gagnaia e Mulino di Donato; da qui il percorso continua attraverso Molino Azzani, Peraldaccio, fino a Gavigno. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

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Sentiero 462c (PO)

 

Il 462C risale da Gavigno alla Fonte del Prete all’Alpe passando per Pian dei Simoni. È un raccordo breve ma con un dislivello ben percepibile, pensato per connettere il paese alla rete alta del Carigiola.

L’arrivo alla Fonte del Prete coincide con l’incrocio del 462B, mentre a Gavigno si incontrano il 462 e il 464. In questo modo il 462C costituisce la via più diretta fra l’abitato e il sistema di sentieri che percorre il versante sotto l’Alpe di Cavarzano.

Fra Gavigno e Fonte del Prete all’Alpe, Pian dei Simoni è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Elementi notevoli

  • Gavigno
  • Pian dei Simoni
  • Fonte del Prete all’Alpe
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Sentiero 462b (PO)

 

Il 462B è il collegamento alto dell’area del Carigiola e, a differenza degli altri itinerari vicini, è classificato EE. Dall’Alpe di Cavarzano attraversa il versante meridionale del Monte della Scoperta, passa sotto Poggio Mandrioli e raggiunge la Fonte del Prete all’Alpe prima del Tabernacolo di Gavigno.

Il percorso resta a quota elevata e attraversa il bacino del Carigiola vicino alle sorgenti. L’ambiente è più severo rispetto ai sentieri di fondovalle: pendii forestali, impluvi e passaggi sul versante richiedono maggiore sicurezza di piede. I due tabernacoli e la fonte sono riferimenti precisi nella rete dello spartiacque.

Il tracciato mette in relazione Alpe di Cavarzano e Tabernacolo di Gavigno passando per Poggio Mandrioli e Fonte del Prete all’Alpe. I due riferimenti intermedi sono decisivi per comprenderne la funzione nella rete locale e per distinguere il percorso dagli altri sentieri che utilizzano lo stesso versante.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è EE. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

  • Alpe di Cavarzano
  • Monte della Scoperta
  • Poggio Mandrioli
  • Fonte del Prete all’Alpe
  • Tabernacolo di Gavigno
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Sentiero 462 (PO)

 

Il 462 attraversa l’alta valle del Carigiola collegando il Tabernacolo della Tavoletta con Gavigno e il tabernacolo posto più in alto sulla strada di crinale. Grivigliana e le cascate costituiscono i riferimenti intermedi principali.

Il torrente Carigiola incide profondamente l’arenaria appenninica formando salti, pozze e marmitte di erosione. Il sentiero entra in questo paesaggio prima di risalire verso Gavigno; il tabernacolo superiore è un nodo della rete con il 00 e con il 462B, che prosegue verso l’Alpe di Cavarzano.

La progressione geografica è scandita da Tabernacolo della Tavoletta, Grivigliana e Cascate del Carigiola; da qui il percorso continua attraverso Gavigno, fino a Tabernacolo di Gavigno. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

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Sentiero 454 (PO)

 

Il 454 è un brevissimo collegamento fra Poggio Cattarelle e Rotì, sul versante appenninico a nord di Cantagallo. Il tracciato mette in comunicazione il sentiero 00 e il sistema del 421 con una località più bassa del versante.

La sua funzione è essenzialmente di raccordo: in poco più di un chilometro supera il dislivello fra la dorsale e Rotì, dentro un ambiente prevalentemente forestale. Poggio Cattarelle è il riferimento alto, già inserito nella lunga direttrice dello spartiacque appenninico.

Il collegamento fra Poggio Cattarelle e Rotì è diretto e privo di sviluppi estranei. La funzione del percorso è quella di cucire due punti vicini della rete, mantenendo una geometria semplice e facilmente interpretabile.

Il settore Acquerino-Cantagallo è dominato da boschi montani, fossi profondi e dorsali che separano i bacini del Bisenzio e della Limentra. Faggete e castagneti cambiano composizione con la quota, mentre cascine, fonti e piccoli valichi ricordano l’uso forestale e pastorale della montagna.

I sentieri seguono spesso costoni o impluvi molto riconoscibili: scendendo compaiono borghi e castagneti, salendo aumentano le faggete e le radure. I passi dello spartiacque funzionano come nodi, perché da essi partono itinerari verso Prato, il Pistoiese e il versante emiliano. La classificazione riportata per il percorso è E. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Elementi notevoli

  • Poggio Cattarelle
  • Rotì
  • sentiero 00
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Sentiero 452 (PO)

 

Il 452 viene percorso dal Passo delle Pescine verso Luicciana, quindi in discesa rispetto alla presentazione CAI più comune. Dal valico il sentiero attraversa il settore di Terrabianca, passa presso il piccolo nucleo di Castello e termina nel capoluogo di Cantagallo.

Terrabianca deve il nome alla pietra chiara e friabile che affiora sul versante e rappresenta un tratto panoramico dell’itinerario. A Castello rimangono le memorie del fortilizio albertesco di Castel Averardi e l’oratorio di Santa Maria; più in basso la mulattiera raggiunge Luicciana fra i rii Fiumicello e Castello.

Il tracciato mette in relazione Passo delle Pescine e Luicciana passando per Terrabianca e Castello. I due riferimenti intermedi sono decisivi per comprenderne la funzione nella rete locale e per distinguere il percorso dagli altri sentieri che utilizzano lo stesso versante.

Il settore Acquerino-Cantagallo è dominato da boschi montani, fossi profondi e dorsali che separano i bacini del Bisenzio e della Limentra. Faggete e castagneti cambiano composizione con la quota, mentre cascine, fonti e piccoli valichi ricordano l’uso forestale e pastorale della montagna.

I sentieri seguono spesso costoni o impluvi molto riconoscibili: scendendo compaiono borghi e castagneti, salendo aumentano le faggete e le radure. I passi dello spartiacque funzionano come nodi, perché da essi partono itinerari verso Prato, il Pistoiese e il versante emiliano. La classificazione riportata per il percorso è E. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

La copertura forestale rende particolarmente importanti i riferimenti puntuali: cascine, fonti, passi e piccoli nuclei sono i luoghi in cui il percorso cambia direzione o intercetta altre vie. Le faggete prevalgono alle quote maggiori, mentre scendendo aumentano castagneti e boschi misti. Questa successione accompagna il passaggio dallo spartiacque alle valli del Bisenzio e della Limentra.

Elementi notevoli

  • Passo delle Pescine
  • Terrabianca
  • Castello
  • oratorio di Santa Maria
  • Luicciana
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Sentiero 427a (PO)

 

Dal Faggio di San Giuseppe il breve raccordo sale verso Sasso Bibbio. Il suo ruolo è mettere in comunicazione il 427 con la dorsale e gli itinerari che si spingono verso il confine appenninico.

Fra Tavianella, Brasimone e Montepiano il territorio è organizzato da dorsali boscose e piccole conche d’acqua. La rete escursionistica segue spesso i passaggi più naturali fra una valle e l’altra, sfruttando selle e crinali che per secoli hanno messo in comunicazione i due lati dell’Appennino. Le aperture presso laghi e pascoli sono quindi punti di orientamento importanti in un paesaggio altrimenti dominato dal bosco.

Dal punto di avvio, Faggio di San Giuseppe, il cammino si dirige verso Sasso Bibbio. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

L’andamento è quello tipico dell’Appennino fra Brasimone e Montepiano: lunghi tratti forestali, aperture presso conche e laghi, quindi raccordi di crinale. Faggio di San Giuseppe e Sasso Bibbio permettono di leggere la funzione del percorso all’interno di una rete interregionale nella quale i sentieri CAI bolognesi e pratesi si incontrano sullo stesso sistema di dorsali.

La conclusione a Sasso Bibbio lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Faggio di San Giuseppe, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Faggio di San Giuseppe
  • Sasso Bibbio
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Sentiero 425 (PO)

 

Il raccordo parte dalla Fonte del Romito e sale alla Croce dell’Alpe di Cavarzano. È una connessione breve ma netta fra il 423 e la parte alta dell’Alpe, utile per raggiungere il sistema di crinale senza tornare verso Montepiano.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, Fonte del Romito, il cammino si dirige verso Croce dell’Alpe di Cavarzano. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Croce dell’Alpe di Cavarzano e Croce dell’Alpe di Cavarzano. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Arrivando a Croce dell’Alpe di Cavarzano, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Fonte del Romito e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Fonte del Romito
  • Croce dell’Alpe di Cavarzano
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Sentiero 423 (PO)

 

La Badia di Montepiano è il punto di partenza della salita all’Alpe di Cavarzano. Il bivio per Tavianella e le fonti del Romito e di Canapale scandiscono un itinerario progressivamente più montano, fino alle radure alte dell’alpe.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Tra Badia di Montepiano e Alpe di Cavarzano il sentiero è scandito da bivio per Tavianella, Fonte del Romito, Fonte di Canapale. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come bivio per Tavianella e Alpe di Cavarzano. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Badia di Montepiano a Alpe di Cavarzano mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Badia di Montepiano
  • Fonte del Romito
  • Fonte di Canapale
  • bivio per Tavianella
  • Alpe di Cavarzano
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Sentiero 421 (PO)

 

Il 421 attraversa una delle fasce più appartate dell’Appennino pratese: da Le Freddete raggiunge Fossato e il borgo di Chiapporato, quindi sale al tabernacolo omonimo e al Monte delle Scalette. La parte alta apre il collegamento verso lo spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Le Freddete, l’itinerario incontra dapprima Fossato. Da qui la linea continua per Chiapporato, Tabernacolo di Chiapporato prima di chiudersi a Monte delle Scalette. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Fossato e Monte delle Scalette. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Monte delle Scalette, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Le Freddete e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Chiapporato
  • Tabernacolo di Chiapporato
  • Monte delle Scalette
  • Le Freddete
  • Fossato
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Sentiero 121b (PO)

 

Il raccordo mette in comunicazione Pianacci e Torri con Fossato. La Torraccia e il Molin di Fossato segnano il passaggio dal versante alto al fondovalle, dove il paese costituisce un nodo per gli itinerari diretti a Chiapporato e al Monte delle Scalette.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Pianacci/Torri si passa per La Torraccia; poi Molin di Fossato, fino a Fossato. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come La Torraccia e Fossato. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, Fossato, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Pianacci/Torri con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Pianacci/Torri
  • La Torraccia
  • Molin di Fossato
  • Fossato
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Sentiero 015 (PO)

 

È un collegamento secondario ma geograficamente netto fra Acquaiola e Pian Colorè. Il passaggio dal bivio Cottede porta dentro il sistema forestale del Brasimone e chiude sull’incrocio con il 001, rendendo il sentiero utile come trasversale fra itinerari più lunghi.

Fra Tavianella, Brasimone e Montepiano il territorio è organizzato da dorsali boscose e piccole conche d’acqua. La rete escursionistica segue spesso i passaggi più naturali fra una valle e l’altra, sfruttando selle e crinali che per secoli hanno messo in comunicazione i due lati dell’Appennino. Le aperture presso laghi e pascoli sono quindi punti di orientamento importanti in un paesaggio altrimenti dominato dal bosco.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Acquaiola si passa per bivio con il 005; poi bivio Cottede; poi Pian Colorè, fino a innesto con il sentiero 001. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

L’andamento è quello tipico dell’Appennino fra Brasimone e Montepiano: lunghi tratti forestali, aperture presso conche e laghi, quindi raccordi di crinale. Acquaiola e innesto con il sentiero 001 permettono di leggere la funzione del percorso all’interno di una rete interregionale nella quale i sentieri CAI bolognesi e pratesi si incontrano sullo stesso sistema di dorsali.

Il paesaggio appartiene all’Appennino di confine tra area bolognese e versante toscano. Le faggete coprono gran parte dei rilievi, mentre bacini, impluvi e radure interrompono la continuità forestale. I passi e i nodi di crinale spiegano la fitta presenza di raccordi: qui gli itinerari non terminano isolati, ma si agganciano alle direttrici che collegano Brasimone, Montepiano, Cavarzano e l’alta valle del Setta.

Il punto di arrivo, innesto con il sentiero 001, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Acquaiola con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Pian Colorè
  • Acquaiola
  • bivio con il 005
  • bivio Cottede
  • innesto con il sentiero 001
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Sentiero 143A (PT)

Il sentiero 143A – Mulattiera di Granaglione, Variante C (Monte Cocomero) è un itinerario escursionistico dell’Appennino tosco-emiliano che collega le pendici del Monte Lucci all’abitato di Vizzero, attraversando il settore montano compreso tra le valli del Randaragna e dell’Orsigna. Il percorso si sviluppa per circa 4,7 km, con difficoltà E (Escursionistico), e presenta un andamento caratteristico: una prima salita verso il Monte Cocomero, seguita da una lunga discesa attraverso i boschi che sovrastano Vizzero. L’itinerario appartiene al sistema di collegamenti storicamente legati alla Mulattiera di Granaglione, antica direttrice di comunicazione tra il territorio di Porretta Terme e quello di Pracchia.

La partenza si trova sul versante del Monte Lucci, in corrispondenza dell’innesto con il percorso della Mulattiera di Granaglione, a circa 1.060 metri di quota. Da qui il sentiero procede inizialmente verso ovest, risalendo il fianco montuoso attraverso un ambiente prevalentemente forestale. La salita segue un tracciato articolato, con cambi di direzione e tratti più sostenuti, guadagnando progressivamente quota fino a raggiungere il settore settentrionale del Monte Cocomero. Questo rilievo, caratterizzato da due sommità che superano i 1.400 metri, occupa una posizione significativa nello spartiacque tra il bacino del torrente Randaragna e quello dell’Orsigna, lungo il confine tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il tratto più elevato dell’itinerario si sviluppa in prossimità del Monte Cocomero, raggiungendo circa 1.360 metri senza salire sulla cima principale. Qui si incontra il collegamento con il sentiero 143, che prosegue verso il Passo del Termine e le dorsali dell’Appennino pistoiese. La montagna presenta pendii ripidi e ampie superfici boscate, con affioramenti di arenaria tipici di questo settore appenninico. La posizione del rilievo, tra il versante emiliano del Randaragna e quello toscano dell’Orsigna, permette di riconoscere l’articolazione delle vallate circostanti, soprattutto nei punti in cui la vegetazione lascia spazio alla visuale.

Superato il settore del Monte Cocomero, il percorso cambia nettamente direzione e inizia a perdere quota verso sud, seguendo la dorsale che scende in direzione di Poggio Mengone. Questa parte dell’itinerario attraversa boschi montani nei quali si incontrano anche conifere provenienti da interventi di rimboschimento. La discesa presenta pendenze variabili e attraversa un ambiente più raccolto rispetto alla parte alta, con tratti nei quali la vegetazione può rendere meno evidente il passaggio. Il territorio conserva le caratteristiche del paesaggio forestale dell’alto Appennino, dove vecchie vie di collegamento, sentieri di crinale e percorsi utilizzati per le attività agro-silvo-pastorali formano una rete strettamente legata agli insediamenti montani.

Scendendo ulteriormente, il sentiero raggiunge il settore delle Case Mengaia, piccolo nucleo rurale situato sui pendii sovrastanti Vizzero. In questa fascia altimetrica il bosco montano lascia progressivamente spazio a castagneti e aree segnate dalla presenza storica dell’uomo. La parte conclusiva attraversa il sistema di viabilità minore che collega le borgate della montagna di Granaglione, avvicinandosi alle case di Vizzero. L’abitato è formato da diversi piccoli nuclei distribuiti lungo i versanti, testimonianza di un’organizzazione insediativa legata alla coltivazione del castagno, allo sfruttamento del bosco e ai collegamenti tra le due regioni.

L’arrivo è presso Vizzero, a circa 780 metri di altitudine, dove il paesaggio forestale si apre sul piccolo insediamento montano. Tra gli elementi caratteristici della località figurano la chiesa di San Michele Arcangelo e un antico lavatoio con fontana, testimonianze della vita comunitaria delle borgate. La variante permette di collegare il sistema di sentieri del Monte Lucci e del Monte Cocomero con la viabilità storica di Vizzero, offrendo un attraversamento significativo del territorio di confine tra l’Appennino bolognese e quello pistoiese. Per la presenza di tratti boscosi ripidi e possibili difficoltà di individuazione del percorso, è opportuno verificare preventivamente le condizioni di percorribilità e della segnaletica.

Elementi notevoli

  • Monte Lucci – Rilievo appenninico sul cui versante si trova l’innesto iniziale del percorso, in collegamento con il sistema storico della Mulattiera di Granaglione.
  • Monte Cocomero – Montagna dello spartiacque tosco-emiliano, con due sommità superiori ai 1.400 metri. Il sentiero ne attraversa il settore sottostante la cima, raggiungendo il collegamento con il percorso 143.
  • Poggio Mengone – Rilievo boscoso lungo la dorsale che scende dal Monte Cocomero verso Vizzero, caratterizzato dalla presenza di vegetazione forestale e rimboschimenti di conifere.
  • Case Mengaia – Piccolo insediamento rurale sulle pendici sovrastanti Vizzero, rappresentativo del sistema di case sparse e antiche attività montane del territorio.
  • Vizzero – Borgata montana dell’area di Granaglione, situata nei pressi del confine regionale, con nuclei abitativi storicamente legati alla castanicoltura e all’economia del bosco.
  • Chiesa di San Michele Arcangelo e lavatoio di Vizzero – Elementi del patrimonio storico e rurale dell’abitato, legati alla vita religiosa e comunitaria della montagna.
  • Rete escursionistica del CAI Porretta Terme – Sistema di percorsi dell’alto Appennino bolognese che comprende i collegamenti tra Monte Cocomero, Vizzero e la storica Mulattiera di Granaglione.
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Sentiero MG (PT)

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Sentiero 181 (PT)

 
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Sentiero 171 (PT)

 
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Sentiero 169c (PT)

 
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Sentiero 143 (PT)

 
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Sentiero 121c (PT)

 
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Sentiero 121b (PT)

 
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Sentiero 111b (PT)

 
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Sentiero 109 (PT)

 
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