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Sentiero 419 (PO)

 

Ponte Secco introduce subito la salita nel Fosso Buio. Il sentiero guadagna quindi il costone di Poggio Lungo, stretto fra Cicialbo e La Pigna, e sbuca al Passo del Treppio, nodo di crinale fra più direttrici dell’Acquerino-Cantagallo.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Ponte Secco al Monachino, l’itinerario incontra dapprima Fosso Buio. Da qui la linea continua per Poggio Lungo prima di chiudersi a Passo del Treppio. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Fosso Buio e Passo del Treppio. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Passo del Treppio, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Ponte Secco al Monachino e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Ponte Secco al Monachino
  • Passo del Treppio
  • Fosso Buio
  • Poggio Lungo
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Sentiero 417 (PO)

 

Dal Monachino il percorso raggiunge Ponte Secco, entra nel settore della Sella della Scavata e prosegue alla Fonte di Lavacchio. La Foce di Cerbiancana è il punto finale sul crinale, da cui partono ulteriori collegamenti verso Monte Bucciana e Fregionaia.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Santo Stefano al Monachino il percorso raggiunge Monachino; seguono Ponte Secco, Sella della Scavata, Fonte di Lavacchio, prima dell’arrivo a Foce di Cerbiancana. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Monachino e Foce di Cerbiancana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Foce di Cerbiancana lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Santo Stefano al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Ponte Secco
  • Fonte di Lavacchio
  • Santo Stefano al Monachino
  • Monachino
  • Sella della Scavata
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Sentiero 415 (PO)

 

Il percorso segue il rapporto fra Monachino e valle della Limentra: dalla chiesa di Santo Stefano passa per la Madonna di Santo Stefano e scende verso Ponte a Rigoli. In questo settore sono documentate anche tracce di antiche attività siderurgiche, legate alle ferriere e ai boschi della montagna.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Santo Stefano al Monachino, l’itinerario incontra dapprima Madonna di Santo Stefano. Da qui la linea continua per valle della Limentra prima di chiudersi a Ponte a Rigoli. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Madonna di Santo Stefano e Ponte a Rigoli. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Ponte a Rigoli, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Santo Stefano al Monachino e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Ponte a Rigoli
  • Santo Stefano al Monachino
  • Madonna di Santo Stefano
  • valle della Limentra
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Sentiero 121b (PO)

 

Il raccordo mette in comunicazione Pianacci e Torri con Fossato. La Torraccia e il Molin di Fossato segnano il passaggio dal versante alto al fondovalle, dove il paese costituisce un nodo per gli itinerari diretti a Chiapporato e al Monte delle Scalette.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Pianacci/Torri si passa per La Torraccia; poi Molin di Fossato, fino a Fossato. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come La Torraccia e Fossato. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, Fossato, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Pianacci/Torri con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Pianacci/Torri
  • La Torraccia
  • Molin di Fossato
  • Fossato
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Sentiero 119a (PO)

 

Dal Monachino la salita per Case Pavoni e Lastruccia è breve ma concentrata e termina sul crinale al collegamento con il 111. CAI Prato ha pubblicato il 3 agosto 2026 un avviso di chiusura del 119A per dissesto idrogeologico: prima di programmare l’escursione è quindi necessario verificare l’eventuale riapertura.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino il percorso raggiunge Case Pavoni; seguono Lastruccia, prima dell’arrivo a innesto con il sentiero 111. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Case Pavoni e innesto con il sentiero 111. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a innesto con il sentiero 111 lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino
  • Case Pavoni
  • Lastruccia
  • innesto con il sentiero 111
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Sentiero 143A (PT)

Il sentiero 143A – Mulattiera di Granaglione, Variante C (Monte Cocomero) è un itinerario escursionistico dell’Appennino tosco-emiliano che collega le pendici del Monte Lucci all’abitato di Vizzero, attraversando il settore montano compreso tra le valli del Randaragna e dell’Orsigna. Il percorso si sviluppa per circa 4,7 km, con difficoltà E (Escursionistico), e presenta un andamento caratteristico: una prima salita verso il Monte Cocomero, seguita da una lunga discesa attraverso i boschi che sovrastano Vizzero. L’itinerario appartiene al sistema di collegamenti storicamente legati alla Mulattiera di Granaglione, antica direttrice di comunicazione tra il territorio di Porretta Terme e quello di Pracchia.

La partenza si trova sul versante del Monte Lucci, in corrispondenza dell’innesto con il percorso della Mulattiera di Granaglione, a circa 1.060 metri di quota. Da qui il sentiero procede inizialmente verso ovest, risalendo il fianco montuoso attraverso un ambiente prevalentemente forestale. La salita segue un tracciato articolato, con cambi di direzione e tratti più sostenuti, guadagnando progressivamente quota fino a raggiungere il settore settentrionale del Monte Cocomero. Questo rilievo, caratterizzato da due sommità che superano i 1.400 metri, occupa una posizione significativa nello spartiacque tra il bacino del torrente Randaragna e quello dell’Orsigna, lungo il confine tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il tratto più elevato dell’itinerario si sviluppa in prossimità del Monte Cocomero, raggiungendo circa 1.360 metri senza salire sulla cima principale. Qui si incontra il collegamento con il sentiero 143, che prosegue verso il Passo del Termine e le dorsali dell’Appennino pistoiese. La montagna presenta pendii ripidi e ampie superfici boscate, con affioramenti di arenaria tipici di questo settore appenninico. La posizione del rilievo, tra il versante emiliano del Randaragna e quello toscano dell’Orsigna, permette di riconoscere l’articolazione delle vallate circostanti, soprattutto nei punti in cui la vegetazione lascia spazio alla visuale.

Superato il settore del Monte Cocomero, il percorso cambia nettamente direzione e inizia a perdere quota verso sud, seguendo la dorsale che scende in direzione di Poggio Mengone. Questa parte dell’itinerario attraversa boschi montani nei quali si incontrano anche conifere provenienti da interventi di rimboschimento. La discesa presenta pendenze variabili e attraversa un ambiente più raccolto rispetto alla parte alta, con tratti nei quali la vegetazione può rendere meno evidente il passaggio. Il territorio conserva le caratteristiche del paesaggio forestale dell’alto Appennino, dove vecchie vie di collegamento, sentieri di crinale e percorsi utilizzati per le attività agro-silvo-pastorali formano una rete strettamente legata agli insediamenti montani.

Scendendo ulteriormente, il sentiero raggiunge il settore delle Case Mengaia, piccolo nucleo rurale situato sui pendii sovrastanti Vizzero. In questa fascia altimetrica il bosco montano lascia progressivamente spazio a castagneti e aree segnate dalla presenza storica dell’uomo. La parte conclusiva attraversa il sistema di viabilità minore che collega le borgate della montagna di Granaglione, avvicinandosi alle case di Vizzero. L’abitato è formato da diversi piccoli nuclei distribuiti lungo i versanti, testimonianza di un’organizzazione insediativa legata alla coltivazione del castagno, allo sfruttamento del bosco e ai collegamenti tra le due regioni.

L’arrivo è presso Vizzero, a circa 780 metri di altitudine, dove il paesaggio forestale si apre sul piccolo insediamento montano. Tra gli elementi caratteristici della località figurano la chiesa di San Michele Arcangelo e un antico lavatoio con fontana, testimonianze della vita comunitaria delle borgate. La variante permette di collegare il sistema di sentieri del Monte Lucci e del Monte Cocomero con la viabilità storica di Vizzero, offrendo un attraversamento significativo del territorio di confine tra l’Appennino bolognese e quello pistoiese. Per la presenza di tratti boscosi ripidi e possibili difficoltà di individuazione del percorso, è opportuno verificare preventivamente le condizioni di percorribilità e della segnaletica.

Elementi notevoli

  • Monte Lucci – Rilievo appenninico sul cui versante si trova l’innesto iniziale del percorso, in collegamento con il sistema storico della Mulattiera di Granaglione.
  • Monte Cocomero – Montagna dello spartiacque tosco-emiliano, con due sommità superiori ai 1.400 metri. Il sentiero ne attraversa il settore sottostante la cima, raggiungendo il collegamento con il percorso 143.
  • Poggio Mengone – Rilievo boscoso lungo la dorsale che scende dal Monte Cocomero verso Vizzero, caratterizzato dalla presenza di vegetazione forestale e rimboschimenti di conifere.
  • Case Mengaia – Piccolo insediamento rurale sulle pendici sovrastanti Vizzero, rappresentativo del sistema di case sparse e antiche attività montane del territorio.
  • Vizzero – Borgata montana dell’area di Granaglione, situata nei pressi del confine regionale, con nuclei abitativi storicamente legati alla castanicoltura e all’economia del bosco.
  • Chiesa di San Michele Arcangelo e lavatoio di Vizzero – Elementi del patrimonio storico e rurale dell’abitato, legati alla vita religiosa e comunitaria della montagna.
  • Rete escursionistica del CAI Porretta Terme – Sistema di percorsi dell’alto Appennino bolognese che comprende i collegamenti tra Monte Cocomero, Vizzero e la storica Mulattiera di Granaglione.
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