Sentieri Digitali è una piattaforma web e app mobile interamente dedicata all’escursionismo in Italia, realizzata da Idra srls. Offre la mappatura completa di tutti i sentieri nazionali, ciascuno corredato di scheda dettagliata e scaricabile in KML/GPX. Grazie ai download offline per intere province, ai waypoint geolocalizzati (anche senza connessione) e alle segnalazioni pubbliche con foto, garantisce sicurezza e aggiornamenti costanti. È possibile pianificare itinerari punto-a-punto, sovrapporre layer cartografici, importare tracciati personali e consultare rubriche tematiche sull’outdoor.
QUI trovi approfondimenti e maggiori informazioni sulle caratteristiche principali.
I CONTENUTI DELLA PIATTAFORMA SONO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO  
Vuoi diventare Sponsor di Sentieri Digitali o contribuire alla sua crescita? CONTATTACI
 
Sentieri Digitali
X
Home » Sentiero 220 (PT)

Cammino Di San Bartolomeo Variante Di Poggione

Home » Sentiero 220 (PT)

Cammino Di San Bartolomeo Tappa 5

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 167 (BO)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero Tramonto di un Alba (PO)

Tramonto di un’Alba è un itinerario storico-naturalistico che scende dal Pian delle Vergini, sul Monte Javello, fino a Pacciana. Ripercorre il corridoio seguito nel settembre 1944 dai partigiani della formazione Orlando Storai, poi Brigata Buricchi, durante la discesa verso Prato.

Il Pian de’ Massi fu uno dei punti di osservazione della brigata e i Faggi di Javello conservano il carattere forestale della parte alta. La lunga discesa attraversa il crinale fra Montemurlo, Vaiano e Prato, passando gradualmente dalle faggete alle quote più basse e agli insediamenti del margine urbano.

La progressione geografica è scandita da Pian delle Vergini, Faggi di Javello e Pian de’ Massi; da qui il percorso continua attraverso dorsale del Javello, fino a Pacciana. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

Il Monte Javello fa da cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. I versanti inferiori sono segnati da castagneti, fattorie e nuclei rurali; più in alto compaiono faggete, radure e lunghi costoni che collegano Schignano, Migliana e le Cavallaie.

La dorsale conserva numerosi segni della frequentazione storica: tabernacoli, fonti, poderi e antiche vie di transito. Il bosco domina il paesaggio, ma le aperture di crinale permettono di leggere con chiarezza la piana pratese e l’alta Val di Bisenzio. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Il gradiente di quota si riflette nettamente nella vegetazione e negli usi del suolo. Nella fascia inferiore compaiono coltivi, castagneti e complessi rurali; più in alto le faggete e le radure occupano la dorsale. Questo passaggio spiega anche la distribuzione di fattorie, tabernacoli e vecchie vie di servizio incorporate nella rete escursionistica.

Elementi notevoli

  • Pian delle Vergini
  • Faggi di Javello
  • Pian de’ Massi
  • Monte Javello
  • Pacciana
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero Ovest Retaia (PO)

La Ovest Retaia è una traccia ripida che sale da Via di Canneto alla Croce della Retaia sul fianco occidentale della Calvana. In poco più di un chilometro supera un forte dislivello, puntando direttamente alla dorsale senza i lunghi sviluppi delle vie tradizionali.

La Retaia domina il margine settentrionale di Prato e presenta un versante occidentale inciso da piccoli impluvi e coperto in parte da bosco e macchia. Il percorso raggiunge la croce sommitale, da cui si entra nella rete principale della Calvana e si aprono vedute sulla piana pratese.

Fra Via di Canneto e Croce della Retaia, versante occidentale della Retaia è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

La Calvana è una dorsale preappenninica che separa la Val di Bisenzio dalla conca di Calenzano e dal Mugello. I versanti bassi conservano case, poderi, fonti e antiche vie di accesso; salendo compaiono boschi, praterie e affioramenti calcarei. Le forme carsiche diventano evidenti soprattutto sul crinale, dove doline e avvallamenti interrompono la continuità dei prati.

L’orientamento è affidato a pochi riferimenti molto netti: impluvi che scendono verso il Bisenzio, valichi che attraversano lo spartiacque e una dorsale lunga e continua. Per questo i sentieri della Calvana possono essere letti come una rete di accessi dal fondovalle e di collegamenti trasversali fra il lato pratese e quello fiorentino. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Via di Canneto
  • Monte Retaia
  • Croce della Retaia
  • Calvana
Home » Sentiero 220 (PT)

Cammino dell’Acqua – Torrente Bagnolo (PO)

Il Cammino dell’Acqua segue il torrente Bagnolo nel territorio di Montemurlo e costruisce un anello attorno al rapporto fra corso d’acqua, opere idrauliche e paesaggio collinare. Dal fontanello il percorso risale la valle fino alla diga di Bagnolo, nota anche come diga di Montachiello.

Il tema dell’acqua è concreto lungo tutto il percorso: il torrente incide il versante del Monteferrato e alimenta una valle storicamente utilizzata per attività agricole e manifatturiere. La diga costituisce il riferimento finale della risalita, mentre il ritorno permette di osservare il bacino da un diverso livello del versante.

La progressione geografica è scandita da Fontanello di Bagnolo, torrente Bagnolo e sistema collinare di Montemurlo; da qui il percorso continua attraverso Diga di Bagnolo/Montachiello, fino a rientro ad anello. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

Il Monteferrato è caratterizzato dalle rocce ofiolitiche e in particolare dalle serpentiniti, che producono suoli poveri e una vegetazione specializzata. Le colline rocciose sono incise da fossi brevi ma profondi e si saldano verso nord con i rilievi più boscati del Javello.

Acqua e geologia hanno condizionato anche gli usi umani: cave, mulini, opere idrauliche e coltivi si concentrano nei valloni e alla base dei versanti. I sentieri seguono spesso proprio queste linee, passando dalle aree abitate alle fasce forestali. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

Nel vallone del Bagnolo l’acqua mette in evidenza la struttura del versante e collega ambienti diversi: aree abitate e coltivate alla base, boschi e affioramenti rocciosi salendo. La presenza di opere idrauliche moderne si sovrappone a una storia più antica di mulini e sfruttamento dei corsi d’acqua, caratteristica comune alle valli che scendono dal Monteferrato.

Elementi notevoli

  • Fontanello di Bagnolo
  • Torrente Bagnolo
  • valle di Bagnolo
  • Diga di Bagnolo
  • Montachiello
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 470 (PO)

 

Il 470 attraversa da sud a nord il settore occidentale del Monteferrato e sale fino alla dorsale del Javello. Dall’abitato di Montemurlo raggiunge la Rocca, prosegue per Casa Spicchio e la Fattoria di Javello, quindi riprende quota verso Casa Banditelle e Le Cavallaie.

La Rocca di Montemurlo costituisce il grande riferimento storico della prima parte. Più in alto la Fattoria di Javello introduce il paesaggio forestale della montagna; Le Cavallaie segnano infine il passaggio verso la Riserva Acquerino-Cantagallo e l’incrocio con i sentieri 410 e 416.

La progressione geografica è scandita da Montemurlo, Rocca di Montemurlo e Casa Spicchio; da qui il percorso continua attraverso Fattoria di Javello, Casa Banditelle, fino a Le Cavallaie. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

Il Monte Javello fa da cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. I versanti inferiori sono segnati da castagneti, fattorie e nuclei rurali; più in alto compaiono faggete, radure e lunghi costoni che collegano Schignano, Migliana e le Cavallaie.

La dorsale conserva numerosi segni della frequentazione storica: tabernacoli, fonti, poderi e antiche vie di transito. Il bosco domina il paesaggio, ma le aperture di crinale permettono di leggere con chiarezza la piana pratese e l’alta Val di Bisenzio. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Il gradiente di quota si riflette nettamente nella vegetazione e negli usi del suolo. Nella fascia inferiore compaiono coltivi, castagneti e complessi rurali; più in alto le faggete e le radure occupano la dorsale. Questo passaggio spiega anche la distribuzione di fattorie, tabernacoli e vecchie vie di servizio incorporate nella rete escursionistica.

Elementi notevoli

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 440b (PO)

 

Il 440B è una piccola bretella sul versante pratese della Calvana. Unisce Le Forre a Campo al Prete passando dal Guado alle Forre, dove incrocia il più impegnativo 440A proveniente da Rio Buti.

La brevità del percorso ne chiarisce la funzione: serve a ricucire la rete dei sentieri che risalgono dal fondovalle di Prato con il sistema di Campo al Prete e della Selvaccia. Il guado costituisce il riferimento geografico centrale, perché segna l’attraversamento del piccolo impluvio prima del raccordo con il 440.

Fra Le Forre e Campo al Prete, Guado alle Forre è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

La Calvana è una dorsale preappenninica che separa la Val di Bisenzio dalla conca di Calenzano e dal Mugello. I versanti bassi conservano case, poderi, fonti e antiche vie di accesso; salendo compaiono boschi, praterie e affioramenti calcarei. Le forme carsiche diventano evidenti soprattutto sul crinale, dove doline e avvallamenti interrompono la continuità dei prati.

L’orientamento è affidato a pochi riferimenti molto netti: impluvi che scendono verso il Bisenzio, valichi che attraversano lo spartiacque e una dorsale lunga e continua. Per questo i sentieri della Calvana possono essere letti come una rete di accessi dal fondovalle e di collegamenti trasversali fra il lato pratese e quello fiorentino. La classificazione riportata per il percorso è E. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Elementi notevoli

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 440a (PO)

 

Il 440A è un raccordo molto breve ma nettamente diverso dai sentieri ordinari della Calvana: risale direttamente il solco di Rio Buti, seguendo da vicino l’acqua e i suoi salti fino al Guado alle Forre. La classificazione EE è coerente con l’ambiente incassato e con la maggiore attenzione richiesta lungo il torrente.

Le cascate di Rio Buti sono l’elemento dominante dell’itinerario. Il percorso non cerca una dorsale panoramica, ma entra nella piccola forra, passa dalla Fonte ai Lastroni e raggiunge il punto di guado dove si collega al 440B. CAI Prato segnala ancora nella scheda del sentiero la chiusura disposta nel 2024 per frana: la percorribilità va verificata prima dell’uscita.

Il tracciato mette in relazione Ponte di Rio Buti e Guado alle Forre passando per cascate di Rio Buti e Fonte ai Lastroni. I due riferimenti intermedi sono decisivi per comprenderne la funzione nella rete locale e per distinguere il percorso dagli altri sentieri che utilizzano lo stesso versante.

La Calvana è una dorsale preappenninica che separa la Val di Bisenzio dalla conca di Calenzano e dal Mugello. I versanti bassi conservano case, poderi, fonti e antiche vie di accesso; salendo compaiono boschi, praterie e affioramenti calcarei. Le forme carsiche diventano evidenti soprattutto sul crinale, dove doline e avvallamenti interrompono la continuità dei prati.

L’orientamento è affidato a pochi riferimenti molto netti: impluvi che scendono verso il Bisenzio, valichi che attraversano lo spartiacque e una dorsale lunga e continua. Per questo i sentieri della Calvana possono essere letti come una rete di accessi dal fondovalle e di collegamenti trasversali fra il lato pratese e quello fiorentino. La classificazione riportata per il percorso è EE. La lettura dell’itinerario dipende soprattutto dai toponimi e dagli elementi attraversati: sono essi a spiegare il rapporto fra versante, crinale e fondovalle e a rendere il sentiero specifico rispetto ai percorsi vicini.

Nei tratti più alti la roccia calcarea e le forme carsiche condizionano anche la vegetazione: i prati e le radure del crinale contrastano con i boschi dei versanti e con gli impluvi più freschi. Dove compaiono case, fonti o cave, questi elementi coincidono spesso con antichi punti di lavoro o di passaggio e aiutano a leggere la trasformazione del paesaggio fra piana pratese e dorsale.

Elementi notevoli

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 440 (PO)

 

Il 440 è una lunga direttrice che porta dal margine storico di Prato alla dorsale meridionale della Calvana. Dopo l’uscita dalla città, Filettole e Carteano introducono il paesaggio pedecollinare; più in alto Campo al Prete e La Selvaccia accompagnano la salita verso Valibona, dove il sentiero intercetta la rete di crinale.

Il passaggio a Valibona aggiunge al percorso una precisa dimensione storica: la località è legata alla battaglia partigiana del gennaio 1944 e ospita il museo dedicato alla memoria della Resistenza. La parte alta è quindi insieme un valico naturale fra i due versanti e un luogo della memoria del territorio pratese.

La progressione geografica è scandita da Ponte al Mercatale, Cappuccini e Filettole; da qui il percorso continua attraverso chiesa di Carteano, Casa Mimì, Campo al Prete, La Selvaccia, Crocicchio di Valibona, fino a Valibona. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

La Calvana è una dorsale preappenninica che separa la Val di Bisenzio dalla conca di Calenzano e dal Mugello. I versanti bassi conservano case, poderi, fonti e antiche vie di accesso; salendo compaiono boschi, praterie e affioramenti calcarei. Le forme carsiche diventano evidenti soprattutto sul crinale, dove doline e avvallamenti interrompono la continuità dei prati.

L’orientamento è affidato a pochi riferimenti molto netti: impluvi che scendono verso il Bisenzio, valichi che attraversano lo spartiacque e una dorsale lunga e continua. Per questo i sentieri della Calvana possono essere letti come una rete di accessi dal fondovalle e di collegamenti trasversali fra il lato pratese e quello fiorentino. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Nei tratti più alti la roccia calcarea e le forme carsiche condizionano anche la vegetazione: i prati e le radure del crinale contrastano con i boschi dei versanti e con gli impluvi più freschi. Dove compaiono case, fonti o cave, questi elementi coincidono spesso con antichi punti di lavoro o di passaggio e aiutano a leggere la trasformazione del paesaggio fra piana pratese e dorsale.

Elementi notevoli

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 438a (PO)

 

Il sentiero segue uno dei settori idrograficamente più importanti della montagna pratese. Da Ponte di Taglianico raggiunge le sorgenti del Bisenzio, passa dal Mulino dell’Almanacco e risale per Vespaio e Fosso delle Barbe fino al Passo degli Acquiputoli.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Ponte di Taglianico il percorso raggiunge Sorgenti del Bisenzio; seguono Mulino dell’Almanacco, Poggio di Vespaio, Cascina di Vespaio, Fosso delle Barbe, prima dell’arrivo a Passo degli Acquiputoli. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Sorgenti del Bisenzio e Passo degli Acquiputoli. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Passo degli Acquiputoli lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Ponte di Taglianico, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Ponte di Taglianico
  • Sorgenti del Bisenzio
  • Cascina di Vespaio
  • Passo degli Acquiputoli
  • Mulino dell’Almanacco
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 438 (PO)

 

Da Masseto e Migliana il 438 attraversa trasversalmente l’alta Val di Bisenzio. Croce al Montini e Ponte di Taglianico precedono Luogomano; oltre Crocetta di Luogomano il sentiero passa per Ponte di Cantagallo e Case Fontanini fino alla Foce ai Fontanini.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Tra Masseto/Migliana e Foce ai Fontanini il sentiero è scandito da Croce al Montini, Ponte di Taglianico, Anfiteatro Mauri, Luogomano, Crocetta di Luogomano, Ponte di Cantagallo, Case Fontanini. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Croce al Montini e Foce ai Fontanini. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Masseto/Migliana a Foce ai Fontanini mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Ponte di Taglianico
  • Ponte di Cantagallo
  • Masseto/Migliana
  • Croce al Montini
  • Anfiteatro Mauri
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 436 (PO)

 

Da Cantagallo il sentiero attraversa il ponte omonimo, segue il settore del Rio Ceppeta e raggiunge Cerliano. È un accesso dal paese al cuore della riserva e alla rete forestale che prosegue verso Cave, Fregionaia e Luogomano.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Lasciato Cantagallo, l’itinerario incontra dapprima Ponte di Cantagallo. Da qui la linea continua per Rio Ceppeta prima di chiudersi a Cerliano. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Ponte di Cantagallo e Cerliano. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Cerliano, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Cantagallo e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Ponte di Cantagallo
  • Cantagallo
  • Rio Ceppeta
  • Cerliano
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 433 (PO)

 

Dalla Foce di Cerbiancana il sentiero sale al Monte Bucciana e scende a Fregionaia. Il Monte Bucciana è il punto dominante dell’itinerario e offre il riferimento orografico più chiaro tra la foce e il reticolo di sentieri della riserva.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, Foce di Cerbiancana, il cammino si dirige verso Monte Bucciana e quindi verso Fregionaia. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Monte Bucciana e Fregionaia. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Foce di Cerbiancana a Fregionaia mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Monte Bucciana
  • Foce di Cerbiancana
  • Fregionaia
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 432c (PO)

 

Fonterebbi e Cerliano sono collegati da un raccordo diretto all’interno della riserva. La brevità del percorso riflette la sua funzione di connessione fra due nodi della rete forestale.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Dal punto di avvio, Fonterebbi, il cammino si dirige verso Cerliano. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Cerliano e Cerliano. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Il punto di arrivo, Cerliano, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Fonterebbi con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Fonterebbi
  • Cerliano
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 432b (PO)

 

Crocetta di Luogomano, Poggio Tondatoio e Il Cerro sono i tre riferimenti fondamentali di questo breve raccordo. Il tracciato collega la rete di Luogomano con quella del 432 senza perdere inutilmente quota.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, Crocetta di Luogomano, il cammino si dirige verso Poggio Tondatoio e quindi verso Il Cerro. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Poggio Tondatoio e Il Cerro. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a Il Cerro, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Crocetta di Luogomano e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Crocetta di Luogomano
  • Poggio Tondatoio
  • Il Cerro
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 432a (PO)

 

Dal Fosso delle Barbe il sentiero sale a Cascina delle Barbe e Pian del Faggione, raggiunge il monumentale Faggione di Luogomano e prosegue presso un osservatorio della Linea Gotica. La Foce di Cerbiancana chiude il percorso sul crinale.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Fosso delle Barbe il percorso raggiunge Cascina delle Barbe; seguono Pian del Faggione, Faggione di Luogomano, osservatorio della Linea Gotica, prima dell’arrivo a Foce di Cerbiancana. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Cascina delle Barbe e Foce di Cerbiancana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Foce di Cerbiancana lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Fosso delle Barbe, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Cascina delle Barbe
  • Pian del Faggione
  • Faggione di Luogomano
  • osservatorio della Linea Gotica
  • Fosso delle Barbe
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 430a (PO)

 

Il raccordo parte da Casetta Alteta, intercetta il bivio per gli Acquiputoli e raggiunge il Passo degli Acquiputoli. La sua funzione è abbreviare il collegamento fra Spedaletto e la dorsale alta.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Dal punto di avvio, Casetta Alteta, il cammino si dirige verso bivio per gli Acquiputoli e quindi verso Passo degli Acquiputoli. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Casetta Alteta e Passo degli Acquiputoli appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

La conclusione a Passo degli Acquiputoli lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Casetta Alteta, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Passo degli Acquiputoli
  • Casetta Alteta
  • bivio per gli Acquiputoli
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 430 (PO)

 

Da Spedaletto il percorso passa per Casetta Alteta e la Fonte dell’Alteta prima di raggiungere il Passo degli Acandoli. È un accesso diretto dal settore della Limentra al nodo di crinale fra Javello e Acquerino.

Il Monte Javello forma una cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. Castagneti e faggete rivestono gran parte dei versanti, interrotti da fonti, radure e piccoli passi. La rete dei sentieri segue dorsali e antichi collegamenti fra Vaiano, Schignano, Migliana e l’alta Val di Bisenzio, così che anche i raccordi più brevi hanno una funzione precisa nel passaggio fra un versante e l’altro.

Tra Cascina di Spedaletto e Passo degli Acandoli il sentiero è scandito da Casetta Alteta, Fonte dell’Alteta. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Cascina di Spedaletto e Passo degli Acandoli appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Cascina di Spedaletto a Passo degli Acandoli mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Cascina di Spedaletto
  • Fonte dell’Alteta
  • Passo degli Acandoli
  • Casetta Alteta
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 428 (PO)

 

Dalla passerella di Santa Lucia il sentiero lascia il Bisenzio e sale sui versanti meridionali della Calvana. Casa Bastone e il settore di Cavagliano introducono la parte rurale del percorso, che termina nella conca di Travalle.

La Calvana è una dorsale preappenninica lunga e continua, con un forte contrasto fra i versanti bassi, coltivati e abitati, e le parti sommitali più aperte. Poderi, fonti e nuclei rurali accompagnano la salita dalla piana pratese; più in alto compaiono praterie, boschi e forme carsiche. I sentieri sfruttano spesso antiche linee di accesso alle case e ai pascoli prima di raggiungere il crinale.

Lasciato Passerella di Santa Lucia, l’itinerario incontra dapprima versanti della Calvana meridionale. Da qui la linea continua per Casa Bastone, area di Cavagliano prima di chiudersi a Travalle. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

Il rapporto fra piana e crinale è uno dei caratteri più evidenti. Passerella di Santa Lucia appartiene al sistema degli accessi bassi, mentre Travalle si colloca più direttamente nella trama dei collegamenti della Calvana. Case, poderi e fonti incontrati lungo la salita non sono deviazioni: coincidono con le linee storiche utilizzate per raggiungere pascoli, coltivi e passi.

Sul lato pratese della Calvana il paesaggio conserva una fitta trama rurale. Case sparse, poderi e piccole sorgenti costituiscono riferimenti concreti lungo i percorsi, mentre la dorsale superiore apre visuali ampie sulla piana di Prato e sul Mugello. La rete escursionistica mette in relazione questi due livelli del territorio, collegando la città e le frazioni con i valichi e le cime.

Arrivando a Travalle, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Passerella di Santa Lucia e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Passerella di Santa Lucia
  • versanti della Calvana meridionale
  • Casa Bastone
  • area di Cavagliano
  • Travalle
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 424 (PO)

 

San Leonardo introduce un percorso articolato sul versante occidentale della Calvana. Le Forre, Fonte Buia e La Selvaccia conducono a Casa Bastone; più avanti le Svolte di Cavagliano e I Bifolchi accompagnano la discesa al Fosso della Valluccia.

Sul lato pratese della Calvana il paesaggio conserva una fitta trama rurale. Case sparse, poderi e piccole sorgenti costituiscono riferimenti concreti lungo i percorsi, mentre la dorsale superiore apre visuali ampie sulla piana di Prato e sul Mugello. La rete escursionistica mette in relazione questi due livelli del territorio, collegando la città e le frazioni con i valichi e le cime.

Da San Leonardo il percorso raggiunge Le Forre; seguono Fonte Buia, La Selvaccia, Casa Bastone, Svolte di Cavagliano, I Bifolchi, prima dell’arrivo a Fosso della Valluccia. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Il rapporto fra piana e crinale è uno dei caratteri più evidenti. San Leonardo appartiene al sistema degli accessi bassi, mentre Fosso della Valluccia si colloca più direttamente nella trama dei collegamenti della Calvana. Case, poderi e fonti incontrati lungo la salita non sono deviazioni: coincidono con le linee storiche utilizzate per raggiungere pascoli, coltivi e passi.

La Calvana è una dorsale preappenninica lunga e continua, con un forte contrasto fra i versanti bassi, coltivati e abitati, e le parti sommitali più aperte. Poderi, fonti e nuclei rurali accompagnano la salita dalla piana pratese; più in alto compaiono praterie, boschi e forme carsiche. I sentieri sfruttano spesso antiche linee di accesso alle case e ai pascoli prima di raggiungere il crinale.

La conclusione a Fosso della Valluccia lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da San Leonardo, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Fonte Buia
  • San Leonardo
  • Le Forre
  • La Selvaccia
  • Casa Bastone
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 418 (PO)

 

Dal Passo degli Acandoli il raccordo scende sul versante di Cascina di Vespaio. È una cerniera fra la dorsale del Javello e la parte alta del bacino del Bisenzio, dove convergono anche gli itinerari diretti alle sorgenti e al Fosso delle Barbe.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Dal punto di avvio, Passo degli Acandoli, il cammino si dirige verso versante sopra Cascina di Vespaio. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Passo degli Acandoli e versante sopra Cascina di Vespaio appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

La conclusione a versante sopra Cascina di Vespaio lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Passo degli Acandoli, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Passo degli Acandoli
  • versante sopra Cascina di Vespaio
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 417c (PO)

 

Il collegamento tra Ospedale e la Linea Obici di Culipiana appartiene alla fitta rete di raccordi dell’Acquerino-Cantagallo. Il suo interesse è soprattutto funzionale: consente di passare dal settore di Ospedale alla dorsale di Culipiana senza lunghe deviazioni.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, Ospedale, il cammino si dirige verso Linea Obici di Culipiana. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Linea Obici di Culipiana e Linea Obici di Culipiana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Ospedale a Linea Obici di Culipiana mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Linea Obici di Culipiana
  • Ospedale
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 417b (PO)

 

La breve salita dalla Fonte di Lavacchio porta al Monte Bucciana, rilievo dominante di questo settore della riserva. Il tracciato costituisce quindi un accesso diretto alla cima dalla direttrice del 417.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Dal punto di avvio, Fonte di Lavacchio, il cammino si dirige verso Monte Bucciana. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Monte Bucciana e Monte Bucciana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Il punto di arrivo, Monte Bucciana, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Fonte di Lavacchio con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Fonte di Lavacchio
  • Monte Bucciana
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 417 (PO)

 

Dal Monachino il percorso raggiunge Ponte Secco, entra nel settore della Sella della Scavata e prosegue alla Fonte di Lavacchio. La Foce di Cerbiancana è il punto finale sul crinale, da cui partono ulteriori collegamenti verso Monte Bucciana e Fregionaia.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Santo Stefano al Monachino il percorso raggiunge Monachino; seguono Ponte Secco, Sella della Scavata, Fonte di Lavacchio, prima dell’arrivo a Foce di Cerbiancana. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Monachino e Foce di Cerbiancana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Foce di Cerbiancana lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Santo Stefano al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Ponte Secco
  • Fonte di Lavacchio
  • Santo Stefano al Monachino
  • Monachino
  • Sella della Scavata
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 416c (PO)

 

È un raccordo molto breve fra il bivio per Migliana e il Tabernacolo della Collina. Serve a ricucire la viabilità locale con il Sentiero dei Tabernacoli senza sviluppare una traversata autonoma.

Il Monte Javello forma una cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. Castagneti e faggete rivestono gran parte dei versanti, interrotti da fonti, radure e piccoli passi. La rete dei sentieri segue dorsali e antichi collegamenti fra Vaiano, Schignano, Migliana e l’alta Val di Bisenzio, così che anche i raccordi più brevi hanno una funzione precisa nel passaggio fra un versante e l’altro.

Dal punto di avvio, bivio per Migliana, il cammino si dirige verso Tabernacolo della Collina. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. bivio per Migliana e Tabernacolo della Collina appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da bivio per Migliana a Tabernacolo della Collina mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Tabernacolo della Collina
  • bivio per Migliana
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 416a (PO)

Il sentiero CAI 416A collega Migliana, frazione montana del Comune di Cantagallo, con il Mulino dell’Almanacco, raccordando il paese alla dorsale percorsa dal sentiero CAI 416 e quindi all’alta valle del Bisenzio. Il percorso ufficiale è indicato dal CAI Prato in 3,2 km, con circa 150 metri di salita e 250 metri di discesa e un tempo di percorrenza di circa 1 ora e 40 minuti. È una traversata breve ma articolata, che dalla zona abitata sale fino a circa 750 metri per poi scendere decisamente verso il reticolo di fossi nel quale nasce il Bisenzio.

Da Migliana il sentiero lascia il paese e prende quota lungo il versante, attraversando il paesaggio boscoso tipico di questa parte della montagna pratese. La salita conduce al bivio per Migliana, posto attorno ai 690 metri, dove si incontra il breve raccordo CAI 416C. Da qui il percorso continua verso la dorsale, con pendenze più marcate nel tratto che precede il punto culminante dell’itinerario.

Raggiunta quota 749 metri, il sentiero incontra il Tabernacolo di Capanna di Geppino e incrocia il sentiero CAI 416, conosciuto come Sentiero dei Tabernacoli. Quest’ultima direttrice segue il crinale da Sant’Ippolito di Vernio alle Cavallaie ed è caratterizzata dalla successione di numerose piccole edicole devozionali. Il tabernacolo rappresenta quindi non soltanto il punto più elevato della traversata, ma anche il principale nodo escursionistico e storico del percorso.

Oltre l’incrocio il 416A cambia versante e inizia la discesa verso nord-ovest. Attraversata la località Le Bottigliaie, a circa 694 metri, il sentiero perde progressivamente quota inoltrandosi in un ambiente più umido e raccolto. Il passaggio dalla dorsale alle incisioni vallive introduce nel territorio delle sorgenti del Bisenzio, caratterizzato da boschi e piccoli corsi d’acqua che confluiscono nel fondovalle.

La discesa termina presso il Mulino dell’Almanacco, a poco più di 500 metri di quota, dove il sentiero si innesta sul CAI 438A. Il mulino si trova sul Fosso di Trogola, uno dei corsi d’acqua che contribuiscono alla formazione del Bisenzio; poco più a valle il Trogola si unisce al Fosso delle Barbe. Il 438A permette inoltre di proseguire verso le Sorgenti del Bisenzio oppure, nella direzione opposta, di risalire verso Poggio di Vespaio e il Passo degli Acquiputoli.

Il sentiero 416A è dunque soprattutto un percorso di collegamento fra Migliana, la dorsale del Sentiero dei Tabernacoli e l’area delle sorgenti del Bisenzio. In pochi chilometri riunisce il paesaggio degli antichi insediamenti montani, la religiosità popolare testimoniata dalle edicole di crinale e l’ambiente boscoso e ricco d’acqua dell’alta valle.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 416A: collegamento escursionistico fra Migliana, il Sentiero dei Tabernacoli e il Mulino dell’Almanacco.
  • Migliana: borgo montano del territorio di Cantagallo dal quale ha inizio la traversata.
  • Tabernacolo di Capanna di Geppino: edicola devozionale posta sulla dorsale a circa 749 metri, presso l’incrocio con il sentiero CAI 416.
  • Sentiero dei Tabernacoli: nome con cui è conosciuto il CAI 416, direttrice di crinale caratterizzata da numerosi tabernacoli della tradizione religiosa locale.
  • Mulino dell’Almanacco: antico mulino situato sul Fosso di Trogola, punto terminale del 416A e nodo con il sentiero CAI 438A.
  • Sorgenti del Bisenzio: sistema di fossi e sorgenti dell’alta valle; il vicino Fosso di Trogola confluisce con il Fosso delle Barbe contribuendo alla formazione del Bisenzio.
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 416 (PO)

 

Il 416 è noto localmente come Sentiero dei Tabernacoli. Da Sant’Ippolito di Vernio la salita incontra Crocetta al Canvella, Croce al Montini, il Tabernacolo delle Piastre, Capanna di Geppino e il Tabernacolo della Collina; Sasso alla Madonna e Madonna d’Osea accompagnano poi il percorso verso Le Cavallaie.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Da Sant’Ippolito di Vernio il percorso raggiunge Termine di Valamigiana; seguono Tabernacolo Crocetta al Canvella, Croce al Montini, Tabernacolo delle Piastre, Capanna di Geppino, Tabernacolo della Collina, Sasso alla Madonna, Campo Perini, Madonna d’Osea, prima dell’arrivo a Le Cavallaie. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Sant’Ippolito di Vernio e Le Cavallaie appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

Il Monte Javello forma una cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. Castagneti e faggete rivestono gran parte dei versanti, interrotti da fonti, radure e piccoli passi. La rete dei sentieri segue dorsali e antichi collegamenti fra Vaiano, Schignano, Migliana e l’alta Val di Bisenzio, così che anche i raccordi più brevi hanno una funzione precisa nel passaggio fra un versante e l’altro.

La conclusione a Le Cavallaie lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Sant’Ippolito di Vernio, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Tabernacolo Crocetta al Canvella
  • Tabernacolo delle Piastre
  • Tabernacolo della Collina
  • Sant’Ippolito di Vernio
  • Termine di Valamigiana
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 415b (PO)

 

Pian Cassai è il punto di avvio del breve raccordo che raggiunge la Linea Obici di Culipiana e la Foce dei Giganti. Il sentiero lavora soprattutto come collegamento di crinale fra 415A e la rete della parte alta della riserva.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, Pian Cassai, il cammino si dirige verso Linea Obici di Culipiana e quindi verso Foce dei Giganti/Culipiana. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Linea Obici di Culipiana e Foce dei Giganti/Culipiana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Pian Cassai a Foce dei Giganti/Culipiana mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Pian Cassai
  • Linea Obici di Culipiana
  • Foce dei Giganti/Culipiana
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 415a (PO)

 

Da Spedaletto il sentiero attraversa Cascina Burraia e sale per Pian Trogoli e Pian Cassai. La discesa finale conduce alla Madonna di Santo Stefano, sopra il Monachino, creando un collegamento diretto fra il crinale di Spedaletto e la Limentra.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Cascina di Spedaletto si passa per Cascina Burraia; poi Pian Trogoli; poi Pian Cassai, fino a Madonna di Santo Stefano al Monachino. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Cascina Burraia e Madonna di Santo Stefano al Monachino. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, Madonna di Santo Stefano al Monachino, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Cascina di Spedaletto con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Cascina di Spedaletto
  • Cascina Burraia
  • Pian Trogoli
  • Pian Cassai
  • Madonna di Santo Stefano al Monachino
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 414a (PO)

 

Da Vaiano il percorso risale verso Schignano, attraversa la Vallupaia e raggiunge Monte Ricorboli. È uno degli accessi dal fondovalle del Bisenzio alla rete del Javello e si innesta naturalmente sugli itinerari diretti ai Faggi.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

Dal punto di avvio, Vaiano, il cammino si dirige verso Vallupaia di Schignano e quindi verso Monte Ricorboli. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Vallupaia di Schignano il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Monte Ricorboli aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

La conclusione a Monte Ricorboli lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Vaiano, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Monte Ricorboli
  • Vaiano
  • Vallupaia di Schignano
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 414 (PO)

 

Il sentiero sale da Il Fabbro attraverso Pian dello Zoccolo e il Mulin del Vado, quindi raggiunge Monte Ricorboli. La Fonte del Prete ai Faggi anticipa l’arrivo ai Faggi di Javello, importante nodo della dorsale.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

Tra Il Fabbro e Faggi di Javello il sentiero è scandito da Pian dello Zoccolo, Mulin del Vado, Monte Ricorboli, Fonte del Prete ai Faggi. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Pian dello Zoccolo il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Faggi di Javello aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Il Fabbro a Faggi di Javello mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Pian dello Zoccolo
  • Monte Ricorboli
  • Fonte del Prete ai Faggi
  • Faggi di Javello
  • Il Fabbro
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 413b (PO)

 

Dall’antenna degli Acquiputoli il raccordo attraversa il Pratone e raggiunge L’Uccelliera. È un passaggio alto, interno alla rete di crinale che collega Acquiputoli, Culipiana e i sentieri diretti verso Spedaletto.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Dal punto di avvio, Antenna degli Acquiputoli, il cammino si dirige verso Pratone e quindi verso L’Uccelliera. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Pratone e L’Uccelliera. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, L’Uccelliera, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Antenna degli Acquiputoli con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Antenna degli Acquiputoli
  • Pratone
  • L’Uccelliera
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 413a (PO)

 

Il raccordo nasce presso la postazione della Linea Gotica e attraversa Pian de’ Trogoli fino al bivio che consente di scendere verso Ponte a Rigoli. La brevità del tracciato è compensata dal ruolo di connessione fra il costone di Spedaletto e la valle della Limentra.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, postazione della Linea Gotica, il cammino si dirige verso Pian de’ Trogoli e quindi verso bivio per Ponte a Rigoli. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Pian de’ Trogoli e bivio per Ponte a Rigoli. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a bivio per Ponte a Rigoli, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con postazione della Linea Gotica e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • postazione della Linea Gotica
  • Pian de’ Trogoli
  • bivio per Ponte a Rigoli
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 413 (PO)

 

Dalla Cascina di Spedaletto il percorso raggiunge una postazione della Linea Gotica, poi L’Uccelliera e Culipiana. Il tratto alto corre sullo spartiacque: da una parte il bacino del Bisenzio, dall’altra quello della Limentra.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Cascina di Spedaletto il percorso raggiunge postazione della Linea Gotica; seguono L’Uccelliera, prima dell’arrivo a Culipiana. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come postazione della Linea Gotica e Culipiana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Culipiana lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Cascina di Spedaletto, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Cascina di Spedaletto
  • postazione della Linea Gotica
  • Culipiana
  • L’Uccelliera
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 412e (PO)

 

Tra Masso a’ Corvi e la Fattoria di Javello il percorso è un raccordo molto breve ma utile per collegare Massacorbi al complesso rurale di Javello e agli itinerari della dorsale.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

Dal punto di avvio, Masso a’ Corvi/Massacorbi, il cammino si dirige verso Fattoria di Javello. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Fattoria di Javello il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Fattoria di Javello aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Masso a’ Corvi/Massacorbi a Fattoria di Javello mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Fattoria di Javello
  • Masso a’ Corvi/Massacorbi
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 412d (PO)

 

Il raccordo scende dalla Quercia dei Termini verso Casa alle Cave e raggiunge Masso a’ Corvi, nel settore di Massacorbi. È un sentiero breve, legato alla maglia di accessi tra il Monteferrato e le pendici del Javello.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

Dal punto di avvio, Quercia dei Termini, il cammino si dirige verso Casa alle Cave e quindi verso Masso a’ Corvi/Massacorbi. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Casa alle Cave il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Masso a’ Corvi/Massacorbi aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

Il punto di arrivo, Masso a’ Corvi/Massacorbi, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Quercia dei Termini con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Quercia dei Termini
  • Casa alle Cave
  • Masso a’ Corvi/Massacorbi
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 412c (PO)

 

Dal Bagnolo il percorso risale un asse naturale molto leggibile: cascata, Ciliegiole e Albiano precedono il tratto più montano di Massacorbi. La Fonte Lellerosa introduce infine la salita ai Faggi di Javello, raccordando il fondovalle con la dorsale.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

Lasciato Bagnolo di Sopra, l’itinerario incontra dapprima Cascata del Bagnolo, Ciliegiole. Da qui la linea continua per Albiano e chiesa di San Pietro, Massacorbi, Fonte Lellerosa prima di chiudersi a Faggi di Javello. La successione dei toponimi restituisce bene il senso della percorrenza: il sentiero cambia ambiente seguendo i passaggi naturali fra fondovalle, versante e dorsale, senza salti geografici.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Cascata del Bagnolo il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Faggi di Javello aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

Arrivando a Faggi di Javello, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Bagnolo di Sopra e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Cascata del Bagnolo
  • Albiano e chiesa di San Pietro
  • Fonte Lellerosa
  • Faggi di Javello
  • Bagnolo di Sopra
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 412b (PO)

 

La partenza da Bagnolo di Sopra porta subito nel vallone inciso dal torrente e alla Cascata del Bagnolo. Il sentiero sale quindi verso Colle della Casaccia, nel cuore delle rocce ofiolitiche del Monteferrato, e scende sul lato di Figline a Pian di Gello.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

Da Bagnolo di Sopra il percorso raggiunge Cascata del Bagnolo; seguono Colle della Casaccia, prima dell’arrivo a Figline, Pian di Gello. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Cascata del Bagnolo il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Figline, Pian di Gello aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

La conclusione a Figline, Pian di Gello lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Bagnolo di Sopra, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Cascata del Bagnolo
  • Figline, Pian di Gello
  • Bagnolo di Sopra
  • Colle della Casaccia
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 412a (PO)

 

Da Pian di Gello, sopra Figline, il percorso passa per Capraia di Cerreto e raggiunge il piccolo sistema lacustre del Cerreto prima di salire al Monte Lopi. È un accesso diretto al crinale del Monteferrato dal versante pratese.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

Tra Figline, Pian di Gello e Monte Lopi/Fontanaccio il sentiero è scandito da Capraia di Cerreto, Lago del Cerreto e Lago di Sopra. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Capraia di Cerreto il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Monte Lopi/Fontanaccio aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Figline, Pian di Gello a Monte Lopi/Fontanaccio mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Figline, Pian di Gello
  • Lago del Cerreto e Lago di Sopra
  • Monte Lopi/Fontanaccio
  • Capraia di Cerreto
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 412 (PO)

 

È il principale filo escursionistico del Monteferrato: Galceti, Monteferrato, Monte Mezzano, Monte Piccioli e Colle della Casaccia compongono una successione di rilievi ofiolitici; il tracciato prosegue poi al Monte Lopi e alla Quercia dei Termini prima di raggiungere Collina di Schignano.

Fra Galceti, Figline, Bagnolo e Schignano il rilievo cambia aspetto in pochi chilometri. Le colline ofiolitiche del Monteferrato alternano affioramenti nudi, macchia e bosco; i fossi incidono profondamente i versanti e aprono passaggi verso le quote superiori. Per questo i sentieri della zona sono spesso brevi ma molto diversi fra loro: alcuni seguono dorsali, altri risalgono valloni o collegano antiche case e cave.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Villa Fiorelli a Galceti si passa per Monteferrato; poi Monte Mezzano; poi I Colli; poi Monte Piccioli; poi Colle della Casaccia; poi Monte Lopi/Fontanaccio; poi Quercia dei Termini, fino a Collina di Schignano. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

La morfologia accompagna da vicino la marcia. Attorno a Monteferrato il terreno riflette la struttura aspra del Monteferrato, mentre verso Collina di Schignano aumentano bosco e continuità di versante. Le differenze fra i due settori spiegano perché, pur su distanze contenute, questi sentieri mettano in contatto ambienti geologicamente e vegetazionalmente molto diversi.

Il Monteferrato ha una fisionomia geologica molto riconoscibile. Le serpentiniti e le altre rocce ofiolitiche affiorano in più punti e hanno favorito una flora specializzata, adattata a suoli difficili. Le antiche cave ricordano inoltre l’estrazione del cosiddetto verde di Prato, pietra utilizzata storicamente nell’architettura cittadina. Salendo verso Javello, alle superfici più rocciose subentrano boschi e valloni.

Il punto di arrivo, Collina di Schignano, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Villa Fiorelli a Galceti con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Monteferrato
  • Monte Mezzano
  • Monte Piccioli
  • Monte Lopi/Fontanaccio
  • Villa Fiorelli a Galceti
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 410a (PO)

 

Questo breve raccordo si stacca dal Passo Tedesco Morto, supera Poggio Alto e scende sul versante rivolto a Cascina di Vespaio. La sua funzione è soprattutto di collegamento fra la dorsale del Javello e la rete che entra nel bacino alto del Bisenzio.

Il Monte Javello forma una cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. Castagneti e faggete rivestono gran parte dei versanti, interrotti da fonti, radure e piccoli passi. La rete dei sentieri segue dorsali e antichi collegamenti fra Vaiano, Schignano, Migliana e l’alta Val di Bisenzio, così che anche i raccordi più brevi hanno una funzione precisa nel passaggio fra un versante e l’altro.

Dal punto di avvio, Passo Tedesco Morto, il cammino si dirige verso Poggio Alto e quindi verso versante sopra Cascina di Vespaio. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Passo Tedesco Morto e versante sopra Cascina di Vespaio appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Arrivando a versante sopra Cascina di Vespaio, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con Passo Tedesco Morto e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • Passo Tedesco Morto
  • versante sopra Cascina di Vespaio
  • Poggio Alto
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 410 (PO)

 

Dal Bisenzio il sentiero costruisce una vera traversata del Javello. Monte Le Coste e il Mausoleo Malaparte dominano la prima salita; Collina di Schignano e Pian de’ Massi precedono i Faggi di Javello. Le Cavallaie, gli Acandoli e il Tedesco Morto accompagnano poi il cammino al Passo degli Acquiputoli.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Da Santa Lucia il percorso raggiunge Monte Le Coste; seguono Mausoleo Malaparte, Passo della Collina di Schignano, Collina di Schignano, Pian de’ Massi, Faggi di Javello, Le Cavallaie, Passo degli Acandoli, Passo Tedesco Morto, prima dell’arrivo a Passo degli Acquiputoli. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Santa Lucia e Passo degli Acquiputoli appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

Il Monte Javello forma una cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. Castagneti e faggete rivestono gran parte dei versanti, interrotti da fonti, radure e piccoli passi. La rete dei sentieri segue dorsali e antichi collegamenti fra Vaiano, Schignano, Migliana e l’alta Val di Bisenzio, così che anche i raccordi più brevi hanno una funzione precisa nel passaggio fra un versante e l’altro.

La conclusione a Passo degli Acquiputoli lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Santa Lucia, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Monte Le Coste
  • Mausoleo Malaparte
  • Passo della Collina di Schignano
  • Pian de’ Massi
  • Faggi di Javello
  • Passo degli Acandoli
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 119a (PO)

 

Dal Monachino la salita per Case Pavoni e Lastruccia è breve ma concentrata e termina sul crinale al collegamento con il 111. CAI Prato ha pubblicato il 3 agosto 2026 un avviso di chiusura del 119A per dissesto idrogeologico: prima di programmare l’escursione è quindi necessario verificare l’eventuale riapertura.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino il percorso raggiunge Case Pavoni; seguono Lastruccia, prima dell’arrivo a innesto con il sentiero 111. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Case Pavoni e innesto con il sentiero 111. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a innesto con il sentiero 111 lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino
  • Case Pavoni
  • Lastruccia
  • innesto con il sentiero 111
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 440 (FI)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 428 (FI)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

La Via Delle Agne (PT)

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero E (PT)

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero CFS2 (PT)

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero CFS1 (PT)

Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 470 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 430a (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 430 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 418 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 417 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 413b (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 413 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 410a (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 410 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 234 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 232 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 230 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 220d (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 220 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 214 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 208 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 206 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 204 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 202d (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 202 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 167 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 119a (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 117 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 111 (PT)

 
Home » Sentiero 220 (PT)

Sentiero 109a (PT)

 
X