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Grande Anello Dei Sibillini

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Percorso Natura n.5 (FM)

Il Percorso Natura N5 – “I colori del vento” è l’anello naturalistico di Montefortino nel settore di Rubbiano, alle porte delle Gole dell’Infernaccio. Con circa otto chilometri di sviluppo e quote comprese tra poco più di 800 e circa 1.080 metri, attraversa una fascia di transizione tra colline montane, leccete, faggete e versanti più aperti.

Il percorso parte e termina nei pressi di Rubbiano, uno degli accessi classici alla valle del Tenna. Nella prima parte si muove tra boschi termofili e margini agricoli, dove il leccio rimane verde anche in inverno. Il titolo scelto dal Parco richiama proprio la varietà cromatica della vegetazione lungo le stagioni.

Guadagnando quota, il bosco cambia composizione. Alle specie mediterranee si affiancano aceri, scotano e faggio; in primavera prevalgono i verdi chiari delle nuove foglie, mentre in autunno il versante assume tonalità rosse e arancioni. Il contrasto è particolarmente evidente nei punti in cui l’anello passa da esposizioni più calde a settori freschi e ombrosi.

Le aperture del bosco offrono vedute verso il Monte Sibilla, il Monte Priora e la profonda incisione dell’Infernaccio. Pur restando esterno al tratto più stretto della gola, il N5 ne condivide il contesto geografico e permette di comprendere la differenza tra i versanti boscati e le pareti più aspre del massiccio.

Il Parco classifica il percorso come turistico e ne indica un tempo orientativo di circa tre ore. La lunghezza e il dislivello richiedono comunque un minimo di allenamento: è un anello pensato per osservare il paesaggio vegetale, non una semplice passeggiata di pochi minuti.

Elementi notevoli

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Percorso Natura n.4 (FM)

Il Percorso Natura N4 – “Fragili Equilibri” è il sentiero didattico del Parco Nazionale dei Monti Sibillini dedicato al territorio di Amandola e alle frazioni di Garulla. Il percorso ufficiale è classificato turistico e viene indicato dal Parco come aperto; la geometria è articolata in più segmenti che, nel loro insieme, compongono l’itinerario tra boschi, prati e piccoli nuclei rurali.

Il punto di riferimento è Garulla, frazione montana posta sul versante orientale dei Sibillini. Da qui il sentiero entra in un mosaico di ambienti modellati dall’uso umano: boschi cedui, prati secondari, campi e margini di pascolo. È proprio questa alternanza a spiegare il titolo “Fragili Equilibri”, centrato sul rapporto tra risorse naturali e attività silvo-pastorali.

Uno dei luoghi principali toccati dall’itinerario è l’Abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio, complesso romanico isolato nella campagna montana. Il percorso prosegue poi verso Casalicchio, attraversando zone in cui piccoli corsi d’acqua, radure e vecchie sistemazioni agrarie mostrano come il paesaggio sia stato costruito nel tempo dalle comunità locali.

La presenza di boschi cedui permette di osservare una forma tradizionale di gestione forestale, mentre i prati e le radure testimoniano l’importanza storica dell’allevamento. Il sentiero non cerca le alte quote: rimane invece nella fascia in cui montagna e insediamento rurale si sovrappongono, offrendo una lettura concreta del paesaggio amandolese.

Il Parco indica per il N4 uno sviluppo di circa 6,2 chilometri e un tempo orientativo di tre ore. Il valore dell’itinerario non sta nel dislivello, ma nella varietà degli ambienti e nella possibilità di osservare da vicino il rapporto tra borgate, bosco, acqua e attività agricole.

Elementi notevoli

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Sentiero 274 (FM)

 

Il Sentiero 274 è la salita più diretta dal Rifugio del Fargno al Pizzo Tre Vescovi. In circa un chilometro e mezzo guadagna quasi trecento metri di quota, attraversando il versante settentrionale della montagna fino alla cima a oltre 2.090 metri.

Dal rifugio, posto alla Forcella del Fargno, la traccia traversa inizialmente il pendio con andamento obliquo. Il terreno è aperto, privo di bosco e dominato da praterie d’alta quota e affioramenti rocciosi. Alle spalle rimangono la valle del Fargno e Monte Rotondo; davanti si alzano Monte Acuto e il Pizzo Tre Vescovi.

Il sentiero raggiunge la sella erbosa tra Monte Acuto e Pizzo Tre Vescovi, attorno ai 1.980 metri. È un punto panoramico notevole: da qui si distinguono la Val di Panico, il Monte Bove e, sul lato orientale, la Valle dell’Ambro. Una deviazione separata consente di salire al Monte Acuto, mentre il 274 prosegue verso la vetta principale.

L’ultimo tratto segue la dorsale e diventa più ripido, ma rimane su terreno escursionistico. La cima di Pizzo Tre Vescovi, segnata da una croce, è un nodo orografico tra tre grandi vallate dei Sibillini settentrionali. Da qui il sentiero 273 continua verso Forcella Angagnola e Pizzo Berro.

Per quota ed esposizione, il 274 richiede condizioni meteorologiche stabili nonostante la sua brevità. Il CAI lo include nella concatenazione attualmente percorribile che unisce il versante di Amandola a Pizzo Tre Vescovi.

Elementi notevoli

  • Rifugio del Fargno
  • Forcella del Fargno
  • Sella di Monte Acuto
  • Monte Acuto
  • Pizzo Tre Vescovi
  • Val di Panico e Valle dell’Ambro
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Sentiero 244 (FM)

 

Il Sentiero 244 traversa in quota il fianco settentrionale del Monte Amandola, collegando Casaletto Grascette con Forcella Bassete. È una delle sezioni più panoramiche dell’itinerario che dal Rifugio Città di Amandola conduce verso Pizzo Tre Vescovi: circa tre chilometri e mezzo quasi interamente su carrareccia, con quote attorno ai 1.600-1.700 metri.

Dal Casaletto Grascette il percorso procede verso ovest senza grandi variazioni di quota. La larga pista attraversa pascoli e pendii aperti, lasciando alle spalle il Monte Castel Manardo. Sul lato opposto domina il lungo versante nord del Monte Priora, che accompagna gran parte della traversata.

Il punto intermedio più importante è Ara del Re, con il casale e il nodo di sentieri che scende verso la Valle dell’Ambro. In questo settore la visuale comprende anche la cresta della Sibilla e, più avanti, i profili di Pizzo Tre Vescovi, Pizzo Berro e Monte Acuto.

Superata Ara del Re, il 244 riprende quota in modo graduale fino a Forcella Bassete. Nei pressi della forcella il terreno torna a essere più aperto e ventoso; da qui si entra nel sistema di sentieri che permette di raggiungere la sella sotto Monte Acuto e poi il 274 verso Pizzo Tre Vescovi.

Il CAI segnala come percorribile la concatenazione 241–244–274 dal Rifugio Città di Amandola a Pizzo Tre Vescovi. Il 244 ne costituisce il tratto di traversata, meno ripido ma molto esposto al sole e alle condizioni meteorologiche.

Elementi notevoli

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Sentiero 243 (FM)

 

Il sentiero 243 percorre il versante settentrionale dell’alta Valle dell’Ambro, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, collegando la zona di Casale Ara del Re con la rete sentieristica che attraversa i boschi sottostanti. Il tracciato, lungo circa 2,5 km, è prevalentemente in discesa: dalla quota di circa 1.634 metri scende fino a poco più di 1.300 metri, con un dislivello negativo nell’ordine dei 350 metri. Questo segmento costituisce parte del percorso escursionistico E6 del Parco, classificato EE – Escursionisti Esperti.

Il percorso prende avvio presso Casale Ara del Re, a circa 1.630 metri di quota, nell’ampio ambiente montano compreso fra Monte Castel Manardo e la testata della Valle dell’Ambro. Il primo tratto procede verso est con discesa regolare e piuttosto dolce, seguendo una pista attraverso prati e pascoli d’alta quota. Questa zona conserva un forte legame con l’attività pastorale che per secoli ha contribuito alla formazione della rete di piste e sentieri dei Sibillini; nei pressi di Ara del Re il Parco segnala inoltre la presenza del pero corvino, arbusto caratteristico degli ambienti calcarei e soleggiati.

Dopo circa un chilometro il sentiero raggiunge Casale Ricci, posto intorno ai 1.475 metri. Qui termina il tratto più aperto e cambia nettamente il carattere dell’itinerario. Lasciata la pista, il percorso continua sul fianco della montagna e comincia a perdere quota più rapidamente, inoltrandosi nella vegetazione. La progressiva transizione dai pascoli alla faggeta è uno degli aspetti più rappresentativi di questo tratto dell’E6, che mette in comunicazione gli spazi aperti dell’alta valle con l’ambiente forestale dei versanti inferiori.

Oltre Casale Ricci la discesa diviene più articolata e attraversa un settore caratterizzato da pendii ripidi, affioramenti e accumuli detritici. Il percorso compie numerosi cambi di direzione nel bosco, alternando tratti più decisi a brevi traversi, fino a raggiungere la fascia dei 1.350 metri. È il settore che in passato ha risentito di fenomeni franosi e degli effetti degli eventi sismici del 2016. Dopo verifiche tecniche e interventi sulla vegetazione e sui materiali trasportati dalle valanghe, nel giugno 2025 il Parco ha disposto la riapertura completa dell’E6, mantenendo l’indicazione di prestare particolare attenzione alle caratteristiche geomorfologiche proprie dell’ambiente montano.

Nella parte conclusiva il sentiero continua a perdere quota all’interno del bosco, attraversando anche settori di pietraia, e termina intorno ai 1.305 metri presso l’innesto con la rete di percorsi che prosegue nella Valle dell’Ambro. Nel suo insieme il sentiero 243 è quindi un collegamento breve ma dal marcato sviluppo altimetrico, nel quale il paesaggio passa dai pascoli di Ara del Re alla faggeta e ai versanti rocciosi della valle: un tratto di montagna appartato, strettamente inserito nel sistema escursionistico del versante orientale dei Sibillini.

Elementi notevoli

  • Parco Nazionale dei Monti Sibillini: area protetta nella quale si sviluppa interamente il percorso.
  • Casale Ara del Re: edificio pastorale e importante nodo della rete sentieristica dell’alta Valle dell’Ambro, situato a circa 1.630 metri di quota.
  • Casale Ricci: casale montano posto intorno ai 1.475 metri, punto di riferimento lungo il percorso e limite tra il tratto su pista e la discesa più ripida nel bosco.
  • Valle dell’Ambro: grande valle del versante orientale dei Sibillini, dominata dalle alte dorsali montuose e caratterizzata dall’alternanza di pascoli, faggete e ambienti rocciosi.
  • Faggeta: ambiente forestale attraversato nella seconda parte del sentiero, dopo la discesa dai pascoli d’alta quota.
  • Settori franosi e pietraie: elementi geomorfologici presenti lungo la discesa sotto Casale Ricci; il tratto dell’E6 precedentemente interdetto è stato ufficialmente riaperto dal Parco nel 2025.
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Sentiero 242 (FM)

 

Il Sentiero 242 collega il settore alto di Campolungo con Garulla Superiore, scendendo dal versante del Monte Amandola verso le frazioni montane di Amandola. La traccia perde circa quattrocento metri di quota in meno di quattro chilometri e rappresenta un raccordo importante tra il Rifugio Città di Amandola e la viabilità rurale di Garulla.

Seguendo la geometria, il percorso parte sopra l’area del rifugio, in un ambiente di bosco e radure prossimo ai 1.300 metri. La prima parte traversa il fianco della montagna con alternanza di tratti ombrosi e aperture verso la Valle dell’Ambro e le colline del Fermano.

La discesa entra progressivamente nella fascia delle faggete e dei boschi cedui. A differenza dei sentieri diretti alle creste, qui l’interesse è soprattutto nel passaggio tra la montagna propriamente detta e il paesaggio delle frazioni alte: vecchie piste, margini di pascolo e radure testimoniano l’uso silvo-pastorale del versante.

Avvicinandosi a Garulla Superiore compaiono strade poderali e piccoli nuclei rurali. La frazione è uno dei principali accessi alla montagna di Amandola e si trova anche lungo il sistema del Grande Anello dei Sibillini e dei percorsi locali che conducono a Campolungo.

Il 242 è quindi una via di collegamento più che un itinerario di vetta. La sua utilità sta nel mettere in relazione il rifugio e i sentieri superiori con Garulla, consentendo di costruire traversate e anelli senza tornare necessariamente sulla strada principale.

Elementi notevoli

  • Campolungo
  • Versante del Monte Amandola
  • Boschi e radure silvo-pastorali
  • Garulla Superiore
  • Raccordo con la rete del Grande Anello dei Sibillini
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Sentiero 241 (FM)

 

Il Sentiero 241 collega la zona della sella tra Monte Acuto e Pizzo Tre Vescovi con il Rifugio Città di Amandola. La geometria del percorso scende dalla quota di circa 1.980 metri fino a Campolungo, a circa 1.180 metri, attraversando la fascia alta del Monte Amandola e il sistema dei pascoli di Casale Grascette.

All’inizio il sentiero si trova in pieno ambiente d’alta quota, sotto la dorsale che unisce Monte Acuto e Pizzo Tre Vescovi. Le visuali spaziano verso la Valle del Fargno, la Val di Panico e, sul versante opposto, verso la Valle dell’Ambro. Praterie e creste dominano questo primo settore, completamente esposto a vento e sole.

Scendendo verso est, il tracciato raggiunge il Casale Grascette, importante riferimento pastorale posto attorno ai 1.700 metri. Da qui il paesaggio cambia: le praterie sommitali lasciano gradualmente spazio a macchie di bosco e a versanti più articolati. Nella zona si incrocia il sentiero 244, che traversa verso Ara del Re e Forcella Bassete.

La discesa prosegue sul fianco del Monte Castel Manardo e del Monte Amandola, con ampie vedute verso le colline marchigiane. Nei tratti inferiori la vegetazione diventa più continua e il percorso entra nell’area di Campolungo, dove si trova il Rifugio Città di Amandola.

Il CAI indica attualmente come percorribile il collegamento dal Rifugio Città di Amandola fino a Pizzo Tre Vescovi attraverso i sentieri 241, 244 e 274. Il 241 è quindi uno degli assi principali per salire dal versante fermano alle quote alte del settore settentrionale dei Sibillini.

Elementi notevoli

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Sentiero 230 (FM)

 

Il Sentiero 230 sale dal Santuario della Madonna dell’Ambro verso il Balzo Rosso e si innesta sul sentiero 226. È un collegamento breve ma ripido: dalla quota del santuario, poco sopra i 700 metri, raggiunge quasi i 1.000 metri in circa un chilometro e mezzo.

La partenza avviene nel fondovalle dell’Ambro, accanto al complesso religioso e al torrente. Il tracciato abbandona subito l’area aperta del santuario e si porta sul versante settentrionale della valle, entrando nel bosco. La pendenza cresce rapidamente e la salita assume un carattere decisamente montano.

Il riferimento morfologico dominante è il Balzo Rosso, parete rocciosa che emerge dal bosco sul fianco del Monte Amandola. Il sentiero ne raggiunge la base e attraversa un settore in cui affioramenti calcarei, canaloni e vegetazione fitta si alternano in poco spazio. La vicinanza della parete rende il tratto particolarmente riconoscibile.

Più in alto il percorso termina all’incrocio con il Sentiero 226, da cui si può proseguire verso Casale San Giovanni Gualberto, Casale Rinaldi e l’alta Valle dell’Ambro. Il 230 costituisce quindi una delle vie più dirette per passare dal santuario alla rete escursionistica intermedia del versante.

Il dislivello concentrato e il fondo ripido richiedono più attenzione di quanto suggerisca la lunghezza. Il CAI, nelle indicazioni recenti per il Villaggio Montano di Amandola, segnala inoltre limitazioni su alcuni segmenti della rete post-sisma: è opportuno controllare gli aggiornamenti locali prima di concatenare il 230 con rami chiusi.

Elementi notevoli

  • Santuario della Madonna dell’Ambro
  • Torrente Ambro
  • Balzo Rosso
  • Boschi del Monte Amandola
  • Incrocio con il Sentiero 226
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Sentiero 229 (FM)

 

Il Sentiero 229 è il raccordo diretto tra il fondovalle del Tenna e l’Eremo di San Leonardo, nel cuore delle Gole dell’Infernaccio. In poco più di un chilometro guadagna circa 160 metri di quota: è breve, ma la salita è netta e si svolge quasi interamente nel bosco.

La traccia si stacca dal Sentiero 221 nei pressi del torrente, nel tratto compreso tra Rubbiano e Capotenna. L’ambiente iniziale è quello tipico dell’Infernaccio, con faggeta fitta, terreno umido e il rumore del Tenna sul fondo della gola. Il bivio segna il passaggio dalla direttrice principale della valle a un percorso laterale più ripido.

La salita procede con tornanti sul versante e supera rapidamente la fascia più incassata. Man mano che si guadagna quota compaiono piccole aperture tra gli alberi verso le pareti del Monte Sibilla e del Monte Priora, mentre il fondovalle resta sempre più in basso. Il fondo, soprattutto dopo piogge, può essere scivoloso per foglie e terra umida.

La meta è l’Eremo di San Leonardo, posto su un terrazzo naturale sopra la gola. Il luogo ha una lunga storia eremitica ed è stato ricostruito nel Novecento; oggi rappresenta uno dei punti più conosciuti dell’Infernaccio. Dal suo settore parte anche il sentiero 223 verso la Cascata Nascosta.

Il 229 va quindi considerato come un accesso specifico all’eremo, non come un tratto alternativo del 221. La sua funzione è chiara: lascia il corso del Tenna, risale il versante boscoso e raggiunge direttamente il piccolo pianoro di San Leonardo.

Elementi notevoli

  • Gole dell’Infernaccio
  • Fiume Tenna
  • Bivio con il Sentiero 221
  • Faggeta dell’Infernaccio
  • Eremo di San Leonardo
  • Raccordo con il Sentiero 223
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Sentiero 228 (FM)

 

Il Sentiero 228 collega il Rifugio Città di Amandola con il sistema dei sentieri della Valle dell’Ambro, scendendo dal settore di Campolungo verso il bivio con il 226. È un raccordo breve ma molto utile nella rete orientale dei Sibillini, perché mette in comunicazione un accesso stradale frequentato con itinerari più lunghi e isolati.

La partenza si trova nei pressi del rifugio, a circa 1.185 metri. Il tracciato scende subito sul versante con pendenza sensibile, attraversando bosco e radure. In alcuni punti il fondo è smosso e richiede attenzione, soprattutto in discesa; la differenza di quota fino al nodo inferiore supera i duecento metri.

Il paesaggio è dominato dal Monte Amandola e dal vicino Balzo Rosso. Dove la vegetazione si apre, si vedono i versanti che salgono verso Castel Manardo e l’alta Valle dell’Ambro. Il 228 non raggiunge direttamente le cime, ma offre un accesso rapido al loro sistema di sentieri.

Nella parte bassa il percorso intercetta il Sentiero 226, che prosegue verso Casale San Giovanni Gualberto, Casale Rinaldi e l’alta valle. Questo incrocio è il punto funzionale dell’itinerario: chi parte dal rifugio può usarlo per costruire anelli più ampi senza dover scendere fino al santuario.

Il Rifugio Città di Amandola, struttura comunale aperta come punto di ospitalità, rimane il riferimento principale per partenza, informazioni locali e accesso alla zona. Il tratto 228 va comunque affrontato con calzature adatte, perché breve non significa necessariamente semplice su fondo ripido e detritico.

Elementi notevoli

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Sentiero 227 (FM)

 

Il Sentiero 227 è la discesa escursionistica da Forcella Angagnola verso la testata della Valle dell’Ambro. In meno di tre chilometri perde oltre cinquecento metri di quota e attraversa uno dei settori più spettacolari dei Sibillini orientali, tra praterie alte, pendii ripidi e il grande anfiteatro montuoso racchiuso da Priora, Pizzo Berro e Pizzo Tre Vescovi.

La partenza è sulla forcella, intorno ai 1.900 metri, in una posizione di passaggio tra Val di Panico e Valle dell’Ambro. Il panorama è immediato: a nord-ovest si riconoscono le masse del Monte Bove, mentre verso est la valle precipita in direzione del santuario. I primi metri seguono prati di quota con traccia evidente ma completamente esposta a vento e sole.

Più in basso il sentiero entra in terreno più ripido e roccioso. La discesa richiede attenzione, soprattutto con fondo bagnato o erba scivolosa, perché la pendenza aumenta rapidamente. Questo è il tratto che dà al 227 il suo carattere: non una semplice pista pastorale, ma una via diretta dalla forcella al fondo dell’anfiteatro.

Raggiunta la zona dei casali, la pendenza diminuisce. Casale Rinaldi, con il vicino fontanile, è il riferimento principale e segna l’avvicinamento al nodo con i sentieri 224 e 226. Da qui l’ambiente torna a essere più pastorale, con praterie e vecchie strutture di servizio alla monticazione.

Il 227 è classificato escursionistico, ma la forte pendenza e l’esposizione meteorologica della parte alta richiedono esperienza di montagna. È anche uno dei percorsi che meglio mostrano la struttura della Valle dell’Ambro, dal valico sommitale ai casali del fondo.

Elementi notevoli

  • Forcella Angagnola
  • Valle dell’Ambro
  • Monte Priora
  • Pizzo Berro e Pizzo Tre Vescovi
  • Casale Rinaldi e fontanile
  • Innesto con i sentieri 224 e 226
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Sentiero 226 (FM)

Il sentiero 226 attraversa il versante settentrionale dell’alta Valle dell’Ambro, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sviluppandosi fra il settore delle Roccacce e quello della Fonte del Faggio. Il tratto è lungo circa 4,4 km e presenta un andamento movimentato, con frequenti saliscendi: le quote registrate sono comprese indicativamente fra 1.180 e 1.380 metri, mentre il dislivello complessivo è di circa +285 e -360 metri. Il percorso costituisce inoltre uno dei collegamenti della rete escursionistica che interessa il fianco sinistro della valle, dominato dal Monte Castel Manardo e dal Monte Amandola.

Nel senso di marcia descritto, il sentiero prende avvio nel settore occidentale della valle, poco a valle della zona delle sorgenti dell’Ambro. Il primo tratto si sviluppa sul versante boscoso soprastante il torrente e raggiunge l’area delle Roccacce, caratterizzata da aspri affioramenti calcarei che delimitano la parte superiore della valle. Da questo settore lo sguardo si apre verso il versante settentrionale del Monte Priora, mentre più in basso l’Ambro percorre una stretta incisione rocciosa prima di proseguire verso il santuario omonimo.

Superate le Roccacce, il sentiero cambia più volte pendenza e direzione, adattandosi alla morfologia del versante. La progressione avviene prevalentemente nella faggeta, alternando tratti su pendio a piccoli impluvi e zone più aperte. L’ambiente forestale è uno degli elementi distintivi dell’itinerario: proprio in questo settore della Valle dell’Ambro si estende la faggeta di Fonte del Faggio, oggetto anche di interventi di gestione forestale promossi dal Parco e inserita nel demanio forestale regionale.

Nella parte centrale il tracciato incontra la rete di collegamenti provenienti da Casale Ricci e dall’alta valle, mantenendosi quindi sul versante in direzione est. I saliscendi proseguono attraverso il bosco, con passaggi in corrispondenza di pendii più ripidi e zone detritiche. Questo tratto del 226 è compreso anche nell’itinerario escursionistico E6 del Parco, denominato Al Cospetto della Regina, un percorso più ampio classificato EE che percorre il versante sinistro della Valle dell’Ambro e mette in relazione le alte praterie con le faggete inferiori.

Procedendo verso est si raggiunge il settore della Fonte del Faggio, storica sorgente della montagna posta nelle vicinanze del Casale San Giovanni Gualberto. Il luogo costituisce un importante nodo della rete sentieristica locale: da qui gli itinerari possono proseguire verso il Balzo Rosso e il Santuario della Madonna dell’Ambro oppure collegarsi ai percorsi diretti verso Casale Ricci e le quote superiori. Nel complesso il sentiero 226 è un collegamento di mezza costa dal carattere prevalentemente forestale, segnato dall’alternanza fra faggeta, affioramenti rocciosi e aperture panoramiche sulla selvaggia Valle dell’Ambro.

Elementi notevoli

  • Parco Nazionale dei Monti Sibillini: area protetta nella quale si sviluppa l’intero itinerario, sul versante marchigiano della catena.
  • Valle dell’Ambro: profonda valle montana compresa fra il Monte Priora e il sistema di Castel Manardo e Monte Amandola, ambiente di riferimento dell’intero percorso.
  • Roccacce: caratteristico settore roccioso dell’alta Valle dell’Ambro, attraversato nella prima parte del sentiero.
  • Faggeta di Fonte del Faggio: formazione forestale attraversata dal 226, inserita nel demanio forestale regionale e caratterizzata da estesi popolamenti di faggio.
  • Fonte del Faggio: sorgente montana e storico punto di riferimento lungo la rete dei sentieri della Valle dell’Ambro.
  • Casale San Giovanni Gualberto: ricovero montano situato presso Fonte del Faggio, importante punto di passaggio per gli itinerari diretti verso Balzo Rosso e la parte inferiore della valle.
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Sentiero 225 (FM)

 

Il Sentiero 225 è il collegamento diretto tra il Santuario della Madonna dell’Ambro e il sentiero 224, sul versante che sale verso l’alta Valle dell’Ambro. È breve, ma concentra in meno di due chilometri quasi trecento metri di dislivello: il suo carattere è quello di una salita di raccordo, più che di un itinerario autonomo.

La traccia prende avvio nei pressi del santuario, uno dei luoghi di culto più importanti dei Sibillini orientali, posto nel fondovalle dell’Ambro. Dal complesso religioso si lascia rapidamente la strada e si entra sul versante boscato, seguendo un sentiero che guadagna quota con pendenza sostenuta.

La vegetazione protegge gran parte della salita e rende il percorso ombroso, ma il fondo può essere umido e coperto di foglie. Salendo, il rumore del torrente e l’ambiente del fondovalle vengono gradualmente sostituiti da radure e aperture verso le pareti superiori della valle, dominate dal Monte Priora e dalle dorsali del Castel Manardo.

Il punto di arrivo coincide con l’innesto sul Sentiero 224. Da qui è possibile proseguire verso l’alta valle, i casali e i raccordi con 226 e 227; il 225 svolge quindi una funzione strategica nella rete, offrendo l’accesso più diretto dal santuario ai percorsi montani.

La presenza del santuario rende l’itinerario particolare anche sul piano storico e culturale: in pochi minuti si passa da un luogo di pellegrinaggio frequentato a un versante forestale decisamente montano, senza attraversare insediamenti intermedi.

Elementi notevoli

  • Santuario della Madonna dell’Ambro
  • Torrente Ambro
  • Boschi del versante della valle
  • Monte Priora
  • Innesto con il Sentiero 224
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Sentiero 224 (FM)

 

Il Sentiero 224 attraversa in senso longitudinale la Valle dell’Ambro, collegando il settore alto di Vetice con la parte bassa della valle e con la rete di sentieri che converge verso Casale Rinaldi. Con quasi nove chilometri di sviluppo e oltre settecento metri di differenza di quota, è un itinerario escursionistico vero e proprio, immerso nel versante settentrionale del Monte Amandola e del gruppo della Priora.

Dal settore alto il percorso scende attraverso pascoli e radure, entrando progressivamente in un paesaggio più boscato. La testata della valle rimane dominata dalle grandi quinte del Monte Priora, di Pizzo Berro e delle dorsali che scendono verso l’Ambro. La traccia segue linee naturali e vecchie piste pastorali, con lunghi tratti lontani da centri abitati.

La parte centrale si avvicina ai casali di montagna che per secoli hanno servito l’allevamento e la gestione dei pascoli. Casale Rinaldi e gli altri edifici rurali della valle sono riferimenti importanti per orientarsi in un ambiente molto aperto, dove i cambi di pendenza e i valloni laterali possono rendere meno intuitiva la direzione.

Continuando verso valle, il bosco diventa più presente e la quota scende sotto i mille metri. Il percorso intercetta o si avvicina ai sentieri 225, 226 e 227, formando una delle maglie principali della rete escursionistica dell’Ambro. Il punto finale si trova nel settore basso, prima della discesa definitiva verso il santuario e le strade di fondovalle.

Il carattere del 224 è quello di una traversata di valle: meno esposto delle creste alte, ma lungo e isolato. È particolarmente utile per comprendere la struttura dell’Ambro, con la testata montuosa, i pascoli, i casali e la progressiva chiusura forestale verso le quote inferiori.

Elementi notevoli

  • Valle dell’Ambro
  • Monte Priora
  • Casale Rinaldi
  • Pascoli e casali pastorali
  • Rete dei sentieri 225–226–227
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Sentiero 223 (FM)

 

Il Sentiero 223 è un breve raccordo montano nel settore dell’Infernaccio che collega l’area dell’Eremo di San Leonardo alla cosiddetta Cascata Nascosta. La traccia guadagna poco più di centocinquanta metri di quota e si svolge interamente in un ambiente boscoso e inciso, laterale rispetto al fondovalle principale del Tenna.

Il punto di partenza è vicino all’eremo, ricostruito sul terrazzo boscoso che domina la gola. Da qui il sentiero si allontana dalla radura e rientra nel bosco, seguendo un versante solcato da piccoli impluvi. L’ombra, l’umidità e la presenza di acqua caratterizzano gran parte del percorso.

La progressione non è lunga ma è continua. Il fondo può essere irregolare e, dopo piogge, scivoloso; l’ambiente resta chiuso fino alla parte superiore, dove la vegetazione si apre in prossimità del corso d’acqua che alimenta la cascata. La meta è un salto d’acqua appartato, meno noto delle Pisciarelle ma strettamente legato allo stesso sistema idrografico dell’Infernaccio.

Il 223 non va confuso con il sentiero di fondovalle 221: è una diramazione specifica che approfondisce il versante sopra l’eremo e termina in quota, senza costituire un collegamento diretto con Passo Cattivo. Per rientrare è necessario ripercorrere la stessa direttrice o inserirsi in altri itinerari soltanto dove esistono raccordi effettivamente segnalati.

La brevità rende il percorso adatto come estensione di una visita a San Leonardo, ma il contesto è comunque montano. Acqua, foglie e terreno ripido possono aumentare la difficoltà reale rispetto allo sviluppo chilometrico.

Elementi notevoli

  • Eremo di San Leonardo
  • Faggete dell’Infernaccio
  • Impluvi laterali del Tenna
  • Cascata Nascosta
  • Gole dell’Infernaccio
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Sentiero 222 (FM)

 

Il Sentiero 222 collega Capotenna a Passo Cattivo e rappresenta la continuazione in quota dell’asse escursionistico che risale le Gole dell’Infernaccio. In poco più di cinque chilometri supera circa settecento metri di dislivello, passando dall’alta valle del Tenna alle praterie e ai versanti aperti della dorsale principale dei Sibillini.

Da Capotenna il sentiero lascia il bosco e segue il solco superiore della valle, dove nasce il fiume Tenna. Il paesaggio si allarga progressivamente: alle faggete subentrano pascoli e pendii erbosi, con il Monte Bove e le cime dell’alta Val di Panico che diventano sempre più presenti sul lato occidentale.

La salita utilizza una pista montana ben riconoscibile ma lunga e continua. Superata la fascia delle sorgenti, l’ambiente assume carattere decisamente d’alta quota; il terreno resta esposto al sole e al vento e non offre ripari significativi. La pendenza aumenta nell’ultimo tratto verso il valico.

Passo Cattivo, a circa 1.870 metri, è uno dei passaggi storici tra il versante marchigiano e quello maceratese dei Sibillini. Dal valico si aprono vedute ampie sulla valle del Tenna, sul Monte Bove e verso Ussita e Castelsantangelo sul Nera; qui il 222 si raccorda con la rete di sentieri che corre sul lato occidentale del massiccio.

Il sentiero fa parte dell’itinerario E9 del Parco, indicato come parzialmente aperto. Le condizioni della parte alta possono cambiare rapidamente con neve, nebbia o temporali, e la lunghezza complessiva aumenta molto se il 222 viene affrontato come prosecuzione dell’Infernaccio da Rubbiano.

Elementi notevoli

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Sentiero 221 (FM)

 

Il sentiero 221 percorre la profonda valle del fiume Tenna, nel settore orientale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, collegando Capotenna con la zona di Valleria attraverso le celebri Gole dell’Infernaccio. Il tratto sviluppa circa 7,4 km e, nel senso di marcia verso valle, scende da circa 1.155 a poco più di 800 metri di quota. L’andamento non è però uniformemente discendente: brevi risalite e ondulazioni portano a circa 240 metri di dislivello positivo e quasi 590 metri negativo. Il 221 costituisce parte dell’itinerario escursionistico E9 del Parco, classificato complessivamente EE – Escursionisti Esperti.

Il percorso prende avvio nell’alta valle presso Capotenna, area delle sorgenti del Tenna, racchiusa fra i grandi rilievi del Monte Sibilla e del Monte Priora. Da qui segue il corso d’acqua verso est, inizialmente in un ambiente montano più aperto e poi all’interno di una valle progressivamente incassata. Il Tenna diventa il riferimento costante dell’itinerario: il sentiero ne accompagna la discesa alternando tratti prossimi all’alveo a passaggi leggermente più elevati sui fianchi della valle.

Procedendo verso valle il tracciato entra nella vasta faggeta di San Leonardo, dove la copertura forestale e la vicinanza del torrente determinano un ambiente fresco e ombroso. In questo settore si incontra il bivio con il sentiero 229, che si stacca dal 221 e sale verso l’Eremo di San Leonardo, posto ai piedi del Monte Priora. L’eremo non è direttamente attraversato dall’itinerario, ma rappresenta uno dei principali collegamenti della rete sentieristica della valle; l’edificio attuale fu ricostruito a partire dagli anni Settanta da Padre Pietro Lavini sui resti di un precedente luogo di culto.

Continuando lungo il 221 la valle si restringe fino ad assumere l’aspetto di una vera gola. Il sentiero entra così nelle Gole dell’Infernaccio, spettacolare incisione naturale scavata dal Tenna fra le pareti calcaree del Monte Priora e del Monte Sibilla. Il percorso segue da vicino il torrente tra pareti rocciose, bosco e passaggi angusti, in uno degli ambienti geomorfologicamente più caratteristici dei Sibillini. Il nome dell’Infernaccio è tradizionalmente associato al carattere impervio e misterioso della gola, alla quale sono legati anche racconti di antichi riti e credenze popolari.

Superata la parte più stretta, il paesaggio torna gradualmente ad aprirsi. Lungo il tratto inferiore si incontrano le Pisciarelle, piccoli salti e stillicidi d’acqua che scendono dalle rocce del versante e costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’accesso alla gola. Il sentiero prosegue quindi verso Valleria, dove termina intorno agli 807 metri di quota, in prossimità dell’accesso orientale all’Infernaccio. Nel complesso il sentiero 221 è una traversata di valle dal forte carattere naturalistico, nella quale sorgenti, faggete, pareti calcaree e acque del Tenna accompagnano quasi senza interruzione il passaggio dall’ambiente montano di Capotenna all’imbocco della gola.

Elementi notevoli

  • Capotenna: settore dell’alta valle nel quale si trovano le sorgenti del fiume Tenna, punto iniziale del percorso nel senso di marcia descritto.
  • Fiume Tenna: corso d’acqua che accompagna l’intero itinerario e che, attraverso la propria azione erosiva, ha modellato la valle e le Gole dell’Infernaccio.
  • Faggeta di San Leonardo: estesa formazione forestale attraversata dal sentiero nella parte centrale della valle.
  • Eremo di San Leonardo: storico luogo di culto ai piedi del Monte Priora, raggiungibile tramite il sentiero 229 che si dirama dal 221.
  • Gole dell’Infernaccio: profonda gola calcarea scavata dal Tenna fra Monte Priora e Monte Sibilla, principale elemento paesaggistico e geomorfologico dell’itinerario.
  • Pisciarelle: stillicidi e piccoli salti d’acqua che scendono dalle rocce presso l’accesso orientale alle Gole dell’Infernaccio.
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Sentiero 156 (FM)

 

Il Sentiero 156 percorre il settore alto del Monte Sibilla e costituisce il ramo occidentale dell’anello classico che collega il Rifugio Sibilla alla vetta. È un itinerario di alta montagna, classificato EE, che si sviluppa tra circa 1.550 e oltre 2.100 metri su terreno aperto, praterie d’altitudine, cresta e una lunga strada sterrata di servizio.

Seguendo l’ordine della traccia, il percorso prende avvio nella parte alta della montagna, in prossimità della cresta del Sibilla, e procede verso la sella che separa la vetta dalla Cima Vallelunga. Questo tratto domina a nord la profonda valle del fosso Le Vene e offre visuali estese verso Monte Priora, Pizzo Berro e, sul lato opposto, verso il Vettore e i Sibillini meridionali.

La cresta è il segmento più montano e richiede attenzione per l’esposizione e per il fondo detritico. In corrispondenza della cima si entra nel paesaggio leggendario della Grotta della Sibilla, oggi non accessibile come cavità ma ancora riconoscibile nel racconto storico e nella morfologia sommitale. Il vicino tratto della “Corona” è quello più tecnico dell’anello completo e viene normalmente affrontato sul sentiero 155.

Dalla sella il 156 abbandona la linea di cresta e segue la grande sterrata che taglia il versante orientale con ampi tornanti. La discesa è lunga e completamente esposta al sole, senza punti d’acqua affidabili. Progressivamente si perde quota verso il Rifugio Sibilla, che costituisce il riferimento principale per l’accesso al settore.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini include il 156 nel percorso escursionistico E10 “Sulla Montagna Magica”, attualmente indicato come aperto. Resta comunque un ambiente di quota: vento, neve residua e temporali possono cambiare rapidamente le condizioni, soprattutto sulla cresta.

Elementi notevoli

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Sentiero 32 (AP)

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Percorso Natura n.5 (AP)

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Sentiero 558 (AP)

 
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Sentiero 261 (AP)

 

Il sentiero 261 si sviluppa nell’alta montagna dei Sibillini per circa 5,3 km, fra circa 1.650 e 2.100 m. Collega il settore di Monte Prata con il sistema di selle e dorsali di Palazzo Borghese, sul margine occidentale del massiccio.

Dal versante di Monte Prata il percorso prende quota attraversando ampie praterie montane. La salita conduce verso la Fonte della Jumenta, punto di riferimento lungo l’itinerario, e prosegue poi con maggiore decisione verso le quote superiori.

Superata la fonte, il sentiero guadagna il settore del Passo di Sasso Borghese. Il paesaggio è completamente aperto e dominato dalle forme calcaree di Palazzo Borghese, Monte Porche e dalle dorsali che delimitano l’alta conca di Castelluccio.

La geometria mostra un percorso prevalentemente ascendente, con circa 450 m di differenza tra quota minima e massima e alcuni brevi tratti in discesa. L’arrivo è nel nodo escursionistico di alta quota da cui si diramano collegamenti verso Forca Viola e l’Argentella.

Il 261 è quindi un accesso diretto dalle praterie di Monte Prata al cuore occidentale dei Sibillini e mette in relazione ambienti pastorali, sorgenti e valichi d’alta quota.

Elementi notevoli

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Sentiero 156 (AP)

 

Il sentiero 156 completa il sistema escursionistico del Monte Sibilla sul lato occidentale e settentrionale della montagna. La geometria sviluppa circa 7,5 km fra 1.550 e 2.150 m, con numerosi saliscendi e un andamento più articolato del vicino sentiero 155.

Dal settore del Rifugio Sibilla il percorso risale verso le quote superiori e raggiunge la dorsale che separa il versante meridionale dalla profonda valle del Fosso Le Vene. Il paesaggio alterna pendii erbosi, tratti di cresta e ampie vedute sulle montagne circostanti.

La parte alta si avvicina alla sella tra Cima Vallelunga e Monte Sibilla, intorno ai 2.130 m. È il punto in cui l’itinerario E10 ufficiale del Parco utilizza il 156 per chiudere l’anello della Sibilla dopo la percorrenza della cresta sommitale.

Il tracciato registra oltre 1.000 m di salita cumulata e circa 440 m di discesa nel verso rappresentato, dato che evidenzia la presenza di ripetuti cambi di pendenza. Non è quindi un semplice collegamento su strada di quota, ma un percorso montano con sviluppo complesso.

Il 156 svolge una funzione essenziale nell’anello della Sibilla, collegando il rifugio, le selle superiori e il sistema di cresta in un ambiente tra i più caratteristici del versante orientale dei Sibillini.

Elementi notevoli

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Sentiero 155 (AP)

 

Il sentiero 155 percorre la cresta del Monte Sibilla e costituisce il ramo principale di salita dell’anello escursionistico E10 del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La porzione qui rappresentata è lunga circa 4,1 km e si sviluppa fra circa 1.550 e 2.130 m.

Nel verso registrato il percorso parte dal settore sommitale e scende verso il Rifugio Sibilla; percorso in senso opposto, sale dal rifugio alla sella sotto il Monte Zampa e prosegue lungo la lunga dorsale sud-occidentale. L’ambiente è aperto, panoramico e progressivamente più roccioso.

Avvicinandosi alla sommità si incontra la caratteristica Corona della Sibilla, fascia rocciosa che circonda la parte alta della montagna. Poco oltre si trova l’area della celebre Grotta della Sibilla, oggi non accessibile internamente, legata a una tradizione leggendaria documentata da secoli.

Il sentiero raggiunge quindi il settore di vetta del Monte Sibilla, a oltre 2.100 m, da cui il crinale prosegue con il numero 156. La geometria conferma un percorso di cresta con forte sviluppo altimetrico e una netta relazione con il rifugio sottostante.

Il 155 è uno dei tracciati più rappresentativi del versante di Montemonaco: unisce paesaggio d’alta quota, morfologie rocciose e il patrimonio culturale legato al mito della Sibilla.

Elementi notevoli

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Sentiero 154 (AP)

 
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Sentiero 152 (AP)

 

Il sentiero 152 è un collegamento d’alta quota del massiccio del Vettore, lungo circa 2,6 km. Si sviluppa tra circa 1.500 e 1.770 m e mette in comunicazione il sistema dei sentieri della Valle del Lago di Pilato con il versante meridionale rivolto verso Forca di Presta.

Il tracciato attraversa pendii montani aperti con andamento irregolare: nel verso registrato parte intorno a 1.740 m, raggiunge quote prossime a 1.770 m e poi scende verso i 1.536 m. La breve distanza non deve quindi farlo considerare un semplice tratto pianeggiante.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini riconosce il 152, insieme ai sentieri 132 e 151, tra i percorsi storici collegati all’accesso al Lago di Pilato. La sua funzione è soprattutto quella di raccordare itinerari più lunghi all’interno del settore meridionale del massiccio.

Nella parte finale il percorso si avvicina alla fascia di Forca di Presta, valico fondamentale tra il versante ascolano e i Piani di Castelluccio. L’ambiente resta quello delle praterie montane e dei pendii esposti del Vettore.

Il 152 è quindi un raccordo breve ma importante nella rete escursionistica dell’alta montagna, da leggere in relazione ai percorsi 151 e 132 e alle condizioni ambientali del settore.

Elementi notevoli

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Sentiero 132 (AP)

 

Il sentiero 132 si sviluppa sul versante orientale dei Sibillini per circa 6,6 km e collega la fascia alta del massiccio con Foce di Montemonaco. Il profilo varia da circa 1.810 m a 946 m: nel verso registrato prevale quindi la discesa, pur con alcuni tratti in risalita.

Dalla zona alta prossima alla Sella del Banditello il percorso attraversa pendii aperti e poi perde quota lungo il fianco della montagna. Il CAI di Ascoli Piceno documenta questo tracciato come parte della traversata da Foce verso il Vettore, con passaggio nell’area di Fonte Fredda e del Monte Banditello.

Scendendo, il paesaggio passa gradualmente dall’ambiente di prateria montana alle fasce boscate. La progressione è lunga e articolata, con il sentiero che asseconda la morfologia del versante anziché seguire una linea diretta verso il fondovalle.

Il tratto conclusivo raggiunge Foce, borgo posto all’imbocco della valle che conduce verso il Lago di Pilato. Il Parco riconosce il 132 tra i sentieri storici di accesso all’area del lago, insieme ai 151 e 152.

Il 132 svolge così una funzione di collegamento tra Foce e le quote superiori del massiccio, attraversando in sequenza bosco, pendii e dorsali del settore orientale.

Elementi notevoli

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Sentiero Natura n.14 (MC)

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Sentiero Natura n.11 (MC)

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Sentiero E7 (MC)

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Sentiero 555 (MC)

 
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Sentiero 551 (MC)

 
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Sentiero 321 (MC)

 
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Sentiero 314_1 (MC)

 
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Sentiero 313_1 (MC)

 
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Sentiero 312_1 (MC)

 
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Sentiero 311_1 (MC)

 
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Sentiero 280_1 (MC)

 
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Sentiero 279 (MC)

 
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Sentiero 278 (MC)

 
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Sentiero 277 (MC)

 
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Sentiero 276_1 (MC)

 
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Sentiero 275_1 (MC)

 
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Sentiero 274_1 (MC)

 
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Sentiero 273 (MC)

 
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Sentiero 272_1 (MC)

 
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Sentiero 271b (MC)

 
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Sentiero 271_1 (MC)

 
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Sentiero 270_1 (MC)

 
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Sentiero 261_1 (MC)

 
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Sentiero 260_1 (MC)

 
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Sentiero 259_1 (MC)

 
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Sentiero 257_1 (MC)

 
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Sentiero 254_1 (MC)

 
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Sentiero 253_1 (MC)

 
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Sentiero 252_1 (MC)

 
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Sentiero 251_1 (MC)

 
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Sentiero 244_1 (MC)

 
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Sentiero 241_1 (MC)

 
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Sentiero 227 (MC)

 
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Sentiero 222_1 (MC)

 
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Sentiero 154 (MC)

 
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Sentiero 558 (PG)

 
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Sentiero 555 (PG)

 
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Sentiero 554 (PG)

 
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Sentiero 552 (PG)

 
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Sentiero 551 (PG)

 
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Sentiero 261_1 (PG)

 
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