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Sentiero Antichi Sentieri sul Bidente delle Celle (FC)

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Sentiero Solitari Altopiani nella Valle Del Bidente (AR)

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Sentiero Le Terre Dei Monaci e Del Granduca (AR)

Le terre dei monaci e del Granduca è un grande anello escursionistico nel cuore delle Foreste Casentinesi, con partenza e ritorno nel settore di Camaldoli. La geometria disponibile sviluppa circa 32,8 km e attraversa quote comprese approssimativamente fra 560 e 1.490 metri. L’itinerario unisce l’eredità monastica di Camaldoli, la storia della gestione forestale granducale e i grandi ambienti appenninici della dorsale tosco-romagnola.

Dal Sacro Eremo di Camaldoli il percorso entra nella foresta e prende quota lungo le antiche direttrici utilizzate per secoli nella gestione del patrimonio boschivo. Il primo settore conduce verso la parte alta del massiccio, dove abetine e faggete accompagnano la salita. La relazione fra comunità monastica e foresta è uno dei temi dominanti dell’itinerario: l’abete bianco, coltivato e tutelato dai monaci, caratterizza ancora oggi ampie porzioni del paesaggio.

Raggiunto il sistema di crinale, l’itinerario passa per il Passo della Calla e i Prati della Burraia, ripercorrendo tratti dell’antica Via dei Legni. Le aperture sommitali interrompono la continuità del bosco e offrono un netto cambio di ambiente rispetto alla foresta di Camaldoli. Qui il percorso raggiunge le quote maggiori e si avvicina alla linea di spartiacque fra Toscana e Romagna, in un settore esposto a vento, nebbia e condizioni invernali anche severe.

La seconda parte scende nuovamente sul versante toscano attraverso la valle del Torrente Oia. Il paesaggio torna gradualmente più chiuso e forestale; strade bianche, mulattiere e sentieri seguono l’idrografia e collegano i punti tappa previsti dall’anello. La lunghezza complessiva e il dislivello accumulato richiedono una percorrenza organizzata su più giornate, come previsto dal progetto ufficiale “Da Rifugio a Rifugio”.

Il ritorno verso Camaldoli completa un percorso che non è soltanto naturalistico, ma anche storico e culturale. Foresta, insediamento monastico, antiche vie di trasporto del legname e infrastrutture granducali appartengono a un unico sistema territoriale, leggibile lungo tutto l’anello. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri e delle strutture di appoggio presso il Parco, oltre a valutare meteo, ore di luce e condizioni dei tratti di crinale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero La Millenaria Foresta di Camaldoli (AR)

La millenaria foresta di Camaldoli si sviluppa da anello nel settore di Camaldoli e Badia Prataglia fino a ritorno al settore di partenza, per circa 45.5 km. Le quote comprese fra circa 389 e 1310 metri delineano un grande anello di più giorni che attraversa il cuore delle Foreste Sacre, collegando centri casentinesi, monastero, eremo e dorsale. Il percorso è inserito nel sistema escursionistico del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e mette in relazione natura, storia forestale e presenza monastica.

Seguendo l’ordine del tracciato, il percorso prende avvio da anello nel settore di Camaldoli e Badia Prataglia. I primi tratti attraversano ambienti forestali nei quali abete bianco, faggio e castagno hanno un ruolo dominante. La morfologia alterna fondovalle, versanti e dorsali; nei percorsi più lunghi la successione di quote accompagna il passaggio fra centri abitati, complessi religiosi, rifugi e settori più isolati della foresta.

La parte centrale permette di leggere con particolare chiarezza il rapporto fra uomo e bosco. La gestione secolare delle foreste camaldolesi, la rete di antiche vie e la presenza di piccoli nuclei montani hanno lasciato una struttura territoriale ancora riconoscibile. Lungo gli itinerari più estesi gli innesti con altri sentieri del Parco consentono numerose varianti, ma richiedono attenzione alla segnaletica e alla pianificazione delle tappe.

Nella parte finale il tracciato torna verso ritorno al settore di partenza. L’escursione fra quota minima e massima è di circa 921 metri, ma nei grandi anelli il dislivello accumulato è molto superiore alla semplice differenza altimetrica fra gli estremi. La lunghezza impone quindi una corretta gestione di tempi, soste e riserve d’acqua, mentre sui percorsi brevi prevale il valore didattico e naturalistico.

Il Parco invita a verificare sempre lo stato di percorribilità prima della partenza. Pioggia, neve, caduta di alberi e piccoli smottamenti possono modificare localmente le condizioni del fondo; sui crinali, inoltre, nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità. La cartografia ufficiale e la segnaletica sul terreno restano i riferimenti principali.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero Il Falterona e La Foresta Di Campigna (FI)

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Il Sentiero Delle Foreste Sacre

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Sentiero 00 Da Monte Falco a Passo della Calla (FC)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (FC)

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Sentiero Natura Lago Poggio Baldi (FC)

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Sentiero Natura di Ridracoli (FC)

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Sentiero Natura Cullacce (FC)

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Sentiero Natura Campigna (FC)

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Sentiero della Libertà (FC)

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Sentiero per Tutti e Sensi di Campigna (FC)

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Sentiero E1 (FC)

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Sentiero B8 (FC)

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Sentiero 98 (FC)

 
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Sentiero 786 (FC)

 
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Sentiero 782 (FC)

 
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Sentiero 780 (FC)

 
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Sentiero 68 (FC)

 
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Sentiero 309 (FC)

 
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Sentiero 307 (FC)

 
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Sentiero 299a (FC)

 
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Sentiero 289 (FC)

 
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Sentiero 285 (FC)

 
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Sentiero 283 (FC)

 
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Sentiero 275_1 (FC)

 
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Sentiero 267 (FC)

 
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Sentiero 263 (FC)

 
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Sentiero 261 (FC)

 
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Sentiero 259 (FC)

 
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Sentiero 257 (FC)

 
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Sentiero 255 (FC)

 
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Sentiero 253 (FC)

 
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Sentiero 251 (FC)

 
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Sentiero 249 (FC)

 
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Sentiero 247a (FC)

 
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Sentiero 247 (FC)

 
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Sentiero 245 (FC)

 
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Sentiero 243 (FC)

 
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Sentiero 241 (FC)

 
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Sentiero 239 (FC)

 
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Sentiero 237 (FC)

 
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Sentiero 235 (FC)

 
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Sentiero 233 (FC)

 
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Sentiero 231 (FC)

 
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Sentiero 229 (FC)

 
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Sentiero 227 (FC)

 
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Sentiero 225 (FC)

 
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Sentiero 223 (FC)

 
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Sentiero 221 (FC)

 
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Sentiero 215 (FC)

 
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Sentiero 207v (FC)

 
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Sentiero 207 (FC)

 
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Sentiero 682 (FI)

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Sentiero 4 Da Molino di Bucchio alla Giuncaia (FI)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (FI)

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Sentiero 908 (FI)

 
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Sentiero 4_2 (FI)

 
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Sentiero 918B (FI)

 
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Sentiero 917 | Fonte del Borbotto – Sorgente dell’Arno (FI)

 
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Sentiero 914C (FI)

 
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Sentiero 914a Variante di Ripalta (FI)

Il sentiero CAI 914A, denominato “Variante di Ripalta”, è un collegamento escursionistico che attraversa il versante settentrionale del Monte Falterona, nel territorio di Castagno d’Andrea, frazione del comune di San Godenzo, in provincia di Firenze. L’itinerario si sviluppa all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e costituisce un’alternativa al sentiero CAI 914, che collega Castagno d’Andrea al Giogo di Castagno. Lungo circa 1,7 km e classificato E (Escursionistico), attraversa un ambiente montano caratterizzato da castagneti, corsi d’acqua e testimonianze degli antichi insediamenti rurali.

Il percorso prende avvio nei pressi di Castellina, nucleo rurale situato a monte di Castagno d’Andrea, a circa 790 metri di altitudine. La località conserva edifici tradizionali in pietra e un piccolo oratorio dedicato a Sant’Anna, testimonianza della presenza storica di comunità agricole sulle pendici del Falterona. Dalla zona di Castellina, la variante si dirige verso est, attraversando inizialmente il settore delle Casine, dove il paesaggio conserva i caratteri della montagna abitata e coltivata. Antichi percorsi di collegamento, edifici rurali e castagneti ricordano l’importanza che queste pendici hanno avuto nell’economia delle comunità locali.

Superata la zona delle Casine, il sentiero raggiunge il Fosso di Falterona, corso d’acqua che raccoglie parte delle acque provenienti dal versante settentrionale del massiccio. L’attraversamento del fosso rappresenta uno dei passaggi più caratteristici dell’itinerario: il terreno diventa più umido e il percorso abbandona progressivamente le caratteristiche della viabilità rurale per assumere quelle di un sentiero montano. In questo settore la vegetazione è particolarmente rigogliosa, favorita dall’esposizione del versante e dalla presenza dell’acqua. Dopo precipitazioni abbondanti, il guado può richiedere attenzione per la maggiore portata del torrente e per la possibile scivolosità delle pietre.

Oltre il corso d’acqua, la variante risale verso Ripalta, antico insediamento rurale del quale rimangono oggi pochi resti, in parte nascosti dalla vegetazione. La località costituisce l’elemento storico e geografico che dà il nome al sentiero. Il percorso attraversa un ambiente nel quale il bosco ha progressivamente riconquistato terreni un tempo utilizzati per attività agricole e silvopastorali. La presenza di vecchi tracciati, muri e ruderi testimonia una frequentazione del territorio molto diversa da quella attuale, quando questi collegamenti erano utilizzati per raggiungere poderi, castagneti e aree di lavoro forestale.

Da Ripalta il sentiero affronta il tratto più impegnativo, risalendo con decisione il versante in direzione sud-orientale. Il percorso guadagna quota attraverso una successione di tornanti e brevi traversi nel bosco, passando dagli ambienti dominati dal castagno alle formazioni forestali delle quote superiori. La salita conduce infine all’innesto con il sentiero CAI 14, a circa 990 metri di altitudine, nel settore montano sottostante il Giogo di Castagno. Da questo punto è possibile proseguire verso il valico, raggiungendo successivamente il sentiero di crinale CAI 00, oppure scendere lungo il percorso principale del CAI 14 in direzione di Migliari e Castellina.

La Variante di Ripalta permette di conoscere un settore poco frequentato del Falterona, dove gli ambienti naturali si intrecciano con la storia dell’insediamento rurale appenninico. Il suo interesse risiede soprattutto nell’attraversamento del Fosso di Falterona, nel passaggio presso i ruderi di Ripalta e nella risalita attraverso i boschi del versante settentrionale. Pur essendo relativamente breve, presenta un dislivello significativo e richiede attenzione nei tratti più ripidi e in prossimità del corso d’acqua. Non costituisce un itinerario ad anello autonomo, ma può essere combinato con il CAI 914 per realizzare un percorso circolare con partenza e ritorno nella zona di Castellina e Castagno d’Andrea.

Elementi notevoli

  • Castellina – Antico nucleo rurale sulle pendici settentrionali del Falterona, caratterizzato da edifici tradizionali in pietra. Costituisce il riferimento geografico per l’accesso alla Variante di Ripalta e alla rete escursionistica proveniente da Castagno d’Andrea.
  • Oratorio di Sant’Anna a Castellina – Piccolo edificio religioso inserito nel complesso rurale di Castellina, con portale architravato in pietra e copertura a falda unica. Testimonia la storia degli insediamenti montani del territorio di San Godenzo.
  • Le Casine – Località rurale attraversata nella parte inferiore del percorso, dove si incontrano edifici tradizionali e antichi collegamenti utilizzati dalle comunità agricole del versante del Falterona.
  • Fosso di Falterona – Corso d’acqua montano attraversato dal sentiero, appartenente al sistema idrografico del torrente San Godenzo. Il guado rappresenta uno dei passaggi più caratteristici della variante.
  • Ripalta – Antico insediamento rurale oggi ridotto a ruderi, dal quale deriva il nome dell’itinerario. La località conserva testimonianze dell’utilizzo agricolo e forestale delle pendici del Falterona.
  • Castagneti del versante settentrionale del Falterona – Formazioni boschive legate alla tradizionale economia montana, particolarmente presenti alle quote inferiori e intermedie dell’itinerario.
  • Collegamento con il sentiero CAI 14 – Innesto situato nella parte superiore della variante, che permette di proseguire verso il Giogo di Castagno oppure di scendere verso Migliari, Castellina e Castagno d’Andrea.
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Sentiero 914 (FI)

 
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Sentiero 911 – Enrico Boni (FI)

Il sentiero CAI 911 “Enrico Boni” è un itinerario escursionistico che collega La Pianaccia alla Cascata del Piscino di Sassoli, sul versante settentrionale del Monte Falterona, nel territorio comunale di San Godenzo, in provincia di Firenze. Situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il percorso attraversa uno degli ambienti forestali più appartati dell’Appennino tosco-romagnolo. Lungo circa 1,5 km, si sviluppa prevalentemente tra i 1.120 e i 1.190 metri di quota, con continui saliscendi e alcuni passaggi che richiedono attenzione. La classificazione EE (Escursionisti Esperti) invita a non sottovalutare questo itinerario, breve ma caratterizzato da terreno montano irregolare.

La partenza si trova in località La Pianaccia, lungo la strada che da Castagno d’Andrea sale verso la Fonte del Borbotto. Qui, nei pressi dell’area di parcheggio, si imbocca il sentiero dedicato a Enrico Boni, figura legata alla comunità di Castagno d’Andrea e alla tutela dell’ambiente montano. Il tracciato si inoltra subito nel bosco, procedendo verso est lungo le pendici del Falterona. L’ambiente è dominato dalla vegetazione forestale, con una presenza importante del faggio, specie caratteristica di queste quote. Il cammino segue un andamento articolato, attraversando piccole incisioni del versante e alternando tratti relativamente regolari a brevi salite e discese.

Nel suo sviluppo il sentiero incontra i collegamenti con la rete escursionistica proveniente da Castagno d’Andrea. Il sentiero CAI 9 permette infatti di raggiungere La Pianaccia partendo dal cimitero del paese, mentre il raccordo CAI 14C collega il percorso con gli itinerari che risalgono dalla zona di Migliari e dal versante del torrente San Godenzo. Questi incroci consentono di inserire il sentiero Enrico Boni in escursioni più lunghe, ma il percorso principale mantiene la direzione verso la cascata. La faggeta diventa l’elemento dominante del paesaggio: il terreno è spesso coperto di foglie, radici affioranti e pietre, mentre piccoli impluvi e avvallamenti testimoniano l’azione delle acque che scendono dalle pendici superiori del massiccio.

Avvicinandosi alla parte terminale, il terreno assume un carattere più accidentato. Il sentiero attraversa un settore montano segnato dall’erosione e dalla presenza di corsi d’acqua, dove l’umidità può rendere scivolosi alcuni passaggi. La destinazione è la Cascata del Piscino di Sassoli, uno dei salti d’acqua più spettacolari e meno facilmente accessibili del Parco Nazionale. La cascata si trova in un ambiente selvaggio, ai piedi delle imponenti Balze Rondinaie, pareti rocciose che caratterizzano il versante settentrionale del gruppo Falterona-Monte Falco. L’acqua compie un salto di circa 70 metri, precipitando in una stretta gola circondata dalla vegetazione. La portata varia sensibilmente durante l’anno e lo spettacolo risulta particolarmente suggestivo nei periodi successivi a piogge abbondanti.

Il Sentiero Enrico Boni permette di raggiungere questo ambiente naturale senza affrontare i lunghi itinerari che attraversano le quote più elevate del Falterona. La brevità del percorso non deve tuttavia essere confusa con la facilità: il fondo irregolare, l’umidità del sottobosco e i tratti più ripidi in prossimità della cascata richiedono calzature adeguate, passo sicuro ed esperienza escursionistica. L’itinerario termina presso la cascata e non costituisce un anello; per tornare alla Pianaccia è possibile ripercorrere il sentiero in senso inverso. Il suo interesse risiede soprattutto nel contrasto tra la quiete della faggeta e l’ambiente roccioso e profondamente inciso che custodisce il salto d’acqua, testimonianza della complessa morfologia del versante fiorentino del Falterona.

Elementi notevoli

  • La Pianaccia – Località di partenza del sentiero, situata sopra Castagno d’Andrea lungo la strada per la Fonte del Borbotto. Costituisce un importante punto di accesso alla rete escursionistica del versante settentrionale del Falterona.
  • Sentiero CAI 9 – Collegamento escursionistico tra il cimitero di Castagno d’Andrea e La Pianaccia, che consente di raggiungere il sentiero Enrico Boni direttamente dal paese.
  • Raccordo CAI 14C – Collegamento con la rete sentieristica proveniente dal versante di Migliari e dal settore del torrente San Godenzo, utile per organizzare itinerari più articolati.
  • Faggete del Monte Falterona – Ambiente forestale attraversato dall’itinerario, caratterizzato da faggi, sottobosco montano e piccole incisioni percorse dalle acque superficiali.
  • Cascata del Piscino di Sassoli – Destinazione del percorso e spettacolare salto d’acqua di circa 70 metri, situato in una gola rocciosa sul versante settentrionale del Falterona.
  • Balze Rondinaie – Imponenti formazioni rocciose che dominano il settore montano della cascata, contribuendo a creare uno degli scenari più selvaggi del massiccio del Falterona.
  • Castagno d’Andrea – Borgo montano del comune di San Godenzo, situato alle pendici del Falterona e tradizionale punto di accesso agli itinerari del versante fiorentino del Parco Nazionale.
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Sentiero Natura Camaldoli (AR)

Sentiero Natura Camaldoli si sviluppa da Camaldoli fino a Camaldoli, per circa 2.7 km. Le quote comprese fra circa 823 e 942 metri delineano un breve anello didattico nel cuore della foresta monastica, dedicato alla conoscenza degli alberi e dell’ambiente forestale. Il percorso è inserito nel sistema escursionistico del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e mette in relazione natura, storia forestale e presenza monastica.

Seguendo l’ordine del tracciato, il percorso prende avvio da Camaldoli. I primi tratti attraversano ambienti forestali nei quali abete bianco, faggio e castagno hanno un ruolo dominante. La morfologia alterna fondovalle, versanti e dorsali; nei percorsi più lunghi la successione di quote accompagna il passaggio fra centri abitati, complessi religiosi, rifugi e settori più isolati della foresta.

La parte centrale permette di leggere con particolare chiarezza il rapporto fra uomo e bosco. La gestione secolare delle foreste camaldolesi, la rete di antiche vie e la presenza di piccoli nuclei montani hanno lasciato una struttura territoriale ancora riconoscibile. Lungo gli itinerari più estesi gli innesti con altri sentieri del Parco consentono numerose varianti, ma richiedono attenzione alla segnaletica e alla pianificazione delle tappe.

Nella parte finale il tracciato torna verso Camaldoli. L’escursione fra quota minima e massima è di circa 119 metri, ma nei grandi anelli il dislivello accumulato è molto superiore alla semplice differenza altimetrica fra gli estremi. La lunghezza impone quindi una corretta gestione di tempi, soste e riserve d’acqua, mentre sui percorsi brevi prevale il valore didattico e naturalistico.

Il Parco invita a verificare sempre lo stato di percorribilità prima della partenza. Pioggia, neve, caduta di alberi e piccoli smottamenti possono modificare localmente le condizioni del fondo; sui crinali, inoltre, nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità. La cartografia ufficiale e la segnaletica sul terreno restano i riferimenti principali.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Camaldoli
  • Foresta di Camaldoli
  • abete bianco
  • castagno Miraglia
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Sentiero Natura Badia Prataglia (AR)

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Sentiero dei Tedeschi (AR)

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Sentiero 4 Da Mulino di Bucchio a Monte Falterona (AV)

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Sentiero 4 Da Mulino di Bucchio a La Giuncaia (AV)

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Sentiero 00 Da Monte Falco a Passo della Calla (AV)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (AV)

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Sentiero E1 (AR)

Sentiero E1 – Variante Eremo di Camaldoli collega Prato Bertone con Prato alla Penna e sviluppa circa 3.0 km. Le quote comprese fra circa 1102 e 1330 metri delineano una variante di alta quota che attraversa il complesso forestale di Camaldoli. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Prato Bertone. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Prato alla Penna. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 228 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Prato Bertone
  • Sacro Eremo di Camaldoli
  • Prato alla Penna
  • Foresta di Camaldoli
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Sentiero CT (AR)

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Sentiero 98 (AR)

 

Sentiero 98 collega Passo Brogli con Sentiero 00 di crinale e sviluppa circa 2.4 km. Le quote comprese fra circa 1219 e 1398 metri delineano un breve collegamento di alta quota verso la dorsale appenninica. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Passo Brogli. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Sentiero 00 di crinale. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 179 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Passo Brogli
  • Sentiero 00
  • dorsale appenninica
  • Foreste Casentinesi
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Sentiero 94 (AR)

 

Sentiero 94 collega Maestà di Cerreta con Croce Gaggi e sviluppa circa 6.2 km. Le quote comprese fra circa 913 e 1182 metri delineano una traversata forestale di quota nel cuore delle Foreste Casentinesi. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Maestà di Cerreta. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Croce Gaggi. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 269 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 92a (AR)

 
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Sentiero 92_1 (AR)

 

Sentiero 92 collega Lierna con Asqua e sviluppa circa 6.3 km. Le quote comprese fra circa 517 e 975 metri delineano una salita di media lunghezza dalle quote del Casentino verso il settore forestale di Asqua. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Lierna. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Asqua. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 458 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Lierna
  • Asqua
  • Foreste Casentinesi
  • rete CAI
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Sentiero 90 (AR)

 

Sentiero 90 collega Papiano con Sentiero 82 presso Casa Vezzatosa e sviluppa circa 3.0 km. Le quote comprese fra circa 650 e 850 metri delineano un raccordo in salita fra Papiano e la rete forestale dell’alto Casentino. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Papiano. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Sentiero 82 presso Casa Vezzatosa. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 200 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Papiano
  • Casa Vezzatosa
  • Sentiero 82
  • Foreste Casentinesi
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Sentiero 86a (AR)

 
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Sentiero 786 (AR)

 
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Sentiero 84a (AR)

 

Sentiero 84A collega Il Capanno con Campo dell’Agio, all’innesto con il Sentiero 64 e sviluppa circa 1.2 km. Le quote comprese fra circa 1024 e 1133 metri delineano un breve collegamento forestale che attraversa il vallone del Fiume d’Isola. La classificazione EE descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Il Capanno. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Campo dell’Agio, all’innesto con il Sentiero 64. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 109 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Il Capanno
  • Ponte di Mocche o Ponte del Diavolo
  • Campo dell’Agio
  • Foresta di Badia Prataglia
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Sentiero 84 (AR)

 

Sentiero 84 collega Badia Prataglia con Passo dei Fangacci e sviluppa circa 3.1 km. Le quote comprese fra circa 840 e 1241 metri delineano una salita breve ma consistente nel cuore delle Foreste Casentinesi. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Badia Prataglia. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Passo dei Fangacci. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 401 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 782 (AR)

 

Sentiero 782 collega Stia con Passo della Calla e sviluppa circa 12.3 km. Le quote comprese fra circa 463 e 1385 metri delineano una lunga salita dal fondovalle casentinese al valico appenninico. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Stia. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Passo della Calla. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 922 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Stia
  • Foreste Casentinesi
  • Passo della Calla
  • dorsale appenninica
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Sentiero 780 (AR)

 

Sentiero 780 collega Ponte alla Fabbrica con Passo della Calla, sviluppandosi per circa 6.8 km. Le quote comprese fra circa 568 e 1296 metri delineano una salita lungo l’antica direttrice forestale del Fosso del Gorgone verso il valico. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Ponte alla Fabbrica. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo della Calla. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 728 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 78a (AR)

 
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Sentiero 778 (AR)

 

Sentiero 778 collega Pratovecchio con Passo del Porcareccio, sviluppandosi per circa 12.6 km. Le quote comprese fra circa 445 e 1453 metri delineano una lunga salita dal Casentino alla dorsale delle Foreste Casentinesi. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Pratovecchio. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo del Porcareccio. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 1008 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 76a (AR)

 
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Sentiero 776 (AR)

 

Sentiero 776 collega Pratovecchio con Giogo Seccheta, sviluppandosi per circa 10.0 km nel settore delle Foreste Casentinesi. Le quote comprese fra circa 445 e 1382 metri delineano una lunga salita dal fondovalle casentinese alla dorsale lungo la storica Via dei Legni. Il percorso è classificato E e si inserisce in una delle aree escursionistiche più articolate dell’Appennino tosco-romagnolo.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Pratovecchio. Il primo tratto entra rapidamente nel paesaggio forestale, dove abetine storiche, faggete e boschi misti accompagnano la progressione. La pendenza segue la morfologia dei versanti senza deviazioni estranee al percorso principale; nei punti più alti il bosco si apre in corrispondenza di valichi, radure e direttrici di crinale.

La parte centrale mette in relazione diversi elementi della rete del Parco. Gli incroci con gli altri sentieri numerati permettono di costruire anelli e traversate più ampie fra Camaldoli, Badia Prataglia e la dorsale appenninica. La lettura dei bivi è importante perché più itinerari condividono brevi tratti di strada forestale; le indicazioni bianco-rosse e la cartografia aggiornata restano quindi i riferimenti principali.

Nella parte finale il percorso raggiunge Giogo Seccheta. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 937 metri, descrive soltanto una parte dell’impegno: saliscendi e pendenze intermedie possono aumentare il dislivello effettivamente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di collegamento fra i due estremi.

L’ambiente forestale richiede attenzione in ogni stagione. Dopo piogge o nevicate il fondo può diventare scivoloso, mentre nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità sui valichi e sulle dorsali. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri presso l’Ente Parco e considerare lunghezza, dislivello e ore di luce disponibili.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

  • Via dei Legni
  • Pratovecchio
  • boschi di abete bianco
  • Giogo Seccheta
  • dorsale delle Foreste Casentinesi
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Sentiero 74a (AR)

 
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Sentiero 74 (AR)

 

Sentiero 74 collega Croce Gaggi con Prato alla Penna, sviluppandosi per circa 4.2 km nel settore delle Foreste Casentinesi. Le quote comprese fra circa 1115 e 1330 metri delineano una traversata forestale di quota che raccorda Camaldoli con la dorsale. Il percorso è classificato E e si inserisce in una delle aree escursionistiche più articolate dell’Appennino tosco-romagnolo.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Croce Gaggi. Il primo tratto entra rapidamente nel paesaggio forestale, dove abetine storiche, faggete e boschi misti accompagnano la progressione. La pendenza segue la morfologia dei versanti senza deviazioni estranee al percorso principale; nei punti più alti il bosco si apre in corrispondenza di valichi, radure e direttrici di crinale.

La parte centrale mette in relazione diversi elementi della rete del Parco. Gli incroci con gli altri sentieri numerati permettono di costruire anelli e traversate più ampie fra Camaldoli, Badia Prataglia e la dorsale appenninica. La lettura dei bivi è importante perché più itinerari condividono brevi tratti di strada forestale; le indicazioni bianco-rosse e la cartografia aggiornata restano quindi i riferimenti principali.

Nella parte finale il percorso raggiunge Prato alla Penna. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 215 metri, descrive soltanto una parte dell’impegno: saliscendi e pendenze intermedie possono aumentare il dislivello effettivamente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di collegamento fra i due estremi.

L’ambiente forestale richiede attenzione in ogni stagione. Dopo piogge o nevicate il fondo può diventare scivoloso, mentre nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità sui valichi e sulle dorsali. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri presso l’Ente Parco e considerare lunghezza, dislivello e ore di luce disponibili.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 72a (AR)

 
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Sentiero 72 (AR)

 
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Sentiero 70a (AR)

 
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Sentiero 70_1 (AR)

 
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Sentiero 68a (AR)

 
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Sentiero 68 (AR)

 
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Sentiero 66 (AR)

 

Sentiero 66 collega Serravalle con Passo dei Fangacci, sviluppandosi per circa 5.7 km nel settore delle Foreste Casentinesi. Le quote comprese fra circa 844 e 1232 metri delineano una salita continua dal settore di Serravalle verso il valico dei Fangacci. Il percorso è classificato E e si inserisce in una delle aree escursionistiche più articolate dell’Appennino tosco-romagnolo.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Serravalle. Il primo tratto entra rapidamente nel paesaggio forestale, dove abetine storiche, faggete e boschi misti accompagnano la progressione. La pendenza segue la morfologia dei versanti senza deviazioni estranee al percorso principale; nei punti più alti il bosco si apre in corrispondenza di valichi, radure e direttrici di crinale.

La parte centrale mette in relazione diversi elementi della rete del Parco. Gli incroci con gli altri sentieri numerati permettono di costruire anelli e traversate più ampie fra Camaldoli, Badia Prataglia e la dorsale appenninica. La lettura dei bivi è importante perché più itinerari condividono brevi tratti di strada forestale; le indicazioni bianco-rosse e la cartografia aggiornata restano quindi i riferimenti principali.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo dei Fangacci. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 388 metri, descrive soltanto una parte dell’impegno: saliscendi e pendenze intermedie possono aumentare il dislivello effettivamente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di collegamento fra i due estremi.

L’ambiente forestale richiede attenzione in ogni stagione. Dopo piogge o nevicate il fondo può diventare scivoloso, mentre nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità sui valichi e sulle dorsali. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri presso l’Ente Parco e considerare lunghezza, dislivello e ore di luce disponibili.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 66_1 (AR)

 
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Sentiero 64 (AR)

 

Sentiero 64 collega Campo dell’Agio con Passo della Crocina, sviluppandosi per circa 2.8 km nel settore delle Foreste Casentinesi. Le quote comprese fra circa 1095 e 1392 metri delineano un collegamento breve di alta quota con salita prevalente verso il crinale. Il percorso è classificato E e si inserisce in una delle aree escursionistiche più articolate dell’Appennino tosco-romagnolo.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Campo dell’Agio. Il primo tratto entra rapidamente nel paesaggio forestale, dove abetine storiche, faggete e boschi misti accompagnano la progressione. La pendenza segue la morfologia dei versanti senza deviazioni estranee al percorso principale; nei punti più alti il bosco si apre in corrispondenza di valichi, radure e direttrici di crinale.

La parte centrale mette in relazione diversi elementi della rete del Parco. Gli incroci con gli altri sentieri numerati permettono di costruire anelli e traversate più ampie fra Camaldoli, Badia Prataglia e la dorsale appenninica. La lettura dei bivi è importante perché più itinerari condividono brevi tratti di strada forestale; le indicazioni bianco-rosse e la cartografia aggiornata restano quindi i riferimenti principali.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo della Crocina. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 297 metri, descrive soltanto una parte dell’impegno: saliscendi e pendenze intermedie possono aumentare il dislivello effettivamente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di collegamento fra i due estremi.

L’ambiente forestale richiede attenzione in ogni stagione. Dopo piogge o nevicate il fondo può diventare scivoloso, mentre nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità sui valichi e sulle dorsali. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri presso l’Ente Parco e considerare lunghezza, dislivello e ore di luce disponibili.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 60 (AR)

 
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Sentiero 092 (AR)

 

Sentiero 092 collega Acquafredda, lungo la SR71 con Quattrovie, all’innesto con il Sentiero 073, sviluppandosi per circa 4.0 km nel territorio di Foreste Casentinesi. Le quote comprese fra circa 746 e 1012 metri delineano un collegamento di montagna con dislivello moderato verso il nodo di Quattrovie. Il percorso è classificato E e va letto soprattutto come elemento della rete escursionistica locale: non soltanto un itinerario autonomo, ma un collegamento capace di mettere in relazione fondovalle, versanti, crinali e altri sentieri numerati.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Acquafredda, lungo la SR71. Il primo tratto si inserisce gradualmente nel paesaggio del settore, con pendenze che riflettono la morfologia naturale e con una successione di strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco. Dove la quota aumenta, il paesaggio diventa progressivamente più montano; nei tratti discendenti, invece, il sentiero accompagna il passaggio verso aree più aperte e abitate. La continuità del tracciato consente di riconoscere con chiarezza la direzione principale senza ricorrere a interpretazioni forzate.

La parte centrale concentra il valore territoriale dell’itinerario. Dorsali secondarie, impluvi, boschi e piccoli nuclei rurali scandiscono la progressione e spiegano i frequenti cambi di pendenza. Gli innesti con altri sentieri CAI sono punti importanti per l’orientamento e permettono di combinare il percorso con traversate più ampie. Anche quando il dislivello netto non è elevatissimo, i saliscendi intermedi possono aumentare l’impegno effettivo; per questo la sola distanza chilometrica non è sufficiente a valutare la fatica complessiva.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Quattrovie, all’innesto con il Sentiero 073, mantenendo un andamento coerente con il profilo altimetrico complessivo. Il passaggio dalla quota minima di circa 746 metri alla massima di circa 1012 metri chiarisce il carattere fisico del tracciato: nel verso opposto, naturalmente, salite e discese si invertono e l’impegno può cambiare in modo sensibile. Nei punti di raccordo con la viabilità o con altri itinerari è opportuno seguire la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata.

Il percorso non presenta, per classificazione, difficoltà alpinistiche, ma resta necessario considerare stagione, fondo, pioggia, eventuale fango e disponibilità di acqua. Nei tratti di crinale o più esposti il meteo può incidere rapidamente; nei boschi, invece, foglie e terreno umido possono rendere insidiose le discese. La funzione del sentiero è soprattutto quella di garantire continuità alla rete: una caratteristica che lo rende particolarmente utile per costruire anelli e traversate senza perdere il riferimento ai nodi ufficiali.

Elementi notevoli

  • Sentiero 092, riferimento ufficiale della rete escursionistica.
  • Acquafredda
  • Quattrovie
  • Sentiero 073
  • Foreste Casentinesi
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Sentiero 4 (AR)

 
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Sentiero 4a (AR)

 

Sentiero 4A collega Stia con la SR556 nel settore del ponte sul Fosso di Vallucciole. Lo sviluppo è di circa 9.7 km e le quote sono comprese indicativamente fra 471 e 777 metri. Il percorso risale gradualmente dall’alta valle dell’Arno verso il settore di Vallucciole, con andamento escursionistico e dislivello distribuito. Il profilo altimetrico e la posizione geografica definiscono un percorso coerente con la rete escursionistica del territorio aretino.

Dalla partenza, Stia, il sentiero segue la morfologia locale alternando strade rurali, piste forestali e tratti più strettamente escursionistici. La progressione mantiene una direttrice continua verso il settore di arrivo; nei tratti di fondovalle prevalgono coltivi e nuclei abitati, mentre con l’aumento della quota diventano più frequenti boschi e dorsali.

Nella parte centrale il percorso acquista il carattere più rappresentativo. Il tracciato consente di passare dal paesaggio di fondovalle a un ambiente progressivamente più boscoso, entrando nel sistema di accessi alle pendici del Falterona. Gli incroci con gli altri sentieri numerati sono punti essenziali per l’orientamento e consentono di inserire il tracciato in itinerari più ampi, senza perdere la continuità della rete.

Avvicinandosi a la SR556 nel settore del ponte sul Fosso di Vallucciole, il profilo segue con coerenza la morfologia del settore finale. La differenza fra quota minima e massima incide direttamente sull’impegno, soprattutto quando la salita o la discesa è concentrata in pochi chilometri. Nei tratti più elevati è necessario considerare anche vento, nebbia, neve o rapido peggioramento del tempo.

La classificazione escursionistica resta il riferimento tecnico generale, ma la difficoltà percepita dipende da sviluppo, dislivello, condizioni del fondo e verso di marcia. Dove la numerazione storica è stata aggiornata, è opportuno seguire la segnaletica più recente e utilizzare cartografia coerente con il catasto attuale.

Elementi notevoli

  • Stia, punto di partenza nell’alto Casentino.
  • Alta valle dell’Arno, contesto geografico iniziale.
  • Vallucciole, territorio montano verso cui procede il sentiero.
  • Fosso di Vallucciole, riferimento naturale presso l’estremo finale.
  • Sentiero 4A CAI Arezzo, collegamento ufficiale della rete casentinese.
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Sentiero 3 (AR)

 
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Sentiero 2a (AR)

 
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Sentiero 229 (AR)

 
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Sentiero 225 (AR)

 
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Sentiero 223 (AR)

 
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Sentiero 207 (AR)

 
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Sentiero 2 (AR)

 

Sentiero 2 collega Stia con Capo d’Arno, risalendo dal fondovalle casentinese verso le pendici del Monte Falterona. Lo sviluppo è di circa 9,5 km e il dislivello è notevole: dalla quota di circa 480 metri della partenza si raggiungono oltre 1.370 metri. È quindi una vera salita di montagna, nonostante la distanza complessiva rimanga inferiore ai dieci chilometri.

Lasciata Stia, il percorso prende quota sul versante che guarda l’alta valle dell’Arno. La prima parte attraversa fasce collinari e boschive, allontanandosi progressivamente dall’abitato. Il profilo è prevalentemente ascendente e non concede lunghe sezioni pianeggianti; l’aumento di quota si percepisce anche nel cambiamento della vegetazione e nel passaggio a un ambiente sempre più montano.

Nella parte centrale il sentiero entra nel sistema forestale del Falterona e si avvicina alle direttrici che collegano Madonna di Montalto, il Lago degli Idoli e la dorsale. Il tracciato mantiene una funzione precisa: portare dal Casentino alla zona delle sorgenti dell’Arno, uno dei luoghi geografici più significativi dell’Appennino toscano.

L’ultimo tratto raggiunge Capo d’Arno, sul versante del Monte Falterona, a oltre 1.300 metri. Qui nasce l’Arno, che dopo aver attraversato il Casentino prosegue verso Arezzo, Firenze e Pisa. Il punto di arrivo si inserisce in una rete escursionistica più ampia, con possibilità di proseguire verso il Monte Falterona e le altre direttrici di crinale.

Il Sentiero 2 è classificato E, ma il dislivello vicino ai novecento metri richiede una buona preparazione fisica. In discesa la stessa pendenza può affaticare ginocchia e caviglie; nei mesi freddi la quota del tratto finale impone inoltre di verificare neve, ghiaccio e condizioni meteorologiche prima della partenza.

Elementi notevoli

  • Stia, punto di partenza nel Casentino.
  • Alta valle dell’Arno, territorio attraversato durante la salita.
  • Monte Falterona, massiccio verso cui conduce il percorso.
  • Capo d’Arno, area sorgentizia raggiunta dal sentiero.
  • rete sentieristica CAI del territorio aretino.
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Sentiero 918B (AR)

 
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Sentiero 917 Fonte del Borbotto – Capo d’Arno (AR)

Il sentiero CAI 917 collega la Fonte del Borbotto a Capo d’Arno, attraversando le faggete del versante occidentale del Monte Falterona, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Lungo circa 2,7 km e classificato E (Escursionistico), l’itinerario unisce due luoghi profondamente legati all’acqua: la zona umida della Gorga Nera e la sorgente dell’Arno, uno dei fiumi più importanti della Toscana. Il percorso, interamente montano, si sviluppa tra il territorio di San Godenzo, sul versante fiorentino, e l’alto bacino dell’Arno, nel territorio di Pratovecchio Stia.

La partenza si trova presso la Fonte del Borbotto, a circa 1.200 metri di quota, raggiungibile dalla località di Castagno d’Andrea. La fonte, l’area di sosta e il vicino rifugio costituiscono un tradizionale punto di accesso ai sentieri del Falterona. Da qui il segnavia 917 si inoltra nella faggeta, inizialmente lungo un tracciato forestale che risale il versante. Dopo la prima salita si raggiunge la Gorga Nera, un piccolo specchio d’acqua immerso nel bosco, particolarmente importante per la conservazione della Rana temporaria. La depressione che ospita lo stagno è legata agli antichi movimenti franosi del versante, ricordati anche dalle cronache medievali. Intorno a questo luogo, un tempo considerato misterioso e pericoloso, si sono sviluppate leggende alimentate dalla presenza delle acque scure e dai rumori attribuiti alla montagna.

Superata la Gorga Nera, il percorso affronta la salita più significativa, attraversando una faggeta che accompagna il cammino fino al Valico delle Crocicchie, a circa 1.406 metri di altitudine. Qui il bosco lascia spazio a una radura che rappresenta uno degli snodi escursionistici più importanti del settore occidentale del Falterona. Il sentiero 917 incrocia infatti il sentiero CAI 00, che segue il crinale appenninico collegando il Monte Falterona agli altri rilievi della dorsale. Le Crocicchie segnano anche il punto culminante dell’itinerario, con il passaggio dal versante di salita verso l’alto bacino dell’Arno.

Dal valico il sentiero prosegue in discesa, mantenendosi all’interno della faggeta e raggiungendo una pista forestale che attraversa le pendici meridionali del Monte Falterona. Il paesaggio assume qui un carattere diverso: il percorso si avvicina alla testata della valle dell’Arno, dove piccoli impluvi e depressioni raccolgono le acque che alimentano il sistema idrografico del Casentino. La parte conclusiva si sviluppa lungo la pista, con un andamento più regolare rispetto alla salita delle Crocicchie, fino alla radura che precede la sorgente.

L’arrivo è a Capo d’Arno, a circa 1.372 metri di quota, dove il fiume nasce tra massi di arenaria e vegetazione montana. Una lapide collocata presso la sorgente ricorda i versi dedicati all’Arno da Dante Alighieri nel XIV canto del Purgatorio. Il luogo possiede un particolare valore geografico e culturale: da queste pendici il fiume inizia il suo lungo corso attraverso il Casentino, il Valdarno, Firenze e Pisa, prima di raggiungere il Mar Tirreno. La sorgente costituisce il punto di arrivo del sentiero 917, che non raggiunge direttamente né la vetta del Monte Falterona né il vicino Lago degli Idoli, accessibili attraverso ulteriori collegamenti escursionistici.

Il tratto dalla Fonte del Borbotto a Capo d’Arno concentra in una distanza relativamente breve alcuni degli ambienti più caratteristici del Falterona: sorgenti, faggete montane, un’antica area umida di origine franosa e un valico della dorsale appenninica. L’alternanza tra la salita delle Crocicchie e la successiva discesa verso Capo d’Arno permette di attraversare due distinti versanti della montagna, fino a raggiungere il luogo simbolico in cui prende origine l’Arno.

Elementi notevoli

  • Fonte del Borbotto – Sorgente montana e tradizionale punto di partenza delle escursioni sul versante fiorentino del Monte Falterona, nei pressi di Castagno d’Andrea.
  • Gorga Nera – Piccolo stagno di origine franosa, circondato dalla faggeta e riconosciuto come importante sito riproduttivo della Rana temporaria. Il luogo è legato anche a leggende e tradizioni popolari.
  • Faggete del Monte Falterona – Formazioni forestali che accompagnano gran parte dell’itinerario, caratterizzando il paesaggio montano del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
  • Valico delle Crocicchie – Passaggio appenninico a circa 1.406 metri, punto d’incontro tra il sentiero CAI 917 e il sentiero di crinale CAI 00, importante collegamento escursionistico verso le cime del Falterona.
  • Capo d’Arno – Sorgente dell’Arno – Luogo di origine del fiume Arno, situato sul versante meridionale del Monte Falterona, a circa 1.372 metri di quota, tra affioramenti di arenaria e vegetazione montana.
  • Lapide dantesca di Capo d’Arno – Testimonianza del legame tra il territorio del Falterona e la tradizione letteraria italiana, con i versi del XIV canto del Purgatorio dedicati al fiume Arno.
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