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Sentiero Valli Selvagge tra Rabbi e Montone (FC)

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Sentiero Antichi Sentieri sul Bidente delle Celle (FC)

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Sentiero Solitari Altopiani nella Valle Del Bidente (AR)

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Sentiero Le Terre Dei Monaci e Del Granduca (AR)

Le terre dei monaci e del Granduca è un grande anello escursionistico nel cuore delle Foreste Casentinesi, con partenza e ritorno nel settore di Camaldoli. La geometria disponibile sviluppa circa 32,8 km e attraversa quote comprese approssimativamente fra 560 e 1.490 metri. L’itinerario unisce l’eredità monastica di Camaldoli, la storia della gestione forestale granducale e i grandi ambienti appenninici della dorsale tosco-romagnola.

Dal Sacro Eremo di Camaldoli il percorso entra nella foresta e prende quota lungo le antiche direttrici utilizzate per secoli nella gestione del patrimonio boschivo. Il primo settore conduce verso la parte alta del massiccio, dove abetine e faggete accompagnano la salita. La relazione fra comunità monastica e foresta è uno dei temi dominanti dell’itinerario: l’abete bianco, coltivato e tutelato dai monaci, caratterizza ancora oggi ampie porzioni del paesaggio.

Raggiunto il sistema di crinale, l’itinerario passa per il Passo della Calla e i Prati della Burraia, ripercorrendo tratti dell’antica Via dei Legni. Le aperture sommitali interrompono la continuità del bosco e offrono un netto cambio di ambiente rispetto alla foresta di Camaldoli. Qui il percorso raggiunge le quote maggiori e si avvicina alla linea di spartiacque fra Toscana e Romagna, in un settore esposto a vento, nebbia e condizioni invernali anche severe.

La seconda parte scende nuovamente sul versante toscano attraverso la valle del Torrente Oia. Il paesaggio torna gradualmente più chiuso e forestale; strade bianche, mulattiere e sentieri seguono l’idrografia e collegano i punti tappa previsti dall’anello. La lunghezza complessiva e il dislivello accumulato richiedono una percorrenza organizzata su più giornate, come previsto dal progetto ufficiale “Da Rifugio a Rifugio”.

Il ritorno verso Camaldoli completa un percorso che non è soltanto naturalistico, ma anche storico e culturale. Foresta, insediamento monastico, antiche vie di trasporto del legname e infrastrutture granducali appartengono a un unico sistema territoriale, leggibile lungo tutto l’anello. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri e delle strutture di appoggio presso il Parco, oltre a valutare meteo, ore di luce e condizioni dei tratti di crinale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero Il Falterona e La Foresta Di Campigna (FI)

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Il Sentiero Delle Foreste Sacre

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Grande Circuito Della Romagna

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Sentiero 00 Da Monte Falco a Passo della Calla (FC)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (FC)

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Sentiero SOFT_22 (FC)

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Sentiero SOFT_1 (FC)

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Sentiero Natura Lago Poggio Baldi (FC)

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Sentiero Natura Fiumicello (FC)

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Sentiero Natura di Ridracoli (FC)

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Sentiero Natura Cullacce (FC)

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Sentiero Natura Campigna (FC)

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Sentiero della Libertà (FC)

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Sentiero Arnaldo Vestrucci (FC)

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Sentiero 337 (FC)

 
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Sentiero per Tutti e Sensi di Campigna (FC)

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Sentiero B8 (FC)

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Sentiero B2 (FC)

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Sentiero B1 (FC)

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Sentiero 786 (FC)

 
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Sentiero 782 (FC)

 
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Sentiero 780 (FC)

 
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Sentiero 423 (FC)

 
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Sentiero 421 (FC)

 
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Sentiero 417 (FC)

 
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Sentiero 401 (FC)

 
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Sentiero 343 (FC)

 
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Sentiero 339 (FC)

 
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Sentiero 333 (FC)

 
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Sentiero 331 (FC)

 
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Sentiero 325 (FC)

 
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Sentiero 321 (FC)

 
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Sentiero 319 (FC)

 
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Sentiero 315 (FC)

 
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Sentiero 309v (FC)

 
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Sentiero 309a (FC)

 
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Sentiero 309 (FC)

 
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Sentiero 307 (FC)

 
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Sentiero 305 (FC)

 
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Sentiero 303a (FC)

 
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Sentiero 303 (FC)

 
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Sentiero 299 (FC)

 
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Sentiero 289 (FC)

 
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Sentiero 285 (FC)

 
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Sentiero 283 (FC)

 
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Sentiero 271 (FC)

 
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Sentiero 269 (FC)

 
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Sentiero 267 (FC)

 
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Sentiero 265 (FC)

 
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Sentiero 263 (FC)

 
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Sentiero 261 (FC)

 
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Sentiero 259 (FC)

 
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Sentiero 257 (FC)

 
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Sentiero 255 (FC)

 
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Sentiero 253 (FC)

 
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Sentiero 251 (FC)

 
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Sentiero 249 (FC)

 
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Sentiero 247a (FC)

 
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Sentiero 247 (FC)

 
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Sentiero 245 (FC)

 
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Sentiero 243 (FC)

 
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Sentiero 241 (FC)

 
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Sentiero 239 (FC)

 
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Sentiero 237 (FC)

 
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Sentiero 235 (FC)

 
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Sentiero 233 (FC)

 
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Sentiero 231 (FC)

 
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Sentiero 215 (FC)

 
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Sentiero SOFTAP_3 (FI)

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Sentiero SOFTAP_2 (FI)

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Sentiero SOFT_22 (FI)

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Sentiero SOFT_1 (FI)

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Sentiero Natura Castagno d’Andrea (FI)

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Sentiero 682 (FI)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (FI)

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Sentiero 909 | Cimitero Castagno d’Andrea – La Pianaccia (FI)

 
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Sentiero 908 (FI)

 
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Sentiero 907a – Cascata di Calabuia (FI)

Il sentiero CAI 907A è un breve raccordo escursionistico che collega il sentiero CAI 907 alla strada provinciale 95, passando per la Cascata di Calabuia. Si trova nell’Appennino fiorentino, nel territorio montano di San Godenzo, sul versante toscano della dorsale appenninica. L’itinerario, gestito dalla sezione CAI di Pontassieve, misura circa 600 metri ed è classificato E (Escursionistico). Pur avendo uno sviluppo contenuto, permette di raggiungere un ambiente naturale caratterizzato dalla presenza dell’acqua e dalla vegetazione dei versanti montani.

Il percorso prende avvio dall’innesto con il sentiero CAI 907, a circa 596 metri di altitudine. Quest’ultimo costituisce uno dei collegamenti escursionistici del territorio di San Godenzo, sviluppandosi tra la strada provinciale 59 e il Valico dei Tre Faggi. Il CAI 907A se ne distacca per dirigersi verso nord, seguendo un versante che degrada progressivamente verso la strada provinciale 95. La variante consente quindi di abbandonare il percorso principale e raggiungere un settore più basso della montagna, senza dover proseguire verso le quote superiori della dorsale.

Il sentiero attraversa un ambiente prevalentemente boscoso, nel quale il terreno è modellato dalle piccole incisioni che convogliano le acque meteoriche verso valle. La discesa segue inizialmente una direzione abbastanza regolare, per poi compiere alcune variazioni di andamento adattandosi alla morfologia del versante. In meno di un chilometro si perdono circa 75 metri di quota, passando da un ambiente forestale di mezza montagna a un settore più incassato e umido. Il fondo può risultare scivoloso dopo le piogge, soprattutto nei punti dove affiorano pietre e radici.

L’elemento naturalistico che distingue il raccordo è la Cascata di Calabuia, un salto d’acqua inserito nel sistema di piccoli corsi d’acqua che incidono le pendici dell’Appennino fiorentino. La cascata costituisce il principale motivo d’interesse del sentiero e offre l’occasione di osservare da vicino l’azione erosiva dell’acqua sul versante. L’ambiente circostante è caratterizzato dalla vegetazione ripariale e dalle condizioni di maggiore umidità tipiche delle incisioni torrentizie. L’aspetto del salto d’acqua può cambiare sensibilmente durante l’anno, in relazione alle precipitazioni e alla portata del corso d’acqua.

Superato il settore della cascata, il tracciato continua a perdere quota, mantenendosi nel bosco e dirigendosi verso la viabilità provinciale. Nell’ultima parte il sentiero presenta alcune curve che accompagnano la discesa fino alla SP 95, raggiunta in corrispondenza del chilometro 4,980, a circa 522 metri di altitudine. Questo punto rappresenta il termine del raccordo e un accesso alternativo alla rete escursionistica locale. Percorrendo il CAI 907A in senso inverso, dalla strada provinciale verso il sentiero 907, si affronta invece una breve ma continua risalita.

Il CAI 907A non è un itinerario ad anello, ma un collegamento tra due punti della rete di accesso alla montagna. La sua particolarità risiede nella possibilità di raggiungere la Cascata di Calabuia attraverso un percorso relativamente breve, inserito in un territorio nel quale i torrenti hanno contribuito a modellare profondamente il paesaggio. La classificazione escursionistica richiede comunque attenzione al terreno, specialmente dopo precipitazioni abbondanti. Per un’escursione più lunga, il raccordo può essere combinato con il sentiero CAI 907, valutando preventivamente la direzione di percorrenza e le possibilità di rientro.

Elementi notevoli

  • Cascata di Calabuia – Principale elemento naturalistico dell’itinerario, situato lungo il raccordo tra il sentiero CAI 907 e la strada provinciale 95. Il salto d’acqua caratterizza un settore boscoso e umido del versante appenninico.
  • Sentiero CAI 7 – Itinerario escursionistico principale dal quale si dirama il CAI 907A. Collega la strada provinciale 59 al Valico dei Tre Faggi e permette di inserire il raccordo in escursioni più articolate.
  • Versante boscoso di Calabuia – Ambiente naturale attraversato dal sentiero, caratterizzato da vegetazione forestale, piccoli impluvi e pendii modellati dall’azione delle acque superficiali.
  • Incisione torrentizia della Cascata di Calabuia – Settore del versante nel quale il deflusso delle acque ha favorito la formazione del salto d’acqua e di un ambiente più fresco e umido rispetto ai pendii circostanti.
  • Strada provinciale 95 – Punto di arrivo del percorso, al chilometro 4,980. Costituisce un accesso alternativo al raccordo CAI 7A e alla rete sentieristica del territorio di San Godenzo.
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Sentiero 907 | Cascata di Calabuia (FI)

 
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Sentiero 6c (FI)

 
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Sentiero 906B (FI)

 
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Sentiero 906 (FI)

 
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Sentiero 401 (FI)

 
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Sentiero 4_2 (FI)

 
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Sentiero 329 (FI)

 
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Sentiero 327 (FI)

 
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Sentiero 305 (FI)

 
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Sentiero 303 (FI)

 
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Sentiero 918B (FI)

 
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Sentiero 918A (FI)

 
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Sentiero 918 (FI)

 
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Sentiero 917 | Fonte del Borbotto – Sorgente dell’Arno (FI)

 
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Sentiero 916 (FI)

 
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Sentiero 914C (FI)

 
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Sentiero 914B (FI)

 
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Sentiero 914a Variante di Ripalta (FI)

Il sentiero CAI 914A, denominato “Variante di Ripalta”, è un collegamento escursionistico che attraversa il versante settentrionale del Monte Falterona, nel territorio di Castagno d’Andrea, frazione del comune di San Godenzo, in provincia di Firenze. L’itinerario si sviluppa all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e costituisce un’alternativa al sentiero CAI 914, che collega Castagno d’Andrea al Giogo di Castagno. Lungo circa 1,7 km e classificato E (Escursionistico), attraversa un ambiente montano caratterizzato da castagneti, corsi d’acqua e testimonianze degli antichi insediamenti rurali.

Il percorso prende avvio nei pressi di Castellina, nucleo rurale situato a monte di Castagno d’Andrea, a circa 790 metri di altitudine. La località conserva edifici tradizionali in pietra e un piccolo oratorio dedicato a Sant’Anna, testimonianza della presenza storica di comunità agricole sulle pendici del Falterona. Dalla zona di Castellina, la variante si dirige verso est, attraversando inizialmente il settore delle Casine, dove il paesaggio conserva i caratteri della montagna abitata e coltivata. Antichi percorsi di collegamento, edifici rurali e castagneti ricordano l’importanza che queste pendici hanno avuto nell’economia delle comunità locali.

Superata la zona delle Casine, il sentiero raggiunge il Fosso di Falterona, corso d’acqua che raccoglie parte delle acque provenienti dal versante settentrionale del massiccio. L’attraversamento del fosso rappresenta uno dei passaggi più caratteristici dell’itinerario: il terreno diventa più umido e il percorso abbandona progressivamente le caratteristiche della viabilità rurale per assumere quelle di un sentiero montano. In questo settore la vegetazione è particolarmente rigogliosa, favorita dall’esposizione del versante e dalla presenza dell’acqua. Dopo precipitazioni abbondanti, il guado può richiedere attenzione per la maggiore portata del torrente e per la possibile scivolosità delle pietre.

Oltre il corso d’acqua, la variante risale verso Ripalta, antico insediamento rurale del quale rimangono oggi pochi resti, in parte nascosti dalla vegetazione. La località costituisce l’elemento storico e geografico che dà il nome al sentiero. Il percorso attraversa un ambiente nel quale il bosco ha progressivamente riconquistato terreni un tempo utilizzati per attività agricole e silvopastorali. La presenza di vecchi tracciati, muri e ruderi testimonia una frequentazione del territorio molto diversa da quella attuale, quando questi collegamenti erano utilizzati per raggiungere poderi, castagneti e aree di lavoro forestale.

Da Ripalta il sentiero affronta il tratto più impegnativo, risalendo con decisione il versante in direzione sud-orientale. Il percorso guadagna quota attraverso una successione di tornanti e brevi traversi nel bosco, passando dagli ambienti dominati dal castagno alle formazioni forestali delle quote superiori. La salita conduce infine all’innesto con il sentiero CAI 14, a circa 990 metri di altitudine, nel settore montano sottostante il Giogo di Castagno. Da questo punto è possibile proseguire verso il valico, raggiungendo successivamente il sentiero di crinale CAI 00, oppure scendere lungo il percorso principale del CAI 14 in direzione di Migliari e Castellina.

La Variante di Ripalta permette di conoscere un settore poco frequentato del Falterona, dove gli ambienti naturali si intrecciano con la storia dell’insediamento rurale appenninico. Il suo interesse risiede soprattutto nell’attraversamento del Fosso di Falterona, nel passaggio presso i ruderi di Ripalta e nella risalita attraverso i boschi del versante settentrionale. Pur essendo relativamente breve, presenta un dislivello significativo e richiede attenzione nei tratti più ripidi e in prossimità del corso d’acqua. Non costituisce un itinerario ad anello autonomo, ma può essere combinato con il CAI 914 per realizzare un percorso circolare con partenza e ritorno nella zona di Castellina e Castagno d’Andrea.

Elementi notevoli

  • Castellina – Antico nucleo rurale sulle pendici settentrionali del Falterona, caratterizzato da edifici tradizionali in pietra. Costituisce il riferimento geografico per l’accesso alla Variante di Ripalta e alla rete escursionistica proveniente da Castagno d’Andrea.
  • Oratorio di Sant’Anna a Castellina – Piccolo edificio religioso inserito nel complesso rurale di Castellina, con portale architravato in pietra e copertura a falda unica. Testimonia la storia degli insediamenti montani del territorio di San Godenzo.
  • Le Casine – Località rurale attraversata nella parte inferiore del percorso, dove si incontrano edifici tradizionali e antichi collegamenti utilizzati dalle comunità agricole del versante del Falterona.
  • Fosso di Falterona – Corso d’acqua montano attraversato dal sentiero, appartenente al sistema idrografico del torrente San Godenzo. Il guado rappresenta uno dei passaggi più caratteristici della variante.
  • Ripalta – Antico insediamento rurale oggi ridotto a ruderi, dal quale deriva il nome dell’itinerario. La località conserva testimonianze dell’utilizzo agricolo e forestale delle pendici del Falterona.
  • Castagneti del versante settentrionale del Falterona – Formazioni boschive legate alla tradizionale economia montana, particolarmente presenti alle quote inferiori e intermedie dell’itinerario.
  • Collegamento con il sentiero CAI 14 – Innesto situato nella parte superiore della variante, che permette di proseguire verso il Giogo di Castagno oppure di scendere verso Migliari, Castellina e Castagno d’Andrea.
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Sentiero 914 (FI)

 
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Sentiero 911 – Enrico Boni (FI)

Il sentiero CAI 911 “Enrico Boni” è un itinerario escursionistico che collega La Pianaccia alla Cascata del Piscino di Sassoli, sul versante settentrionale del Monte Falterona, nel territorio comunale di San Godenzo, in provincia di Firenze. Situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il percorso attraversa uno degli ambienti forestali più appartati dell’Appennino tosco-romagnolo. Lungo circa 1,5 km, si sviluppa prevalentemente tra i 1.120 e i 1.190 metri di quota, con continui saliscendi e alcuni passaggi che richiedono attenzione. La classificazione EE (Escursionisti Esperti) invita a non sottovalutare questo itinerario, breve ma caratterizzato da terreno montano irregolare.

La partenza si trova in località La Pianaccia, lungo la strada che da Castagno d’Andrea sale verso la Fonte del Borbotto. Qui, nei pressi dell’area di parcheggio, si imbocca il sentiero dedicato a Enrico Boni, figura legata alla comunità di Castagno d’Andrea e alla tutela dell’ambiente montano. Il tracciato si inoltra subito nel bosco, procedendo verso est lungo le pendici del Falterona. L’ambiente è dominato dalla vegetazione forestale, con una presenza importante del faggio, specie caratteristica di queste quote. Il cammino segue un andamento articolato, attraversando piccole incisioni del versante e alternando tratti relativamente regolari a brevi salite e discese.

Nel suo sviluppo il sentiero incontra i collegamenti con la rete escursionistica proveniente da Castagno d’Andrea. Il sentiero CAI 9 permette infatti di raggiungere La Pianaccia partendo dal cimitero del paese, mentre il raccordo CAI 14C collega il percorso con gli itinerari che risalgono dalla zona di Migliari e dal versante del torrente San Godenzo. Questi incroci consentono di inserire il sentiero Enrico Boni in escursioni più lunghe, ma il percorso principale mantiene la direzione verso la cascata. La faggeta diventa l’elemento dominante del paesaggio: il terreno è spesso coperto di foglie, radici affioranti e pietre, mentre piccoli impluvi e avvallamenti testimoniano l’azione delle acque che scendono dalle pendici superiori del massiccio.

Avvicinandosi alla parte terminale, il terreno assume un carattere più accidentato. Il sentiero attraversa un settore montano segnato dall’erosione e dalla presenza di corsi d’acqua, dove l’umidità può rendere scivolosi alcuni passaggi. La destinazione è la Cascata del Piscino di Sassoli, uno dei salti d’acqua più spettacolari e meno facilmente accessibili del Parco Nazionale. La cascata si trova in un ambiente selvaggio, ai piedi delle imponenti Balze Rondinaie, pareti rocciose che caratterizzano il versante settentrionale del gruppo Falterona-Monte Falco. L’acqua compie un salto di circa 70 metri, precipitando in una stretta gola circondata dalla vegetazione. La portata varia sensibilmente durante l’anno e lo spettacolo risulta particolarmente suggestivo nei periodi successivi a piogge abbondanti.

Il Sentiero Enrico Boni permette di raggiungere questo ambiente naturale senza affrontare i lunghi itinerari che attraversano le quote più elevate del Falterona. La brevità del percorso non deve tuttavia essere confusa con la facilità: il fondo irregolare, l’umidità del sottobosco e i tratti più ripidi in prossimità della cascata richiedono calzature adeguate, passo sicuro ed esperienza escursionistica. L’itinerario termina presso la cascata e non costituisce un anello; per tornare alla Pianaccia è possibile ripercorrere il sentiero in senso inverso. Il suo interesse risiede soprattutto nel contrasto tra la quiete della faggeta e l’ambiente roccioso e profondamente inciso che custodisce il salto d’acqua, testimonianza della complessa morfologia del versante fiorentino del Falterona.

Elementi notevoli

  • La Pianaccia – Località di partenza del sentiero, situata sopra Castagno d’Andrea lungo la strada per la Fonte del Borbotto. Costituisce un importante punto di accesso alla rete escursionistica del versante settentrionale del Falterona.
  • Sentiero CAI 9 – Collegamento escursionistico tra il cimitero di Castagno d’Andrea e La Pianaccia, che consente di raggiungere il sentiero Enrico Boni direttamente dal paese.
  • Raccordo CAI 14C – Collegamento con la rete sentieristica proveniente dal versante di Migliari e dal settore del torrente San Godenzo, utile per organizzare itinerari più articolati.
  • Faggete del Monte Falterona – Ambiente forestale attraversato dall’itinerario, caratterizzato da faggi, sottobosco montano e piccole incisioni percorse dalle acque superficiali.
  • Cascata del Piscino di Sassoli – Destinazione del percorso e spettacolare salto d’acqua di circa 70 metri, situato in una gola rocciosa sul versante settentrionale del Falterona.
  • Balze Rondinaie – Imponenti formazioni rocciose che dominano il settore montano della cascata, contribuendo a creare uno degli scenari più selvaggi del massiccio del Falterona.
  • Castagno d’Andrea – Borgo montano del comune di San Godenzo, situato alle pendici del Falterona e tradizionale punto di accesso agli itinerari del versante fiorentino del Parco Nazionale.
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Sentiero 901 (FI)

 
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Sentiero VAR 00 (FI)

 
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Sentiero SOFT_1 (AR)

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Sentiero 00 Da Monte Falco a Passo della Calla (AV)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (AV)

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Sentiero 86a (AR)

 
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Sentiero 786 (AR)

 
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Sentiero 782 (AR)

 

Sentiero 782 collega Stia con Passo della Calla e sviluppa circa 12.3 km. Le quote comprese fra circa 463 e 1385 metri delineano una lunga salita dal fondovalle casentinese al valico appenninico. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Stia. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Passo della Calla. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 922 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Stia
  • Foreste Casentinesi
  • Passo della Calla
  • dorsale appenninica
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Sentiero 780 (AR)

 

Sentiero 780 collega Ponte alla Fabbrica con Passo della Calla, sviluppandosi per circa 6.8 km. Le quote comprese fra circa 568 e 1296 metri delineano una salita lungo l’antica direttrice forestale del Fosso del Gorgone verso il valico. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Ponte alla Fabbrica. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo della Calla. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 728 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 4 (AR)

 
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Sentiero 3 (AR)

 
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Sentiero 2a (AR)

 
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Sentiero 918B (AR)

 
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Sentiero 917 Fonte del Borbotto – Capo d’Arno (AR)

Il sentiero CAI 917 collega la Fonte del Borbotto a Capo d’Arno, attraversando le faggete del versante occidentale del Monte Falterona, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Lungo circa 2,7 km e classificato E (Escursionistico), l’itinerario unisce due luoghi profondamente legati all’acqua: la zona umida della Gorga Nera e la sorgente dell’Arno, uno dei fiumi più importanti della Toscana. Il percorso, interamente montano, si sviluppa tra il territorio di San Godenzo, sul versante fiorentino, e l’alto bacino dell’Arno, nel territorio di Pratovecchio Stia.

La partenza si trova presso la Fonte del Borbotto, a circa 1.200 metri di quota, raggiungibile dalla località di Castagno d’Andrea. La fonte, l’area di sosta e il vicino rifugio costituiscono un tradizionale punto di accesso ai sentieri del Falterona. Da qui il segnavia 917 si inoltra nella faggeta, inizialmente lungo un tracciato forestale che risale il versante. Dopo la prima salita si raggiunge la Gorga Nera, un piccolo specchio d’acqua immerso nel bosco, particolarmente importante per la conservazione della Rana temporaria. La depressione che ospita lo stagno è legata agli antichi movimenti franosi del versante, ricordati anche dalle cronache medievali. Intorno a questo luogo, un tempo considerato misterioso e pericoloso, si sono sviluppate leggende alimentate dalla presenza delle acque scure e dai rumori attribuiti alla montagna.

Superata la Gorga Nera, il percorso affronta la salita più significativa, attraversando una faggeta che accompagna il cammino fino al Valico delle Crocicchie, a circa 1.406 metri di altitudine. Qui il bosco lascia spazio a una radura che rappresenta uno degli snodi escursionistici più importanti del settore occidentale del Falterona. Il sentiero 917 incrocia infatti il sentiero CAI 00, che segue il crinale appenninico collegando il Monte Falterona agli altri rilievi della dorsale. Le Crocicchie segnano anche il punto culminante dell’itinerario, con il passaggio dal versante di salita verso l’alto bacino dell’Arno.

Dal valico il sentiero prosegue in discesa, mantenendosi all’interno della faggeta e raggiungendo una pista forestale che attraversa le pendici meridionali del Monte Falterona. Il paesaggio assume qui un carattere diverso: il percorso si avvicina alla testata della valle dell’Arno, dove piccoli impluvi e depressioni raccolgono le acque che alimentano il sistema idrografico del Casentino. La parte conclusiva si sviluppa lungo la pista, con un andamento più regolare rispetto alla salita delle Crocicchie, fino alla radura che precede la sorgente.

L’arrivo è a Capo d’Arno, a circa 1.372 metri di quota, dove il fiume nasce tra massi di arenaria e vegetazione montana. Una lapide collocata presso la sorgente ricorda i versi dedicati all’Arno da Dante Alighieri nel XIV canto del Purgatorio. Il luogo possiede un particolare valore geografico e culturale: da queste pendici il fiume inizia il suo lungo corso attraverso il Casentino, il Valdarno, Firenze e Pisa, prima di raggiungere il Mar Tirreno. La sorgente costituisce il punto di arrivo del sentiero 917, che non raggiunge direttamente né la vetta del Monte Falterona né il vicino Lago degli Idoli, accessibili attraverso ulteriori collegamenti escursionistici.

Il tratto dalla Fonte del Borbotto a Capo d’Arno concentra in una distanza relativamente breve alcuni degli ambienti più caratteristici del Falterona: sorgenti, faggete montane, un’antica area umida di origine franosa e un valico della dorsale appenninica. L’alternanza tra la salita delle Crocicchie e la successiva discesa verso Capo d’Arno permette di attraversare due distinti versanti della montagna, fino a raggiungere il luogo simbolico in cui prende origine l’Arno.

Elementi notevoli

  • Fonte del Borbotto – Sorgente montana e tradizionale punto di partenza delle escursioni sul versante fiorentino del Monte Falterona, nei pressi di Castagno d’Andrea.
  • Gorga Nera – Piccolo stagno di origine franosa, circondato dalla faggeta e riconosciuto come importante sito riproduttivo della Rana temporaria. Il luogo è legato anche a leggende e tradizioni popolari.
  • Faggete del Monte Falterona – Formazioni forestali che accompagnano gran parte dell’itinerario, caratterizzando il paesaggio montano del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
  • Valico delle Crocicchie – Passaggio appenninico a circa 1.406 metri, punto d’incontro tra il sentiero CAI 917 e il sentiero di crinale CAI 00, importante collegamento escursionistico verso le cime del Falterona.
  • Capo d’Arno – Sorgente dell’Arno – Luogo di origine del fiume Arno, situato sul versante meridionale del Monte Falterona, a circa 1.372 metri di quota, tra affioramenti di arenaria e vegetazione montana.
  • Lapide dantesca di Capo d’Arno – Testimonianza del legame tra il territorio del Falterona e la tradizione letteraria italiana, con i versi del XIV canto del Purgatorio dedicati al fiume Arno.
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