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Valle dei Mòcheni: trekking tra il Lagorai e un’isola linguistica medievale

Sant’Orsola Terme nella Valle dei Mòcheni

La Valle dei Mòcheni, conosciuta anche come Valle del Fersina (Bersntol in lingua mòchena, Fersental in tedesco), è una valle laterale della Valsugana che si apre a circa 20 km da Trento, percorsa dal torrente Fersina dalla sua sorgente fino a Pergine Valsugana. È uno degli angoli meno conosciuti del Trentino orientale, ma per chi cammina rappresenta una porta d’accesso naturale al settore occidentale della catena del Lagorai, con quote che salgono dai 750-800 m del fondovalle fino a oltre 2.400 m delle cime di confine.

Il territorio comprende quattro comuni: Palù del Fersina (Palai en Bersntol), il più alto a 1.350 m e punto di partenza privilegiato per le escursioni in quota; Fierozzo (Vlarotz), con il suo insediamento sparso sulle pendici dei monti Fravort e Gronlait; Frassilongo (Garait), con la frazione di Roveda; e Sant’Orsola Terme, il comune più popoloso e di lingua italiana, che occupa gran parte del versante occidentale. A questi si aggiungono porzioni dei territori di Vignola-Falesina e di Pergine Valsugana (frazione di Canezza).

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Un territorio di mezzo, tra storia e ambiente alpino

Quello che rende la valle particolare, anche per chi la attraversa solo con zaino e scarponi, è la presenza di un’isola linguistica germanofona di origine medievale: i Mòcheni, comunità di origine bavarese-sveva che si insediò qui a partire dal XIII secolo, richiamata anche dalle attività minerarie locali. Ancora oggi una parte della popolazione di Fierozzo, Frassilongo (in particolare Roveda) e Palù del Fersina parla il mòcheno, lingua di matrice alto-tedesca riconosciuta come minoranza linguistica e tutelata dalla Provincia di Trento.

Per chi percorre i sentieri, questo si traduce in una segnaletica spesso bilingue e in toponimi che raccontano un’altra storia rispetto al resto del Trentino: il Lago di Erdemolo diventa “Sea va Hardimbl”, il Bosco dei Canopi è “Knòppnbòlt”. La valle fu toccata anche dalla Prima guerra mondiale: lo scrittore austriaco Robert Musil vi combatté come ufficiale, e proprio qui ambientò la novella Grigia, definendo questi luoghi “la valle incantata” — un nome che da allora accompagna la valle in tutte le guide turistiche.

Dal punto di vista naturalistico, i versanti sono ricoperti da boschi di larice e abete rosso e da ampi pascoli, con malghe ancora attive in stagione estiva. La presenza di antichi giacimenti minerari (pirite, calcopirite, galena, quarzo, oro) ha lasciato in eredità gallerie e siti oggi visitabili, alcuni dei quali si incontrano proprio lungo i percorsi escursionistici.

I sentieri e gli itinerari principali

La rete sentieristica della Valle dei Mòcheni fa capo principalmente alla segnaletica CAI-SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), con numerazione a tre cifre per i sentieri storici verso il Lagorai e segnavia locali a quattro cifre (preceduti da “E”) per gli anelli più brevi e i percorsi tematici.

Lago di Erdemolo e Rifugio Sette Selle (l’itinerario classico)

È probabilmente l’escursione più nota e più battuta dell’alta valle. Si parte dal parcheggio a pagamento di Palù del Fersina, in località Frotten/Vrottn, a circa 1.400 m. Da qui:

  • il sentiero CAI 324 sale direttamente al Lago di Erdemolo (2.036 m circa), un piccolo bacino color smeraldo incastonato tra il Pizzo Alto, il Monte del Lago e la Cima di Cave, spesso ancora innevato fino a inizio estate. Poco oltre il lago si trova il rifugio omonimo (attualmente chiuso);
  • lungo la salita, a circa 1.700 m, si incontra la Miniera-Museo Grua va Hardombl (o Hardimbl), un sito minerario sfruttato tra XIV e XVI secolo, oggi visitabile con ricostruzioni degli ambienti di lavoro;
  • dal lago si può proseguire in cresta verso nord raggiungendo il Rifugio Sette Selle (2.014 m), gestito e aperto nei mesi estivi, sia tramite il sentiero 324 in traversata panoramica (circa 2 ore, con vedute sulle Dolomiti del Brenta), sia tramite il sentiero CAI 343, che segue in parte una mulattiera militare della Grande Guerra e sale fino a circa 2.300 m con tratti di cresta e pietraie di porfido.
Cima Sette Selle e Sasso Rotto (per escursionisti esperti)

Da Rifugio Sette Selle, chi cerca un’uscita più impegnativa può proseguire ancora sul sentiero 343 verso la Cima Sette Selle (2.396 m circa): l’ultimo tratto presenta roccia di I grado e richiede capacità di arrampicata di base ed esperienza su terreno alpino. Dalla cresta, fatta di grandi blocchi di porfido, si raggiunge la cima gemella del Sasso Rotto (2.394 m), da cui la discesa è possibile sia per lo spigolo sud (via alpinistica Giuliani, impegnativa), sia per il versante ovest su traccia non segnata che riconduce al sentiero 343. Questo tratto va affrontato solo con condizioni meteo stabili.

Sentiero 404 – Sentiero di Costalta

Il sentiero 404 è un itinerario escursionistico che dal Passo Redebus conduce al Dosso di Costalta attraverso boschi di conifere, pascoli alpini e le malghe Pez e Cambroncoi. La salita, regolare e ben segnalata, culmina su un’ampia cima erbosa con uno dei più bei punti panoramici del Lagorai occidentale, affacciato sulla Valle dei Mòcheni, l’Altopiano di Piné e le Dolomiti

Sentiero Fatato

Per chi cerca uscite più brevi e accessibili il Sentiero Fatato (“Il Magico Sentiero nella Valle Incantata”), a Sant’Orsola Terme, che parte dal Museo Pietra Viva in località Stefani e scende verso il torrente Fersina con un percorso segnato in blu, popolato da sculture in legno a tema fiabesco. È un itinerario semplice, indicato anche per famiglie con bambini.

Quando andare e cosa sapere prima di partire

  • Stagione consigliata: da giugno a settembre per le quote più alte (il Lago di Erdemolo può mantenere residui di neve fino a inizio estate); la primavera e l’autunno sono ideali per gli itinerari di fondovalle e i percorsi tematici a quote più basse.
  • Accesso: da Trento si segue la A22 fino all’uscita Trento Nord, poi la SS47 verso Pergine Valsugana e infine la SP8 verso Sant’Orsola Terme/Palù del Fersina. È disponibile anche un collegamento con autobus extraurbani Trentino Trasporti dalla stazione di Pergine Valsugana.
  • Parcheggi: i principali punti di partenza per l’alta valle (Frotten/Vrottn, Valcava) sono spesso parcheggi a pagamento; è consigliabile portare contante o verificare i metodi di pagamento accettati.
  • Punti di appoggio: il Rifugio Sette Selle è gestito e offre pernottamento nei mesi estivi; verificare sempre orari di apertura stagionali prima di programmare una sosta o un pernottamento.
  • Segnaletica: i sentieri principali sono segnalati con vernice bianco-rossa CAI e numerazione a tre cifre (324, 343, 370); alcuni percorsi tematici o minori usano segnavia locali a quattro cifre (es. E314, E462) o colori specifici (come il blu del Sentiero Fatato).
  • Cartografia: per i percorsi in quota verso il Lagorai si consiglia una carta dei sentieri SAT/Tabacco aggiornata, oltre alla consultazione delle tracce GPS più recenti, dato che alcuni tratti di confine tra sentieri (es. 324/325) possono presentare numerazioni leggermente diverse tra fonti.
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