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Le Isole Ponziane: trekking tra crateri spenti e sentieri sospesi sul mare

Ponza, la maggiore delle isole Ponziane

C’è un arcipelago, a poche miglia dalla costa laziale, dove i sentieri non portano a rifugi di quota ma a promontori vulcanici a picco sul Tirreno. Le Isole Ponziane (o Pontine) sono note soprattutto come meta balneare, ma chi le percorre a piedi scopre un altro volto: crateri spenti, mulattiere di origine romana, riserve naturali quasi disabitate e panorami che si aprono da un’isola all’altra.

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Un arcipelago nato dal fuoco

Le Isole Ponziane si dividono in due gruppi, distanti circa venti miglia nautiche l’uno dall’altro. A nord Ponza, Palmarola, Zannone e il piccolo isolotto di Gavi; a sud Ventotene e Santo Stefano. Tutte devono la loro origine ad antichi apparati vulcanici, formatisi nel corso di lente trasformazioni geologiche che hanno interessato l’area mediterranea tra la Toscana e la Campania.

Ponza, la maggiore, ha una superficie di circa 7,5 km² ed è quasi interamente collinare: al centro dell’isola si alzano i monti Core (201 m), Tre Venti e Pagliaro (177 m), mentre il punto più alto è il Monte Guardia, 280 m, all’estremità meridionale. Le coste sono frastagliate, composte da caolino e tufi che raccontano ancora oggi l’origine vulcanica dell’isola, con crateri spenti ma perfettamente riconoscibili nel paesaggio.

Ponza: crateri, aziende vinicole e sentieri d’antica origine romana

Ponza è l’isola con la rete escursionistica più sviluppata dell’arcipelago. Molti dei suoi sentieri sono in realtà antiche mulattiere, utilizzate un tempo per la manutenzione dei canali di raccolta dell’acqua e degli acquedotti di epoca romana, oggi riconvertite a percorsi di trekking.

Tra gli itinerari più conosciuti:

  • Sentiero di Punta Incenso – censito dal Club Alpino Italiano come CAI n. 562. Parte dal capolinea dell’autobus di Punta Incenso, sale al Pianoro omonimo e raggiunge l’estremità nord dell’isola a 125 m sul livello del mare, con vista su Gavi, Zannone e la spiaggia di Cala Felce; a metà percorso si incontrano i resti di un cenobio cistercense del XII-XIII secolo.
  • Anello Punta della Madonna – Chiaia di Luna – percorso facile, adatto anche alle famiglie, senza dislivelli significativi, con vista sulle celebri falesie di tufo bianco di Chiaia di Luna. Attenzione: la spiaggia sottostante è interdetta all’accesso diretto per instabilità della falesia.
  • Anello di Le Forna – è un itinerario escursionistico di circa 8 km situato nella parte nord dell’isola di Ponza (Latina), con un dislivello di circa 190 metri e una durata media di 2 ore e 15 minuti. Il percorso si snoda tra la macchia mediterranea, antiche strade e vedute panoramiche sulla costa.

Palmarola: il trekking verso l’isola disabitata

Palmarola si raggiunge solo in barca da Ponza ed è la più selvaggia delle Pontine: nessun insediamento stabile, solo l’antico borgo rupestre delle “case grotta” e i celebri faraglioni di San Silverio, con la piccola cappella dedicata al patrono dell’isola di Ponza. Gli itinerari a piedi qui non hanno segnaletica CAI ufficiale e vengono generalmente percorsi con guida locale, spesso in combinazione con un giro in barca lungo la costa.

Zannone: camminare in una riserva del Parco Nazionale del Circeo

La più settentrionale delle Ponziane è anche la più protetta. Zannone fa parte del Parco Nazionale del Circeo dal 1979, è quasi interamente disabitata (vi risiedono solo le guardie forestali) e ospita specie endemiche come una colonia di mufloni e una lucertola esclusiva dell’isola, la Podarcis siculus patrizii. Il punto più alto è il Monte Pellegrino, 194 m.

Non esiste un collegamento di linea: si arriva solo tramite imbarcazioni private organizzate dal porto di Ponza. L’unico itinerario percorribile è un anello che parte dall’approdo di Cala del Varo e attraversa l’isola fino alla sommità, dove si trovano le rovine del monastero cistercense-benedettino di Santo Spirito (XIII secolo) e una piscina romana un tempo usata per l’allevamento delle murene. È un trekking tranquillo, adatto a chi cerca un ambiente silenzioso, ma va organizzato per escursioni giornaliere: non è consentito il pernottamento sull’isola.

Ventotene e Santo Stefano: cammini brevi tra storia e natura

Ventotene è piccola e si visita facilmente a piedi. Il punto più alto, Punta dell’Arco, raggiunge appena 139 m, ma il percorso che vi conduce attraversa resti archeologici romani (cisterne, la Villa Giulia) prima di arrivare al promontorio. Un’altra passeggiata classica porta alla cala di Parata Grande, una spiaggetta dominata da un promontorio dove nidificano numerosi uccelli migratori, nei pressi dell’Osservatorio Ornitologico del Semaforo. I sentieri di Ventotene non risultano numerati nella rete ufficiale del CAI: sono percorsi segnalati localmente, per lo più semplici e alla portata di tutti.

Santo Stefano, ex colonia penale, si visita solo tramite escursioni guidate: più un percorso storico-culturale che un vero itinerario escursionistico, ma merita una citazione per chi vuole completare la conoscenza dell’arcipelago.

Consigli pratici per chi vuole camminare tra le Pontine

  • Periodo migliore: primavera (marzo-maggio) e inizio autunno, quando le temperature sono più miti e i sentieri meno affollati rispetto all’alta stagione estiva.
  • Terreno: gran parte dei sentieri è rocciosa e priva di ombra prolungata; scarpe da trekking con buona suola sono fortemente consigliate anche per percorsi brevi.
  • Acqua ed esposizione: la macchia mediterranea offre poca copertura; portare sempre acqua a sufficienza, cappello e protezione solare.
  • Accesso alle isole minori: Palmarola e Zannone non hanno collegamenti di linea regolari; è necessario organizzare il trasporto con barche private dal porto di Ponza.
  • Zannone in particolare: visitabile solo in giornata, meglio con guida o tour organizzato, per rispettare le norme di tutela della riserva.
  • Segnaletica: solo una parte dei sentieri delle Ponziane è censita ufficialmente dal CAI (come il n. 562 di Punta Incenso a Ponza); molti altri percorsi, pur ben tracciati e frequentati, restano segnalati localmente. È sempre utile portare una mappa aggiornata o una traccia GPS.
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