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Dal bastone al GPS: come cambiano gli strumenti dell’escursionista

Una bussola, simbolo per eccellenza di ogni escursionista

Chi cammina in montagna oggi porta con sé un equipaggiamento che, solo due o tre generazioni fa, sarebbe sembrato fantascienza. Eppure lo scopo di fondo non è cambiato: orientarsi, proteggersi dagli elementi, non perdersi e tornare a casa in sicurezza. Con questa rubrica vogliamo ripercorrere l’evoluzione degli strumenti dell’escursionista, partendo proprio dalle basi: cosa portava con sé chi camminava in montagna cent’anni fa, e cosa portiamo oggi noi.

Il bastone: il primo alleato del camminatore

Prima di ogni tecnologia, c’era un ramo tagliato nel bosco. Il bastone da montagna è probabilmente l’attrezzo più antico dell’escursionismo, usato da pastori, cacciatori e viandanti per avere un terzo punto d’appoggio su terreni irregolari. Nell’Ottocento, con la nascita dell’alpinismo moderno, si diffusero i bastoni in legno di nocciolo o frassino, spesso con un puntale in ferro.

Il salto di qualità arriva nel Novecento con i primi bastoncini telescopici in alluminio, e più tardi in carbonio, dotati di rotelle antiaffondamento e impugnature ergonomiche. Oggi i bastoncini da trekking non servono solo per l’equilibrio: riducono il carico sulle ginocchia in discesa fino al 20-25%, secondo diversi studi di biomeccanica, e sono diventati uno strumento quasi imprescindibile per chi affronta dislivelli importanti o percorsi su neve e ghiaccio con i gambali.

Orientarsi: dalla bussola agli smartphone

Per secoli, orientarsi in montagna ha significato leggere il paesaggio: il sole, i corsi d’acqua, la vegetazione, la posizione dei rifugi. Con la diffusione delle carte topografiche a partire dal XIX secolo, e poi della bussola magnetica portatile, l’escursionista ha potuto affiancare all’osservazione diretta uno strumento di misura.

La vera rivoluzione arriva però negli anni ’90 e 2000 con il GPS civile e, in seguito, con gli smartphone. Oggi un’app di navigazione può mostrare la posizione in tempo reale su una mappa, calcolare dislivelli e tempi di percorrenza, scaricare tracce GPX condivise da altri escursionisti. Molte app integrano anche la cartografia IGM e la sentieristica ufficiale del Club Alpino Italiano, permettendo di sovrapporre la propria posizione alla numerazione dei sentieri CAI.

Va detto però che la tecnologia non ha reso obsoleta la carta: mappa e bussola restano lo strumento di riserva raccomandato da tutte le scuole di escursionismo, proprio perché non dipendono da batteria o copertura di rete. Il buon escursionista, oggi come ieri, sa leggere un terreno anche senza schermo.

Le calzature: dallo scarpone in cuoio alla scarpa tecnica

Gli scarponi da montagna della prima metà del Novecento erano pesanti, in cuoio pieno, con suole chiodate che dovevano essere periodicamente risuolate. Garantivano protezione ma richiedevano tempi lunghi di rodaggio e una manutenzione costante con grassi e cere.

Con l’arrivo delle suole Vibram, a partire dagli anni ’30, e poi con i materiali sintetici traspiranti come il Gore-Tex negli anni ’70-’80, le calzature da trekking sono diventate più leggere, impermeabili e pronte all’uso quasi da subito. Oggi convivono diverse filosofie: dallo scarpone alto e rigido per l’alta montagna alla scarpa da trail basssa e minimalista per chi cerca leggerezza sui sentieri più semplici, fino ai modelli ibridi pensati per l’escursionismo giornaliero.

Abbigliamento: dal cotone alle fibre tecniche

Un tempo si camminava con quello che si aveva: maglioni di lana, giacche a vento in cotone cerato, pantaloni pesanti poco traspiranti. Il problema principale era l’umidità: il cotone, una volta bagnato di sudore o pioggia, perde le sue capacità isolanti e resta freddo a contatto con la pelle.

Il principio dei “tre strati” (base layer, strato termico, guscio esterno impermeabile e traspirante), oggi insegnato in ogni corso base di escursionismo, si è affermato solo con la diffusione di tessuti sintetici e membrane traspiranti a partire dagli anni ’80. Merino, softshell, membrane impermeabili di ultima generazione: l’abbigliamento tecnico ha ridotto drasticamente i rischi legati a ipotermia e colpi di freddo, uno dei pericoli più sottovalutati in escursionismo anche in bassa quota.

Zaino ed equipaggiamento da campo

Gli zaini da montagna storici erano spesso rigidi, con telaio esterno in metallo, poco regolabili e scomodi da portare per ore. Oggi i sistemi di scarico a schienale anatomico, i tessuti leggeri e resistenti come il ripstop, e le fasce regolabili in base alla lunghezza del busto hanno reso lo zaino uno strumento molto più ergonomico, capace di distribuire il peso tra spalle e bacino.

Anche l’equipaggiamento da campo ha seguito la stessa traiettoria: dalle tende in tela pesante e pali in legno alle tende autoportanti in poliestere siliconato con pali in alluminio o fibra di carbonio, un decimo del peso a parità di prestazioni.

Illuminazione e sicurezza

Prima della torcia a LED, chi si trovava sorpreso dal buio in montagna aveva a disposizione lanterne a petrolio o, più tardi, torce elettriche pesanti e con autonomia limitata. La frontale a LED, diffusasi dagli anni 2000, ha cambiato radicalmente la gestione del rischio: è leggera, ha ore di autonomia, lascia le mani libere.

Sul fronte della sicurezza, oggi l’escursionista può contare su strumenti impensabili fino a pochi decenni fa: dispositivi di localizzazione satellitare per chi cammina fuori copertura di rete, app che permettono di condividere la propria posizione in tempo reale con i familiari, ARTVA e pale per chi si muove in ambiente innevato. Restano comunque insostituibili gli strumenti più semplici, come il fischietto da segnalazione o il kit di primo soccorso, e soprattutto la pianificazione: comunicare l’itinerario a qualcuno prima di partire è ancora oggi una delle misure di sicurezza più efficaci ed economiche.

La segnaletica dei sentieri: dalla vernice al file GPX

Anche il modo in cui i sentieri vengono segnalati si è evoluto. La segnaletica bianco-rossa CAI, con la sua numerazione a due o tre cifre, resta il riferimento fisico su gran parte del territorio italiano, ma si affianca ormai stabilmente alla cartografia digitale: molte sezioni CAI pubblicano le tracce ufficiali dei propri sentieri in formato GPX, consultabili da app e GPS portatili, con indicazioni aggiornate su frane, chiusure temporanee o variazioni di percorso che un tempo potevano essere scoperte solo sul posto.

Nonostante tutta questa evoluzione, resta una costante: nessuno strumento sostituisce l’esperienza, la prudenza e la capacità di leggere la montagna. Il GPS può indicare la strada, ma non sa dire se il tempo sta per cambiare o se il gruppo ha ancora energie per affrontare la discesa. Gli strumenti sono cambiati profondamente, lo spirito con cui si affronta un sentiero no.

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