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Monte Amiata: geografia, sentieri e trekking su un vulcano spento

Vista del Monte Amiata dal versante pisano

Tra la Val d’Orcia, la Maremma e la Val di Paglia, il Monte Amiata domina il paesaggio della Toscana meridionale con la sua sagoma a cupola, riconoscibile da decine di chilometri di distanza. Con i suoi 1.738 metri è la vetta più alta dell’Antiappennino Toscano e uno dei rilievi più amati dagli escursionisti del Centro Italia, grazie a un dislivello accessibile, boschi imponenti e una rete sentieristica ormai tra le più curate della regione.

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Dove si trova e come è fatto

Il massiccio si trova a cavallo tra le province di Siena e Grosseto, circa 20 km a nord-ovest del Lago di Bolsena. Non è una montagna isolata ma un complesso vulcanico, il più esteso “duomo di lava” d’Italia: una cupola di lava trachitica formatasi per accumulo di magma molto viscoso, senza le classiche eruzioni esplosive. L’attività principale risale a circa 300.000 anni fa e da allora il vulcano è quiescente, ma il calore profondo non si è mai spento del tutto: l’Amiata ospita infatti il secondo campo geotermico più importante d’Italia, ed è proprio a questo calore residuo che si deve la storica presenza del cinabro (minerale del mercurio) sfruttato per secoli nelle miniere di Abbadia San Salvatore e Santa Fiora.

Camminando lungo alcuni sentieri non è raro imbattersi in grandi massi trachitici e fronti lavici ben conservati, testimonianze dirette di questa storia geologica.

Boschi, acque e fauna

L’Amiata è una delle aree più boscose della Toscana. Salendo di quota si incontrano in successione castagneti secolari, faggete (tra le più estese dell’Italia centrale) e rimboschimenti di abete bianco, con presenza di agrifoglio, pino nero, cerro e carpino. La montagna è inoltre ricca di sorgenti — tra le più note quelle dell’Ermicciolo, del Fiora, di Canaletto, Acquagialla, Arbure, Bugnano, Acqua Bona e Capovetra — molte delle quali visitabili lungo i percorsi escursionistici. Non è raro incontrare tracce di capriolo, cervo, cinghiale e lupo, oltre a rapaci come poiana, gheppio e biancone.

A sud-ovest del massiccio principale, e ben visibile da molti sentieri, si eleva il Monte Labbro (1.193 m): a differenza dell’Amiata è di natura calcarea (non vulcanica) e ospita la Riserva Naturale del Monte Labbro con l’annesso Parco Faunistico, oltre a essere legato alla storia ottocentesca del profeta David Lazzaretti e della comunità dei Giurisdavidici.

La rete sentieristica CAI dell’Amiata

Negli ultimi anni la sentieristica amiatina è stata completamente riorganizzata e iscritta al Registro del Catasto Nazionale dei Sentieri: ogni percorso ha oggi una numerazione univoca, segnaletica verticale e bianco-rossa standard e tracciato GPS disponibile. Secondo i dati della sezione CAI di Siena, che cura buona parte del comprensorio insieme alle sezioni limitrofe, la rete conta circa 48 sentieri per un totale di quasi 300 km, distribuiti tra il versante senese e quello grossetano.

Come su tutta la rete CAI, la difficoltà dei percorsi è indicata con le sigle standard: T (Turistico), E (Escursionistico — la maggioranza dei sentieri amiatini), EE (per Escursionisti Esperti) ed EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzatura, sigla che sull’Amiata riguarda solo tratti molto limitati).

Il sentiero simbolo: l’Anello dell’Amiata (CAI 601)

Se c’è un percorso che riassume l’escursionismo su questa montagna è l’Anello dell’Amiata, sentiero CAI n. 601: un giro ad anello di circa 29-30 km che circonda l’intero massiccio a una quota compresa tra 1.050 e 1.300 metri, con circa 1.350 m di dislivello complessivo se percorso per intero. Attraversa faggete, castagneti e ampie radure panoramiche, ed è percorribile anche a tappe partendo da diversi punti di accesso; il più comodo e frequentato è il parcheggio del Laghetto Verde ad Abbadia San Salvatore.

Parallelo e a quota più alta corre il cosiddetto Anello Alto (CAI 650), che collega i rifugi e i poli di partenza degli impianti sciistici dell’Amiata invernale: è il percorso di riferimento per chi, in inverno, vuole affrontare la montagna con le ciaspole.

Verso la vetta: i sentieri 650V

Dall’Anello Alto partono due varianti segnate come 650V, che salgono fino alla vetta: una dal versante senese, una da quello grossetano. In cima, a 1.738 metri, si trova la grande croce in ferro battuto alta 22 metri che è ormai il simbolo dell’Amiata: da qui, nelle giornate più terse, lo sguardo spazia dalla Val d’Orcia alla Maremma, dal Lago di Bolsena fino, in condizioni eccezionali, alla Corsica e alla catena appenninica.

Altri itinerari consigliati

  • Sentiero di Rigale – parte dalla provinciale per l’Amiata a 1.223 m, poco sotto il Primo Rifugio Amiatino, e sale su sterrata fino al Pian della Pescina (1.650 m circa): 5 km di sola andata, 330 m di dislivello.
  • Sentiero Sasso de’ Merchi – anello breve (composto dai sentieri CAI 659601682) con partenza e arrivo al Primo Rifugio Amiatino; il nome deriva da un’incisione rupestre che segnava l’antico confine tra le proprietà dei conti Cervini di Vivo d’Orcia e quelle della Macchia Faggeta.
  • Anello 617601618 – salita di circa 7 km e 850 m di dislivello fino a incrociare l’Anello dell’Amiata (601) all’altezza della Madonna del Camicione e delle Pozze di Catana; discesa lungo il sentiero 618 verso San Lorenzo, frazione di Arcidosso, e Castel del Piano. Un classico per chi vuole un anello impegnativo con arrivo diverso dalla partenza.
  • Collegamento con la Via Francigena – il sentieri 688 (Vivo d’Orcia – Val d’Orcia) unisce la rete amiatina al celebre cammino storico, per chi vuole combinare trekking naturalistico e cammino di pellegrinaggio.

Quando andare e cosa sapere prima di partire

La stagione più semplice per camminare sull’Amiata va da maggio a ottobre, con l’autunno particolarmente suggestivo per i colori delle faggete e per le sagre della castagna nei paesi alle pendici del monte. In inverno la montagna cambia completamente volto: la neve trasforma l’Anello Alto e diversi tratti del 601 in itinerari per ciaspole, mentre le aree di Prato delle Macinaie e Prato della Contessa ospitano gli impianti sciistici dell’Amiata.

Alcuni accorgimenti pratici:

  • la segnaletica bianco-rossa CAI è ormai capillare, ma è comunque consigliabile portare una traccia GPS di riferimento, soprattutto sui sentieri meno battuti;
  • diversi tratti della rete sono condivisi con la mountain bike: attenzione soprattutto sull’Anello 601 nei weekend;
  • non tutte le sorgenti incontrate lungo i sentieri sono controllate: meglio partire con acqua sufficiente;
  • in inverno, oltre all’attrezzatura da neve, è bene informarsi sulle condizioni del manto nevoso presso i rifugi o le sezioni CAI locali.

Punti di partenza e comuni di riferimento

I paesi che circondano il massiccio sono anche le porte d’accesso più comode ai sentieri: Abbadia San Salvatore (versante senese, parcheggio del Laghetto Verde), Piancastagnaio, Vivo d’Orcia (versante senese, collegamento con la Via Francigena), e sul versante grossetano Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora e Castell’Azzara. Diversi di questi centri offrono rifugi, aree di sosta attrezzate e punti informativi CAI dove reperire cartine aggiornate della rete sentieristica.

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