Sentieri Digitali è una piattaforma web e app mobile interamente dedicata all’escursionismo in Italia, realizzata da Idra srls. Offre la mappatura completa di tutti i sentieri nazionali, ciascuno corredato di scheda dettagliata e scaricabile in KML/GPX. Grazie ai download offline per intere province, ai waypoint geolocalizzati (anche senza connessione) e alle segnalazioni pubbliche con foto, garantisce sicurezza e aggiornamenti costanti. È possibile pianificare itinerari punto-a-punto, sovrapporre layer cartografici, importare tracciati personali e consultare rubriche tematiche sull’outdoor.
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GPX: cos’è, come si usa e perché è utile quando si segue un sentiero

Un telefono appoggiato ad una mappa cartacea

Quasi ogni descrizione di itinerario online ha un pulsante “scarica GPX“. Lo si tocca, il file finisce nel telefono o nel ricevitore GPS e sullo schermo compare una linea da seguire. Quello che c’è dentro quel file, e soprattutto quello che non c’è, viene spiegato di rado. Eppure è proprio qui che si decide se il GPX sarà un buon aiuto o una falsa sicurezza: un GPX sa dove è passato qualcuno, non sa se il sentiero è ancora percorribile né quanto sia impegnativo.

Un file di testo con coordinate

GPX sta per GPS Exchange Format. Secondo la pagina ufficiale del formato, curata da Topografix, è un formato XML leggero pensato per scambiare dati GPS (waypoint, rotte e tracce) tra programmi e servizi web diversi. La prima versione, la 1.0, risale al 2002; lo schema attuale, il 1.1, è stato rilasciato il 9 agosto 2004. Da allora è lo standard di fatto per questo tipo di scambio, ed è per questo che lo stesso file si apre in app per smartphone, ricevitori GPS portatili, orologi sportivi e programmi per computer.

Dal punto di vista pratico, tre caratteristiche della specifica contano per chi cammina:

  • le coordinate sono sempre espresse in gradi decimali e riferite al datum WGS84, e le misure sono metriche. Un GPX non ha quindi bisogno di conversioni tra sistemi di riferimento, a differenza di quanto succede con alcune cartografie cartacee;
  • ogni punto può portare, oltre a latitudine e longitudine, una quota e un’indicazione dell’ora di registrazione;
  • il formato prevede una sezione di estensioni in cui i produttori di software possono aggiungere dati propri. Per questo due programmi diversi possono salvare nello stesso file informazioni aggiuntive che altri software ignorano.

Un file GPX minimo ha questo aspetto (esempio semplificato, con coordinate di fantasia):

<gpx version="1.1" creator="esempio" xmlns="http://www.topografix.com/GPX/1/1">
  <trk>
    <name>Esempio di traccia</name>
    <trkseg>
      <trkpt lat="45.0000" lon="9.0000"><ele>1200</ele></trkpt>
      <trkpt lat="45.0005" lon="9.0003"><ele>1204</ele></trkpt>
    </trkseg>
  </trk>
</gpx>

Non c’è nessuna mappa dentro il file: c’è soltanto una sequenza di punti. La carta su cui quei punti vengono disegnati la mette l’applicazione o il dispositivo, ed è una scelta che l’escursionista deve fare consapevolmente, come si vedrà più avanti.

Waypoint, rotta, traccia: tre cose diverse

Lo schema ufficiale distingue tre elementi, e conoscere la differenza evita fraintendimenti quando si importa un file.

  • Waypoint: un punto singolo, descritto dalla specifica come luogo di interesse o elemento con un nome sulla mappa. Sul sentiero può essere una sorgente, un bivio poco evidente, un bivacco, un passaggio da non perdere.
  • Rotta: un elenco ordinato di punti che rappresentano i punti di svolta verso una destinazione. È una sequenza di pochi punti chiave; in che modo il software colleghi un punto al successivo dipende dal programma.
  • Traccia: un elenco ordinato di punti che descrive un percorso. È in genere composta da molti punti ravvicinati registrati lungo il cammino e per questo ricalca il tracciato reale con molto più dettaglio. Le tracce sono divise in segmenti: la specifica prevede di iniziarne uno nuovo ogni volta che il ricevitore perde il segnale o viene spento.

Per seguire un sentiero la traccia è quasi sempre l’elemento più utile, i waypoint sono il complemento naturale. Una rotta con pochi punti può invece portare l’app a “tirare una linea” tra due punti che sul terreno non sono collegati in modo diretto: conviene controllare sempre come il proprio software la tratta.

Dove trovare un GPX di cui fidarsi

Un GPX è affidabile quanto lo è chi lo ha registrato o disegnato. Per questo l’origine del file conta più del formato.

La fonte più solida, quando esiste, è quella istituzionale. Il Sentiero Italia CAI, ad esempio, secondo le FAQ ufficiali si estende per circa 8.000 km in più di 500 tappe, da Santa Teresa Gallura in Sardegna fino a Muggia, vicino a Trieste. Ogni tappa ha nella mappa interattiva ufficiale una scheda con dati tecnici, descrizione del percorso, punti di accoglienza dove presenti, fotografie e traccia GPX scaricabile.

Anche le sezioni CAI, gli enti parco e i gestori di aree protette pubblicano spesso tracce per i sentieri di loro competenza, e restano in genere la scelta migliore per i percorsi segnalati e accatastati. Le tracce condivise da altri escursionisti su piattaforme e siti di community sono utili per farsi un’idea, ma possono contenere errori di registrazione, tratti fuori sentiero o varianti non ufficiali. Prima di fidarsene conviene:

  1. controllare nei metadati o nella descrizione chi l’ha pubblicata e quando;
  2. confrontare la traccia con una carta escursionistica o con la descrizione ufficiale del sentiero;
  3. guardare il profilo altimetrico: salti improvvisi o andamenti irreali sono spesso il segno di una registrazione imprecisa.

Dal file al sentiero: come usarlo davvero

Un uso sensato del GPX comincia a casa, non sul sentiero.

Prima di partire. Si importa il file nell’app o nel ricevitore e lo si osserva sulla carta, non solo come linea colorata. Si guardano lunghezza e dislivello, tenendo presente che i valori calcolati da programmi diversi sulla stessa traccia possono non coincidere, perché dipendono anche da come il software tratta le quote e i punti molto ravvicinati.

Cartografia e batteria. La traccia da sola non basta come riferimento: serve una carta di fondo, preferibilmente scaricata sul dispositivo e consultabile senza connessione. Per le giornate lunghe vale la prudenza elementare di avere un powerbank o un ricevitore con batterie sostituibili.

Sul sentiero. Il GPX va usato come conferma, non come guida cieca. Il segnavia, la carta e quello che si vede intorno restano i primi riferimenti; lo schermo serve a verificare di essere ancora sulla linea giusta nei punti dubbi, come un bivio senza segnaletica o un tratto di pietraia. È buona abitudine controllare la posizione a intervalli regolari, non solo quando si ha il sospetto di essersi persi: scostarsi di pochi metri è normale, accorgersi di una deviazione dopo mezz’ora di cammino no.

Registrare il proprio percorso. Quasi tutte le app e i ricevitori permettono di registrare una traccia durante l’escursione ed esportarla in GPX. Oltre a documentare la gita, una traccia registrata permette di ripercorrere a ritroso il cammino in caso di necessità.

Quello che un GPX non sa

È la parte che le guide online trascurano più spesso, ed è quella che conta di più per la sicurezza.

Non garantisce la precisione. Il sito ufficiale del GPS statunitense indica che gli smartphone con GPS sono in genere accurati entro un raggio di 4,9 metri in condizioni di cielo aperto, e che la precisione peggiora in prossimità di edifici, ponti e alberi. In un bosco fitto o in un tratto incassato è ragionevole aspettarsi scostamenti maggiori, sia nella traccia registrata da chi ha pubblicato il file sia nella posizione che si vede sullo schermo. Una differenza di qualche metro tra la propria posizione e la linea non indica quasi mai un errore di percorso.

Non descrive il sentiero. Il manuale del CAI sul rilievo dei sentieri, elaborato con il contributo della Struttura Operativa Sentieri e Cartografia del CAI e del CNSAS, afferma che la sola traccia GPS di un percorso non basta a stabilirne il grado di difficoltà né a rendere conto di punti panoramici, di interesse o di altre caratteristiche del percorso. Tradotto per l’escursionista: un GPX non dice se un passaggio è esposto, se serve attrezzatura, se il fondo è instabile. Per questo la scala di difficoltà CAI e la descrizione del sentiero vanno consultate a parte, e il GPX non le sostituisce.

Non sa che cosa è cambiato. Una frana, una variante, un tratto chiuso dopo un temporale o un cambio di segnaletica non compaiono in un file scaricato mesi o anni fa. Il tracciato di un sentiero può essere stato modificato dopo la registrazione: se segnavia e traccia divergono in modo netto, il buon senso e la situazione sul terreno vengono prima del file.

Dipende da un dispositivo. I limiti dello smartphone in ambiente alpino e invernale: batterie che con il freddo si scaricano rapidamente, schermi touch difficili da leggere con luce intensa e inutilizzabili con i guanti. Secondo la guida, carta, bussola e altimetro sono la base e il GPS va usato per integrarli, non il contrario, perché un guasto o una batteria scarica lascerebbero altrimenti senza orientamento.

Se qualcosa va storto: traccia registrata e soccorso

Tra gli strumenti che sfruttano il posizionamento satellitare c’è anche GeoResQ, l’app del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Un servizio gratuito di geolocalizzazione e di inoltro delle richieste di soccorso, con tre funzioni: Posizione, Tracciami e Allarme. Richiede uno smartphone con antenna GPS e SIM abilitata al traffico dati, e il suo corretto funzionamento dipende da una porzione sufficiente di cielo visibile e dalla connessione dati. È operativa solo sul territorio italiano.

Le implicazioni pratiche sono due. La prima: dove manca la copertura di rete, un’app di questo tipo può non essere sufficiente, e per questo l’autonomia nell’orientamento resta indispensabile. La seconda: attivare la registrazione del percorso e saper comunicare la propria posizione con esattezza sono competenze da provare prima, in una gita facile, non in un momento di difficoltà.

Un GPX è la copia di un passaggio avvenuto in una certa data, ed è un ottimo strumento per ricordare dove si è passati e per non perdere il filo dove il sentiero si fa labile.

Ma il sentiero è un’infrastruttura viva.

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