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Sentiero G (PO)

Il sentiero G è una variante di crinale del Monte della Scoperta. Il tracciato rimane interamente in quota e raggiunge il punto culminante del rilievo, inserendosi nella rete dello spartiacque fra l’alta valle del Carigiola e il sistema di Montepiano.

Monte della Scoperta è una delle elevazioni più alte di questo settore dell’Appennino pratese. La breve variante consente di seguire il filo del crinale invece dei tracciati che aggirano la sommità, attraversando faggete e aperture poste oltre i mille metri.

Fra crinale presso la Faggeta e raccordo sullo spartiacque, Monte della Scoperta è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

Questo tratto dello spartiacque pratese appartiene all’Appennino più alto, con faggete estese, radure e cime che superano spesso i mille metri. La rete è fitta perché mette in comunicazione Montepiano, Cavarzano, Gavigno e le valli del Carigiola con il versante bolognese.

Sui crinali l’orientamento è affidato a cime, passi e grandi alberi isolati più che ai centri abitati. Le varianti brevi servono soprattutto a raggiungere sommità o a collegare due direttrici che corrono parallele sullo spartiacque. La classificazione riportata per il percorso è E. La continuità fra i luoghi citati è l’elemento che definisce il carattere del sentiero, più delle sole quote o della lunghezza: il percorso serve infatti a mettere in comunicazione parti precise del territorio.

Elementi notevoli

  • Monte della Scoperta
  • Faggeta
  • spartiacque appenninico
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Sentiero 462c (PO)

 

Il 462C risale da Gavigno alla Fonte del Prete all’Alpe passando per Pian dei Simoni. È un raccordo breve ma con un dislivello ben percepibile, pensato per connettere il paese alla rete alta del Carigiola.

L’arrivo alla Fonte del Prete coincide con l’incrocio del 462B, mentre a Gavigno si incontrano il 462 e il 464. In questo modo il 462C costituisce la via più diretta fra l’abitato e il sistema di sentieri che percorre il versante sotto l’Alpe di Cavarzano.

Fra Gavigno e Fonte del Prete all’Alpe, Pian dei Simoni è il riferimento intermedio che dà forma al percorso. La brevità non elimina quindi la leggibilità geografica: il raccordo ha estremi e sviluppo riconoscibili e si inserisce in modo preciso nella rete circostante.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Elementi notevoli

  • Gavigno
  • Pian dei Simoni
  • Fonte del Prete all’Alpe
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Sentiero 462 (PO)

 

Il 462 attraversa l’alta valle del Carigiola collegando il Tabernacolo della Tavoletta con Gavigno e il tabernacolo posto più in alto sulla strada di crinale. Grivigliana e le cascate costituiscono i riferimenti intermedi principali.

Il torrente Carigiola incide profondamente l’arenaria appenninica formando salti, pozze e marmitte di erosione. Il sentiero entra in questo paesaggio prima di risalire verso Gavigno; il tabernacolo superiore è un nodo della rete con il 00 e con il 462B, che prosegue verso l’Alpe di Cavarzano.

La progressione geografica è scandita da Tabernacolo della Tavoletta, Grivigliana e Cascate del Carigiola; da qui il percorso continua attraverso Gavigno, fino a Tabernacolo di Gavigno. Questa sequenza permette di seguire lo sviluppo reale dell’itinerario e i suoi cambi di ambiente senza ridurlo a una semplice linea fra partenza e arrivo.

L’Alto Carigiola è un ambiente appenninico inciso profondamente dal torrente e dai suoi affluenti. L’arenaria forma pareti, salti d’acqua, pozze e marmitte, mentre sulle quote superiori prevalgono faggete e crinali che si raccordano con Monte della Scoperta e l’Alpe di Cavarzano.

La rete dei sentieri mette in comunicazione piccoli nuclei come Gavigno e Cavarzano con il fondovalle del Carigiola e con lo spartiacque. Mulini, fonti e tabernacoli sono quindi parte integrante dell’orientamento, non semplici curiosità marginali. La classificazione riportata per il percorso è E. Il punto di arrivo resta inserito nella rete del settore e permette, dove presenti incroci segnalati, di proseguire verso altri itinerari senza alterare l’identità di questo percorso.

Il Carigiola determina direttamente la forma del paesaggio: i versanti scendono ripidi verso l’alveo e l’acqua incide il macigno formando salti e conche. Sulle quote superiori il terreno diventa più regolare e forestale, così tabernacoli e fonti segnano il passaggio dal vallone inciso alle vie di crinale che portano verso Cavarzano e Monte della Scoperta.

Elementi notevoli

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Sentiero 121b (PO)

 

Il raccordo mette in comunicazione Pianacci e Torri con Fossato. La Torraccia e il Molin di Fossato segnano il passaggio dal versante alto al fondovalle, dove il paese costituisce un nodo per gli itinerari diretti a Chiapporato e al Monte delle Scalette.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Pianacci/Torri si passa per La Torraccia; poi Molin di Fossato, fino a Fossato. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come La Torraccia e Fossato. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, Fossato, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Pianacci/Torri con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Pianacci/Torri
  • La Torraccia
  • Molin di Fossato
  • Fossato
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Sentiero 143A (PT)

Il sentiero 143A – Mulattiera di Granaglione, Variante C (Monte Cocomero) è un itinerario escursionistico dell’Appennino tosco-emiliano che collega le pendici del Monte Lucci all’abitato di Vizzero, attraversando il settore montano compreso tra le valli del Randaragna e dell’Orsigna. Il percorso si sviluppa per circa 4,7 km, con difficoltà E (Escursionistico), e presenta un andamento caratteristico: una prima salita verso il Monte Cocomero, seguita da una lunga discesa attraverso i boschi che sovrastano Vizzero. L’itinerario appartiene al sistema di collegamenti storicamente legati alla Mulattiera di Granaglione, antica direttrice di comunicazione tra il territorio di Porretta Terme e quello di Pracchia.

La partenza si trova sul versante del Monte Lucci, in corrispondenza dell’innesto con il percorso della Mulattiera di Granaglione, a circa 1.060 metri di quota. Da qui il sentiero procede inizialmente verso ovest, risalendo il fianco montuoso attraverso un ambiente prevalentemente forestale. La salita segue un tracciato articolato, con cambi di direzione e tratti più sostenuti, guadagnando progressivamente quota fino a raggiungere il settore settentrionale del Monte Cocomero. Questo rilievo, caratterizzato da due sommità che superano i 1.400 metri, occupa una posizione significativa nello spartiacque tra il bacino del torrente Randaragna e quello dell’Orsigna, lungo il confine tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il tratto più elevato dell’itinerario si sviluppa in prossimità del Monte Cocomero, raggiungendo circa 1.360 metri senza salire sulla cima principale. Qui si incontra il collegamento con il sentiero 143, che prosegue verso il Passo del Termine e le dorsali dell’Appennino pistoiese. La montagna presenta pendii ripidi e ampie superfici boscate, con affioramenti di arenaria tipici di questo settore appenninico. La posizione del rilievo, tra il versante emiliano del Randaragna e quello toscano dell’Orsigna, permette di riconoscere l’articolazione delle vallate circostanti, soprattutto nei punti in cui la vegetazione lascia spazio alla visuale.

Superato il settore del Monte Cocomero, il percorso cambia nettamente direzione e inizia a perdere quota verso sud, seguendo la dorsale che scende in direzione di Poggio Mengone. Questa parte dell’itinerario attraversa boschi montani nei quali si incontrano anche conifere provenienti da interventi di rimboschimento. La discesa presenta pendenze variabili e attraversa un ambiente più raccolto rispetto alla parte alta, con tratti nei quali la vegetazione può rendere meno evidente il passaggio. Il territorio conserva le caratteristiche del paesaggio forestale dell’alto Appennino, dove vecchie vie di collegamento, sentieri di crinale e percorsi utilizzati per le attività agro-silvo-pastorali formano una rete strettamente legata agli insediamenti montani.

Scendendo ulteriormente, il sentiero raggiunge il settore delle Case Mengaia, piccolo nucleo rurale situato sui pendii sovrastanti Vizzero. In questa fascia altimetrica il bosco montano lascia progressivamente spazio a castagneti e aree segnate dalla presenza storica dell’uomo. La parte conclusiva attraversa il sistema di viabilità minore che collega le borgate della montagna di Granaglione, avvicinandosi alle case di Vizzero. L’abitato è formato da diversi piccoli nuclei distribuiti lungo i versanti, testimonianza di un’organizzazione insediativa legata alla coltivazione del castagno, allo sfruttamento del bosco e ai collegamenti tra le due regioni.

L’arrivo è presso Vizzero, a circa 780 metri di altitudine, dove il paesaggio forestale si apre sul piccolo insediamento montano. Tra gli elementi caratteristici della località figurano la chiesa di San Michele Arcangelo e un antico lavatoio con fontana, testimonianze della vita comunitaria delle borgate. La variante permette di collegare il sistema di sentieri del Monte Lucci e del Monte Cocomero con la viabilità storica di Vizzero, offrendo un attraversamento significativo del territorio di confine tra l’Appennino bolognese e quello pistoiese. Per la presenza di tratti boscosi ripidi e possibili difficoltà di individuazione del percorso, è opportuno verificare preventivamente le condizioni di percorribilità e della segnaletica.

Elementi notevoli

  • Monte Lucci – Rilievo appenninico sul cui versante si trova l’innesto iniziale del percorso, in collegamento con il sistema storico della Mulattiera di Granaglione.
  • Monte Cocomero – Montagna dello spartiacque tosco-emiliano, con due sommità superiori ai 1.400 metri. Il sentiero ne attraversa il settore sottostante la cima, raggiungendo il collegamento con il percorso 143.
  • Poggio Mengone – Rilievo boscoso lungo la dorsale che scende dal Monte Cocomero verso Vizzero, caratterizzato dalla presenza di vegetazione forestale e rimboschimenti di conifere.
  • Case Mengaia – Piccolo insediamento rurale sulle pendici sovrastanti Vizzero, rappresentativo del sistema di case sparse e antiche attività montane del territorio.
  • Vizzero – Borgata montana dell’area di Granaglione, situata nei pressi del confine regionale, con nuclei abitativi storicamente legati alla castanicoltura e all’economia del bosco.
  • Chiesa di San Michele Arcangelo e lavatoio di Vizzero – Elementi del patrimonio storico e rurale dell’abitato, legati alla vita religiosa e comunitaria della montagna.
  • Rete escursionistica del CAI Porretta Terme – Sistema di percorsi dell’alto Appennino bolognese che comprende i collegamenti tra Monte Cocomero, Vizzero e la storica Mulattiera di Granaglione.
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