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Sentiero Antichi Sentieri sul Bidente delle Celle (FC)

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Sentiero Solitari Altopiani nella Valle Del Bidente (AR)

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Sentiero Le Terre Dei Monaci e Del Granduca (AR)

Le terre dei monaci e del Granduca è un grande anello escursionistico nel cuore delle Foreste Casentinesi, con partenza e ritorno nel settore di Camaldoli. La geometria disponibile sviluppa circa 32,8 km e attraversa quote comprese approssimativamente fra 560 e 1.490 metri. L’itinerario unisce l’eredità monastica di Camaldoli, la storia della gestione forestale granducale e i grandi ambienti appenninici della dorsale tosco-romagnola.

Dal Sacro Eremo di Camaldoli il percorso entra nella foresta e prende quota lungo le antiche direttrici utilizzate per secoli nella gestione del patrimonio boschivo. Il primo settore conduce verso la parte alta del massiccio, dove abetine e faggete accompagnano la salita. La relazione fra comunità monastica e foresta è uno dei temi dominanti dell’itinerario: l’abete bianco, coltivato e tutelato dai monaci, caratterizza ancora oggi ampie porzioni del paesaggio.

Raggiunto il sistema di crinale, l’itinerario passa per il Passo della Calla e i Prati della Burraia, ripercorrendo tratti dell’antica Via dei Legni. Le aperture sommitali interrompono la continuità del bosco e offrono un netto cambio di ambiente rispetto alla foresta di Camaldoli. Qui il percorso raggiunge le quote maggiori e si avvicina alla linea di spartiacque fra Toscana e Romagna, in un settore esposto a vento, nebbia e condizioni invernali anche severe.

La seconda parte scende nuovamente sul versante toscano attraverso la valle del Torrente Oia. Il paesaggio torna gradualmente più chiuso e forestale; strade bianche, mulattiere e sentieri seguono l’idrografia e collegano i punti tappa previsti dall’anello. La lunghezza complessiva e il dislivello accumulato richiedono una percorrenza organizzata su più giornate, come previsto dal progetto ufficiale “Da Rifugio a Rifugio”.

Il ritorno verso Camaldoli completa un percorso che non è soltanto naturalistico, ma anche storico e culturale. Foresta, insediamento monastico, antiche vie di trasporto del legname e infrastrutture granducali appartengono a un unico sistema territoriale, leggibile lungo tutto l’anello. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri e delle strutture di appoggio presso il Parco, oltre a valutare meteo, ore di luce e condizioni dei tratti di crinale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero Il Falterona e La Foresta Di Campigna (FI)

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Il Sentiero Delle Foreste Sacre

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (FC)

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Sentiero Natura Campigna (FC)

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Sentiero della Libertà (FC)

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Sentiero 337 (FC)

 
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Sentiero per Tutti e Sensi di Campigna (FC)

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Sentiero E1 (FC)

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Sentiero Natura Castagno d’Andrea (FI)

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Sentiero 682 (FI)

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Sentiero 4 Da Molino di Bucchio alla Giuncaia (FI)

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Sentiero 909 | Cimitero Castagno d’Andrea – La Pianaccia (FI)

 
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Sentiero 908 (FI)

 
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Sentiero 907a – Cascata di Calabuia (FI)

Il sentiero CAI 907A è un breve raccordo escursionistico che collega il sentiero CAI 907 alla strada provinciale 95, passando per la Cascata di Calabuia. Si trova nell’Appennino fiorentino, nel territorio montano di San Godenzo, sul versante toscano della dorsale appenninica. L’itinerario, gestito dalla sezione CAI di Pontassieve, misura circa 600 metri ed è classificato E (Escursionistico). Pur avendo uno sviluppo contenuto, permette di raggiungere un ambiente naturale caratterizzato dalla presenza dell’acqua e dalla vegetazione dei versanti montani.

Il percorso prende avvio dall’innesto con il sentiero CAI 907, a circa 596 metri di altitudine. Quest’ultimo costituisce uno dei collegamenti escursionistici del territorio di San Godenzo, sviluppandosi tra la strada provinciale 59 e il Valico dei Tre Faggi. Il CAI 907A se ne distacca per dirigersi verso nord, seguendo un versante che degrada progressivamente verso la strada provinciale 95. La variante consente quindi di abbandonare il percorso principale e raggiungere un settore più basso della montagna, senza dover proseguire verso le quote superiori della dorsale.

Il sentiero attraversa un ambiente prevalentemente boscoso, nel quale il terreno è modellato dalle piccole incisioni che convogliano le acque meteoriche verso valle. La discesa segue inizialmente una direzione abbastanza regolare, per poi compiere alcune variazioni di andamento adattandosi alla morfologia del versante. In meno di un chilometro si perdono circa 75 metri di quota, passando da un ambiente forestale di mezza montagna a un settore più incassato e umido. Il fondo può risultare scivoloso dopo le piogge, soprattutto nei punti dove affiorano pietre e radici.

L’elemento naturalistico che distingue il raccordo è la Cascata di Calabuia, un salto d’acqua inserito nel sistema di piccoli corsi d’acqua che incidono le pendici dell’Appennino fiorentino. La cascata costituisce il principale motivo d’interesse del sentiero e offre l’occasione di osservare da vicino l’azione erosiva dell’acqua sul versante. L’ambiente circostante è caratterizzato dalla vegetazione ripariale e dalle condizioni di maggiore umidità tipiche delle incisioni torrentizie. L’aspetto del salto d’acqua può cambiare sensibilmente durante l’anno, in relazione alle precipitazioni e alla portata del corso d’acqua.

Superato il settore della cascata, il tracciato continua a perdere quota, mantenendosi nel bosco e dirigendosi verso la viabilità provinciale. Nell’ultima parte il sentiero presenta alcune curve che accompagnano la discesa fino alla SP 95, raggiunta in corrispondenza del chilometro 4,980, a circa 522 metri di altitudine. Questo punto rappresenta il termine del raccordo e un accesso alternativo alla rete escursionistica locale. Percorrendo il CAI 907A in senso inverso, dalla strada provinciale verso il sentiero 907, si affronta invece una breve ma continua risalita.

Il CAI 907A non è un itinerario ad anello, ma un collegamento tra due punti della rete di accesso alla montagna. La sua particolarità risiede nella possibilità di raggiungere la Cascata di Calabuia attraverso un percorso relativamente breve, inserito in un territorio nel quale i torrenti hanno contribuito a modellare profondamente il paesaggio. La classificazione escursionistica richiede comunque attenzione al terreno, specialmente dopo precipitazioni abbondanti. Per un’escursione più lunga, il raccordo può essere combinato con il sentiero CAI 907, valutando preventivamente la direzione di percorrenza e le possibilità di rientro.

Elementi notevoli

  • Cascata di Calabuia – Principale elemento naturalistico dell’itinerario, situato lungo il raccordo tra il sentiero CAI 907 e la strada provinciale 95. Il salto d’acqua caratterizza un settore boscoso e umido del versante appenninico.
  • Sentiero CAI 7 – Itinerario escursionistico principale dal quale si dirama il CAI 907A. Collega la strada provinciale 59 al Valico dei Tre Faggi e permette di inserire il raccordo in escursioni più articolate.
  • Versante boscoso di Calabuia – Ambiente naturale attraversato dal sentiero, caratterizzato da vegetazione forestale, piccoli impluvi e pendii modellati dall’azione delle acque superficiali.
  • Incisione torrentizia della Cascata di Calabuia – Settore del versante nel quale il deflusso delle acque ha favorito la formazione del salto d’acqua e di un ambiente più fresco e umido rispetto ai pendii circostanti.
  • Strada provinciale 95 – Punto di arrivo del percorso, al chilometro 4,980. Costituisce un accesso alternativo al raccordo CAI 7A e alla rete sentieristica del territorio di San Godenzo.
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Sentiero 907 | Cascata di Calabuia (FI)

 
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Sentiero 6c (FI)

 
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Sentiero 906B (FI)

 
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Sentiero 906A (FI)

 
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Sentiero 906 (FI)

 
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Sentiero 401 (FI)

 
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Sentiero 4_2 (FI)

 
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Sentiero 329 (FI)

 
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Sentiero 327 (FI)

 
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Sentiero 305 (FI)

 
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Sentiero 303 (FI)

 
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Sentiero 924A (FI)

 
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Sentiero 920 (FI)

 
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Sentiero 918B (FI)

 
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Sentiero 918A (FI)

 
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Sentiero 918 (FI)

 
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Sentiero 917 | Fonte del Borbotto – Sorgente dell’Arno (FI)

 
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Sentiero 916 (FI)

 
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Sentiero 914C (FI)

 
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Sentiero 914B (FI)

 
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Sentiero 914a Variante di Ripalta (FI)

Il sentiero CAI 914A, denominato “Variante di Ripalta”, è un collegamento escursionistico che attraversa il versante settentrionale del Monte Falterona, nel territorio di Castagno d’Andrea, frazione del comune di San Godenzo, in provincia di Firenze. L’itinerario si sviluppa all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e costituisce un’alternativa al sentiero CAI 914, che collega Castagno d’Andrea al Giogo di Castagno. Lungo circa 1,7 km e classificato E (Escursionistico), attraversa un ambiente montano caratterizzato da castagneti, corsi d’acqua e testimonianze degli antichi insediamenti rurali.

Il percorso prende avvio nei pressi di Castellina, nucleo rurale situato a monte di Castagno d’Andrea, a circa 790 metri di altitudine. La località conserva edifici tradizionali in pietra e un piccolo oratorio dedicato a Sant’Anna, testimonianza della presenza storica di comunità agricole sulle pendici del Falterona. Dalla zona di Castellina, la variante si dirige verso est, attraversando inizialmente il settore delle Casine, dove il paesaggio conserva i caratteri della montagna abitata e coltivata. Antichi percorsi di collegamento, edifici rurali e castagneti ricordano l’importanza che queste pendici hanno avuto nell’economia delle comunità locali.

Superata la zona delle Casine, il sentiero raggiunge il Fosso di Falterona, corso d’acqua che raccoglie parte delle acque provenienti dal versante settentrionale del massiccio. L’attraversamento del fosso rappresenta uno dei passaggi più caratteristici dell’itinerario: il terreno diventa più umido e il percorso abbandona progressivamente le caratteristiche della viabilità rurale per assumere quelle di un sentiero montano. In questo settore la vegetazione è particolarmente rigogliosa, favorita dall’esposizione del versante e dalla presenza dell’acqua. Dopo precipitazioni abbondanti, il guado può richiedere attenzione per la maggiore portata del torrente e per la possibile scivolosità delle pietre.

Oltre il corso d’acqua, la variante risale verso Ripalta, antico insediamento rurale del quale rimangono oggi pochi resti, in parte nascosti dalla vegetazione. La località costituisce l’elemento storico e geografico che dà il nome al sentiero. Il percorso attraversa un ambiente nel quale il bosco ha progressivamente riconquistato terreni un tempo utilizzati per attività agricole e silvopastorali. La presenza di vecchi tracciati, muri e ruderi testimonia una frequentazione del territorio molto diversa da quella attuale, quando questi collegamenti erano utilizzati per raggiungere poderi, castagneti e aree di lavoro forestale.

Da Ripalta il sentiero affronta il tratto più impegnativo, risalendo con decisione il versante in direzione sud-orientale. Il percorso guadagna quota attraverso una successione di tornanti e brevi traversi nel bosco, passando dagli ambienti dominati dal castagno alle formazioni forestali delle quote superiori. La salita conduce infine all’innesto con il sentiero CAI 14, a circa 990 metri di altitudine, nel settore montano sottostante il Giogo di Castagno. Da questo punto è possibile proseguire verso il valico, raggiungendo successivamente il sentiero di crinale CAI 00, oppure scendere lungo il percorso principale del CAI 14 in direzione di Migliari e Castellina.

La Variante di Ripalta permette di conoscere un settore poco frequentato del Falterona, dove gli ambienti naturali si intrecciano con la storia dell’insediamento rurale appenninico. Il suo interesse risiede soprattutto nell’attraversamento del Fosso di Falterona, nel passaggio presso i ruderi di Ripalta e nella risalita attraverso i boschi del versante settentrionale. Pur essendo relativamente breve, presenta un dislivello significativo e richiede attenzione nei tratti più ripidi e in prossimità del corso d’acqua. Non costituisce un itinerario ad anello autonomo, ma può essere combinato con il CAI 914 per realizzare un percorso circolare con partenza e ritorno nella zona di Castellina e Castagno d’Andrea.

Elementi notevoli

  • Castellina – Antico nucleo rurale sulle pendici settentrionali del Falterona, caratterizzato da edifici tradizionali in pietra. Costituisce il riferimento geografico per l’accesso alla Variante di Ripalta e alla rete escursionistica proveniente da Castagno d’Andrea.
  • Oratorio di Sant’Anna a Castellina – Piccolo edificio religioso inserito nel complesso rurale di Castellina, con portale architravato in pietra e copertura a falda unica. Testimonia la storia degli insediamenti montani del territorio di San Godenzo.
  • Le Casine – Località rurale attraversata nella parte inferiore del percorso, dove si incontrano edifici tradizionali e antichi collegamenti utilizzati dalle comunità agricole del versante del Falterona.
  • Fosso di Falterona – Corso d’acqua montano attraversato dal sentiero, appartenente al sistema idrografico del torrente San Godenzo. Il guado rappresenta uno dei passaggi più caratteristici della variante.
  • Ripalta – Antico insediamento rurale oggi ridotto a ruderi, dal quale deriva il nome dell’itinerario. La località conserva testimonianze dell’utilizzo agricolo e forestale delle pendici del Falterona.
  • Castagneti del versante settentrionale del Falterona – Formazioni boschive legate alla tradizionale economia montana, particolarmente presenti alle quote inferiori e intermedie dell’itinerario.
  • Collegamento con il sentiero CAI 14 – Innesto situato nella parte superiore della variante, che permette di proseguire verso il Giogo di Castagno oppure di scendere verso Migliari, Castellina e Castagno d’Andrea.
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Sentiero 914 (FI)

 
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Sentiero 911 – Enrico Boni (FI)

Il sentiero CAI 911 “Enrico Boni” è un itinerario escursionistico che collega La Pianaccia alla Cascata del Piscino di Sassoli, sul versante settentrionale del Monte Falterona, nel territorio comunale di San Godenzo, in provincia di Firenze. Situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il percorso attraversa uno degli ambienti forestali più appartati dell’Appennino tosco-romagnolo. Lungo circa 1,5 km, si sviluppa prevalentemente tra i 1.120 e i 1.190 metri di quota, con continui saliscendi e alcuni passaggi che richiedono attenzione. La classificazione EE (Escursionisti Esperti) invita a non sottovalutare questo itinerario, breve ma caratterizzato da terreno montano irregolare.

La partenza si trova in località La Pianaccia, lungo la strada che da Castagno d’Andrea sale verso la Fonte del Borbotto. Qui, nei pressi dell’area di parcheggio, si imbocca il sentiero dedicato a Enrico Boni, figura legata alla comunità di Castagno d’Andrea e alla tutela dell’ambiente montano. Il tracciato si inoltra subito nel bosco, procedendo verso est lungo le pendici del Falterona. L’ambiente è dominato dalla vegetazione forestale, con una presenza importante del faggio, specie caratteristica di queste quote. Il cammino segue un andamento articolato, attraversando piccole incisioni del versante e alternando tratti relativamente regolari a brevi salite e discese.

Nel suo sviluppo il sentiero incontra i collegamenti con la rete escursionistica proveniente da Castagno d’Andrea. Il sentiero CAI 9 permette infatti di raggiungere La Pianaccia partendo dal cimitero del paese, mentre il raccordo CAI 14C collega il percorso con gli itinerari che risalgono dalla zona di Migliari e dal versante del torrente San Godenzo. Questi incroci consentono di inserire il sentiero Enrico Boni in escursioni più lunghe, ma il percorso principale mantiene la direzione verso la cascata. La faggeta diventa l’elemento dominante del paesaggio: il terreno è spesso coperto di foglie, radici affioranti e pietre, mentre piccoli impluvi e avvallamenti testimoniano l’azione delle acque che scendono dalle pendici superiori del massiccio.

Avvicinandosi alla parte terminale, il terreno assume un carattere più accidentato. Il sentiero attraversa un settore montano segnato dall’erosione e dalla presenza di corsi d’acqua, dove l’umidità può rendere scivolosi alcuni passaggi. La destinazione è la Cascata del Piscino di Sassoli, uno dei salti d’acqua più spettacolari e meno facilmente accessibili del Parco Nazionale. La cascata si trova in un ambiente selvaggio, ai piedi delle imponenti Balze Rondinaie, pareti rocciose che caratterizzano il versante settentrionale del gruppo Falterona-Monte Falco. L’acqua compie un salto di circa 70 metri, precipitando in una stretta gola circondata dalla vegetazione. La portata varia sensibilmente durante l’anno e lo spettacolo risulta particolarmente suggestivo nei periodi successivi a piogge abbondanti.

Il Sentiero Enrico Boni permette di raggiungere questo ambiente naturale senza affrontare i lunghi itinerari che attraversano le quote più elevate del Falterona. La brevità del percorso non deve tuttavia essere confusa con la facilità: il fondo irregolare, l’umidità del sottobosco e i tratti più ripidi in prossimità della cascata richiedono calzature adeguate, passo sicuro ed esperienza escursionistica. L’itinerario termina presso la cascata e non costituisce un anello; per tornare alla Pianaccia è possibile ripercorrere il sentiero in senso inverso. Il suo interesse risiede soprattutto nel contrasto tra la quiete della faggeta e l’ambiente roccioso e profondamente inciso che custodisce il salto d’acqua, testimonianza della complessa morfologia del versante fiorentino del Falterona.

Elementi notevoli

  • La Pianaccia – Località di partenza del sentiero, situata sopra Castagno d’Andrea lungo la strada per la Fonte del Borbotto. Costituisce un importante punto di accesso alla rete escursionistica del versante settentrionale del Falterona.
  • Sentiero CAI 9 – Collegamento escursionistico tra il cimitero di Castagno d’Andrea e La Pianaccia, che consente di raggiungere il sentiero Enrico Boni direttamente dal paese.
  • Raccordo CAI 14C – Collegamento con la rete sentieristica proveniente dal versante di Migliari e dal settore del torrente San Godenzo, utile per organizzare itinerari più articolati.
  • Faggete del Monte Falterona – Ambiente forestale attraversato dall’itinerario, caratterizzato da faggi, sottobosco montano e piccole incisioni percorse dalle acque superficiali.
  • Cascata del Piscino di Sassoli – Destinazione del percorso e spettacolare salto d’acqua di circa 70 metri, situato in una gola rocciosa sul versante settentrionale del Falterona.
  • Balze Rondinaie – Imponenti formazioni rocciose che dominano il settore montano della cascata, contribuendo a creare uno degli scenari più selvaggi del massiccio del Falterona.
  • Castagno d’Andrea – Borgo montano del comune di San Godenzo, situato alle pendici del Falterona e tradizionale punto di accesso agli itinerari del versante fiorentino del Parco Nazionale.
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Sentiero 901 (FI)

 
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Sentiero VAR 00 (FI)

 
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Sentiero SOFTAP (AR)

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Sentiero SOFTAP_1 (AR)

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Sentiero SOFT_1 (AR)

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Sentiero dei Tedeschi (AR)

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Sentiero 4 Da Mulino di Bucchio a Monte Falterona (AV)

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Sentiero 4 Da Mulino di Bucchio a La Giuncaia (AV)

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Sentiero 00 Da Monte Falco a Passo della Calla (AV)

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Sentiero 0 Da Passo del Muraglione a Monte Falco (AV)

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Sentiero E1 (AR)

Sentiero E1 – Variante Eremo di Camaldoli collega Prato Bertone con Prato alla Penna e sviluppa circa 3.0 km. Le quote comprese fra circa 1102 e 1330 metri delineano una variante di alta quota che attraversa il complesso forestale di Camaldoli. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Prato Bertone. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Prato alla Penna. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 228 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Prato Bertone
  • Sacro Eremo di Camaldoli
  • Prato alla Penna
  • Foresta di Camaldoli
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Sentiero CT (AR)

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Sentiero 92_1 (AR)

 

Sentiero 92 collega Lierna con Asqua e sviluppa circa 6.3 km. Le quote comprese fra circa 517 e 975 metri delineano una salita di media lunghezza dalle quote del Casentino verso il settore forestale di Asqua. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Lierna. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Asqua. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 458 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Lierna
  • Asqua
  • Foreste Casentinesi
  • rete CAI
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Sentiero 90 (AR)

 

Sentiero 90 collega Papiano con Sentiero 82 presso Casa Vezzatosa e sviluppa circa 3.0 km. Le quote comprese fra circa 650 e 850 metri delineano un raccordo in salita fra Papiano e la rete forestale dell’alto Casentino. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Papiano. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Sentiero 82 presso Casa Vezzatosa. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 200 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Papiano
  • Casa Vezzatosa
  • Sentiero 82
  • Foreste Casentinesi
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Sentiero 86a (AR)

 
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Sentiero 786 (AR)

 
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Sentiero 782 (AR)

 

Sentiero 782 collega Stia con Passo della Calla e sviluppa circa 12.3 km. Le quote comprese fra circa 463 e 1385 metri delineano una lunga salita dal fondovalle casentinese al valico appenninico. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Stia. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Passo della Calla. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 922 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

  • Stia
  • Foreste Casentinesi
  • Passo della Calla
  • dorsale appenninica
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Sentiero 780 (AR)

 

Sentiero 780 collega Ponte alla Fabbrica con Passo della Calla, sviluppandosi per circa 6.8 km. Le quote comprese fra circa 568 e 1296 metri delineano una salita lungo l’antica direttrice forestale del Fosso del Gorgone verso il valico. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Ponte alla Fabbrica. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo della Calla. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 728 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 78a (AR)

 
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Sentiero 778 (AR)

 

Sentiero 778 collega Pratovecchio con Passo del Porcareccio, sviluppandosi per circa 12.6 km. Le quote comprese fra circa 445 e 1453 metri delineano una lunga salita dal Casentino alla dorsale delle Foreste Casentinesi. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Pratovecchio. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Passo del Porcareccio. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 1008 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 76a (AR)

 
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Sentiero 74 (AR)

 

Sentiero 74 collega Croce Gaggi con Prato alla Penna, sviluppandosi per circa 4.2 km nel settore delle Foreste Casentinesi. Le quote comprese fra circa 1115 e 1330 metri delineano una traversata forestale di quota che raccorda Camaldoli con la dorsale. Il percorso è classificato E e si inserisce in una delle aree escursionistiche più articolate dell’Appennino tosco-romagnolo.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Croce Gaggi. Il primo tratto entra rapidamente nel paesaggio forestale, dove abetine storiche, faggete e boschi misti accompagnano la progressione. La pendenza segue la morfologia dei versanti senza deviazioni estranee al percorso principale; nei punti più alti il bosco si apre in corrispondenza di valichi, radure e direttrici di crinale.

La parte centrale mette in relazione diversi elementi della rete del Parco. Gli incroci con gli altri sentieri numerati permettono di costruire anelli e traversate più ampie fra Camaldoli, Badia Prataglia e la dorsale appenninica. La lettura dei bivi è importante perché più itinerari condividono brevi tratti di strada forestale; le indicazioni bianco-rosse e la cartografia aggiornata restano quindi i riferimenti principali.

Nella parte finale il percorso raggiunge Prato alla Penna. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 215 metri, descrive soltanto una parte dell’impegno: saliscendi e pendenze intermedie possono aumentare il dislivello effettivamente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di collegamento fra i due estremi.

L’ambiente forestale richiede attenzione in ogni stagione. Dopo piogge o nevicate il fondo può diventare scivoloso, mentre nebbia e vento possono ridurre rapidamente la visibilità sui valichi e sulle dorsali. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri presso l’Ente Parco e considerare lunghezza, dislivello e ore di luce disponibili.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

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Sentiero 72 (AR)

 
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Sentiero 70_1 (AR)

 
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Sentiero 68 (AR)

 
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Sentiero 4 (AR)

 
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Sentiero 4a (AR)

 

Sentiero 4A collega Stia con la SR556 nel settore del ponte sul Fosso di Vallucciole. Lo sviluppo è di circa 9.7 km e le quote sono comprese indicativamente fra 471 e 777 metri. Il percorso risale gradualmente dall’alta valle dell’Arno verso il settore di Vallucciole, con andamento escursionistico e dislivello distribuito. Il profilo altimetrico e la posizione geografica definiscono un percorso coerente con la rete escursionistica del territorio aretino.

Dalla partenza, Stia, il sentiero segue la morfologia locale alternando strade rurali, piste forestali e tratti più strettamente escursionistici. La progressione mantiene una direttrice continua verso il settore di arrivo; nei tratti di fondovalle prevalgono coltivi e nuclei abitati, mentre con l’aumento della quota diventano più frequenti boschi e dorsali.

Nella parte centrale il percorso acquista il carattere più rappresentativo. Il tracciato consente di passare dal paesaggio di fondovalle a un ambiente progressivamente più boscoso, entrando nel sistema di accessi alle pendici del Falterona. Gli incroci con gli altri sentieri numerati sono punti essenziali per l’orientamento e consentono di inserire il tracciato in itinerari più ampi, senza perdere la continuità della rete.

Avvicinandosi a la SR556 nel settore del ponte sul Fosso di Vallucciole, il profilo segue con coerenza la morfologia del settore finale. La differenza fra quota minima e massima incide direttamente sull’impegno, soprattutto quando la salita o la discesa è concentrata in pochi chilometri. Nei tratti più elevati è necessario considerare anche vento, nebbia, neve o rapido peggioramento del tempo.

La classificazione escursionistica resta il riferimento tecnico generale, ma la difficoltà percepita dipende da sviluppo, dislivello, condizioni del fondo e verso di marcia. Dove la numerazione storica è stata aggiornata, è opportuno seguire la segnaletica più recente e utilizzare cartografia coerente con il catasto attuale.

Elementi notevoli

  • Stia, punto di partenza nell’alto Casentino.
  • Alta valle dell’Arno, contesto geografico iniziale.
  • Vallucciole, territorio montano verso cui procede il sentiero.
  • Fosso di Vallucciole, riferimento naturale presso l’estremo finale.
  • Sentiero 4A CAI Arezzo, collegamento ufficiale della rete casentinese.
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Sentiero 3 (AR)

 
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Sentiero 2a (AR)

 
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Sentiero 229 (AR)

 
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Sentiero 2 (AR)

 

Sentiero 2 collega Stia con Capo d’Arno, risalendo dal fondovalle casentinese verso le pendici del Monte Falterona. Lo sviluppo è di circa 9,5 km e il dislivello è notevole: dalla quota di circa 480 metri della partenza si raggiungono oltre 1.370 metri. È quindi una vera salita di montagna, nonostante la distanza complessiva rimanga inferiore ai dieci chilometri.

Lasciata Stia, il percorso prende quota sul versante che guarda l’alta valle dell’Arno. La prima parte attraversa fasce collinari e boschive, allontanandosi progressivamente dall’abitato. Il profilo è prevalentemente ascendente e non concede lunghe sezioni pianeggianti; l’aumento di quota si percepisce anche nel cambiamento della vegetazione e nel passaggio a un ambiente sempre più montano.

Nella parte centrale il sentiero entra nel sistema forestale del Falterona e si avvicina alle direttrici che collegano Madonna di Montalto, il Lago degli Idoli e la dorsale. Il tracciato mantiene una funzione precisa: portare dal Casentino alla zona delle sorgenti dell’Arno, uno dei luoghi geografici più significativi dell’Appennino toscano.

L’ultimo tratto raggiunge Capo d’Arno, sul versante del Monte Falterona, a oltre 1.300 metri. Qui nasce l’Arno, che dopo aver attraversato il Casentino prosegue verso Arezzo, Firenze e Pisa. Il punto di arrivo si inserisce in una rete escursionistica più ampia, con possibilità di proseguire verso il Monte Falterona e le altre direttrici di crinale.

Il Sentiero 2 è classificato E, ma il dislivello vicino ai novecento metri richiede una buona preparazione fisica. In discesa la stessa pendenza può affaticare ginocchia e caviglie; nei mesi freddi la quota del tratto finale impone inoltre di verificare neve, ghiaccio e condizioni meteorologiche prima della partenza.

Elementi notevoli

  • Stia, punto di partenza nel Casentino.
  • Alta valle dell’Arno, territorio attraversato durante la salita.
  • Monte Falterona, massiccio verso cui conduce il percorso.
  • Capo d’Arno, area sorgentizia raggiunta dal sentiero.
  • rete sentieristica CAI del territorio aretino.
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Sentiero 918B (AR)

 
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Sentiero 917 Fonte del Borbotto – Capo d’Arno (AR)

Il sentiero CAI 917 collega la Fonte del Borbotto a Capo d’Arno, attraversando le faggete del versante occidentale del Monte Falterona, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Lungo circa 2,7 km e classificato E (Escursionistico), l’itinerario unisce due luoghi profondamente legati all’acqua: la zona umida della Gorga Nera e la sorgente dell’Arno, uno dei fiumi più importanti della Toscana. Il percorso, interamente montano, si sviluppa tra il territorio di San Godenzo, sul versante fiorentino, e l’alto bacino dell’Arno, nel territorio di Pratovecchio Stia.

La partenza si trova presso la Fonte del Borbotto, a circa 1.200 metri di quota, raggiungibile dalla località di Castagno d’Andrea. La fonte, l’area di sosta e il vicino rifugio costituiscono un tradizionale punto di accesso ai sentieri del Falterona. Da qui il segnavia 917 si inoltra nella faggeta, inizialmente lungo un tracciato forestale che risale il versante. Dopo la prima salita si raggiunge la Gorga Nera, un piccolo specchio d’acqua immerso nel bosco, particolarmente importante per la conservazione della Rana temporaria. La depressione che ospita lo stagno è legata agli antichi movimenti franosi del versante, ricordati anche dalle cronache medievali. Intorno a questo luogo, un tempo considerato misterioso e pericoloso, si sono sviluppate leggende alimentate dalla presenza delle acque scure e dai rumori attribuiti alla montagna.

Superata la Gorga Nera, il percorso affronta la salita più significativa, attraversando una faggeta che accompagna il cammino fino al Valico delle Crocicchie, a circa 1.406 metri di altitudine. Qui il bosco lascia spazio a una radura che rappresenta uno degli snodi escursionistici più importanti del settore occidentale del Falterona. Il sentiero 917 incrocia infatti il sentiero CAI 00, che segue il crinale appenninico collegando il Monte Falterona agli altri rilievi della dorsale. Le Crocicchie segnano anche il punto culminante dell’itinerario, con il passaggio dal versante di salita verso l’alto bacino dell’Arno.

Dal valico il sentiero prosegue in discesa, mantenendosi all’interno della faggeta e raggiungendo una pista forestale che attraversa le pendici meridionali del Monte Falterona. Il paesaggio assume qui un carattere diverso: il percorso si avvicina alla testata della valle dell’Arno, dove piccoli impluvi e depressioni raccolgono le acque che alimentano il sistema idrografico del Casentino. La parte conclusiva si sviluppa lungo la pista, con un andamento più regolare rispetto alla salita delle Crocicchie, fino alla radura che precede la sorgente.

L’arrivo è a Capo d’Arno, a circa 1.372 metri di quota, dove il fiume nasce tra massi di arenaria e vegetazione montana. Una lapide collocata presso la sorgente ricorda i versi dedicati all’Arno da Dante Alighieri nel XIV canto del Purgatorio. Il luogo possiede un particolare valore geografico e culturale: da queste pendici il fiume inizia il suo lungo corso attraverso il Casentino, il Valdarno, Firenze e Pisa, prima di raggiungere il Mar Tirreno. La sorgente costituisce il punto di arrivo del sentiero 917, che non raggiunge direttamente né la vetta del Monte Falterona né il vicino Lago degli Idoli, accessibili attraverso ulteriori collegamenti escursionistici.

Il tratto dalla Fonte del Borbotto a Capo d’Arno concentra in una distanza relativamente breve alcuni degli ambienti più caratteristici del Falterona: sorgenti, faggete montane, un’antica area umida di origine franosa e un valico della dorsale appenninica. L’alternanza tra la salita delle Crocicchie e la successiva discesa verso Capo d’Arno permette di attraversare due distinti versanti della montagna, fino a raggiungere il luogo simbolico in cui prende origine l’Arno.

Elementi notevoli

  • Fonte del Borbotto – Sorgente montana e tradizionale punto di partenza delle escursioni sul versante fiorentino del Monte Falterona, nei pressi di Castagno d’Andrea.
  • Gorga Nera – Piccolo stagno di origine franosa, circondato dalla faggeta e riconosciuto come importante sito riproduttivo della Rana temporaria. Il luogo è legato anche a leggende e tradizioni popolari.
  • Faggete del Monte Falterona – Formazioni forestali che accompagnano gran parte dell’itinerario, caratterizzando il paesaggio montano del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
  • Valico delle Crocicchie – Passaggio appenninico a circa 1.406 metri, punto d’incontro tra il sentiero CAI 917 e il sentiero di crinale CAI 00, importante collegamento escursionistico verso le cime del Falterona.
  • Capo d’Arno – Sorgente dell’Arno – Luogo di origine del fiume Arno, situato sul versante meridionale del Monte Falterona, a circa 1.372 metri di quota, tra affioramenti di arenaria e vegetazione montana.
  • Lapide dantesca di Capo d’Arno – Testimonianza del legame tra il territorio del Falterona e la tradizione letteraria italiana, con i versi del XIV canto del Purgatorio dedicati al fiume Arno.
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