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Calcata Loop Trail (RM)

Il Calcata Loop Trail è un percorso ad anello di circa 5.6 km, sviluppato tra circa 107 e 152 metri di quota nel settore di Parco Regionale di Veio e Valle del Treja. Il percorso è stato ricostruito considerando l’intera successione geometrica, non soltanto i punti estremi: andamento, cambi di direzione e variazioni altimetriche risultano coerenti con il territorio attraversato. Il contesto è caratterizzato da forre tufacee, boschi, pianori agricoli e valloni incisi, con un rapporto continuo fra morfologia naturale e viabilità escursionistica.

La prima parte segue il terreno con una progressione regolare, inserendosi nella rete locale senza salti geometrici. Il sentiero alterna tratti più aperti a passaggi protetti dalla vegetazione e, dove la morfologia si fa più marcata, asseconda pendii, impluvi o dorsali. La lettura della traccia completa consente di distinguere il percorso da itinerari con numerazione simile presenti in altri settori del Lazio e di mantenere l’inquadramento strettamente aderente alle coordinate.

Nella parte centrale emerge con maggiore chiarezza la funzione dell’itinerario. Le curve e gli incroci con la viabilità minore mostrano un percorso costruito per mettere in relazione accessi, aree boscate, spazi rurali e punti della rete sentieristica. Il paesaggio cambia gradualmente lungo lo sviluppo, senza introdurre luoghi soltanto vicini alla linea di percorrenza. Gli elementi territoriali richiamati nella denominazione ufficiale, quando presenti, sono compatibili con la posizione e con l’ordine effettivo dei punti.

La parte finale mantiene la stessa coerenza territoriale e conduce al termine del collegamento oppure, nel caso dell’anello, riporta nel settore iniziale. Lo sviluppo complessivo e l’escursione altimetrica sono plausibili rispetto alla morfologia locale. Il percorso conserva quindi una lettura unitaria: non una semplice successione di coordinate, ma un itinerario riconoscibile nella rete escursionistica del territorio.

Il valore del sentiero risiede nella continuità con cui permette di attraversare Parco Regionale di Veio e Valle del Treja, mettendo in relazione ambiente naturale, paesaggio storico e rete dei cammini.

Elementi notevoli

  • Parco Regionale di Veio e Valle del Treja
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Anello di Mazzano Romano (RM)

Il Anello di Mazzano Romano è un percorso ad anello di circa 11.9 km, sviluppato tra circa 98 e 225 metri di quota nel settore di Parco Regionale di Veio e Valle del Treja. Il percorso è stato ricostruito considerando l’intera successione geometrica, non soltanto i punti estremi: andamento, cambi di direzione e variazioni altimetriche risultano coerenti con il territorio attraversato. Il contesto è caratterizzato da forre tufacee, boschi, pianori agricoli e valloni incisi, con un rapporto continuo fra morfologia naturale e viabilità escursionistica.

La prima parte segue il terreno con una progressione regolare, inserendosi nella rete locale senza salti geometrici. Il sentiero alterna tratti più aperti a passaggi protetti dalla vegetazione e, dove la morfologia si fa più marcata, asseconda pendii, impluvi o dorsali. La lettura della traccia completa consente di distinguere il percorso da itinerari con numerazione simile presenti in altri settori del Lazio e di mantenere l’inquadramento strettamente aderente alle coordinate.

Nella parte centrale emerge con maggiore chiarezza la funzione dell’itinerario. Le curve e gli incroci con la viabilità minore mostrano un percorso costruito per mettere in relazione accessi, aree boscate, spazi rurali e punti della rete sentieristica. Il paesaggio cambia gradualmente lungo lo sviluppo, senza introdurre luoghi soltanto vicini alla linea di percorrenza. Gli elementi territoriali richiamati nella denominazione ufficiale, quando presenti, sono compatibili con la posizione e con l’ordine effettivo dei punti.

La parte finale mantiene la stessa coerenza territoriale e conduce al termine del collegamento oppure, nel caso dell’anello, riporta nel settore iniziale. Lo sviluppo complessivo e l’escursione altimetrica sono plausibili rispetto alla morfologia locale. Il percorso conserva quindi una lettura unitaria: non una semplice successione di coordinate, ma un itinerario riconoscibile nella rete escursionistica del territorio.

Il valore del sentiero risiede nella continuità con cui permette di attraversare Parco Regionale di Veio e Valle del Treja, mettendo in relazione ambiente naturale, paesaggio storico e rete dei cammini. La descrizione mantiene un criterio prudente: sono considerati soltanto gli elementi direttamente compatibili con la geometria o documentati dalle fonti territoriali, evitando attribuzioni basate sulla sola prossimità.

Elementi notevoli

  • Parco Regionale di Veio e Valle del Treja
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Anello di Campagnano (VT)

L’Anello di Campagnano è un ampio itinerario escursionistico di circa 34 km che attraversa il territorio a nord di Campagnano di Roma, fra l’Agro Veientano e il settore di Monte Gelato. Il percorso si sviluppa tra circa 164 e 292 metri di quota, con numerose ondulazioni e un’alternanza di pianori, valloni, strade rurali e ambienti boschivi. La traccia descrive un vasto circuito territoriale, pur senza chiudersi esattamente sul medesimo punto: i due estremi risultano separati da alcuni chilometri.

Dal settore meridionale di Campagnano di Roma l’itinerario si dirige inizialmente verso nord, perdendo quota e raggiungendo il sistema di valli che incide il territorio circostante il paese. In questo settore il paesaggio è quello caratteristico del Parco Naturale Regionale di Veio, formato da rilievi tufacei, coltivi, pascoli, fossi e lembi di bosco. Campagnano è inoltre uno dei centri attraversati dalla Via Francigena, che nel territorio segue antiche direttrici di collegamento utilizzate per secoli da pellegrini e viaggiatori diretti verso Roma.

Proseguendo verso nord il percorso segue a lungo il solco della Valle di Santa Lucia. La strada bianca che percorre questa valle costituisce un tracciato storico: collegava Campagnano con Mazzano e Magliano ed è oggi inserita nel sistema della Via Francigena. L’accesso settentrionale al borgo conserva così un rapporto particolarmente evidente con l’antica viabilità, mentre l’itinerario continua nella campagna, con un andamento dolce e quote generalmente comprese fra 170 e 220 metri.

Nel tratto più settentrionale e occidentale il percorso raggiunge l’area di Monte Gelato, al margine del Parco Naturale Regionale Valle del Treja. Il luogo è strettamente legato al sistema delle acque del Treja e dei fossi affluenti. Le celebri Cascate di Monte Gelato sono affiancate dalla storica mola, costruita nella forma attuale nel 1830 dalla famiglia Del Drago sfruttando strutture più antiche; il sito conserva inoltre testimonianze di frequentazione che comprendono una villa romana del I secolo a.C. e un insediamento agricolo altomedievale.

Dall’area occidentale l’itinerario piega decisamente verso sud, attraversando nuovamente un mosaico di campagna e valloni. Dopo aver toccato le quote minime del percorso affronta una risalita più marcata, riportandosi progressivamente verso i rilievi prossimi a Campagnano e raggiungendo quasi 300 metri. L’ultima parte torna quindi verso nord e termina nel territorio rurale a settentrione dell’abitato, completando gran parte della circumnavigazione della campagna campagnanese.

Nel complesso l’Anello di Campagnano è un itinerario lungo e articolato, caratterizzato più dalla continuità del paesaggio rurale e delle valli tufacee che da forti escursioni altimetriche. Il suo interesse nasce soprattutto dall’incontro fra l’ambiente dell’Agro Veientano, la viabilità storica della Via Francigena e il sistema naturalistico di Monte Gelato, in un territorio modellato nei secoli dalle acque, dalle attività agricole e dagli antichi collegamenti verso Roma.

Elementi notevoli

  • Campagnano di Roma: borgo storico attorno al quale si sviluppa l’ampio circuito escursionistico.
  • Parco Naturale Regionale di Veio: area protetta dell’Agro Veientano caratterizzata da pianori tufacei, forre, boschi, pascoli e coltivi.
  • Valle di Santa Lucia: valle a nord di Campagnano percorsa da una strada storica oggi collegata all’itinerario della Via Francigena.
  • Via Francigena: grande itinerario storico di pellegrinaggio verso Roma, presente nel territorio di Campagnano lungo direttrici di origine medievale.
  • Monte Gelato: complesso storico-naturalistico legato al Treja, noto per le cascate, la mola ottocentesca, la torre e le testimonianze archeologiche.
  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata dal corso del Treja, dalle forre vulcaniche e da estesi ambienti boschivi.
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Sentiero 269d (VT)

Il sentiero 269D – Variante per Monterosi è un breve raccordo della rete escursionistica del Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano, nel territorio di Monterosi. Classificato T – Turistico, collega il sentiero 269B con il sentiero 269 e ha uno sviluppo di circa 1 km, con un tempo indicativo di percorrenza di 20 minuti. Il tracciato si mantiene fra circa 270 e 295 metri di quota e presenta un andamento dolcemente ondulato, senza dislivelli rilevanti.

Nel senso di marcia del percorso, la partenza si trova a circa 290 metri di quota nel settore rurale a nord-ovest di Monterosi. Il sentiero si dirige inizialmente verso sud-est, con una breve e moderata risalita che conduce al punto più elevato, poco sotto i 300 metri. Il paesaggio è quello delle campagne dei Monti Sabatini, modellate dall’antica attività vulcanica e caratterizzate da appezzamenti agricoli, prati, siepi e lembi di vegetazione spontanea.

Superata la quota massima, il percorso piega verso nord-est e perde gradualmente una ventina di metri. Il profilo resta regolare e privo di forti pendenze, coerentemente con la classificazione turistica dell’itinerario. La breve variante svolge soprattutto una funzione di raccordo all’interno della rete locale, permettendo di evitare deviazioni più ampie e di mettere direttamente in comunicazione due direttrici escursionistiche che interessano il settore di Monterosi.

Il territorio attraversato appartiene al margine settentrionale del comprensorio sabatino, non lontano dal Lago di Monterosi. Il piccolo bacino, di origine vulcanica, occupa una depressione a est dell’abitato e rappresenta uno degli elementi geografici più riconoscibili della zona; il sentiero 269D rimane tuttavia nelle campagne poste più a nord-ovest e non raggiunge direttamente le sue rive. La posizione del percorso consente invece di inserirlo nel sistema di itinerari che collegano Monterosi con Trevignano Romano e con la rete escursionistica del Parco.

Il tratto conclusivo continua con lievi ondulazioni fino a raggiungere circa 273 metri di quota, dove avviene il raccordo con il sentiero 269. Il punto di arrivo si trova a breve distanza in linea d’aria da quello iniziale, ma i due estremi non coincidono: il 269D è quindi una variante lineare e non un anello. Attraverso i sentieri collegati è possibile proseguire verso altri settori del territorio sabatino, componendo itinerari di maggiore sviluppo.

Nel complesso il sentiero 269D è un collegamento breve e poco impegnativo, caratterizzato da modeste variazioni altimetriche e da un ambiente prevalentemente rurale. La sua importanza deriva soprattutto dalla funzione di raccordo fra il 269B e il 269, all’interno della rete escursionistica che attraversa le campagne di Monterosi e il settore settentrionale dei Monti Sabatini.

Elementi notevoli

  • Sentiero 269D – Variante per Monterosi: raccordo turistico di circa un chilometro fra i sentieri 269B e 269 della rete escursionistica locale.
  • Monterosi: centro dei Monti Sabatini nel cui territorio si sviluppa il percorso, circondato da un paesaggio prevalentemente agricolo.
  • Campagne dei Monti Sabatini: ambiente dominante lungo il sentiero, caratterizzato da rilievi dolci e terreni legati alla storia vulcanica del comprensorio.
  • Lago di Monterosi: piccolo bacino di origine vulcanica situato a est dell’abitato, importante riferimento geografico del territorio ma non direttamente raggiunto dal tracciato.
  • Sentiero 269B: direttrice escursionistica alla quale si collega uno degli estremi della variante, inserita nella rete fra Trevignano Romano e Monterosi.
  • Sentiero 269: itinerario raggiunto all’altro estremo del 269D e principale prosecuzione nella rete escursionistica del settore.
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Sentiero 269b (VT)

 

Il sentiero 269B – Trevignano Romano–Monterosi è un itinerario della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 7.4 km. La geometria si colloca fra circa 271 e 369 metri di quota e, per posizione, andamento e capisaldi, risulta compatibile con la documentazione ufficiale o istituzionale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da campo sportivo di Trevignano Romano e procede verso Monterosi. Il Parco documenta il 269B come uno dei due collegamenti fra Trevignano e Monterosi. Dopo il campo sportivo attraversa un piccolo bosco in località Fonte Cerro e prosegue su viabilità prima asfaltata e poi bianca verso la Macchia di Monterosi.

La parte centrale attraversa un paesaggio nel quale strade rurali, boschi, coltivi e incisioni vallive riflettono la morfologia vulcanica e fluviale della provincia di Viterbo. Le variazioni altimetriche sono distribuite lungo il percorso e vanno considerate insieme al tipo di fondo, che può cambiare rapidamente fra tratti sterrati, sentieri nel bosco e brevi sezioni asfaltate.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Monterosi, completando il collegamento con la rete locale. La geometria è stata considerata integralmente, evitando di attribuire al percorso luoghi semplicemente vicini ma non coerenti con il suo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario svolge una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete escursionistica. Prima della percorrenza resta opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulla percorribilità e prestare particolare attenzione dopo piogge intense, quando fondi argillosi, fossi e tratti boscosi possono diventare più difficili.

Elementi notevoli

  • Trevignano Romano
  • Fonte Cerro
  • Macchia di Monterosi
  • Monterosi
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 269 (VT)

 
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Sentiero 266d (VT)

 
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Sentiero 266c (VT)

 

Il sentiero 266C è un itinerario della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 3.88 km. La geometria si colloca fra circa 176 e 420 metri di quota e, per posizione, andamento e capisaldi, risulta compatibile con la documentazione ufficiale o istituzionale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Via Bassano di Sutri e procede verso Ciclovia dei Boschi 266. La cartografia istituzionale del Parco identifica il 266C come diramazione di Via Bassano di Sutri verso la Ciclovia dei Boschi. Il tracciato affronta una sensibile variazione di quota e mette in comunicazione il settore basso con la dorsale forestale.

La parte centrale attraversa un paesaggio nel quale strade rurali, boschi, coltivi e incisioni vallive riflettono la morfologia vulcanica e fluviale della provincia di Viterbo. Le variazioni altimetriche sono distribuite lungo il percorso e vanno considerate insieme al tipo di fondo, che può cambiare rapidamente fra tratti sterrati, sentieri nel bosco e brevi sezioni asfaltate.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Ciclovia dei Boschi 266, completando il collegamento con la rete locale. La geometria è stata considerata integralmente, evitando di attribuire al percorso luoghi semplicemente vicini ma non coerenti con il suo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario svolge una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete escursionistica. Prima della percorrenza resta opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulla percorribilità e prestare particolare attenzione dopo piogge intense, quando fondi argillosi, fossi e tratti boscosi possono diventare più difficili.

Elementi notevoli

  • Via Bassano di Sutri
  • Ciclovia dei Boschi 266
  • Monti Sabatini
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266 (VT)

 

Il sentiero 266 – Ciclovia dei Boschi è un itinerario della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 10.28 km. La geometria si colloca fra circa 343 e 487 metri di quota e, per posizione, andamento e capisaldi, risulta compatibile con la documentazione ufficiale o istituzionale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Trevignano Romano e procede verso innesto con il sentiero 176 sulla Strada Bassanese. Il Parco di Bracciano-Martignano documenta il 266 come grande direttrice forestale fra Trevignano Romano e l’asse Oriolo Romano–Bassano Romano. Il percorso attraversa boschi e sterrate e costituisce la spina dorsale per numerose diramazioni numerate.

La parte centrale attraversa un paesaggio nel quale strade rurali, boschi, coltivi e incisioni vallive riflettono la morfologia vulcanica e fluviale della provincia di Viterbo. Le variazioni altimetriche sono distribuite lungo il percorso e vanno considerate insieme al tipo di fondo, che può cambiare rapidamente fra tratti sterrati, sentieri nel bosco e brevi sezioni asfaltate.

Nella parte finale il sentiero raggiunge innesto con il sentiero 176 sulla Strada Bassanese, completando il collegamento con la rete locale. La geometria è stata considerata integralmente, evitando di attribuire al percorso luoghi semplicemente vicini ma non coerenti con il suo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario svolge una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete escursionistica. Prima della percorrenza resta opportuno verificare eventuali aggiornamenti sulla percorribilità e prestare particolare attenzione dopo piogge intense, quando fondi argillosi, fossi e tratti boscosi possono diventare più difficili.

Elementi notevoli

  • Trevignano Romano
  • Ciclovia dei Boschi
  • Strada Bassanese
  • sentiero 176
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 24 (VT)

 
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Sentiero 019 – Fonteiano (VT)

Il sentiero 019 – Fonteiano è un itinerario del Parco Naturale Regionale Valle del Treja che collega il settore sottostante Calcata con la strada provinciale tra Calcata e Mazzano Romano, seguendo per gran parte del suo sviluppo il corso del Fiume Treja. Classificato T – Turistico, misura circa 1,8 km e richiede indicativamente 45 minuti. Nel senso di marcia del percorso scende inizialmente dalle pendici della rupe di Calcata, da circa 164 metri, per raggiungere il fondovalle attorno ai 100 metri e proseguire poi quasi pianeggiante lungo il fiume.

Il primo tratto si sviluppa sotto Calcata, il caratteristico borgo costruito su uno sperone tufaceo dominante la valle. La discesa è concentrata soprattutto nelle prime centinaia di metri e conduce rapidamente nell’ambiente umido e ombroso della forra. Raggiunta la quota del Treja, il sentiero incontra il 009 Calcata-Santa Maria: attraverso questo raccordo è possibile risalire verso Calcata oppure, nella direzione opposta, raggiungere il pianoro di Santa Maria di Castelvecchio con i resti dell’insediamento medievale.

Superato l’incrocio, il sentiero Fonteiano continua verso sud seguendo da vicino il Treja. Il percorso attraversa un bosco di fondovalle e costeggia antichi orti e vecchi noccioleti ormai abbandonati, ancora delimitati in alcuni punti da muretti a secco. Il nome Fonteiano è legato alla presenza di numerose emergenze d’acqua superficiali lungo questo settore della valle, dove l’umidità favorisce una vegetazione particolarmente rigogliosa.

Nel tratto centrale l’andamento diventa quasi pianeggiante, mantenendosi generalmente fra 99 e 120 metri di quota. Da alcuni punti del fondovalle si apre una suggestiva visuale dal basso sulla rupe di Calcata, che evidenzia il forte contrasto fra il pianoro abitato e la profonda incisione del Treja. Il sentiero attraversa inoltre una zona argillosa umida nella quale crescono farfaracci ed equiseti; qui si formano piccole pozze fangose naturali utilizzate anche dai cinghiali per i bagni di fango.

L’ultima parte continua nel bosco accompagnando il fiume verso la strada provinciale. Le quote rimangono contenute e le variazioni altimetriche sono modeste, in netto contrasto con la discesa iniziale. Il sentiero termina a circa 107 metri di quota presso la provinciale Calcata-Mazzano Romano, dove la rete escursionistica consente di proseguire lungo la valle in direzione di Mazzano Romano e degli altri percorsi del Parco.

Nel complesso il sentiero 019 – Fonteiano è un breve itinerario fluviale che permette di osservare da vicino uno degli ambienti più rappresentativi della Valle del Treja. Il bosco di forra, il corso del fiume, gli antichi spazi agricoli e la vista sulla rupe di Calcata ne costituiscono gli elementi principali, mentre i collegamenti con i sentieri vicini permettono di inserirlo facilmente in traversate più ampie.

Elementi notevoli

  • Sentiero 019 – Fonteiano: itinerario ufficiale del Parco che segue il fondovalle del Treja fra Calcata e la strada provinciale per Mazzano Romano.
  • Fiume Treja: principale elemento naturale del percorso, costeggiato per gran parte del tratto di fondovalle.
  • Rupe di Calcata: spettacolare sperone tufaceo occupato dal borgo storico, visibile dal basso durante la percorrenza lungo il fiume.
  • Antichi orti e noccioleti: testimonianze del tradizionale utilizzo agricolo del fondovalle, in parte delimitate da vecchi muretti a secco.
  • Santa Maria di Castelvecchio: insediamento medievale abbandonato, con resti di chiesa, torre e strutture difensive, raggiungibile tramite il raccordo con il sentiero 009.
  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata da forre vulcaniche, boschi e ambienti fluviali, all’interno della quale si sviluppa l’intero itinerario.
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Sentiero 178d (VT)

 

Il sentiero 178D è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.15 km e quote comprese indicativamente fra 201 e 218 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il 178D è un brevissimo raccordo, lungo circa 150 metri, fra il sentiero 178 e il sentiero 178A. Lunghezza e funzione coincidono esattamente con la denominazione pubblicata dal CAI di Viterbo.

Il segmento si trova nel sistema della forra fra Nepi e Castel Sant’Elia e serve a mettere in comunicazione la direttrice di fondovalle con il ramo alternativo superiore. La variazione di quota, pur concentrata in pochissimi metri, è percepibile.

Il contesto resta quello dei sentieri di forra: terreno naturale, pendenze e umidità possono rendere il passaggio più impegnativo del normale. La documentazione CAI include anche il 178D fra i percorsi destinati a escursionisti esperti.

Il suo valore è esclusivamente connettivo ma importante, perché consente di combinare 178 e 178A senza uscire dalla rete segnalata.

Elementi notevoli

  • sentiero 178
  • sentiero 178A
  • forra Nepi–Castel Sant’Elia
  • rete CAI di Nepi
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Sentiero 178c (VT)

 

Il sentiero 178C – Caduta del Picchio è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.75 km e quote comprese indicativamente fra 148 e 186 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il 178C è la deviazione del sistema Nepi–Castel Sant’Elia che conduce alla Caduta del Picchio. La geometria sviluppa circa 750 metri, valore compatibile con gli 810 metri della traccia CAI ufficiale.

Il percorso lascia la direttrice principale e segue il fondovalle in ambiente di forra. Per raggiungere la cascata attraversa il corso d’acqua in più punti; la morfologia stretta e la costante umidità rendono questo ramo sensibilmente più delicato di quanto suggerisca la breve distanza.

La documentazione CAI lo indica per escursionisti esperti e richiama espressamente i guadi pericolosi. Anche le fonti territoriali descrivono l’accesso alla cascata attraverso due attraversamenti del fosso.

Il 178C termina nel settore della cascata e va percorso come deviazione di andata e ritorno rispetto alla rete principale, verificando sempre le condizioni idriche e meteorologiche.

Elementi notevoli

  • sentiero 178
  • Caduta del Picchio
  • forra Nepi–Castel Sant’Elia
  • guadi del fosso
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Sentiero 178b (VT)

 

Il sentiero 178B – Cascata del Pizzo è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.29 km e quote comprese indicativamente fra 186 e 198 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il 178B è una deviazione molto breve del sistema della forra di Nepi, lunga circa 300 metri. La misura coincide con la traccia ufficiale CAI denominata Cascata del Pizzo.

Dal sentiero principale il raccordo entra nel settore più umido della forra e conduce verso la cascata, seguendo un ambiente stretto e inciso dove la presenza d’acqua condiziona direttamente la percorribilità.

Nonostante lo sviluppo ridotto, il CAI lo classifica fra i percorsi per escursionisti esperti e segnala la presenza di guadi potenzialmente pericolosi. Le condizioni possono cambiare rapidamente dopo precipitazioni intense.

Il 178B va quindi considerato una breve deviazione naturalistica del 178, da percorrere solo quando portata dei fossi e fondo consentono un passaggio sicuro.

Elementi notevoli

  • sentiero 178
  • forra di Nepi
  • Cascata del Pizzo
  • guadi della forra
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Sentiero 178a (VT)

 

Il sentiero 178A – Forra Nepi–Castel Sant’Elia è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 2.94 km e quote comprese indicativamente fra 122 e 230 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il 178A appartiene allo stesso sistema di forre che collega Nepi e Castel Sant’Elia, ma segue una direttrice distinta dal ramo principale 178. La geometria sviluppa circa 2,9 km e resta coerente con la rete CAI ufficialmente censita per questo settore.

Il percorso alterna il margine alto della forra e le discese verso i collegamenti del fondovalle, offrendo una lettura diversa del paesaggio tufaceo. La rete locale mette in relazione il 178A con i Cavoni di Nepi e con i passaggi che risalgono verso Castel Sant’Elia.

Anche questo ramo è classificato dalla documentazione CAI fra i percorsi per escursionisti esperti. La combinazione di terreno ripido, umidità e affacci sulla forra richiede particolare prudenza dopo le piogge.

Il 178A svolge una funzione complementare al 178 e permette di costruire itinerari più articolati fra i due centri, mantenendosi nel sistema delle forre e delle antiche vie incise nel tufo.

Elementi notevoli

  • Nepi
  • Castel Sant’Elia
  • forre tufacee
  • Cavoni di Nepi
  • sentiero 178
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Sentiero 178 (VT)

 

Il sentiero 178 – Forra Nepi–Castel Sant’Elia è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 3.7 km e quote comprese indicativamente fra 121 e 219 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il percorso attraversa la profonda forra fra Nepi e Castel Sant’Elia. La lunghezza rilevata, circa 3,7 km, coincide con i 3,68 km della scheda CAI ufficiale, che classifica l’itinerario come percorso per escursionisti esperti.

Il sentiero costeggia in successione il Fosso della Massa, il Fosso della Bottata e il Fosso del Ponte di Castello, entrando in un ambiente inciso nelle vulcaniti e fortemente condizionato dall’acqua. Dal tracciato si staccano le deviazioni verso le principali cascate.

La parte centrale alterna tratti prossimi ai fossi, passaggi nel bosco e settori più esposti. Il CAI segnala che con pioggia alcuni punti possono diventare scivolosi e richiama espressamente l’attenzione sul rischio di caduta nei passaggi affacciati sulla forra.

Il 178 è la direttrice principale del sistema Nepi–Castel Sant’Elia e collega i rami 178B, 178C e 178D. Per caratteristiche del terreno e presenza d’acqua va affrontato con condizioni meteorologiche favorevoli.

Elementi notevoli

  • Nepi
  • Castel Sant’Elia
  • Fosso della Massa
  • Fosso della Bottata
  • Fosso del Ponte di Castello
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Sentiero 177b (VT)

 

Il sentiero 177B – Via Strada Cupa è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.67 km e quote comprese indicativamente fra 251 e 283 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il raccordo si sviluppa nel territorio di Monterosi lungo il settore di Via Strada Cupa e costituisce un collegamento verso il Laghetto di Monterosi. La denominazione e la collocazione coincidono con la scheda pubblicata dal Parco di Bracciano-Martignano.

Seguendo la geometria, il percorso procede per circa 670 metri con variazioni altimetriche modeste. Il carattere è quello di una breve connessione pedonale inserita nella rete che circonda l’abitato e la conca lacustre.

La vicinanza alla rete dei sentieri 177 e agli itinerari diretti al lago rende il 177B utile soprattutto come segmento di raccordo, non come escursione autonoma di lunga percorrenza.

Il percorso consente di raggiungere il sistema del Laghetto di Monterosi evitando di attribuire alla breve geometria elementi che appartengono ad altri rami della rete.

Elementi notevoli

  • Monterosi
  • Via Strada Cupa
  • Laghetto di Monterosi
  • rete sentieristica del Parco di Bracciano-Martignano
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Sentiero 177a (VT)

 

Il sentiero 177A – Fontana Papa Leone è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.85 km e quote comprese indicativamente fra 238 e 275 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il breve itinerario si sviluppa nel territorio di Monterosi e collega la viabilità locale con il Laghetto di Monterosi. La denominazione ufficiale del Parco associa il 177A alla Fontana Papa Leone e al piccolo bacino lacustre.

Il percorso è prevalentemente sterrato e mantiene quote basse, con modeste variazioni altimetriche. Può essere raggiunto dal settore di Via Cimina oppure da Via Sutri Vecchia, direttrice interessata anche dalla Via Francigena.

La geometria procede verso il lago e permette di entrare nel paesaggio umido che caratterizza questa piccola conca vulcanica, senza richiedere un lungo sviluppo o dislivelli importanti.

Il 177A è soprattutto un collegamento locale: in meno di un chilometro mette in relazione la rete di Monterosi con due riferimenti storici e naturalistici ben riconoscibili.

Elementi notevoli

  • Monterosi
  • Fontana Papa Leone
  • Laghetto di Monterosi
  • Via Sutri Vecchia
  • Via Francigena
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Sentiero 176f (VT)

 

Il sentiero 176F – Confine Vecchio è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 1.67 km e quote comprese indicativamente fra 417 e 569 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il sentiero parte dal settore della Ciclovia dei Boschi 266, poco oltre la zona dei Covoni, e risale verso la Faggeta di Stracciacappello. La geometria di circa 1,7 km è compatibile con il percorso ufficiale, pubblicato dal Parco con sviluppo nell’ordine di 1,8-2 km.

La salita si svolge interamente nel sottobosco e non utilizza strade carrabili. Procedendo dalla Ciclovia verso la faggeta il dislivello è concentrato in una progressione continua, con pendenze che la documentazione del Parco segnala localmente come sostenute.

Nel settore superiore il tracciato raggiunge l’area forestale di Stracciacappello e si raccorda agli altri itinerari della rete di Bassano Romano. Nel senso opposto costituisce una discesa diretta verso la Ciclovia dei Boschi.

Il 176F è uno dei collegamenti principali fra la dorsale forestale e il 266. Su terreno bagnato le pendenze e il fondo di bosco richiedono maggiore attenzione, soprattutto in discesa.

Elementi notevoli

  • Ciclovia dei Boschi 266
  • località Covoni
  • Confine Vecchio
  • Faggeta di Stracciacappello
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Sentiero 176e (VT)

 

Il sentiero 176E è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 0.75 km e quote comprese indicativamente fra 503 e 565 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il percorso collega il sentiero 176B, lungo Strada di Fonte Cacciano, con il sentiero 176A nel settore della Faggeta di Stracciacappello. La distanza rilevata, circa 750 metri, è sostanzialmente coincidente con gli 0,8 km indicati dalla cartografia ufficiale del Parco.

Seguendo la geometria, il raccordo si sviluppa nel bosco con una variazione altimetrica contenuta. La documentazione del Parco lo presenta come alternativa più semplice per chi proviene da Fonte Cacciano e vuole raggiungere la faggeta evitando un tratto più ripido della rete.

Il fondo è in prevalenza compatto e battuto, con un breve settore dove affiorano rocce. L’intero sviluppo resta interno al sistema forestale di Stracciacappello, senza deviazioni verso elementi estranei al percorso.

Il 176E svolge soprattutto una funzione di connessione: in meno di un chilometro unisce due rami CAI e facilita la continuità degli itinerari nel bosco di Bassano Romano.

Elementi notevoli

  • Fonte Cacciano
  • Faggeta di Stracciacappello
  • sentiero 176B
  • sentiero 176A
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Sentiero 176d (VT)

 

Il sentiero 176D è un percorso della rete escursionistica della Tuscia con uno sviluppo di circa 1.17 km e quote comprese indicativamente fra 412 e 469 metri. La geometria completa, confrontata con la documentazione ufficiale disponibile, permette di identificarne con buona affidabilità collocazione e funzione all’interno della rete locale.

Il raccordo prende avvio dalla Ciclovia dei Boschi 266 nel settore dei Covoni e sale verso la rete di Bassano Romano. Il suo sviluppo, prossimo a 1,2 km, coincide con quello censito nella rete CAI regionale come collegamento fra il 266 e il 176B.

Il percorso attraversa un ambiente prevalentemente boscoso delle pendici sabatine, guadagnando quota con continuità ma senza assumere il carattere di una lunga salita. La funzione principale è connettere la Ciclovia dei Boschi con i sentieri diretti alla Faggeta di Stracciacappello.

Nella parte alta il 176D raggiunge l’asse del sentiero 176B, da cui è possibile proseguire nella rete di Bassano Romano. Il Parco di Bracciano-Martignano indica esplicitamente il 176D fra le diramazioni della Ciclovia dei Boschi.

È quindi un raccordo breve ma strategico, utile per costruire traversate fra il sistema del 266 e quello della faggeta. Il fondo forestale può diventare più scivoloso dopo piogge prolungate.

Elementi notevoli

  • Ciclovia dei Boschi 266
  • località Covoni
  • Faggeta di Stracciacappello
  • sentiero 176B
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Sentiero 176c (VT)

 

Il sentiero 176C è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 4.01 km. La geometria si mantiene fra circa 284 e 358 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Bassano Romano e procede verso Via della Cornacchia e sentiero 132. Dal centro storico di Bassano Romano il percorso lascia l’abitato lungo Via del Lavatore, prosegue per Piazzano e Valle Petrana e raggiunge Via della Cornacchia, dove incontra il sentiero 132. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge Via della Cornacchia e sentiero 132 e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Bassano Romano
  • Villa Giustiniani Odescalchi
  • Strada di Valle Petrana
  • Via della Cornacchia
  • sentiero 132
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Sentiero 176b (VT)

 

Il sentiero 176B è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 5.64 km. La geometria si mantiene fra circa 307 e 550 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Valle Quaranta sul sentiero 176 e procede verso Strada Valle Petrana. Da Valle Quaranta sale verso la Faggeta di Bassano Romano, percorre Strada Vicinale di Cacciano e passa presso Fonte Cacciano; continua poi per Cecco Tocco e Monte Cuculo fino all’innesto con il 176C. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge Strada Valle Petrana e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Valle Quaranta
  • Faggeta di Bassano Romano
  • Fonte Cacciano
  • Strada Vicinale Cecco Tocco
  • Strada Valle Petrana
  • sentiero 176C
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Sentiero 176a (VT)

 

Il sentiero 176A – Stracciacappello è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 1.98 km. La geometria si mantiene fra circa 473 e 592 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da sentiero 176B presso Strada Vicinale di Cacciano e procede verso Ciclovia dei Boschi 266. Il sentiero attraversa la Faggeta di Stracciacappello, raggiunge il settore sommitale del bosco e scende verso il 266; lungo la direttrice si innestano altri raccordi della rete del Parco di Bracciano-Martignano. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge Ciclovia dei Boschi 266 e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Faggeta di Stracciacappello
  • sentiero 176B
  • Ciclovia dei Boschi 266
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 016 – I Tufi (VT)

 

Il sentiero 016 – I Tufi è un itinerario del Parco Naturale Regionale Valle del Treja che collega la strada provinciale presso Calcata con l’altura archeologica di Pizzo Piede. Classificato E – Escursionistico, si sviluppa per circa 1,8 km e richiede indicativamente 1 ora e 15 minuti. Nel senso di marcia del percorso scende dai circa 204 metri iniziali fino alle quote più basse della forra, attorno ai 130-140 metri, attraversa il corso d’acqua e risale verso il colle.

La partenza si trova lungo la provinciale, circa 600 metri dopo l’uscita da Calcata in direzione della valle del Treja. Il sentiero abbandona rapidamente la strada e si inoltra nel bosco, seguendo il margine della stretta forra scavata dal Fosso della Selva, conosciuto localmente anche come Fosso del Peccato. Il percorso perde quota con continuità, entrando in uno degli ambienti più caratteristici del Parco: pareti e affioramenti di tufo, versanti ripidi e vegetazione fitta accompagnano la discesa.

Il nome I Tufi richiama direttamente la natura geologica del territorio. L’intera Valle del Treja è modellata nei prodotti vulcanici dell’antico distretto sabatino, facilmente erodibili dall’acqua: il Treja e i suoi affluenti hanno così inciso un complesso sistema di forre profonde e ramificate. Lungo il Fosso del Peccato questa morfologia è particolarmente evidente, perché il sentiero procede per un tratto sul bordo della stretta incisione, permettendo di osservare da vicino il rapporto fra roccia vulcanica, acqua e bosco.

Raggiunta la parte più bassa, il percorso attraversa il torrente e cambia decisamente andamento. Inizia qui la risalita verso Pizzo Piede, uno dei tre principali nuclei che formavano l’antica Narce insieme al colle omonimo e a Monte Li Santi. La posizione elevata e naturalmente difesa delle alture, separate da profonde incisioni, fu determinante per l’organizzazione dell’insediamento falisco e resta ancora oggi chiaramente leggibile percorrendo i sentieri della valle.

Sul pianoro di Pizzo Piede l’ambiente naturale lascia spazio a importanti testimonianze archeologiche. L’area conserva resti dell’abitato e delle necropoli falische; fra gli elementi riconoscibili figurano tombe a camera scavate o costruite nel tufo. Una piccola camera funeraria conserva due sarcofagi e un letto funebre, mentre l’allineamento di altre sepolture testimonia l’estensione della necropoli. Il percorso termina nel settore del colle, inserendosi nella rete di itinerari che permette di esplorare l’articolato paesaggio archeologico di Narce.

Nel complesso il sentiero 016 – I Tufi concentra in meno di due chilometri alcuni dei caratteri più rappresentativi della Valle del Treja: le profonde forre vulcaniche, il bosco, il corso del Fosso del Peccato e le testimonianze della civiltà falisca. La discesa nella gola e la successiva risalita a Pizzo Piede rendono il percorso breve ma movimentato, con un forte legame fra morfologia naturale e storia dell’insediamento antico.

Elementi notevoli

  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata da forre scavate nei tufi vulcanici, boschi e importanti testimonianze archeologiche falische.
  • Fosso della Selva o Fosso del Peccato: stretta forra seguita dal sentiero nella parte centrale, uno degli ambienti più caratteristici del Parco.
  • I Tufi: denominazione del sentiero legata alle rocce vulcaniche nelle quali l’azione delle acque ha inciso il complesso sistema di valloni della zona.
  • Pizzo Piede: altura archeologica raggiunta dal percorso e parte del sistema insediativo dell’antica Narce.
  • Narce: importante centro dei Falisci articolato sulle alture di Narce, Monte Li Santi e Pizzo Piede, separate dalle profonde forre del territorio.
  • Necropoli di Pizzo Piede: area funeraria falisca con tombe a camera e testimonianze scolpite o costruite nel tufo, fra cui una camera con sarcofagi e letto funebre.
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Sentiero 015 – Narce (VT)

Il sentiero 015 – Narce è un breve itinerario escursionistico del Parco Naturale Regionale Valle del Treja che dal fondovalle sale sulla sommità del Colle di Narce, uno dei principali siti archeologici dell’antico territorio falisco. Classificato E – Escursionistico, il percorso registrato misura circa 550 metri e supera una marcata differenza di quota, passando da circa 122 a 186 metri. La salita è breve ma ripida e conduce dal Fosso della Mola di Magliano al pianoro sul quale si sviluppò uno dei nuclei dell’antica città.

Il sentiero prende avvio in corrispondenza del sentiero 014 – Grotticelli, presso la strada provinciale che collega Calcata e Mazzano Romano. Dalla quota del fosso abbandona rapidamente il fondovalle e comincia a inerpicarsi sul versante del colle. Il primo tratto è quello più ripido e richiede attenzione soprattutto con terreno umido o scivoloso. Il passaggio dal fondovalle alla sommità rende particolarmente evidente la morfologia delle forre del Treja, incise nei terreni vulcanici e ricoperte da una fitta vegetazione.

Durante la salita si entra direttamente nell’area archeologica di Narce. Lungo il versante e sul pianoro sono riconoscibili resti di mura e strutture attribuite all’insediamento falisco, insieme a cavità e cisterne scavate nel banco tufaceo. Narce fu uno dei centri più importanti dell’Agro Falisco: il sistema insediativo comprendeva le alture di Narce, Monte Li Santi e Pizzo Piede, occupate in forme diverse fin dall’età del Bronzo e sviluppatesi soprattutto durante l’età del Ferro e il periodo arcaico.

Raggiunta la parte superiore del colle, attorno ai 180 metri, il percorso attraversa il settore sommitale fino al punto più elevato. La posizione naturalmente difesa, compresa fra il Treja e il Fosso della Mola di Magliano, spiega l’importanza strategica dell’insediamento. Dalla sommità si apre inoltre un ampio panorama sulle forre circostanti e sulla caratteristica rupe di Calcata, permettendo di leggere con immediatezza il rapporto fra gli antichi abitati, le vie di fondovalle e i corsi d’acqua.

Il territorio circostante conserva numerose altre testimonianze falische, dalle necropoli ai santuari, distribuite sulle alture e lungo gli antichi assi di comunicazione. Narce era inserita in una rete di percorsi della quale faceva parte anche la Via Narcense, direttrice che collegava questo settore con Falerii, l’odierna Civita Castellana. Il sentiero 015 permette quindi di avvicinarsi a un paesaggio archeologico nel quale la disposizione degli insediamenti è ancora strettamente leggibile nella conformazione naturale della valle.

Nel complesso il sentiero 015 – Narce è un itinerario molto breve ma di notevole interesse storico e paesaggistico. La rapida salita dal fondovalle al pianoro mette in relazione le forre del Parco Valle del Treja con uno dei luoghi fondamentali della civiltà falisca, offrendo sulla sommità anche una significativa visuale verso Calcata e il sistema di alture archeologiche circostanti.

Elementi notevoli

  • Sentiero 015 – Narce: itinerario ufficiale del Parco che dal fondovalle sale sulla sommità del colle archeologico di Narce.
  • Narce: importante centro dell’Agro Falisco, articolato insieme agli insediamenti di Monte Li Santi e Pizzo Piede sulle alture della Valle del Treja.
  • Resti dell’abitato falisco: durante la salita e sulla sommità sono presenti testimonianze di antiche mura, strutture e cavità ricavate nel tufo.
  • Panorama su Calcata: dalla parte elevata del colle si apre una visuale sulle forre del Treja e sulla rupe tufacea occupata dal borgo storico.
  • Fosso della Mola di Magliano: corso d’acqua che scorre alla base di Narce e contribuisce alla conformazione naturalmente difesa dell’altura.
  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta che tutela il sistema di forre, boschi e siti archeologici nel quale è inserito il percorso.
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Sentiero 014 – Grotticelli (VT)

 

Il sentiero 014 – Grotticelli è un breve collegamento escursionistico del Parco Naturale Regionale Valle del Treja che unisce Calcata alla strada provinciale Mazzano Romano-Calcata seguendo la valle del Fosso della Mola di Magliano. Il percorso misura circa 900 metri e, nel senso di marcia della traccia, scende dalle pendici del borgo verso il fondovalle, passando da circa 140 metri a poco più di 120, con alcune brevi ondulazioni. Nonostante lo sviluppo contenuto, costituisce un tratto importante della rete sentieristica fra Calcata, Narce e la valle del Treja.

La partenza si trova sotto Calcata, borgo arroccato su uno sperone tufaceo profondamente inciso dalle forre circostanti. Il sentiero si allontana dalla rupe e raggiunge il fondovalle del Fosso della Mola di Magliano, affluente del Treja, entrando rapidamente in un ambiente ombroso e boscoso. La morfologia è quella tipica dell’Agro Falisco: i corsi d’acqua hanno scavato profondamente i terreni vulcanici, separando pianori e alture mediante ripidi versanti ricoperti di vegetazione.

Il tracciato prosegue per alcune centinaia di metri presso il fosso, con andamento nel complesso agevole e modeste variazioni di quota. La valle rappresenta uno degli elementi paesaggistici più caratteristici del percorso: il corso d’acqua accompagna il cammino alla base dei rilievi tufacei, mentre il bosco nasconde in parte le pareti e le incisioni che delimitano la forra. Questo breve tratto rientra anche negli itinerari più ampi utilizzati per collegare Calcata e Mazzano Romano attraverso il cuore del Parco.

Nel settore meridionale il sentiero incontra la diramazione 015, che sale verso il Colle di Narce. La deviazione conduce all’altura sulla quale sorgeva uno dei principali insediamenti dei Falisci, popolazione dell’Italia preromana culturalmente vicina agli Etruschi. Narce occupava una posizione naturalmente difesa fra il Treja e il Fosso della Mola di Magliano; sulla sommità e lungo i versanti rimangono testimonianze archeologiche, mentre dall’altura si aprono vedute sulle forre e sulla rupe di Calcata.

Continuando sul 014, il percorso scende ancora leggermente e raggiunge la strada provinciale in prossimità della confluenza del sistema vallivo con quello del Treja. Da questo settore la rete del Parco permette di proseguire verso Mazzano Romano, il complesso archeologico di Monte Li Santi e gli altri sentieri della valle. Il 014 assume quindi soprattutto la funzione di raccordo fra il borgo di Calcata e un territorio nel quale ambiente naturale e testimonianze della civiltà falisca sono strettamente intrecciati.

Nel complesso il sentiero 014 – Grotticelli è un itinerario breve ma significativo per comprendere la struttura del paesaggio della Valle del Treja. In meno di un chilometro mette in relazione la rupe di Calcata, il fondovalle boscoso del Fosso della Mola di Magliano e l’accesso all’antica Narce, offrendo inoltre numerose possibilità di prosecuzione nella rete escursionistica del Parco.

Elementi notevoli

  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata da profonde forre di origine vulcanica, boschi, corsi d’acqua e importanti testimonianze archeologiche falische.
  • Calcata: borgo storico costruito su una rupe tufacea, principale riferimento del settore settentrionale del sentiero.
  • Fosso della Mola di Magliano: affluente del Treja che incide la valle attraversata dal percorso e separa le alture di Calcata e Narce.
  • Narce: importante insediamento falisco sviluppatosi sulle alture presso la confluenza fra il Treja e il Fosso della Mola di Magliano.
  • Sentiero 015: diramazione del 014 che consente di salire alla sommità del Colle di Narce e alle sue testimonianze archeologiche.
  • Forre del Treja: sistema di valloni scavati nei terreni vulcanici che determina la particolare morfologia e il carattere naturalistico dell’intera area.
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Sentiero 132c (VT)

 

Il sentiero 132C è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 0,55 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 461 e 476 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da sentiero 176B presso Strada Vicinale Cecco Tocco e procede verso sentiero 132. Il breve raccordo collega direttamente il 176B con il 132, mantenendosi su quote quasi costanti nel settore boscoso a nord del Lago di Bracciano.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge sentiero 132, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Strada Vicinale Cecco Tocco
  • sentiero 176B
  • sentiero 132
  • rete escursionistica di Sutri
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Sentiero 132b (VT)

 

Il sentiero 132B è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 1,8 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 418 e 450 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da Ciclovia dei Boschi 266 e procede verso SP Sutri-Trevignano Romano. È un raccordo breve fra la Ciclovia dei Boschi e la viabilità provinciale nel settore di Sutri e Bassano Romano.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge SP Sutri-Trevignano Romano, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Ciclovia dei Boschi – sentiero 266
  • boschi di Sutri e Bassano Romano
  • SP Sutri-Trevignano Romano
  • rete del Parco di Bracciano-Martignano
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Sentiero 132a (VT)

 

Il sentiero CAI 132A – Monte Calvi è un itinerario escursionistico nel territorio di Sutri, all’interno del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Classificato E – Escursionistico, collega il sentiero 132 con il sentiero 266 – Ciclovia dei Boschi attraversando interamente il Bosco di Monte Calvi. Il percorso misura circa 3,1 km e, nel senso di marcia dal 132 al 266, presenta circa 195 metri di salita e 100 di discesa, con un tempo indicativo di un’ora. È un collegamento lineare, ma può essere combinato con il 266 per costruire itinerari ad anello.

Il sentiero prende avvio a circa 424 metri di quota lungo il sentiero 132, nel settore compreso tra Piano Mola e la Strada Vicinale Pertuso. Da qui entra nel bosco e comincia a salire con andamento regolare. La prima parte segue una pista ampia e comoda per circa 1,8 km, guadagnando progressivamente quota tra querce e cerri, anche di notevoli dimensioni. Il fondo è in prevalenza compatto e battuto, sebbene in alcuni punti gli scoli delle acque e le radici affioranti possano renderlo più irregolare.

Procedendo nel Bosco di Monte Calvi, la salita conduce verso la parte più elevata dell’itinerario. Le quote associate al tracciato raggiungono circa 588 metri, in corrispondenza del settore sommitale del Monte Calvi. Il rilievo fa parte del sistema vulcanico sabatino ed è indicato dall’Ente Parco tra le emergenze geologiche costituite da coni di scorie. Il paesaggio attraversato è quindi il risultato dell’antica attività vulcanica che ha modellato l’intero comprensorio di Bracciano e Martignano, oggi ampiamente ricoperto da formazioni forestali.

Superato il punto più alto, il carattere del 132A cambia sensibilmente. Il sentiero lascia la pista più larga e affronta una discesa su traccia più stretta, con tratti tecnicamente più impegnativi e pendenze che l’Ente Parco indica fino all’8%. Il fondo può risultare sconnesso per erosione e radici, mentre il percorso continua sempre in ambiente di sottobosco. La perdita di quota è intervallata da brevi risalite, coerentemente con il profilo complessivo movimentato del tracciato.

La parte conclusiva raggiunge circa 485 metri di quota e confluisce nel sentiero 266 – Ciclovia dei Boschi, direttrice che mette in comunicazione il territorio di Trevignano Romano con quello di Oriolo Romano. Il 132A svolge così un’importante funzione di raccordo nella rete escursionistica del Parco. Il percorso è dotato di segnavia e bandierine CAI e di cartellonistica informativa dell’area protetta. Al maggio 2026 l’Ente Parco segnala tuttavia il 132A interdetto al transito per taglio boschivo in corso; prima di programmare l’escursione è quindi necessario verificare gli aggiornamenti ufficiali sulla sua riapertura.

Nel complesso, il sentiero 132A è un breve attraversamento forestale caratterizzato dalla salita al Monte Calvi e dalla successiva discesa verso la Ciclovia dei Boschi. Il bosco di querce e cerri, la morfologia vulcanica del rilievo e la funzione di collegamento tra i sentieri 132 e 266 ne costituiscono gli aspetti principali.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 132A – Monte Calvi: percorso escursionistico di circa 3,1 km attraverso il bosco di Monte Calvi, tra i sentieri 132 e 266.
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano: area protetta nella quale si sviluppa l’intero itinerario.
  • Monte Calvi: rilievo di origine vulcanica attraversato nella parte più elevata del percorso, dove il tracciato raggiunge quote prossime ai 590 metri.
  • Bosco di Monte Calvi: ambiente forestale che accompagna l’intero sentiero, caratterizzato in particolare dalla presenza di querce e cerri.
  • Sentiero 132: percorso della rete escursionistica del Parco dal quale ha origine il 132A, nel settore tra Piano Mola e Strada Vicinale Pertuso.
  • Sentiero 266 – Ciclovia dei Boschi: direttrice raggiunta al termine del 132A e utilizzabile per proseguire nella rete forestale del Parco o comporre itinerari ad anello.
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Sentiero 132 (VT)

 

Il sentiero 132 è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 5,0 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 270 e 492 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da Ciclovia dei Boschi 266 e procede verso Via Francigena presso la SP Trevignano-Sutri. Dalla Ciclovia dei Boschi raggiunge il punto alto del percorso e scende su Via della Cornacchia fra noccioleti fino alla Via Francigena.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge Via Francigena presso la SP Trevignano-Sutri, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Ciclovia dei Boschi – sentiero 266
  • Via della Cornacchia
  • noccioleti
  • Via Francigena
  • SP Trevignano-Sutri
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Sentiero 13 (VT)

 

Il sentiero 013 Ceciuli è un itinerario escursionistico del Parco Regionale Valle del Treja che collega il centro storico di Calcata con il fondovalle e prosegue lungo il fiume Treja fino al confine settentrionale dell’area protetta, in località Cerasolo. Il percorso, classificato E – Escursionistico, misura circa 2,8 km e richiede indicativamente 1 ora e 15 minuti. Nel senso di marcia da Calcata a Cerasolo è prevalentemente in discesa, passando da circa 170 metri alle quote prossime agli 85-90 metri del tratto conclusivo.

Il sentiero parte dal centro storico di Calcata, borgo costruito su uno sperone tufaceo dominante la valle. Fin dai primi metri assume un particolare interesse storico perché coincide con un tratto della Via Narcense, antica strada che percorreva la valle del Treja collegando Narce con Falerii, capitale dell’Agro Falisco. La discesa dal pianoro di Calcata conduce rapidamente verso la forra, seguendo una direttrice che conserva quindi il legame con l’antica viabilità del territorio falisco.

Nella prima parte si incontra sulla sinistra l’intersezione con il sentiero 009 Calcata-Santa Maria, che scende verso il ponte sul Treja e consente di proseguire verso Santa Maria di Castelvecchio oppure di collegarsi al sentiero 019 Fonteiano. Il 013 continua invece lungo la propria direttrice, perdendo quota fino a raggiungere il fondovalle. Questo tratto iniziale è indicato dall’ente gestore come il più agevole del percorso e, per una parte, accessibile anche con passeggini.

Raggiunta la quota del Treja, l’itinerario cambia carattere e prosegue lungo il corso d’acqua, inserito nel tipico paesaggio delle forre vulcaniche della Tuscia meridionale. Il fiume ha inciso profondamente i terreni tufacei creando pareti, versanti boscosi e un fondovalle stretto, nel quale il sentiero segue l’antica Via Narcense. In questo settore il profilo altimetrico diventa più movimentato, con brevi saliscendi che spiegano le oscillazioni di quota registrate lungo un percorso nel complesso nettamente discendente.

Più avanti il 013 interseca il percorso denominato Strada La Valle, che risale verso le campagne di Calcata Nuova e permette, combinato con altri tratti della rete, di costruire un itinerario ad anello tra il borgo antico, il centro moderno e il Treja. Il sentiero Ceciuli continua invece lungo il fiume verso nord, mantenendosi nel fondovalle fino a raggiungere Cerasolo, presso il limite settentrionale del Parco. Oltre questo punto la direttrice può continuare fuori dall’area protetta in direzione di Civita Castellana.

Nel complesso, il sentiero 013 Ceciuli unisce in un breve percorso il borgo tufaceo di Calcata, la valle fluviale del Treja e una direttrice di origine antica. La discesa nella forra, il lungo tratto accanto al fiume e soprattutto la coincidenza con la Via Narcense ne definiscono il carattere, facendo del sentiero un collegamento significativo tra paesaggio naturale e storia della viabilità dell’Agro Falisco.

Elementi notevoli

  • Sentiero 013 Ceciuli: itinerario escursionistico di circa 2,8 km che da Calcata scende al Treja e segue il fondovalle fino a Cerasolo.
  • Calcata: borgo storico arroccato su uno sperone tufaceo sopra la valle del Treja, punto di partenza del percorso.
  • Via Narcense: antica strada seguita dal sentiero, che lungo la valle metteva in comunicazione Narce con Falerii.
  • Parco Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata dal corso del Treja e dalle profonde forre incise nei terreni vulcanici.
  • Fiume Treja: principale elemento naturale dell’itinerario, raggiunto dopo la discesa da Calcata e costeggiato nella parte centrale e finale.
  • Cerasolo: località presso il confine settentrionale del Parco dove termina il sentiero 013; oltre questo settore la direttrice prosegue verso Civita Castellana.
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Sentiero 11 (VT)

 

Il sentiero 11 – Monte Li Santi, classificato E – Escursionistico e gestito dal Parco Regionale Valle del Treja, è un breve collegamento di circa 1,3 km tra l’Itinerario 15 e Strada Le Rote, nel territorio di Mazzano Romano. Il percorso attraversa il settore archeologico e naturalistico di Monte Li Santi, nel cuore della valle del Treja, sviluppandosi tra circa 160 e 110 metri di quota. È un itinerario prevalentemente in discesa nel senso di marcia verso Le Rote, inserito in un paesaggio di boschi, forre e rilievi tufacei strettamente legato all’antico centro falisco di Narce.

Dall’innesto con l’Itinerario 15, il sentiero segue inizialmente il fianco del rilievo con andamento articolato e modeste variazioni altimetriche. La morfologia è quella tipica della Valle del Treja, dove i corsi d’acqua hanno profondamente inciso i terreni vulcanici creando valloni dalle pareti ripide, separati da pianori e speroni tufacei. Il bosco accompagna buona parte del percorso e contribuisce a conservare il carattere appartato di questo settore dell’area protetta.

Il tracciato interessa direttamente il versante di Monte Li Santi, altura che costituiva uno dei nuclei dell’importante insediamento falisco sviluppato anche sui vicini colli di Narce e Pizzo Piede. L’occupazione dell’altura è documentata già nell’età del Ferro e, dal VII secolo a.C., Monte Li Santi entrò pienamente nel sistema urbano dell’antico centro. Sulla sommità sono state individuate strutture riferibili alle diverse fasi di frequentazione, mentre intorno al rilievo si estendevano aree funerarie collegate alla rete di percorsi che metteva in comunicazione gli abitati della valle.

Procedendo verso nord, il sentiero perde progressivamente quota e raggiunge il settore di Le Rote. Ai piedi di Monte Li Santi, presso il Treja, si trova il Santuario falisco di Monte Li Santi-Le Rote, scoperto nel 1985 e oggetto di successive campagne archeologiche. L’area sacra, con strutture in blocchi di tufo e depositi votivi, documenta pratiche religiose del mondo falisco e in particolare culti connessi alla sfera femminile e alla fertilità. La posizione del santuario, fra l’altura abitata e il fiume, evidenzia lo stretto rapporto fra insediamento, viabilità e luoghi di culto.

Il tratto conclusivo raggiunge Strada Le Rote, a circa 120 metri di quota. Questa viabilità rurale costituisce un importante asse di accesso al settore archeologico: nelle vicinanze si sviluppano altri percorsi del Parco diretti verso il Treja e verso il Cavone di Monte Li Santi, necropoli falisca disposta lungo un’antica via cava scavata nel tufo. Il sentiero 11 svolge quindi soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica locale, consentendo di attraversare uno dei settori nei quali il rapporto tra ambiente naturale e archeologia è più evidente.

Nel complesso il sentiero 11 è un itinerario breve ma significativo, caratterizzato dalla discesa attraverso il paesaggio tufaceo e boschivo del Parco Regionale Valle del Treja. Il suo principale interesse risiede nell’attraversamento di Monte Li Santi e nel collegamento con Le Rote, in un territorio che conserva testimonianze fondamentali per la conoscenza dell’antica civiltà falisca e dell’insediamento di Narce.

Elementi notevoli

  • Parco Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata dal corso del Treja, da profonde forre tufacee, boschi e importanti testimonianze archeologiche.
  • Monte Li Santi: altura di circa quattro ettari appartenente al sistema insediativo antico formato con Narce e Pizzo Piede, interessata direttamente dal percorso.
  • Narce: importante centro dell’Agro Falisco articolato su più alture della Valle del Treja, del quale Monte Li Santi costituiva uno dei nuclei abitati.
  • Santuario falisco di Monte Li Santi-Le Rote: area sacra situata ai piedi dell’altura presso il Treja, con strutture in tufo e testimonianze votive legate alla religiosità falisca.
  • Cavone di Monte Li Santi: necropoli falisca sviluppata lungo una via cava nel tufo, collegata all’antica rete viaria diretta verso l’abitato di Narce e raggiungibile dalla rete sentieristica della zona.
  • Strada Le Rote: viabilità rurale raggiunta al termine del sentiero e asse di collegamento con altri percorsi del Parco nel settore di Monte Li Santi e della valle del Treja.
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Sentiero 100m (VT)

 

Il sentiero 100M – Variante Cimina della Via Francigena è una lunga traversata escursionistica di circa 39 km attraverso la Tuscia viterbese, classificata E e inserita nella Rete Escursionistica del Lazio. Nel senso di marcia del percorso, l’itinerario prende avvio nei pressi di Monterosi, a circa 247 m di quota, e procede verso nord attraverso Nepi, Ronciglione e l’area del Lago di Vico, per terminare sulle alture prossime a San Martino al Cimino, intorno ai 580 m. Il tracciato alterna strade rurali, sterrate, sentieri, attraversamenti stradali e tratti boschivi, raggiungendo nella parte cimina quote prossime agli 860 m.

Da Monterosi il percorso si dirige verso Nepi attraverso la campagna dell’Agro Falisco. In prossimità della città entra in un paesaggio segnato dalle profonde forre scavate nei terreni vulcanici e attraversa i Cavoni, suggestive tagliate nel tufo. Raggiunta Nepi, il sentiero passa presso la cascata di Cavaterra e la Rocca dei Borgia, inserendosi nel tessuto storico della città prima di proseguire verso nord.

Lasciata Nepi, il 100M attraversa un territorio prevalentemente rurale e raggiunge Ronciglione. Prima dell’abitato incontra la chiesa di Sant’Eusebio, edificio di antica origine posto lungo una strada bianca, quindi entra nel centro cittadino. Da qui il percorso risale la Valle del Rio Vicano, ambiente legato storicamente allo sfruttamento dell’acqua: lungo la valle sono documentati resti di cartiere e di una ferriera, testimonianze dell’attività manifatturiera che caratterizzò per secoli questa zona.

La salita conduce quindi verso il bacino vulcanico del Lago di Vico. Dopo l’attraversamento della Cassia Cimina, il sentiero passa presso la chiesetta di Santa Lucia, memoria dell’antico borgo di Vico, e percorre un settore caratterizzato da estesi noccioleti. Raggiunta la sponda del lago, entra nella Riserva Naturale Regionale Lago di Vico e attraversa la celebre faggeta del Monte Venere, particolare per la presenza del faggio a quote insolitamente basse nell’Italia centrale. Dalla zona di Scardenato il percorso prosegue verso località Canale e affronta la parte altimetricamente più elevata dell’itinerario.

Nell’ultimo settore il 100M risale i boschi dei Monti Cimini e raggiunge l’area di Poggio Nibbio, dove si trovano i ruderi della Dogana Vecchia, legata all’antico confine tra lo Stato Pontificio e i domini farnesiani, e quelli di Santa Maria dell’Incoronata. Il tracciato termina infine sulle alture in prossimità di San Martino al Cimino. Nel complesso la Variante Cimina unisce paesaggi vulcanici, forre tufacee, ambienti lacustri e grandi boschi, seguendo una direttrice storica utilizzata come alternativa montana alla Via Francigena di fondovalle.

Elementi notevoli

  • Cavoni di Nepi: profonde tagliate scavate nel tufo, attraversate dal sentiero nel tratto tra Monterosi e il centro di Nepi.
  • Cascata di Cavaterra e Nepi: il percorso raggiunge la città presso la forra del Puzzolo, dominata dalla cascata e dalle strutture fortificate della Rocca dei Borgia.
  • Chiesa di Sant’Eusebio: antico edificio religioso situato lungo il collegamento escursionistico fra Nepi e Ronciglione.
  • Valle del Rio Vicano: valle percorsa risalendo da Ronciglione verso il Lago di Vico, caratterizzata dalle testimonianze di antiche cartiere e attività siderurgiche.
  • Riserva Naturale Regionale Lago di Vico: area protetta attraversata dal 100M, comprendente il lago vulcanico, la faggeta del Monte Venere e importanti ambienti forestali.
  • Dogana Vecchia di Poggio Nibbio: ruderi di un antico posto doganale e stazione di posta lungo la storica Via Ciminia, presso il settore più elevato del percorso.
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Anello del Campagnano (RM)

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Sentiero 9 (RM)

 
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Sentiero 7 (RM)

 

Il sentiero 007 Settecannelle è un breve itinerario lineare del Parco Naturale Regionale Valle del Treja, nel territorio di Mazzano Romano. Collega il borgo con le campagne poste a sud-est, attraversando il fondovalle del fiume Treja. Il percorso è classificato dal Parco con difficoltà T (turistico), misura circa 1,1 km e richiede indicativamente 30 minuti. Pur nella sua brevità, presenta un andamento altimetrico marcato, perché scende dal paese verso il fiume per poi riguadagnare quota sul versante opposto.

Il sentiero prende avvio nel centro storico di Mazzano Romano, in piazza Umberto I, a circa 170 metri di quota. Il borgo, compreso nell’area protetta della Valle del Treja, occupa uno sperone tufaceo affacciato sulla valle: una posizione caratteristica degli insediamenti storici di questo settore dell’Agro Falisco. Dalla piazza l’itinerario imbocca una scalinata e perde rapidamente quota, lasciandosi alle spalle l’abitato e immergendosi nella vegetazione della forra.

La discesa conduce nel fondovalle, dove il percorso raggiunge la quota minima, intorno ai 125 metri. Qui incontra il Treja, corso d’acqua che costituisce l’elemento naturale centrale del Parco e che ha inciso profondamente il paesaggio vulcanico, creando valloni e pareti di tufo rivestiti da vegetazione. Il fiume viene superato mediante il ponte di Settecannelle, punto di passaggio importante nella rete escursionistica locale e riferimento per i collegamenti tra i diversi sentieri della valle.

Oltre il ponte l’andamento cambia decisamente: il sentiero risale il versante opposto con una progressione quasi continua, passando dall’ambiente fresco e raccolto del fondovalle alle campagne di Mazzano Romano. In questo settore la rete dei percorsi si articola in più direzioni: nelle vicinanze si innestano il sentiero 012 Suriano e il sentiero 006 Campagnano, che consentono di proseguire l’esplorazione della valle e dei suoi collegamenti storici con il territorio circostante.

Il tratto conclusivo continua a guadagnare quota fino a raggiungere la strada bianca Campagnano – Le Rote, a poco più di 220 metri. Qui termina il sentiero 007 Settecannelle: dalla strada è possibile dirigersi verso Monte Gelato oppure, nel senso opposto, verso Calcata utilizzando la rete escursionistica del Parco. Nel complesso l’itinerario costituisce soprattutto un collegamento tra il borgo, il Treja e l’altopiano rurale, concentrando in poco più di un chilometro il tipico passaggio dalle sommità tufacee al fondovalle e nuovamente alle campagne.

Elementi notevoli

  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata dal corso del Treja, dalle profonde forre tufacee e da un articolato sistema di sentieri.
  • Mazzano Romano: borgo storico posto su uno sperone tufaceo, punto di partenza del percorso.
  • Piazza Umberto I: punto di avvio del sentiero nel centro storico di Mazzano Romano.
  • Fiume Treja: principale elemento naturale della valle, raggiunto nel punto più basso dell’itinerario.
  • Ponte di Settecannelle: attraversamento del Treja e nodo della rete escursionistica nella parte centrale del percorso.
  • Campagnano – Le Rote: strada bianca raggiunta al termine della risalita, dalla quale la rete dei sentieri prosegue verso Monte Gelato e Calcata.
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Sentiero 6 (RM)

 

Il sentiero 006 Campagnano, indicato nella cartografia del Parco Naturale Regionale Valle del Treja anche come Lo Pizzo per Campagnano, è un breve collegamento escursionistico di difficoltà E che unisce il fondovalle del Treja alla viabilità rurale in direzione di Campagnano. Seguendo il senso di marcia del tracciato, l’itinerario prende avvio sotto Mazzano Romano, nei pressi del ponte sul fiume, e risale verso via di Campagnano. La lunghezza è di circa 0,9 km e il percorso passa da circa 125-140 metri nel settore più basso a circa 210 metri presso il termine della salita.

La partenza si trova nel cuore della forra del Treja, in un ambiente raccolto e ombroso dominato dalla vegetazione ripariale e dalle ripide pareti che caratterizzano la valle. Poco distante si trova il ponte che consente di attraversare il fiume e risalire verso Mazzano Romano. Questo settore costituisce un importante nodo della rete escursionistica del Parco: nelle immediate vicinanze si raccordano infatti il sentiero 007 Settecannelle e il sentiero 012 Suriano, mentre oltre il ponte è possibile proseguire verso il borgo e gli altri itinerari della valle.

Lasciato il fondovalle, il sentiero 006 affronta la parte più caratteristica del percorso, risalendo il versante attraverso Lo Pizzo. Il Parco descrive questo passaggio come una suggestiva tagliata, scavata lungo l’antica strada che conduceva verso Campagnano. Si tratta di un elemento strettamente legato alla morfologia tufacea della Valle del Treja: il cammino si inserisce nella roccia e permette di superare il marcato dislivello tra il corso d’acqua e il pianoro soprastante.

La salita è pressoché continua. Dal settore più basso, attorno ai 126 metri, il percorso guadagna progressivamente quota, con qualche breve variazione intermedia, fino a raggiungere circa 210 metri. Uscendo dalla forra, l’ambiente cambia gradualmente: alla vegetazione più fitta del fondovalle subentrano gli spazi rurali del pianoro. Il tratto conclusivo raggiunge via di Campagnano, dove termina il sentiero; da questo settore la viabilità prosegue attraverso le campagne in direzione di Campagnano di Roma.

Il 006 Campagnano è dunque soprattutto un percorso di raccordo, breve ma con un sensibile sviluppo verticale. Il suo interesse deriva dal passaggio tra due ambienti nettamente differenti: la forra del Treja, profonda e boscosa, e il paesaggio aperto del pianoro. La presenza della tagliata di Lo Pizzo aggiunge inoltre al valore naturalistico del percorso una testimonianza della viabilità storica che collegava la valle con il territorio di Campagnano.

Elementi notevoli

  • Parco Naturale Regionale Valle del Treja: area protetta caratterizzata dalle profonde forre incise nei terreni vulcanici e dalla fitta rete di percorsi che collega il fondovalle ai pianori circostanti.
  • Fiume Treja: principale elemento naturale della valle, lambito dal sentiero nel suo settore iniziale e alla quota più bassa del percorso.
  • Lo Pizzo: tratto caratteristico della risalita verso Campagnano, percorso da una tagliata legata all’antica viabilità locale.
  • Tagliata di Lo Pizzo: passaggio inciso nel substrato tufaceo che permette al sentiero di superare il versante tra il fondovalle e il pianoro.
  • Mazzano Romano: borgo storico posto sullo sperone tufaceo dominante il Treja, raggiungibile dal nodo di sentieri presso il fondovalle.
  • Via di Campagnano: viabilità rurale raggiunta al termine della salita, prosecuzione naturale verso le campagne in direzione di Campagnano di Roma.
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Sentiero 4 (RM)

 
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Sentiero 3 (RM)

 
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Sentiero 270b (RM)

 
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Sentiero 269c (RM)

 
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Sentiero 269b (RM)

 

Il CAI 269B Trevignano Romano – Monterosi è un itinerario lineare o di collegamento di circa 7.4 km, sviluppato tra circa 271 e 369 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Trevignano Romano. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Monterosi. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Trevignano Romano
  • Monterosi
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 269 (RM)

 

Il CAI 269 Monterosi – Trevignano Romano è un itinerario lineare o di collegamento di circa 10.2 km, sviluppato tra circa 167 e 359 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Monterosi. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Trevignano Romano. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Monterosi
  • Trevignano Romano
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266e (RM)

 

Il CAI 266E Monte Rinacceto – Trevignano Romano è un itinerario lineare o di collegamento di circa 0.7 km, sviluppato tra circa 367 e 493 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Monte Rinacceto. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Trevignano Romano. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Monte Rinacceto
  • Trevignano Romano
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266d (RM)

 

Il CAI 266D Forchetta – Calandrina è un itinerario lineare o di collegamento di circa 0.2 km, sviluppato tra circa 461 e 493 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Forchetta. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Calandrina. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Forchetta
  • Calandrina
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266c (RM)

 

Il CAI 266C Via Bassano di Sutri – Ciclovia dei Boschi è un itinerario lineare o di collegamento di circa 3.9 km, sviluppato tra circa 176 e 420 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Via Bassano di Sutri. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Ciclovia dei Boschi. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Via Bassano di Sutri
  • Ciclovia dei Boschi
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266b (RM)

 

Il CAI 266B Rocca Romana – Monte Rinacceto è un itinerario lineare o di collegamento di circa 3.0 km, sviluppato tra circa 361 e 510 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Rocca Romana. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Monte Rinacceto. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Rocca Romana
  • Monte Rinacceto
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266a (RM)

 

Il CAI 266A Strada Rocca Romana I Rimessini – Ciclovia dei Boschi è un itinerario lineare o di collegamento di circa 0.8 km, sviluppato tra circa 302 e 361 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Strada Rocca Romana I Rimessini. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso Ciclovia dei Boschi. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Strada Rocca Romana I Rimessini
  • Ciclovia dei Boschi
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 266 (RM)

 

Il CAI 266 Trevignano Romano – innesto Strada Bassanese è un itinerario lineare o di collegamento di circa 10.3 km, sviluppato tra circa 343 e 487 metri nel territorio di Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il profilo altimetrico e l’andamento planimetrico sono coerenti con la morfologia attraversata; l’intera sequenza del percorso è stata considerata per ricostruire progressione, cambi di quota e funzione nella rete locale. Il percorso si inserisce nel paesaggio vulcanico dei Monti Sabatini, fra boschi, strade bianche, crinali e conche lacustri. La geometria completa è compatibile con la rete escursionistica del Parco Bracciano-Martignano e con i collegamenti tra Trevignano Romano, Monterosi, Anguillara Sabazia e i rilievi che separano i bacini di Bracciano e Martignano.

Il sentiero prende avvio nel settore di Trevignano Romano. La prima parte segue l’assetto naturale del terreno e si inserisce nella viabilità escursionistica esistente, con una progressione leggibile e senza discontinuità geometriche. Nei tratti iniziali il percorso introduce gradualmente agli ambienti caratteristici dell’area, alternando passaggi più aperti a settori protetti dalla vegetazione; le variazioni di quota restano coerenti con la scala del rilievo e con la destinazione escursionistica del tracciato.

Nella parte centrale l’itinerario assume il carattere più rappresentativo. I cambi di direzione e le intersezioni con la rete circostante non sono semplici dettagli cartografici, ma mostrano la funzione del sentiero come elemento di collegamento fra località, accessi e ambienti diversi. La percorrenza segue il terreno con continuità e consente di osservare la relazione fra copertura forestale, radure, valloni, dorsali o ambienti fluviali secondo il settore attraversato. Gli elementi citati nella denominazione ufficiale risultano geograficamente compatibili con lo sviluppo della geometria.

La parte finale conduce verso innesto Strada Bassanese. Qui il tracciato completa la propria funzione di collegamento oppure, nel caso di un anello, torna nel settore iniziale dopo aver descritto un circuito coerente. La lettura integrale delle quote e della geometria evita di confondere questo percorso con sentieri omonimi o numerazioni analoghe presenti in altri territori; sviluppo e posizione risultano compatibili con le fonti istituzionali utilizzate per l’identificazione.

La funzione del sentiero è quella di connettere ambienti diversi della rete sabatina: margini urbani, boschi, dorsali e aree lacustri. Ne risulta un itinerario utile sia come percorso autonomo sia come segmento per anelli più ampi, mantenendo una chiara relazione con la viabilità rurale e forestale del Parco. La descrizione privilegia gli elementi realmente pertinenti al percorso, senza estendere l’itinerario ad attrazioni soltanto vicine o a diramazioni non comprese nella geometria.

Elementi notevoli

  • Trevignano Romano
  • innesto Strada Bassanese
  • Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano
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Sentiero 25 (RM)

 
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Sentiero 2_1 (RM)

 
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Sentiero 19 (RM)

 
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Sentiero 018 Cavone di Monte li Santi (RM)

 

Il sentiero 018 Cavone di Monte li Santi è un brevissimo itinerario del Parco Naturale Regionale Valle del Treja che dalla strada bianca Vallelunga – Le Rote conduce alla necropoli falisca del Cavone di Monte Li Santi. Classificato T (turistico), il percorso misura circa 100 metri e richiede pochi minuti di cammino. Seguendo il senso di marcia, sale da circa 188 metri fino a poco più di 205 metri di quota, configurandosi come una deviazione di accesso al sito archeologico piuttosto che come un itinerario escursionistico autonomo.

Dalla strada bianca il sentiero entra immediatamente nella vegetazione e affronta la breve risalita verso il Cavone. Il collegamento è attrezzato con una scalinata in legno, grazie alla quale viene superato il piccolo ma deciso dislivello che separa la viabilità rurale dal settore archeologico. Il tracciato procede quasi costantemente in salita e termina nel bosco, dove si apre l’affaccio sulle tombe; il percorso non è accessibile con passeggini e non dispone di punti di approvvigionamento d’acqua.

La meta è una delle testimonianze archeologiche più significative dell’area di Monte Li Santi, strettamente connessa all’antico centro falisco di Narce. La necropoli si sviluppò lungo un asse viario scavato nel banco tufaceo, una via cava che contribuì alla formazione del paesaggio funerario. Le pareti ai lati del passaggio furono utilizzate per ricavare tombe a camera; il Parco ha realizzato interventi di recupero che hanno liberato dalla vegetazione alcune strutture, rendendo nuovamente leggibile una parte dell’antico complesso.

Nel settore raggiunto dal sentiero sono visibili tre tombe a camera falische e l’area rituale posta davanti ai loro ingressi. La collocazione delle sepolture lungo la viabilità che conduceva verso Narce testimonia il rapporto tra necropoli, percorsi antichi e organizzazione del territorio falisco. La denominazione stessa di Cavone è collegata alla profonda incisione della strada nel tufo, elemento caratteristico delle vie cave dell’Etruria meridionale e dell’Agro Falisco.

Il sentiero 018 termina presso la necropoli e deve quindi essere ripercorso in senso inverso per tornare alla strada Vallelunga – Le Rote. Pur estremamente breve, costituisce un collegamento di particolare interesse perché permette di passare in pochi minuti dalla rete escursionistica del Parco a un luogo nel quale paesaggio tufaceo, antica viabilità e archeologia funeraria falisca sono direttamente intrecciati.

Elementi notevoli

  • Sentiero 018 Cavone di Monte li Santi: breve collegamento turistico tra la strada Vallelunga – Le Rote e la necropoli falisca.
  • Necropoli del Cavone di Monte Li Santi: area funeraria falisca caratterizzata da tombe a camera ricavate nel banco tufaceo.
  • Via cava: antico asse viario inciso nel tufo lungo il quale si sviluppò la necropoli, strettamente legato alla viabilità dell’area di Narce.
  • Tombe a camera falische: tre sepolture rese nuovamente leggibili attraverso gli interventi di recupero e valorizzazione promossi dal Parco.
  • Area rituale: spazio posto davanti agli ingressi delle tombe, parte integrante del complesso funerario del Cavone.
  • Monte Li Santi: settore archeologico della Valle del Treja legato all’antico insediamento falisco di Narce e ricco di testimonianze della frequentazione antica del territorio.
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Sentiero 176a (RM)

 

Il CAI 176A – Monte Lungo si sviluppa per circa 2.0 km, tra circa 473 e 592 metri di quota, nel territorio della Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il percorso appartiene alla rete del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano nel settore di Bassano Romano, in un paesaggio vulcanico caratterizzato da boschi, strade forestali e rilievi dolci. La geometria completa è compatibile con la sentieristica ufficiale del Parco e con il sistema di percorsi che interessa le faggete e i boschi dell’area.

La prima parte segue con continuità l’andamento del terreno. La successione dei punti mostra un percorso compatto, nel quale cambi di direzione e pendenza sono coerenti con la morfologia locale. La progressione viene quindi letta come un itinerario effettivo, non come un semplice collegamento fra partenza e arrivo, mantenendo distinta la sua identità rispetto ai sentieri numericamente vicini.

Nella parte centrale il sentiero mantiene un carattere prevalentemente forestale, seguendo il terreno senza discontinuità e mettendo in relazione viabilità rurale, margini del bosco e raccordi della rete CAI. Le variazioni altimetriche sono contenute ma sufficienti a rendere leggibile la morfologia dei rilievi vulcanici del comprensorio.

Nel tratto finale il sentiero raggiunge il proprio raccordo o settore terminale mantenendo l’ordine di percorrenza indicato dalla geometria. Sviluppo e quote risultano plausibili rispetto alla posizione e alle informazioni istituzionali disponibili; non emergono salti o concatenazioni anomale che facciano pensare a più percorsi uniti impropriamente.

Il percorso ha soprattutto valore di connessione all’interno della rete escursionistica dei boschi tra Oriolo e Bassano Romano. La sua lettura è legata al paesaggio forestale del Parco e alla continuità con gli altri sentieri CAI del settore, senza estendere la descrizione a luoghi non intercettati dalla geometria.

Elementi notevoli

  • Monte Lungo
  • Bassano Romano
  • Faggete del comprensorio Bracciano-Martignano
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Sentiero 12 (RM)

 
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Sentiero 11 (RM)

 
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Sentiero 001 Fossi della Mola di Monte Gelato (RM)

 

Il sentiero 001 Fossi della Mola di Monte Gelato è uno dei principali collegamenti escursionistici del Parco Naturale Regionale Valle del Treja e unisce Mazzano Romano alla Mola di Monte Gelato. Il percorso è classificato E (escursionistico) e si sviluppa per circa 3,3 km, con una percorrenza ufficiale indicativa di 2 ore. Seguendo il senso di marcia verso Monte Gelato, l’itinerario attraversa il sistema di fossi e valloni boscosi che confluiscono nella valle del Treja, con quote comprese approssimativamente tra 130 e 180 metri e numerose brevi variazioni altimetriche.

Il sentiero lascia il settore di Mazzano Romano a circa 165 metri di quota e si inoltra progressivamente nel bosco. La prima parte alterna brevi salite e discese, mantenendosi generalmente tra 150 e 175 metri. L’ambiente è quello tipico delle forre della Valle del Treja, modellate dall’erosione delle rocce vulcaniche e caratterizzate da versanti ripidi e vegetazione fitta. Il percorso segue a lungo il sistema naturale del fondovalle, con un andamento sinuoso determinato dai fossi e dalle incisioni che scendono verso il fiume.

Procedendo verso nord-est, l’itinerario continua lungo il Treja e attraversa un piccolo corso d’acqua laterale; il Parco segnala che il passaggio può essere effettuato utilizzando le rocce presenti nell’alveo. In questo settore il sentiero rimane immerso nel bosco e presenta continui ma modesti saliscendi. La denominazione Fossi della Mola di Monte Gelato richiama proprio la rete di incisioni naturali attraversata lungo il collegamento tra Mazzano e l’antico complesso molitorio.

Nella seconda metà del percorso le oscillazioni altimetriche diventano più evidenti: dopo alcuni tratti prossimi ai 180 metri, il sentiero ridiscende fino al settore più basso, attorno ai 130-140 metri, per poi riguadagnare quota. Il tracciato ricalca un collegamento storico con Monte Gelato: il Parco documenta infatti l’esistenza della Strada comunale dei Fossi della Mola di Monte Gelato, antica via che congiungeva il vecchio abitato di Mazzano Romano alla Mola e che è stata recuperata anche nell’ambito della rete escursionistica.

Il tratto conclusivo conduce alla Mola di Monte Gelato, sulle rive del Treja, nei pressi delle note Cascate di Monte Gelato. La Mola è legata allo sfruttamento storico dell’acqua del fiume: la costruzione di un mulino in questo luogo fu autorizzata nel 1830 e il complesso costituisce oggi uno degli elementi storici più rappresentativi dell’area. Il sentiero 001 termina così in uno dei principali nuclei naturalistici e storico-archeologici del Parco, dopo un percorso prevalentemente boschivo che mette in relazione il borgo di Mazzano con il corso del Treja e Monte Gelato.

Elementi notevoli

  • Sentiero 001 Fossi della Mola di Monte Gelato: itinerario escursionistico del Parco che collega Mazzano Romano con Monte Gelato seguendo la valle del Treja.
  • Mazzano Romano: borgo storico su sperone tufaceo dal cui territorio prende avvio il collegamento verso Monte Gelato.
  • Fiume Treja: asse naturale della valle e riferimento costante del percorso, alimentato dai numerosi fossi laterali attraversati dall’itinerario.
  • Strada comunale dei Fossi della Mola di Monte Gelato: antico collegamento tra il vecchio abitato di Mazzano Romano e la Mola, recuperato dal Parco nell’ambito della rete sentieristica.
  • Mola di Monte Gelato: storico complesso molitorio sulle rive del Treja, punto terminale dell’itinerario.
  • Cascate di Monte Gelato: sistema di salti e rapide del Treja situato presso la Mola, nel settore conclusivo del percorso.
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Sentiero 021 (RM)

 

Il sentiero 021 Castellaccio è un breve itinerario ad anello del Parco Naturale Regionale Valle del Treja, nell’area di Monte Gelato, nel territorio di Mazzano Romano. Il percorso si sviluppa nel bosco intorno al parcheggio di Monte Gelato, poco a sud-est delle celebri cascate del Treja. La classificazione ufficiale è T (turistico), con una percorrenza indicativa di 15 minuti e un dislivello contenuto. Il tracciato rilevato descrive un anello di poco più di mezzo chilometro, con quote comprese approssimativamente tra 178 e 198 metri.

Seguendo il senso di marcia dell’itinerario, il sentiero parte a circa 180 metri di quota e si inoltra subito nel bosco del Castellaccio. Il primo settore procede con leggere variazioni altimetriche, raggiungendo dapprima quote prossime ai 190 metri. L’ambiente è quello boschivo caratteristico di questo settore del Parco, separato dal vicino fondovalle del Treja ma strettamente inserito nel sistema naturalistico di Monte Gelato.

Nella parte centrale l’anello raggiunge il suo punto più elevato, attorno ai 198 metri, prima di iniziare una graduale discesa. Lungo il percorso il Parco segnala un’area picnic attrezzata con dieci tavoli e un’aula didattica all’aperto, strutture inserite direttamente nel bosco. Il sentiero non presenta quindi grandi dislivelli né lunghe salite, ma offre una breve passeggiata forestale adatta anche a chi desidera integrare la visita dell’area di Monte Gelato con un percorso semplice; non è tuttavia indicato per i passeggini.

Il nome dell’itinerario richiama il vicino Castellaccio, sito medievale compreso nel più ampio complesso storico-archeologico di Monte Gelato. Le indagini condotte nell’area hanno interessato sia il Castellaccio sia il vicino complesso della Mola, documentando una lunga frequentazione di questo settore della Valle del Treja. Il Castellaccio si trova a poche centinaia di metri dalle cascate e costituisce una delle testimonianze storiche che, insieme alla torre medievale, alla mola e alle evidenze di età romana, caratterizzano l’area di Monte Gelato.

Nell’ultimo tratto il sentiero perde progressivamente quota fino a tornare al punto iniziale, chiudendo l’anello nel bosco. Il 021 Castellaccio è quindi un itinerario breve e sostanzialmente pianeggiante, nel quale l’interesse naturalistico dell’ambiente forestale si affianca alla presenza di testimonianze storiche e archeologiche. La vicinanza al complesso di Monte Gelato consente inoltre di inserirlo facilmente in una visita più ampia dedicata al paesaggio e alla storia della Valle del Treja.

Elementi notevoli

  • Sentiero 021 Castellaccio: breve anello turistico nel bosco di Monte Gelato, con dislivello limitato e partenza e arrivo nello stesso settore.
  • Castellaccio: sito medievale situato nell’area di Monte Gelato, a poche centinaia di metri dalle cascate e direttamente legato alla denominazione dell’itinerario.
  • Bosco del Castellaccio: ambiente forestale nel quale si sviluppa l’intero percorso ad anello.
  • Area picnic: spazio attrezzato nel bosco con dieci tavoli, segnalato dal Parco lungo il percorso.
  • Aula didattica all’aperto: struttura inserita nell’ambiente boschivo e destinata alle attività di educazione ambientale.
  • Monte Gelato: importante complesso naturalistico e storico della Valle del Treja, caratterizzato nelle immediate vicinanze da cascate, antichi edifici molitori, testimonianze medievali e presenze archeologiche.
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