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Sentiero 260 (FI)

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Sentiero 16 (FI)

 
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Sentiero VH-RD (AR)

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Sentiero della Memoria (AR

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Sentiero 276 (AR)

Sentiero 276 – Anello San Clemente, Poggio di Loro, Rocca Ricciarda, Pratomagno e Trappola collega San Clemente in Valle con San Clemente in Valle e sviluppa circa 19.8 km. Le quote comprese fra circa 433 e 1581 metri delineano un grande anello del Pratomagno che unisce borghi, boschi e dorsale sommitale con forte escursione altimetrica. La classificazione EE richiede di valutare con attenzione lunghezza, pendenze e condizioni del terreno, soprattutto nei tratti di quota.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da San Clemente in Valle. Il percorso entra progressivamente nel paesaggio appenninico o pratomagnino, alternando strade forestali, mulattiere e sentieri. Le variazioni di quota seguono la struttura naturale dei versanti e accompagnano il passaggio dalle fasce abitate e coltivate agli ambienti boschivi e alle dorsali più elevate.

La parte centrale è quella in cui emergono maggiormente i rapporti con la rete circostante. Gli innesti con altri itinerari consentono di costruire traversate e anelli, mentre il cambiamento della vegetazione riflette l’aumento di quota: castagneti e boschi misti lasciano gradualmente spazio a faggete, abetine e, sui crinali del Pratomagno, alle praterie sommitali.

Nella parte finale il sentiero raggiunge San Clemente in Valle. La differenza fra quota minima e massima è di circa 1148 metri, ma nei percorsi ad anello o molto articolati il dislivello accumulato può essere sensibilmente superiore. La gestione dello sforzo deve quindi tenere conto non soltanto dei chilometri, ma anche della successione di salite e discese.

Prima della partenza è opportuno verificare condizioni meteorologiche, stato del fondo e ore di luce. Alle quote più alte vento, nebbia e neve possono modificare rapidamente la difficoltà percepita; nei boschi, invece, pioggia e fogliame possono rendere insidiosi i tratti ripidi. La segnaletica ufficiale resta il riferimento principale ai bivi.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 00c Da Croce al Cardeto a Varco di Reggello (AV)

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Sentiero della Dondola Trappola San Clemente in Valle (AV)

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Sentiero R14 (AR)

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Sentiero R10 (AR)

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La Via del Castagno (AR)

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Sentiero H-R (AR)

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Ferrata Romana Nesi (AR)

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Sentiero 54_1 (AR)

 

Sentiero 54 collega Cetica Alta, dall’innesto con il Sentiero 29 con Varco di Gastra, sul Sentiero 00-CT, sviluppandosi per circa 9.6 km nel territorio di Pratomagno casentinese. Le quote comprese fra circa 713 e 1388 metri delineano una lunga salita dalle quote di Cetica alla dorsale del Pratomagno. Il percorso è classificato E e svolge una funzione precisa nella rete escursionistica locale, mettendo in relazione aree abitate, versanti, dorsali e altri itinerari numerati.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Cetica Alta, dall’innesto con il Sentiero 29. Il primo tratto accompagna gradualmente fuori dalla viabilità principale, entrando su strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco. La progressione altimetrica è coerente con la morfologia del terreno e permette di leggere con chiarezza il carattere dell’itinerario: le salite seguono dorsali e costoni, mentre le discese utilizzano valloni e passaggi naturali verso i settori più bassi.

La parte centrale concentra i principali cambi di pendenza e gli innesti con la rete circostante. In questi punti il sentiero acquista particolare valore come collegamento, perché consente di costruire anelli o traversate più lunghe senza abbandonare la segnaletica CAI. Boschi di latifoglie, castagneti e aree più aperte si alternano secondo quota ed esposizione; nei tratti prossimi ai centri abitati diventano invece più frequenti coltivi, strade poderali e manufatti rurali.

Nella parte finale il percorso raggiunge Varco di Gastra, sul Sentiero 00-CT. La differenza fra quota minima e quota massima, pari a circa 675 metri, non coincide necessariamente con il dislivello accumulato, perché i saliscendi intermedi possono aumentare sensibilmente lo sforzo. Percorrendo il sentiero nel verso opposto cambiano soprattutto la distribuzione delle pendenze e l’impegno fisico, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi.

Per la percorrenza è opportuno considerare stagione, condizioni del fondo e meteo. Nei boschi il terreno può diventare scivoloso dopo piogge prolungate, mentre sui tratti più esposti il caldo estivo o il vento possono incidere sulla fatica. La segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale ai bivi; la lunghezza complessiva va sempre valutata insieme al dislivello e alla continuità dello sforzo.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

Elementi notevoli

  • Sentiero 54, riferimento ufficiale della rete escursionistica.
  • Cetica Alta
  • Varco di Gastra
  • Sentiero 29
  • Sentiero 00-CT
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Sentiero 51 (AR)

 
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Sentiero 5_1 (AR)

 
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Sentiero 49 (AR)

 
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Sentiero 48 (AR)

 

Sentiero 48 collega Pontenano con La Crocina, sull’innesto con il Sentiero 00-CT, sviluppandosi per circa 3.0 km nel territorio di Pratomagno. Le quote comprese fra circa 595 e 795 metri delineano una salita breve ma continua verso la dorsale. Il percorso è classificato E e va letto soprattutto come elemento della rete escursionistica locale: non soltanto un itinerario autonomo, ma un collegamento capace di mettere in relazione fondovalle, versanti, crinali e altri sentieri numerati.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Pontenano. Il primo tratto si inserisce gradualmente nel paesaggio del settore, con pendenze che riflettono la morfologia naturale e con una successione di strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco. Dove la quota aumenta, il paesaggio diventa progressivamente più montano; nei tratti discendenti, invece, il sentiero accompagna il passaggio verso aree più aperte e abitate. La continuità del tracciato consente di riconoscere con chiarezza la direzione principale senza ricorrere a interpretazioni forzate.

La parte centrale concentra il valore territoriale dell’itinerario. Dorsali secondarie, impluvi, boschi e piccoli nuclei rurali scandiscono la progressione e spiegano i frequenti cambi di pendenza. Gli innesti con altri sentieri CAI sono punti importanti per l’orientamento e permettono di combinare il percorso con traversate più ampie. Anche quando il dislivello netto non è elevatissimo, i saliscendi intermedi possono aumentare l’impegno effettivo; per questo la sola distanza chilometrica non è sufficiente a valutare la fatica complessiva.

Nella parte finale il sentiero raggiunge La Crocina, sull’innesto con il Sentiero 00-CT, mantenendo un andamento coerente con il profilo altimetrico complessivo. Il passaggio dalla quota minima di circa 595 metri alla massima di circa 795 metri chiarisce il carattere fisico del tracciato: nel verso opposto, naturalmente, salite e discese si invertono e l’impegno può cambiare in modo sensibile. Nei punti di raccordo con la viabilità o con altri itinerari è opportuno seguire la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata.

Il percorso non presenta, per classificazione, difficoltà alpinistiche, ma resta necessario considerare stagione, fondo, pioggia, eventuale fango e disponibilità di acqua. Nei tratti di crinale o più esposti il meteo può incidere rapidamente; nei boschi, invece, foglie e terreno umido possono rendere insidiose le discese. La funzione del sentiero è soprattutto quella di garantire continuità alla rete: una caratteristica che lo rende particolarmente utile per costruire anelli e traversate senza perdere il riferimento ai nodi ufficiali.

Elementi notevoli

  • Sentiero 48, riferimento ufficiale della rete escursionistica.
  • Pontenano
  • La Crocina
  • Sentiero 00-CT
  • boschi del Pratomagno
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Sentiero 46 (AR)

 

Sentiero 46 collega Pontenano, presso la Maestà sul Sentiero 44 con l’innesto con i Sentieri 32 e 00-CT presso Fonte allo Squarto, sviluppandosi per circa 4.9 km nel territorio di Pratomagno casentinese. Le quote comprese fra circa 795 e 1143 metri delineano una salita di raccordo dalla fascia di Pontenano verso le quote superiori del crinale. Il percorso è classificato E e va letto soprattutto come elemento della rete escursionistica locale: non soltanto un itinerario autonomo, ma un collegamento capace di mettere in relazione fondovalle, versanti, crinali e altri sentieri numerati.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Pontenano, presso la Maestà sul Sentiero 44. Il primo tratto si inserisce gradualmente nel paesaggio del settore, con pendenze che riflettono la morfologia naturale e con una successione di strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco. Dove la quota aumenta, il paesaggio diventa progressivamente più montano; nei tratti discendenti, invece, il sentiero accompagna il passaggio verso aree più aperte e abitate. La continuità del tracciato consente di riconoscere con chiarezza la direzione principale senza ricorrere a interpretazioni forzate.

La parte centrale concentra il valore territoriale dell’itinerario. Dorsali secondarie, impluvi, boschi e piccoli nuclei rurali scandiscono la progressione e spiegano i frequenti cambi di pendenza. Gli innesti con altri sentieri CAI sono punti importanti per l’orientamento e permettono di combinare il percorso con traversate più ampie. Anche quando il dislivello netto non è elevatissimo, i saliscendi intermedi possono aumentare l’impegno effettivo; per questo la sola distanza chilometrica non è sufficiente a valutare la fatica complessiva.

Nella parte finale il sentiero raggiunge l’innesto con i Sentieri 32 e 00-CT presso Fonte allo Squarto, mantenendo un andamento coerente con il profilo altimetrico complessivo. Il passaggio dalla quota minima di circa 795 metri alla massima di circa 1143 metri chiarisce il carattere fisico del tracciato: nel verso opposto, naturalmente, salite e discese si invertono e l’impegno può cambiare in modo sensibile. Nei punti di raccordo con la viabilità o con altri itinerari è opportuno seguire la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata.

Il percorso non presenta, per classificazione, difficoltà alpinistiche, ma resta necessario considerare stagione, fondo, pioggia, eventuale fango e disponibilità di acqua. Nei tratti di crinale o più esposti il meteo può incidere rapidamente; nei boschi, invece, foglie e terreno umido possono rendere insidiose le discese. La funzione del sentiero è soprattutto quella di garantire continuità alla rete: una caratteristica che lo rende particolarmente utile per costruire anelli e traversate senza perdere il riferimento ai nodi ufficiali.

Elementi notevoli

  • Sentiero 46, riferimento ufficiale della rete escursionistica.
  • Pontenano
  • Fonte allo Squarto
  • Sentiero 44
  • Sentiero 00-CT
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Sentiero 44 (AR)

 
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Sentiero 42c (AR)

 
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Sentiero 42b (AR)

 
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Sentiero 42a (AR)

 

Sentiero 42A collega il Sentiero 42 presso Fonte del Duca con il Rifugio Buiti. Lo sviluppo è di circa 6.5 km e le quote sono comprese indicativamente fra 737 e 1469 metri. È un raccordo montano con forte sviluppo altimetrico, che collega la direttrice del 42 a un importante punto d’appoggio della parte alta. Il profilo altimetrico e la posizione geografica definiscono un percorso coerente con la rete escursionistica del territorio aretino.

Dalla partenza, il Sentiero 42 presso Fonte del Duca, il sentiero segue la morfologia locale alternando strade rurali, piste forestali e tratti più strettamente escursionistici. La progressione mantiene una direttrice continua verso il settore di arrivo; nei tratti di fondovalle prevalgono coltivi e nuclei abitati, mentre con l’aumento della quota diventano più frequenti boschi e dorsali.

Nella parte centrale il percorso acquista il carattere più rappresentativo. Il progressivo aumento di quota porta dai versanti boscati alle fasce più elevate; il rifugio costituisce un riferimento utile per itinerari che proseguono verso la dorsale. Gli incroci con gli altri sentieri numerati sono punti essenziali per l’orientamento e consentono di inserire il tracciato in itinerari più ampi, senza perdere la continuità della rete.

Avvicinandosi a il Rifugio Buiti, il profilo segue con coerenza la morfologia del settore finale. La differenza fra quota minima e massima incide direttamente sull’impegno, soprattutto quando la salita o la discesa è concentrata in pochi chilometri. Nei tratti più elevati è necessario considerare anche vento, nebbia, neve o rapido peggioramento del tempo.

La classificazione escursionistica resta il riferimento tecnico generale, ma la difficoltà percepita dipende da sviluppo, dislivello, condizioni del fondo e verso di marcia. Dove la numerazione storica è stata aggiornata, è opportuno seguire la segnaletica più recente e utilizzare cartografia coerente con il catasto attuale.

Elementi notevoli

  • Sentiero 42, asse dal quale si stacca il raccordo.
  • Fonte del Duca, riferimento dell’estremo iniziale.
  • Boschi del Pratomagno, ambiente attraversato durante la salita.
  • Rifugio Buiti, punto di arrivo.
  • Sentiero 42A CAI Arezzo, raccordo ufficiale della rete.
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Sentiero 42 (AR)

 

Sentiero 42 collega località Strada, all’innesto con il Sentiero 26 con la Croce di Pratomagno e il Sentiero di crinale. Lo sviluppo è di circa 14.1 km e le quote sono comprese indicativamente fra 380 e 1574 metri. È una lunga ascensione dal Casentino alla vetta simbolo del Pratomagno, con oltre mille metri di escursione altimetrica. Il profilo altimetrico e la posizione geografica definiscono un percorso coerente con la rete escursionistica del territorio aretino.

Dalla partenza, località Strada, all’innesto con il Sentiero 26, il sentiero segue la morfologia locale alternando strade rurali, piste forestali e tratti più strettamente escursionistici. La progressione mantiene una direttrice continua verso il settore di arrivo; nei tratti di fondovalle prevalgono coltivi e nuclei abitati, mentre con l’aumento della quota diventano più frequenti boschi e dorsali.

Nella parte centrale il percorso acquista il carattere più rappresentativo. La parte finale raggiunge le praterie sommitali e la Croce di Pratomagno, dove il percorso si innesta sull’asse principale di crinale; lunghezza e dislivello richiedono una buona preparazione. Gli incroci con gli altri sentieri numerati sono punti essenziali per l’orientamento e consentono di inserire il tracciato in itinerari più ampi, senza perdere la continuità della rete.

Avvicinandosi a la Croce di Pratomagno e il Sentiero di crinale, il profilo segue con coerenza la morfologia del settore finale. La differenza fra quota minima e massima incide direttamente sull’impegno, soprattutto quando la salita o la discesa è concentrata in pochi chilometri. Nei tratti più elevati è necessario considerare anche vento, nebbia, neve o rapido peggioramento del tempo.

La classificazione escursionistica resta il riferimento tecnico generale, ma la difficoltà percepita dipende da sviluppo, dislivello, condizioni del fondo e verso di marcia. Dove la numerazione storica è stata aggiornata, è opportuno seguire la segnaletica più recente e utilizzare cartografia coerente con il catasto attuale.

Elementi notevoli

  • Località Strada, settore di partenza.
  • Sentiero 26, collegamento della rete casentinese.
  • Boschi del Pratomagno, ambiente dominante nella parte centrale.
  • Croce di Pratomagno, riferimento sommitale.
  • Sentiero 42 CAI Arezzo, collegamento ufficiale verso la dorsale.
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Sentiero 41 (AR)

 

Sentiero 41 / 941 collega San Giustino Valdarno con il crinale del Pratomagno presso Fonte Archese. Lo sviluppo è di circa 4.4 km e le quote sono comprese indicativamente fra 315 e 794 metri. È una salita breve ma continua dal margine del Valdarno alle pendici del Pratomagno. Il profilo altimetrico e la posizione geografica definiscono un percorso coerente con la rete escursionistica del territorio aretino.

Dalla partenza, San Giustino Valdarno, il sentiero segue la morfologia locale alternando strade rurali, piste forestali e tratti più strettamente escursionistici. La progressione mantiene una direttrice continua verso il settore di arrivo; nei tratti di fondovalle prevalgono coltivi e nuclei abitati, mentre con l’aumento della quota diventano più frequenti boschi e dorsali.

Nella parte centrale il percorso acquista il carattere più rappresentativo. Dopo Ca’ di Vestro il bosco lascia a tratti spazio a punti panoramici sul Valdarno; la salita prosegue fino all’innesto con la direttrice di crinale. Gli incroci con gli altri sentieri numerati sono punti essenziali per l’orientamento e consentono di inserire il tracciato in itinerari più ampi, senza perdere la continuità della rete.

Avvicinandosi a il crinale del Pratomagno presso Fonte Archese, il profilo segue con coerenza la morfologia del settore finale. La differenza fra quota minima e massima incide direttamente sull’impegno, soprattutto quando la salita o la discesa è concentrata in pochi chilometri. Nei tratti più elevati è necessario considerare anche vento, nebbia, neve o rapido peggioramento del tempo.

La classificazione escursionistica resta il riferimento tecnico generale, ma la difficoltà percepita dipende da sviluppo, dislivello, condizioni del fondo e verso di marcia. Dove la numerazione storica è stata aggiornata, è opportuno seguire la segnaletica più recente e utilizzare cartografia coerente con il catasto attuale.

Elementi notevoli

  • San Giustino Valdarno, punto di partenza.
  • Ca’ di Vestro, riferimento intermedio.
  • Strada panoramica del Pratomagno, attraversata nella parte alta.
  • Fonte Archese, settore del crinale di arrivo.
  • Sentiero CAI 941, numerazione attuale del percorso storico 41.
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Sentiero 40 (AR)

 
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Sentiero 4_1 (AR)

 
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Sentiero 39 (AR)

 

Sentiero 39 / 939 collega Terranuova Bracciolini con Fonte Archese sul crinale del Pratomagno. Il tracciato sviluppa circa 16.1 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 154 e 851 metri. È una lunga ascesa dal fondovalle alla montagna, passando attraverso pianura, collina e bosco. La successione delle quote e la continuità del percorso ne chiariscono bene la funzione all’interno della rete escursionistica del Valdarno e del Pratomagno.

Seguendo l’ordine del percorso, la partenza avviene da Terranuova Bracciolini. Il primo tratto si inserisce nel paesaggio locale attraverso strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco, con pendenze che variano in relazione alle dorsali e agli impluvi. Nei settori più bassi sono frequenti coltivi, oliveti e nuclei abitati; salendo aumentano progressivamente le superfici boscate.

La parte centrale è quella in cui il sentiero mostra maggiormente il proprio ruolo di collegamento. Gli incroci con altri itinerari CAI permettono di costruire traversate e anelli più lunghi, mentre i cambi di pendenza seguono la morfologia naturale senza deviazioni estranee alla direttrice principale. Dove il fondo passa da strada bianca a sentiero, soprattutto dopo piogge, l’attenzione deve aumentare.

Avvicinandosi a Fonte Archese sul crinale del Pratomagno, il percorso assume il carattere del settore finale. La differenza fra la quota minima e quella massima è significativa e, anche quando il dislivello netto sembra moderato, i saliscendi possono aumentare l’impegno effettivo. Il passaggio dalla Pieve di Gropina a Faeto segna la transizione dalle aree coltivate ai boschi che precedono la dorsale.

La classificazione escursionistica è coerente con il tipo di terreno, ma tempi e fatica dipendono dalla lunghezza, dal verso di percorrenza e dalle condizioni stagionali. È opportuno seguire la segnaletica aggiornata soprattutto dove la numerazione storica è stata sostituita dalle attuali serie 300 o 900 della Sezione CAI Valdarno Superiore.

Elementi notevoli

  • Terranuova Bracciolini, punto di partenza.
  • Pieve di Gropina, importante emergenza storico-architettonica lungo il percorso.
  • Faeto, borgo intermedio.
  • Fonte Archese, punto di arrivo sul crinale.
  • Sentiero CAI 939, numerazione attuale del percorso storico 39.
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Sentiero 38 (AR)

 

Sentiero 38 collega Carda con il Sentiero 00 di crinale a sud di Cima Bottigliana. Il tracciato sviluppa circa 7.0 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 695 e 1338 metri. È una lunga salita dal versante casentinese alla dorsale del Pratomagno, con dislivello importante ma distribuito su più chilometri. La successione delle quote e la continuità del percorso ne chiariscono bene la funzione all’interno della rete escursionistica del Valdarno e del Pratomagno.

Seguendo l’ordine del percorso, la partenza avviene da Carda. Il primo tratto si inserisce nel paesaggio locale attraverso strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco, con pendenze che variano in relazione alle dorsali e agli impluvi. Nei settori più bassi sono frequenti coltivi, oliveti e nuclei abitati; salendo aumentano progressivamente le superfici boscate.

La parte centrale è quella in cui il sentiero mostra maggiormente il proprio ruolo di collegamento. Gli incroci con altri itinerari CAI permettono di costruire traversate e anelli più lunghi, mentre i cambi di pendenza seguono la morfologia naturale senza deviazioni estranee alla direttrice principale. Dove il fondo passa da strada bianca a sentiero, soprattutto dopo piogge, l’attenzione deve aumentare.

Avvicinandosi a il Sentiero 00 di crinale a sud di Cima Bottigliana, il percorso assume il carattere del settore finale. La differenza fra la quota minima e quella massima è significativa e, anche quando il dislivello netto sembra moderato, i saliscendi possono aumentare l’impegno effettivo. Il tratto finale raggiunge quote superiori ai 1.300 metri, dove vento, nebbia o neve possono incidere molto sulla percorrenza.

La classificazione escursionistica è coerente con il tipo di terreno, ma tempi e fatica dipendono dalla lunghezza, dal verso di percorrenza e dalle condizioni stagionali. È opportuno seguire la segnaletica aggiornata soprattutto dove la numerazione storica è stata sostituita dalle attuali serie 300 o 900 della Sezione CAI Valdarno Superiore.

Elementi notevoli

  • Carda, punto di partenza.
  • Versante casentinese del Pratomagno, ambiente attraversato.
  • Cima Bottigliana, riferimento della dorsale.
  • Sentiero 00, collegamento sommitale.
  • Sentiero 38 CAI Arezzo, percorso ufficiale fra Carda e il crinale.
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Sentiero 37 (AR)

 
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Sentiero 36 (AR)

 

Sentiero 36 collega Carda con il Sentiero 00 di crinale a nord di Cima Bottigliana. Il tracciato sviluppa circa 5.7 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 696 e 1442 metri. È una salita di montagna netta, con oltre settecento metri di differenza fra le quote estreme. La successione delle quote e la continuità del percorso ne chiariscono bene la funzione all’interno della rete escursionistica del Valdarno e del Pratomagno.

Seguendo l’ordine del percorso, la partenza avviene da Carda. Il primo tratto si inserisce nel paesaggio locale attraverso strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco, con pendenze che variano in relazione alle dorsali e agli impluvi. Nei settori più bassi sono frequenti coltivi, oliveti e nuclei abitati; salendo aumentano progressivamente le superfici boscate.

La parte centrale è quella in cui il sentiero mostra maggiormente il proprio ruolo di collegamento. Gli incroci con altri itinerari CAI permettono di costruire traversate e anelli più lunghi, mentre i cambi di pendenza seguono la morfologia naturale senza deviazioni estranee alla direttrice principale. Dove il fondo passa da strada bianca a sentiero, soprattutto dopo piogge, l’attenzione deve aumentare.

Avvicinandosi a il Sentiero 00 di crinale a nord di Cima Bottigliana, il percorso assume il carattere del settore finale. La differenza fra la quota minima e quella massima è significativa e, anche quando il dislivello netto sembra moderato, i saliscendi possono aumentare l’impegno effettivo. Alle quote superiori il bosco si dirada e il clima può cambiare rapidamente rispetto al paese di partenza.

La classificazione escursionistica è coerente con il tipo di terreno, ma tempi e fatica dipendono dalla lunghezza, dal verso di percorrenza e dalle condizioni stagionali. È opportuno seguire la segnaletica aggiornata soprattutto dove la numerazione storica è stata sostituita dalle attuali serie 300 o 900 della Sezione CAI Valdarno Superiore.

Elementi notevoli

  • Carda, borgo di partenza sul versante casentinese.
  • Boschi del Pratomagno, ambiente dominante durante la salita.
  • Cima Bottigliana, riferimento della parte alta.
  • Sentiero 00, direttrice di crinale raggiunta dal percorso.
  • Sentiero 36 CAI Arezzo, collegamento ufficiale fra Carda e la dorsale.
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Sentiero 35 (AR)

 
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Sentiero 33 (AR)

 

Sentiero 33 / 933 collega San Giovenale con Loro Ciuffenna. Il tracciato sviluppa circa 21.3 km e si muove fra quote approssimativamente comprese tra 265 e 873 metri. È uno dei collegamenti più lunghi del Pratomagno valdarnese e attraversa ambienti collinari e montani molto diversi. La successione delle quote e la continuità del percorso ne chiariscono bene la funzione all’interno della rete escursionistica del Valdarno e del Pratomagno.

Seguendo l’ordine del percorso, la partenza avviene da San Giovenale. Il primo tratto si inserisce nel paesaggio locale attraverso strade rurali, mulattiere o sentieri di bosco, con pendenze che variano in relazione alle dorsali e agli impluvi. Nei settori più bassi sono frequenti coltivi, oliveti e nuclei abitati; salendo aumentano progressivamente le superfici boscate.

La parte centrale è quella in cui il sentiero mostra maggiormente il proprio ruolo di collegamento. Gli incroci con altri itinerari CAI permettono di costruire traversate e anelli più lunghi, mentre i cambi di pendenza seguono la morfologia naturale senza deviazioni estranee alla direttrice principale. Dove il fondo passa da strada bianca a sentiero, soprattutto dopo piogge, l’attenzione deve aumentare.

Avvicinandosi a Loro Ciuffenna, il percorso assume il carattere del settore finale. La differenza fra la quota minima e quella massima è significativa e, anche quando il dislivello netto sembra moderato, i saliscendi possono aumentare l’impegno effettivo. La lunghezza superiore ai venti chilometri rende essenziale una corretta gestione di tempi, acqua e ore di luce.

La classificazione escursionistica è coerente con il tipo di terreno, ma tempi e fatica dipendono dalla lunghezza, dal verso di percorrenza e dalle condizioni stagionali. È opportuno seguire la segnaletica aggiornata soprattutto dove la numerazione storica è stata sostituita dalle attuali serie 300 o 900 della Sezione CAI Valdarno Superiore.

Elementi notevoli

  • San Giovenale, estremità settentrionale del percorso.
  • Pian di Scò e Pulicciano, territori interessati dalla lunga traversata.
  • Crinale del Cocollo, settore montano intermedio.
  • Loro Ciuffenna, centro raggiunto all’estremo opposto.
  • Sentiero CAI 933, numerazione attuale del percorso storico 33.
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Sentiero 32 (AR)

 
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Sentiero 30 (AR)

 
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Sentiero 29a (AR)

 
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Sentiero 28 (AR)

 

Sentiero 28 viene percorso qui dal Varco di Reggello, sul crinale del Pratomagno, verso La Treggiaia nel territorio di Montemignaio. Lo sviluppo è di circa 5,5 km e la quota scende da oltre 1.350 metri a circa 840 metri, con una perdita di quota continua che attraversa il versante casentinese del massiccio.

Dal Varco di Reggello il sentiero lascia il crinale e si immerge quasi subito nel bosco. La prima parte scende fra faggi e abetine, seguendo una direttrice ben riconoscibile verso il Casentino. Il cambio di ambiente rispetto alle praterie sommitali è rapido e la pendenza richiede attenzione, in particolare su fondo bagnato o coperto di foglie.

Procedendo verso valle si incontrano riferimenti storici della rete forestale come Casa al Vento e la zona della Sorgente Cerchiaia. Questi punti segnano il passaggio fra fasce altitudinali differenti e testimoniano l’antico utilizzo delle vie che collegavano i paesi casentinesi con i valichi del Pratomagno.

La parte finale perde ancora quota fino al settore della Treggiaia, dove il Sentiero 28 si raccorda con il Sentiero 27. L’arrivo intorno agli 840 metri conclude una discesa di oltre cinquecento metri; nel verso opposto il percorso costituisce una salita sostenuta verso il Varco di Reggello.

Il tracciato è escursionistico e la sua funzione principale è mettere in comunicazione Montemignaio con la dorsale. Pur non essendo lungo, il dislivello è significativo: tempi e impegno devono quindi essere valutati considerando anche le condizioni del bosco e il possibile clima più severo del crinale.

Elementi notevoli

  • Sentiero 28 CAI Arezzo, collegamento fra La Treggiaia e il Varco di Reggello.
  • Varco di Reggello, valico di partenza nel verso considerato.
  • Casa al Vento, riferimento della parte alta.
  • Sorgente Cerchiaia, punto naturale del versante.
  • La Treggiaia, innesto con il Sentiero 27.
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Sentiero 24 (AR)

 

Sentiero 24, oggi CAI 924, sale dalla Maestà delle Forche in località Trappola fino al crinale del Pratomagno nei pressi del Monte Lori. È un percorso relativamente breve, di circa 4,2 km, che passa da poco meno di 900 metri a oltre 1.300 metri, concentrando quindi un dislivello significativo in uno sviluppo contenuto.

Dalla Trappola il sentiero imbocca inizialmente una strada forestale e si addentra nel bosco. La pendenza aumenta progressivamente mentre castagni, faggi e abetine accompagnano la salita. Il carattere è subito montano, anche se il punto di partenza si trova ancora sul versante valdarnese e non sulla dorsale principale.

Un riferimento importante è la Casetta del Bercio, attorno ai 1.070 metri. Da qui il percorso continua a salire e raggiunge la strada panoramica del Pratomagno. Oltre l’attraversamento il bosco si dirada, compaiono rocce affioranti e la vegetazione lascia progressivamente spazio alle praterie sommitali.

L’ultimo tratto porta sul crinale nei pressi del Monte Lori, a circa 1.300 metri. L’uscita dal bosco apre ampie visuali sul Valdarno e permette di innestarsi sul sentiero di dorsale, proseguendo verso le altre cime del Pratomagno. Nel verso opposto la discesa è breve ma sostenuta e richiede attenzione sul fondo ripido.

Il percorso è classificato E e non presenta normalmente difficoltà tecniche rilevanti, ma la pendenza è consistente. La presenza di una fonte nella parte iniziale e il collegamento diretto fra Trappola e crinale ne fanno un itinerario molto funzionale per anelli e traversate sul massiccio.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 924, numerazione attuale del percorso storico 24.
  • Maestà delle Forche – Trappola, punto di partenza.
  • Casetta del Bercio, riferimento intermedio del percorso.
  • Strada panoramica del Pratomagno, attraversata prima del tratto sommitale.
  • Monte Lori, riferimento del crinale di arrivo.
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Sentiero 23 (AR)

 

Sentiero 23, corrispondente all’attuale CAI 923, viene percorso qui dal crinale del Pratomagno, nei pressi di Poggio Masserecci, verso Loro Ciuffenna. Lo sviluppo è di circa 10,1 km e la quota scende da oltre 1.500 metri a poco più di 300 metri: una lunga traversata di versante nella quale il dislivello, più della difficoltà tecnica, determina l’impegno complessivo.

Dalla dorsale sommitale il percorso abbandona le praterie aperte del Pratomagno e inizia una discesa marcata. I primi tratti, esposti alle condizioni meteorologiche del crinale, lasciano gradualmente spazio al bosco; la vegetazione diventa più fitta e il fondo alterna sentiero, rocce affioranti e tratti forestali. La vista sul Valdarno accompagna soprattutto le sezioni più alte.

Più in basso il sentiero raggiunge la zona della Trappola e della Maestà delle Forche, uno dei nodi principali della rete locale. Il CAI segnala lungo questo itinerario antiche maestà, piccoli edifici devozionali che testimoniano l’uso storico delle vie di attraversamento del Pratomagno. Poco oltre, il percorso incontra il sistema del Borro della Contea e prosegue fra castagni, faggi e roverelle.

La discesa continua verso il paesaggio collinare di Loro Ciuffenna, dove boschi e oliveti si alternano alle prime aree abitate. L’arrivo a Loro Ciuffenna conclude una perdita di quota superiore ai mille metri. Nel verso opposto il 923 rappresenta una delle salite classiche dal Valdarno al crinale e richiede un impegno fisico considerevole.

Il sentiero è classificato E. La lunghezza e soprattutto il dislivello rendono necessaria una buona gestione dei tempi; dopo piogge o con fogliame bagnato i tratti ripidi nel bosco possono risultare scivolosi. Le vecchie cartografie possono riportare il numero 23, mentre la numerazione attuale della Sezione CAI Valdarno Superiore è 923.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 923, numerazione attuale del percorso storico 23.
  • Crinale del Pratomagno, settore di partenza presso Poggio Masserecci.
  • Maestà delle Forche – Trappola, nodo intermedio della rete.
  • Borro della Contea, elemento naturale attraversato nella discesa.
  • Loro Ciuffenna, centro storico raggiunto all’estremo inferiore.
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Sentiero 22 (AR)

 

Sentiero 22, oggi numerato 922 dalla Sezione CAI Valdarno Superiore, viene percorso dal crinale del Pratomagno presso Cima Bottigliana verso la zona della Trappola. È un itinerario breve, di circa 3,1 km, ma concentra una perdita di quota superiore ai cinquecento metri, passando da circa 1.430 a meno di 900 metri.

Il tratto iniziale si trova nell’ambiente aperto del crinale, dove la vegetazione è bassa e le visuali si estendono sul Valdarno. Subito dopo il sentiero entra nel bosco e comincia a scendere con maggiore decisione. Rocce affioranti e pendenze marcate rendono questa parte più impegnativa rispetto alla modesta lunghezza complessiva.

Durante la discesa il percorso attraversa la strada panoramica del Pratomagno e incontra la zona della Fonte delle Merlaie, segnalata dal CAI come punto d’acqua. Il bosco è formato soprattutto da faggi, castagni, roverelle e nuclei di abete, con un cambiamento progressivo della vegetazione man mano che diminuisce la quota.

La parte finale raggiunge la Maestà delle Forche, nel settore della Trappola. Qui il 922 si collega alla rete dei sentieri che scendono verso Loro Ciuffenna o risalgono nuovamente al crinale. Percorso in senso opposto, il tracciato diventa una salita breve ma molto sostenuta verso Bottigliana.

La classificazione E non deve far sottovalutare la forte pendenza. In discesa il fondo può risultare scivoloso, soprattutto con foglie bagnate; in salita è necessario un buon ritmo per affrontare il dislivello concentrato. La vecchia numerazione 22 può comparire ancora in alcune cartografie, mentre la scheda CAI aggiornata utilizza 922.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 922 – Bottigliana.
  • Cima Bottigliana, riferimento del crinale superiore.
  • Strada panoramica del Pratomagno, attraversata durante la discesa.
  • Fonte delle Merlaie, punto d’acqua indicato lungo il percorso.
  • Maestà delle Forche – Trappola, settore dell’estremo inferiore.
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Sentiero 21 (AR)

 
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Sentiero 20 (AR)

 

Sentiero 20 del Pratomagno, oggi numerato 920 dalla Sezione CAI Valdarno Superiore, viene percorso qui dal Varco alla Vetrice verso Castelfranco di Sopra. Il tracciato misura circa 10,1 km e scende da oltre 1.440 metri a circa 300 metri, con più di mille metri di differenza altimetrica fra i due estremi.

La partenza si colloca sul crinale del Pratomagno, in un ambiente aperto e panoramico. Dai prati sommitali il sentiero imbocca il versante valdarnese e comincia una lunga discesa, inizialmente attraverso vegetazione bassa e poi nel bosco. Il cambio di ambiente è rapido e accompagna la forte perdita di quota.

Più in basso il percorso segue la dorsale del Montrago e antiche vie di comunicazione che mettevano in relazione il Valdarno con il Casentino. Il CAI Valdarno Superiore collega questo itinerario alla memoria della cosiddetta Via Abaversa, una direttrice storica di attraversamento del Pratomagno. I boschi di castagno e faggio sostituiscono gradualmente le praterie di quota.

La discesa prosegue verso Pulicciano e quindi verso la periferia di Castelfranco di Sopra. L’arrivo a quote collinari conclude una traversata altimetrica molto netta. Nel verso opposto il Sentiero 920 rappresenta una delle salite più lunghe dal Valdarno al crinale e richiede un impegno fisico considerevole.

Il percorso è classificato E. La difficoltà principale è il dislivello, unito alla lunghezza e alla possibile scivolosità dei tratti boschivi. Le cartografie meno recenti possono riportare ancora il numero 20, mentre la numerazione aggiornata della Sezione Valdarno Superiore utilizza 920.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 920, numerazione attuale del percorso.
  • Varco alla Vetrice, valico sul crinale del Pratomagno.
  • Montrago, dorsale attraversata nella discesa.
  • Pulicciano, borgo del versante valdarnese.
  • Castelfranco di Sopra, riferimento dell’estremo inferiore.
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Sentiero 19 (AR)

 

Sentiero 19, oggi ricondotto nella numerazione CAI del Pratomagno al 919, viene percorso qui dal settore del Varco di Gastra verso La Canova. Il tracciato misura circa 10,6 km e scende dalle quote di crinale, prossime ai 1.380 metri, fino a poco meno di 400 metri. La differenza altimetrica è quindi molto marcata e definisce un itinerario di collegamento fra la montagna del Pratomagno e il Valdarno.

Dalla parte alta il percorso lascia il crinale e si porta sul versante occidentale, entrando rapidamente nel bosco. La discesa è lunga e continua, anche se intervallata da brevi tratti meno pendenti. L’ambiente cambia con la quota: dalle faggete e dalle fasce montane si passa gradualmente ai castagneti e quindi al paesaggio collinare, con una transizione evidente fra il Pratomagno sommitale e le aree abitate del fondovalle.

Nella sezione centrale il sentiero segue antiche direttrici di collegamento fra i paesi del Valdarno e i valichi della montagna. Il carattere storico della rete è particolarmente leggibile proprio in questi tratti, dove mulattiere e piste forestali riprendono percorsi utilizzati per secoli per il trasporto di legname, carbone e prodotti agricoli. La pendenza resta l’elemento principale da valutare, soprattutto in discesa su fondo umido.

Procedendo verso La Canova la quota diminuisce sensibilmente e il paesaggio si apre. Il sentiero si avvicina alle aree collinari del versante valdarnese, mantenendo una direzione coerente e senza deviazioni estranee al percorso principale. Nel verso opposto, da La Canova verso il crinale, lo stesso tracciato diventa una salita lunga e fisicamente impegnativa.

Classificato E, il percorso non presenta per definizione difficoltà alpinistiche, ma richiede allenamento per l’entità del dislivello. La numerazione storica 19 e quella attuale 919 possono comparire in cartografie di epoche diverse: sul terreno è quindi opportuno fare riferimento alla segnaletica aggiornata della Sezione CAI Valdarno Superiore.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 919, numerazione attuale del percorso storico 19.
  • Varco di Gastra, settore di crinale da cui prende avvio il tracciato nel verso considerato.
  • Boschi del Pratomagno, ambiente prevalente della lunga discesa.
  • La Canova, riferimento dell’estremo inferiore.
  • Valdarno Superiore, territorio verso cui il sentiero scende.
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Sentiero 10 (AR)

 
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