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Sentiero 871 (AR)

 

Sentiero 871 collega Monteromano, all’innesto con il Sentiero 7 con Monte Luccio, all’innesto con il Sentiero 17 e sviluppa circa 3.4 km. Le quote comprese fra circa 524 e 925 metri delineano una salita breve e marcata nel settore del Sasso di Simone. La classificazione E è coerente con il carattere generale del percorso, mentre l’impegno reale dipende dalla combinazione fra lunghezza, pendenza e condizioni del fondo.

Seguendo l’ordine del tracciato, la partenza avviene da Monteromano, all’innesto con il Sentiero 7. Il percorso lascia progressivamente la viabilità ordinaria e si inserisce nel paesaggio locale attraverso mulattiere, strade rurali o sentieri forestali. Le variazioni di quota seguono dorsali e valloni senza deviazioni estranee alla direttrice principale, rendendo leggibile la progressione verso il settore di arrivo.

Nella parte centrale emergono gli elementi più caratteristici del territorio. Nei settori montani prevalgono faggete, castagneti e abetine, mentre nelle aree collinari acquistano maggiore importanza poderi, coltivi, vigneti e piccoli nuclei storici. Gli incroci con altri itinerari costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di costruire anelli o traversate più lunghe.

L’ultimo tratto conduce a Monte Luccio, all’innesto con il Sentiero 17. La differenza tra la quota minima e quella massima è di circa 401 metri, ma il dislivello effettivo può essere superiore per effetto dei saliscendi. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo: una discesa lunga può trasformarsi in una salita impegnativa pur mantenendo invariata la difficoltà tecnica generale.

La percorrenza richiede comunque una valutazione preventiva di meteo, stagione e stato del fondo. Nei boschi l’umidità può rendere scivolosi i tratti ripidi, mentre sulle dorsali vento e nebbia possono ridurre la visibilità. Ai bivi è opportuno seguire la segnaletica aggiornata e, nelle aree protette, verificare eventuali indicazioni dell’ente gestore.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 865 (AR)

 

Sentiero 865 collega Petrella Massana, all’innesto con il Sentiero 61 con Colcellalto, all’innesto con il Sentiero 17 e sviluppa circa 4.5 km. Le quote comprese fra circa 800 e 988 metri delineano una traversata di media montagna fra due rami della rete del Sasso di Simone. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Petrella Massana, all’innesto con il Sentiero 61. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Colcellalto, all’innesto con il Sentiero 17. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 188 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

Elementi notevoli

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Sentiero 861c (AR)

 

Sentiero 861C collega Case Barboni con Casa del Re e sviluppa circa 1.9 km. Le quote comprese fra circa 840 e 1012 metri delineano un raccordo di versante fra due nuclei della rete escursionistica del Sasso di Simone. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Case Barboni. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Casa del Re. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 172 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

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  • Case Barboni
  • Casa del Re
  • Riserva Naturale Regionale Sasso di Simone
  • rete CAI
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Sentiero 861b (AR)

 

Sentiero 861B collega Sentiero 861 con Sentiero 861 e sviluppa circa 1.6 km. Le quote comprese fra circa 989 e 1057 metri delineano un breve raccordo ad anello interno alla rete del Sasso di Simone. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Sentiero 861. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Sentiero 861. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 68 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

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  • Sentiero 861
  • Sasso di Simone
  • boschi della riserva
  • Alta Valmarecchia
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Sentiero 861 (AR)

 

Sentiero 861 collega Sestino con Sasso di Simone, all’innesto con il Sentiero 17 e sviluppa circa 10.6 km. Le quote comprese fra circa 469 e 1084 metri delineano una lunga salita dal paese di Sestino al complesso del Sasso di Simone. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Sestino. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Sasso di Simone, all’innesto con il Sentiero 17. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 615 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

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  • Sestino
  • Sasso di Simone
  • Riserva Naturale Regionale Sasso di Simone
  • Sentiero 17
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Sentiero 829 (AR)

 

Sentiero 829 collega Case Il Monte con Poggio delle Ciabattine e sviluppa circa 4.2 km. Le quote comprese fra circa 939 e 1103 metri delineano una traversata di quota con dislivello moderato e andamento ondulato. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Case Il Monte. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Poggio delle Ciabattine. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 164 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

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Sentiero 817b (AR)

 

Sentiero 817B collega Casa del Re con innesto con il Sentiero 817 e sviluppa circa 1.9 km. Le quote comprese fra circa 840 e 1076 metri delineano un breve raccordo di versante nel settore del Sasso di Simone. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Casa del Re. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge innesto con il Sentiero 817. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 236 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

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  • Casa del Re
  • Sasso di Simone
  • Sentiero 817
  • Riserva Naturale Regionale Sasso di Simone
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Sentiero 817 (AR)

 

Sentiero 817 collega Sestino con Badia Tedalda e sviluppa circa 27.4 km. Le quote comprese fra circa 477 e 1157 metri delineano una lunga traversata appenninica fra due centri dell’Alta Valtiberina, con numerosi saliscendi e lunghi tratti isolati. La classificazione E descrive il livello tecnico generale, mentre l’impegno effettivo dipende soprattutto da lunghezza, pendenze e continuità dello sforzo.

Seguendo l’ordine reale del percorso, la partenza avviene da Sestino. Il primo tratto entra gradualmente nel paesaggio appenninico, alternando strade rurali, piste forestali e sentieri. La progressione segue con coerenza la morfologia dei versanti: nei settori più bassi sono più frequenti nuclei abitati e aree aperte, mentre salendo aumentano boschi, dorsali e ambienti meno antropizzati.

La parte centrale svolge soprattutto una funzione di collegamento all’interno della rete escursionistica. Gli innesti con altri sentieri numerati consentono di prolungare l’itinerario verso i crinali o di costruire anelli più articolati. Dove il percorso attraversa boschi fitti, la percezione della pendenza può essere maggiore e il fondo può rimanere umido a lungo; sui tratti più aperti diventano invece più evidenti le relazioni fra i rilievi della Valtiberina e le dorsali appenniniche.

Nella parte finale il sentiero raggiunge Badia Tedalda. L’escursione altimetrica fra la quota minima e quella massima è di circa 680 metri, ma i saliscendi possono aumentare il dislivello realmente percorso. Nel verso opposto cambia soprattutto la distribuzione dello sforzo, mentre resta invariata la funzione di connessione fra i due estremi e fra le reti locali.

Per la percorrenza conviene valutare attentamente meteo, stagione e condizioni del fondo. Nei settori più isolati è utile considerare anche la disponibilità d’acqua e le ore di luce, mentre nelle aree protette devono essere rispettate le eventuali indicazioni degli enti gestori. Ai bivi, la segnaletica bianco-rossa e la numerazione aggiornata costituiscono il riferimento principale.

Nel quadro della rete escursionistica locale, il percorso acquista valore soprattutto come elemento di continuità territoriale. La relazione fra fondovalle, versanti e dorsali permette di leggere il paesaggio come un sistema unitario, nel quale sentieri storici, viabilità forestale e piccoli nuclei abitati si intrecciano senza soluzione di continuità. Questa funzione di collegamento è particolarmente importante quando l’itinerario viene inserito in una traversata o in un anello più ampio, perché consente di modulare lunghezza e dislivello sfruttando gli innesti con i percorsi vicini e mantenendo una progressione coerente sul territorio.

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  • Sestino
  • Badia Tedalda
  • dorsali appenniniche
  • Riserva del Sasso di Simone
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Sentiero 807 (AR)

 

Sentiero 807 collega Sestino con Monte Luccio, sviluppandosi per circa 16.0 km. Le quote comprese fra circa 477 e 1327 metri delineano una lunga traversata di montagna fra il territorio di Sestino e le quote di crinale. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Sestino. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Monte Luccio. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 850 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

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Sentiero 805c (AR)

 

Sentiero 805C collega l’innesto con il Sentiero 61 con Ville di Sopra, sviluppandosi per circa 2.4 km. Le quote comprese fra circa 642 e 867 metri delineano un breve collegamento di versante con dislivello concentrato. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da l’innesto con il Sentiero 61. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Ville di Sopra. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 225 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

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Sentiero 805b (AR)

 

Sentiero 805B collega Cella di San Cristoforo, lungo la SP49 con Romituccio, all’innesto con il Sentiero 861, sviluppandosi per circa 3.4 km. Le quote comprese fra circa 589 e 868 metri delineano una salita breve di collegamento dalla viabilità locale alla rete montana. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Cella di San Cristoforo, lungo la SP49. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Romituccio, all’innesto con il Sentiero 861. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 279 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

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Sentiero 805a (AR)

 

Sentiero 805A collega Casa Serra di Battiroli con Poggio delle Campane, all’innesto con il Sentiero 865, sviluppandosi per circa 6.2 km. Le quote comprese fra circa 654 e 1062 metri delineano un raccordo di versante con salita prevalente verso le quote superiori. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Casa Serra di Battiroli. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Poggio delle Campane, all’innesto con il Sentiero 865. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 408 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

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Sentiero 805 (AR)

 

Sentiero 805 collega Sestino con Monte Maggiore, all’innesto con il Sentiero 00, sviluppandosi per circa 19.8 km. Le quote comprese fra circa 481 e 1384 metri delineano una lunga traversata montana verso il cuore dell’Alpe della Luna. Il percorso è classificato E e attraversa un settore appenninico nel quale la rete escursionistica mette in relazione la Valtiberina, l’Alpe della Luna e i crinali di confine.

Seguendo l’ordine reale del tracciato, la partenza avviene da Sestino. Il primo tratto entra progressivamente in un ambiente di boschi, strade forestali e antiche vie di collegamento. La morfologia è articolata: dorsali secondarie, impluvi e valloni determinano cambi di pendenza frequenti, mentre alle quote superiori prevalgono faggete e tratti di crinale con visuali più ampie.

La parte centrale evidenzia il ruolo del sentiero all’interno della rete. Gli innesti con altri itinerari CAI consentono di costruire traversate più lunghe fra Sansepolcro, Badia Tedalda, Sestino e la dorsale appenninica. Nell’area dell’Alpe della Luna il paesaggio è dominato da boschi continui e rilievi poco antropizzati; i punti di riferimento sono soprattutto passi, poggi, rifugi e incroci con il sentiero 00.

Nella parte finale il percorso raggiunge Monte Maggiore, all’innesto con il Sentiero 00. La differenza fra quota minima e massima, pari a circa 903 metri, va considerata insieme ai saliscendi intermedi, che possono aumentare sensibilmente il dislivello effettivo. Nel verso opposto cambia la distribuzione dello sforzo, ma resta invariata la funzione del collegamento fra fondovalle, versanti e crinale.

L’isolamento di alcuni settori richiede una pianificazione accurata. È opportuno verificare meteo, ore di luce, disponibilità d’acqua e condizioni dei guadi, soprattutto dopo periodi piovosi. La segnaletica CAI e la cartografia aggiornata sono essenziali ai bivi; nelle aree protette devono inoltre essere rispettate le disposizioni dell’ente gestore.

Dal punto di vista della continuità territoriale, questo collegamento è utile perché mette in relazione quote e ambienti differenti senza ridursi alla sola viabilità ordinaria. Il cambiamento altimetrico si accompagna a una progressiva variazione del paesaggio: nei settori più bassi restano più evidenti strade rurali, nuclei abitati e aree coltivate, mentre salendo acquistano maggiore peso boschi, versanti e direttrici di crinale. Gli innesti agli estremi assumono quindi il valore di veri nodi della rete, particolarmente importanti quando il sentiero viene inserito in un anello o in una traversata di più lunga percorrenza.

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Sentiero 391 (AR)

 
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Sentiero 390d (AR)

 
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Sentiero 390 (AR)

 
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Sentiero 17_2 (AR)

 
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Sentiero 119b (AR)

 

Sentiero 119B collega Sentiero 17 sul versante orientale del Sasso Simone con Sentiero 119 sul versante settentrionale del Sasso Simone. Lo sviluppo è di circa 1.3 km e il percorso si mantiene fra quote approssimativamente comprese tra 1068 e 1139 metri. Il carattere generale è quello di un breve raccordo di montagna che aggira il Sasso Simone nel bosco, con un andamento che riflette in modo netto la morfologia del territorio attraversato.

Il tracciato prende avvio da Sentiero 17 sul versante orientale del Sasso Simone e segue una progressione continua verso il settore di arrivo. Nella prima parte il percorso si inserisce nella rete locale attraverso strade poderali, piste forestali o sentieri, secondo il contesto, lasciando gradualmente la viabilità principale e acquistando un carattere più escursionistico.

La sezione centrale mette in evidenza il rapporto fra il sentiero e il paesaggio: i cambi di quota non sono casuali, ma seguono dorsali, impluvi e passaggi naturali. Quando il percorso interseca altri itinerari numerati, questi bivi costituiscono nodi essenziali per l’orientamento e permettono di combinare il tracciato con traversate più ampie senza perdere la continuità della rete.

Avvicinandosi a Sentiero 119 sul versante settentrionale del Sasso Simone, il profilo altimetrico accompagna l’ingresso nell’ultimo settore. La differenza fra la quota minima, circa 1068 metri, e quella massima, circa 1139 metri, aiuta a leggere l’impegno complessivo: sui percorsi di collina prevalgono saliscendi distribuiti, mentre nei collegamenti montani la pendenza può concentrarsi in pochi chilometri.

L’itinerario conserva soprattutto un valore di connessione territoriale. I centri abitati, le strade storiche, le aree naturali e gli innesti CAI incontrati lungo il cammino non sono elementi separati, ma parti di una stessa trama escursionistica. Percorrere il sentiero nel verso opposto può modificare in modo sensibile la percezione dello sforzo, in particolare nei tratti con forte dislivello.

Per la percorrenza sono da considerare stagione, stato del fondo e condizioni meteorologiche, oltre alla disponibilità d’acqua nei tratti più isolati. Nei settori con molti incroci conviene affidarsi alla segnaletica escursionistica e alla cartografia aggiornata; nelle aree protette valgono inoltre le eventuali regole di accesso stabilite dagli enti gestori.

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Sentiero 115_1 (AR)

 
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