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Grande Escursione Appenninica

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Cammino Di San Bartolomeo Variante Di San Marcello

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Cammino Di San Bartolomeo Variante Di Poggione

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Cammino Di San Bartolomeo Tappa 5

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Cammino Di San Bartolomeo Tappa 4

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Cammino Di San Bartolomeo Tappa 3

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Sentiero 143A (BO)

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Sentiero MGB (BO)

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Sentiero 205 (BO)

 
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Sentiero 175 (BO)

 
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Sentiero 167 (BO)

 
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Sentiero 159 (BO)

 
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Sentiero 143 (BO)

 
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Sentiero 438a (PO)

 

Il sentiero segue uno dei settori idrograficamente più importanti della montagna pratese. Da Ponte di Taglianico raggiunge le sorgenti del Bisenzio, passa dal Mulino dell’Almanacco e risale per Vespaio e Fosso delle Barbe fino al Passo degli Acquiputoli.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Ponte di Taglianico il percorso raggiunge Sorgenti del Bisenzio; seguono Mulino dell’Almanacco, Poggio di Vespaio, Cascina di Vespaio, Fosso delle Barbe, prima dell’arrivo a Passo degli Acquiputoli. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Sorgenti del Bisenzio e Passo degli Acquiputoli. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Passo degli Acquiputoli lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Ponte di Taglianico, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Ponte di Taglianico
  • Sorgenti del Bisenzio
  • Cascina di Vespaio
  • Passo degli Acquiputoli
  • Mulino dell’Almanacco
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Sentiero 430a (PO)

 

Il raccordo parte da Casetta Alteta, intercetta il bivio per gli Acquiputoli e raggiunge il Passo degli Acquiputoli. La sua funzione è abbreviare il collegamento fra Spedaletto e la dorsale alta.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Dal punto di avvio, Casetta Alteta, il cammino si dirige verso bivio per gli Acquiputoli e quindi verso Passo degli Acquiputoli. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Casetta Alteta e Passo degli Acquiputoli appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

La conclusione a Passo degli Acquiputoli lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Casetta Alteta, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Passo degli Acquiputoli
  • Casetta Alteta
  • bivio per gli Acquiputoli
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Sentiero 430 (PO)

 

Da Spedaletto il percorso passa per Casetta Alteta e la Fonte dell’Alteta prima di raggiungere il Passo degli Acandoli. È un accesso diretto dal settore della Limentra al nodo di crinale fra Javello e Acquerino.

Il Monte Javello forma una cerniera fra Monteferrato e Acquerino-Cantagallo. Castagneti e faggete rivestono gran parte dei versanti, interrotti da fonti, radure e piccoli passi. La rete dei sentieri segue dorsali e antichi collegamenti fra Vaiano, Schignano, Migliana e l’alta Val di Bisenzio, così che anche i raccordi più brevi hanno una funzione precisa nel passaggio fra un versante e l’altro.

Tra Cascina di Spedaletto e Passo degli Acandoli il sentiero è scandito da Casetta Alteta, Fonte dell’Alteta. Non sono semplici nomi di contorno: indicano i cambi di versante, gli attraversamenti e i nodi della rete che danno forma al percorso. La lettura del tracciato risulta quindi legata a luoghi concreti e riconoscibili.

La direttrice si appoggia a una dorsale boscosa nella quale i punti di passaggio sono soprattutto fonti, selle e tabernacoli. Cascina di Spedaletto e Passo degli Acandoli appartengono a due settori diversi della stessa montagna; il sentiero li unisce sfruttando i corridoi più naturali del Javello e offrendo diversi innesti con la rete dell’alta Val di Bisenzio.

Salendo verso il Javello, il paesaggio delle colline pratesi acquista progressivamente carattere montano. I nuclei rurali si diradano, mentre diventano più frequenti boschi, sorgenti e valichi. Tabernacoli e toponimi devozionali ricordano l’uso storico di queste vie, percorse per lavoro, transumanza locale e collegamenti fra le comunità dell’alta valle.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Cascina di Spedaletto a Passo degli Acandoli mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Cascina di Spedaletto
  • Fonte dell’Alteta
  • Passo degli Acandoli
  • Casetta Alteta
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Sentiero 417c (PO)

 

Il collegamento tra Ospedale e la Linea Obici di Culipiana appartiene alla fitta rete di raccordi dell’Acquerino-Cantagallo. Il suo interesse è soprattutto funzionale: consente di passare dal settore di Ospedale alla dorsale di Culipiana senza lunghe deviazioni.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, Ospedale, il cammino si dirige verso Linea Obici di Culipiana. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Linea Obici di Culipiana e Linea Obici di Culipiana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Più che per un singolo panorama, il sentiero si distingue per la concatenazione di luoghi che attraversa. Da Ospedale a Linea Obici di Culipiana mette in relazione ambienti e quote diverse senza uscire dal corridoio geografico indicato dai suoi toponimi; per questo si integra con naturalezza nei percorsi vicini.

Elementi notevoli

  • Linea Obici di Culipiana
  • Ospedale
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Sentiero 417 (PO)

 

Dal Monachino il percorso raggiunge Ponte Secco, entra nel settore della Sella della Scavata e prosegue alla Fonte di Lavacchio. La Foce di Cerbiancana è il punto finale sul crinale, da cui partono ulteriori collegamenti verso Monte Bucciana e Fregionaia.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Santo Stefano al Monachino il percorso raggiunge Monachino; seguono Ponte Secco, Sella della Scavata, Fonte di Lavacchio, prima dell’arrivo a Foce di Cerbiancana. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Monachino e Foce di Cerbiancana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Foce di Cerbiancana lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Santo Stefano al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Ponte Secco
  • Fonte di Lavacchio
  • Santo Stefano al Monachino
  • Monachino
  • Sella della Scavata
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Sentiero 415a (PO)

 

Da Spedaletto il sentiero attraversa Cascina Burraia e sale per Pian Trogoli e Pian Cassai. La discesa finale conduce alla Madonna di Santo Stefano, sopra il Monachino, creando un collegamento diretto fra il crinale di Spedaletto e la Limentra.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

La direzione di marcia è leggibile senza ambiguità: da Cascina di Spedaletto si passa per Cascina Burraia; poi Pian Trogoli; poi Pian Cassai, fino a Madonna di Santo Stefano al Monachino. Ogni punto svolge una funzione concreta di orientamento e permette di distinguere questo itinerario dai molti raccordi vicini, particolarmente fitti nel comprensorio pratese.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Cascina Burraia e Madonna di Santo Stefano al Monachino. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, Madonna di Santo Stefano al Monachino, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Cascina di Spedaletto con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Cascina di Spedaletto
  • Cascina Burraia
  • Pian Trogoli
  • Pian Cassai
  • Madonna di Santo Stefano al Monachino
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Sentiero 413b (PO)

 

Dall’antenna degli Acquiputoli il raccordo attraversa il Pratone e raggiunge L’Uccelliera. È un passaggio alto, interno alla rete di crinale che collega Acquiputoli, Culipiana e i sentieri diretti verso Spedaletto.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Dal punto di avvio, Antenna degli Acquiputoli, il cammino si dirige verso Pratone e quindi verso L’Uccelliera. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Pratone e L’Uccelliera. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Il punto di arrivo, L’Uccelliera, chiarisce la funzione territoriale del percorso: mettere in comunicazione Antenna degli Acquiputoli con la rete superiore. È un ruolo particolarmente evidente nei tratti in cui i toponimi intermedi coincidono con passi, fonti o nuclei rurali, cioè con luoghi storicamente scelti come punti di sosta e di transito.

Elementi notevoli

  • Antenna degli Acquiputoli
  • Pratone
  • L’Uccelliera
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Sentiero 413a (PO)

 

Il raccordo nasce presso la postazione della Linea Gotica e attraversa Pian de’ Trogoli fino al bivio che consente di scendere verso Ponte a Rigoli. La brevità del tracciato è compensata dal ruolo di connessione fra il costone di Spedaletto e la valle della Limentra.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

Dal punto di avvio, postazione della Linea Gotica, il cammino si dirige verso Pian de’ Trogoli e quindi verso bivio per Ponte a Rigoli. La brevità rende particolarmente chiara la funzione del tracciato: non una traversata autonoma, ma un raccordo capace di cucire due rami della rete senza introdurre deviazioni o passaggi estranei al territorio attraversato.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Pian de’ Trogoli e bivio per Ponte a Rigoli. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Arrivando a bivio per Ponte a Rigoli, il sentiero non si esaurisce in un punto isolato: qui la rete prosegue verso altri itinerari del settore. La relazione con postazione della Linea Gotica e con i passaggi intermedi rende questo percorso utile per costruire traversate più ampie, ma anche leggibile come itinerario autonomo quando la sua lunghezza lo consente.

Elementi notevoli

  • postazione della Linea Gotica
  • Pian de’ Trogoli
  • bivio per Ponte a Rigoli
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Sentiero 413 (PO)

 

Dalla Cascina di Spedaletto il percorso raggiunge una postazione della Linea Gotica, poi L’Uccelliera e Culipiana. Il tratto alto corre sullo spartiacque: da una parte il bacino del Bisenzio, dall’altra quello della Limentra.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Cascina di Spedaletto il percorso raggiunge postazione della Linea Gotica; seguono L’Uccelliera, prima dell’arrivo a Culipiana. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come postazione della Linea Gotica e Culipiana. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a Culipiana lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Cascina di Spedaletto, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Cascina di Spedaletto
  • postazione della Linea Gotica
  • Culipiana
  • L’Uccelliera
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Sentiero 119a (PO)

 

Dal Monachino la salita per Case Pavoni e Lastruccia è breve ma concentrata e termina sul crinale al collegamento con il 111. CAI Prato ha pubblicato il 3 agosto 2026 un avviso di chiusura del 119A per dissesto idrogeologico: prima di programmare l’escursione è quindi necessario verificare l’eventuale riapertura.

La montagna fra Cantagallo, Monachino e Spedaletto conserva una rete di cascine, fonti, ponti e mulattiere legata agli usi forestali e rurali. A questa stratificazione si aggiungono le testimonianze della Linea Gotica, ancora leggibili in alcuni punti del crinale. Il risultato è un territorio in cui elementi naturali e tracce storiche compaiono lungo lo stesso sistema di percorsi, senza bisogno di deviazioni artificiali.

Da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino il percorso raggiunge Case Pavoni; seguono Lastruccia, prima dell’arrivo a innesto con il sentiero 111. Questa sequenza è importante perché descrive il reale sviluppo dell’itinerario e non soltanto i suoi estremi: il sentiero attraversa nodi precisi della rete, utili sia per l’orientamento sia per comprendere il rapporto fra i diversi versanti.

Su questo itinerario la presenza di boschi e acque non è un motivo paesaggistico generico: è direttamente legata ai riferimenti di percorso come Case Pavoni e innesto con il sentiero 111. I tratti di fondovalle seguono incisioni e corsi d’acqua, mentre i passaggi più alti cercano selle e costoni. Ne deriva un andamento tipicamente appenninico, con cambi di quota concentrati nei collegamenti fra valle e spartiacque.

Nel sistema Acquerino-Cantagallo il bosco è l’elemento dominante, ma non uniforme: faggete alle quote maggiori, castagneti e formazioni miste più in basso, radure presso cascine e valichi. I torrenti della Limentra e del Bisenzio, con i loro fossi laterali, incidono profondamente i versanti. Molti sentieri sfruttano proprio questi corridoi naturali per passare dal fondovalle allo spartiacque.

La conclusione a innesto con il sentiero 111 lascia il camminatore dentro una rete già strutturata di sentieri e raccordi. La partenza da Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino, invece, appartiene a un diverso livello del territorio: il percorso funziona dunque come una vera cerniera fra due ambiti, non come una semplice deviazione locale.

Elementi notevoli

  • Tabernacolo Fratelli Turchi al Monachino
  • Case Pavoni
  • Lastruccia
  • innesto con il sentiero 111
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Sentiero 143A (PT)

Il sentiero 143A – Mulattiera di Granaglione, Variante C (Monte Cocomero) è un itinerario escursionistico dell’Appennino tosco-emiliano che collega le pendici del Monte Lucci all’abitato di Vizzero, attraversando il settore montano compreso tra le valli del Randaragna e dell’Orsigna. Il percorso si sviluppa per circa 4,7 km, con difficoltà E (Escursionistico), e presenta un andamento caratteristico: una prima salita verso il Monte Cocomero, seguita da una lunga discesa attraverso i boschi che sovrastano Vizzero. L’itinerario appartiene al sistema di collegamenti storicamente legati alla Mulattiera di Granaglione, antica direttrice di comunicazione tra il territorio di Porretta Terme e quello di Pracchia.

La partenza si trova sul versante del Monte Lucci, in corrispondenza dell’innesto con il percorso della Mulattiera di Granaglione, a circa 1.060 metri di quota. Da qui il sentiero procede inizialmente verso ovest, risalendo il fianco montuoso attraverso un ambiente prevalentemente forestale. La salita segue un tracciato articolato, con cambi di direzione e tratti più sostenuti, guadagnando progressivamente quota fino a raggiungere il settore settentrionale del Monte Cocomero. Questo rilievo, caratterizzato da due sommità che superano i 1.400 metri, occupa una posizione significativa nello spartiacque tra il bacino del torrente Randaragna e quello dell’Orsigna, lungo il confine tra Emilia-Romagna e Toscana.

Il tratto più elevato dell’itinerario si sviluppa in prossimità del Monte Cocomero, raggiungendo circa 1.360 metri senza salire sulla cima principale. Qui si incontra il collegamento con il sentiero 143, che prosegue verso il Passo del Termine e le dorsali dell’Appennino pistoiese. La montagna presenta pendii ripidi e ampie superfici boscate, con affioramenti di arenaria tipici di questo settore appenninico. La posizione del rilievo, tra il versante emiliano del Randaragna e quello toscano dell’Orsigna, permette di riconoscere l’articolazione delle vallate circostanti, soprattutto nei punti in cui la vegetazione lascia spazio alla visuale.

Superato il settore del Monte Cocomero, il percorso cambia nettamente direzione e inizia a perdere quota verso sud, seguendo la dorsale che scende in direzione di Poggio Mengone. Questa parte dell’itinerario attraversa boschi montani nei quali si incontrano anche conifere provenienti da interventi di rimboschimento. La discesa presenta pendenze variabili e attraversa un ambiente più raccolto rispetto alla parte alta, con tratti nei quali la vegetazione può rendere meno evidente il passaggio. Il territorio conserva le caratteristiche del paesaggio forestale dell’alto Appennino, dove vecchie vie di collegamento, sentieri di crinale e percorsi utilizzati per le attività agro-silvo-pastorali formano una rete strettamente legata agli insediamenti montani.

Scendendo ulteriormente, il sentiero raggiunge il settore delle Case Mengaia, piccolo nucleo rurale situato sui pendii sovrastanti Vizzero. In questa fascia altimetrica il bosco montano lascia progressivamente spazio a castagneti e aree segnate dalla presenza storica dell’uomo. La parte conclusiva attraversa il sistema di viabilità minore che collega le borgate della montagna di Granaglione, avvicinandosi alle case di Vizzero. L’abitato è formato da diversi piccoli nuclei distribuiti lungo i versanti, testimonianza di un’organizzazione insediativa legata alla coltivazione del castagno, allo sfruttamento del bosco e ai collegamenti tra le due regioni.

L’arrivo è presso Vizzero, a circa 780 metri di altitudine, dove il paesaggio forestale si apre sul piccolo insediamento montano. Tra gli elementi caratteristici della località figurano la chiesa di San Michele Arcangelo e un antico lavatoio con fontana, testimonianze della vita comunitaria delle borgate. La variante permette di collegare il sistema di sentieri del Monte Lucci e del Monte Cocomero con la viabilità storica di Vizzero, offrendo un attraversamento significativo del territorio di confine tra l’Appennino bolognese e quello pistoiese. Per la presenza di tratti boscosi ripidi e possibili difficoltà di individuazione del percorso, è opportuno verificare preventivamente le condizioni di percorribilità e della segnaletica.

Elementi notevoli

  • Monte Lucci – Rilievo appenninico sul cui versante si trova l’innesto iniziale del percorso, in collegamento con il sistema storico della Mulattiera di Granaglione.
  • Monte Cocomero – Montagna dello spartiacque tosco-emiliano, con due sommità superiori ai 1.400 metri. Il sentiero ne attraversa il settore sottostante la cima, raggiungendo il collegamento con il percorso 143.
  • Poggio Mengone – Rilievo boscoso lungo la dorsale che scende dal Monte Cocomero verso Vizzero, caratterizzato dalla presenza di vegetazione forestale e rimboschimenti di conifere.
  • Case Mengaia – Piccolo insediamento rurale sulle pendici sovrastanti Vizzero, rappresentativo del sistema di case sparse e antiche attività montane del territorio.
  • Vizzero – Borgata montana dell’area di Granaglione, situata nei pressi del confine regionale, con nuclei abitativi storicamente legati alla castanicoltura e all’economia del bosco.
  • Chiesa di San Michele Arcangelo e lavatoio di Vizzero – Elementi del patrimonio storico e rurale dell’abitato, legati alla vita religiosa e comunitaria della montagna.
  • Rete escursionistica del CAI Porretta Terme – Sistema di percorsi dell’alto Appennino bolognese che comprende i collegamenti tra Monte Cocomero, Vizzero e la storica Mulattiera di Granaglione.
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Sentiero E (PT)

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Sentiero 430a (PT)

 
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Sentiero 430 (PT)

 
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Sentiero 413 (PT)

 
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Sentiero 225 (PT)

 
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