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Cammino Dei Tre Villaggi

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Sentiero Pian del Vescovo (VT)

Il Sentiero Pian del Vescovo sviluppa circa 8 km nel territorio di Blera, con quote comprese fra circa 190 e 270 metri. La geometria interessa integralmente il sistema archeologico e paesaggistico posto a ovest del borgo e risulta coerente con l’itinerario comunale dedicato alla necropoli di Pian del Vescovo.

Il percorso lascia il settore di Blera e scende verso il fondovalle seguendo la rete di sentieri che collega l’abitato al fiume Biedano. La progressione conduce alla viabilità storica della Via Clodia e al Ponte della Rocca, costruito nel settore della grande necropoli rupestre.

Superato il ponte si raggiunge Pian del Vescovo, dove il pendio tufaceo ospita una delle maggiori concentrazioni di tombe dell’area blerana. Le fonti comunali descrivono tumuli sul pianoro e monumenti funerari rupestri disposti su più ordini, comprese tombe a dado e sepolture che riproducono forme dell’architettura domestica.

Il sentiero continua nel sistema delle vie cave e dei percorsi di fondovalle, alternando tratti boscosi e risalite verso il pianoro. L’andamento complessivo è quello di un circuito articolato, con dislivelli modesti ma ripetuti, prima del ritorno nel settore di Blera.

L’interesse del percorso è soprattutto archeologico e territoriale: la necropoli non è un elemento semplicemente vicino, ma costituisce il fulcro della geometria. Nei tratti prossimi al Biedano e nelle vie incise il fondo può essere scivoloso con terreno bagnato.

Elementi notevoli

  • Blera – centro di riferimento del circuito.
  • Pian del Vescovo – grande necropoli rupestre etrusca.
  • Fiume Biedano – corso d’acqua che struttura il fondovalle.
  • Via Clodia – antica direttrice viaria.
  • Ponte della Rocca – ponte storico presso la necropoli.
  • tombe a dado – monumenti funerari caratteristici dell’area.
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Sentiero Petrolo (VT)

Il Sentiero Petrolo è un circuito di circa 5,8 km nel territorio di Blera, con quote comprese indicativamente fra 190 e 260 metri. Il percorso ruota attorno allo sperone di Petrolo, settore dell’antico abitato blerano, e si inserisce nel sistema di vie storiche, necropoli e forre che circonda il centro.

Dal margine di Blera il sentiero raggiunge il settore di Petrolo, identificato dalle fonti comunali come una parte rilevante dell’antico insediamento. Il pianoro conserva il rapporto diretto fra la rupe abitata e le valli che la delimitano, elemento fondamentale per comprendere la forma storica del borgo.

Il circuito prosegue lungo strade sterrate e sentieri che scendono nel bosco verso il sistema della Via Clodia. Le quote si abbassano fino a poco meno di 200 metri, entrando nell’ambiente più fresco delle incisioni vallive prima di tornare sui pianori tufacei.

Nella seconda parte il percorso risale verso Blera e si ricongiunge al settore di partenza. La configurazione ad anello permette di osservare Petrolo da più lati e di leggere la continuità fra l’antico abitato, la viabilità rupestre e il paesaggio funerario etrusco circostante.

È un itinerario breve ma denso di riferimenti archeologici. Nei tratti di bosco e lungo le discese verso il fondovalle occorre considerare la possibile presenza di fango e fondo scivoloso, soprattutto nei mesi più umidi.

Elementi notevoli

  • Blera – centro storico di riferimento.
  • Petrolo – settore dell’antico abitato.
  • Via Clodia – asse storico del territorio blerano.
  • pianori tufacei – elemento morfologico caratteristico del circuito.
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Sentiero Civitella Cesi (VT)

Il Sentiero Civitella Cesi è un percorso ad anello di circa 7 km nel territorio di Blera, con quote comprese fra circa 130 e 200 metri. La geometria coincide sostanzialmente con l’itinerario promosso dal Comune di Blera e si sviluppa nel paesaggio rurale e naturalistico che circonda il piccolo borgo di Civitella Cesi.

Il circuito prende avvio nel settore del fontanile del Lavatoio e segue inizialmente una strada vicinale. Il percorso procede attraverso la campagna, raggiungendo la viabilità che mette in comunicazione Civitella Cesi con il sistema del Parco Naturale Regionale Marturanum e con gli altri itinerari della rete locale.

Entrando nel borgo, il sentiero raggiunge Piazza del Castello e il centro storico di Civitella Cesi, insediamento raccolto su uno sperone tufaceo. Il territorio circostante conserva una forte continuità fra paesaggio agrario, boschi e aree archeologiche, caratteristiche tipiche di questo settore della Tuscia.

Dalla parte abitata il percorso scende nuovamente lungo la strada comunale e raggiunge l’accesso al percorso naturalistico dell’area protetta di San Giovenale e Civitella Cesi. La geometria torna quindi verso il punto iniziale, completando l’anello.

Il sentiero ha un profilo altimetrico contenuto ma attraversa fondi diversi e settori che possono risentire della vegetazione stagionale. La sua funzione è soprattutto quella di collegare il borgo con la rete naturalistica e archeologica del territorio blerano.

Elementi notevoli

  • Civitella Cesi – borgo centrale dell’itinerario.
  • Fontanile del Lavatoio – riferimento della partenza.
  • Piazza del Castello – nodo del centro storico.
  • Area di San Giovenale e Civitella Cesi – settore naturalistico collegato dal percorso.
  • Parco Naturale Regionale Marturanum – rete escursionistica connessa all’itinerario.
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Sentiero Cava Buia (VT)

Il Sentiero Cava Buia è un itinerario ad anello di circa 3 km nel territorio di Blera, con quote comprese indicativamente fra 210 e 280 metri. Il percorso coincide per posizione e configurazione con l’itinerario ufficialmente descritto dal Comune, che collega il centro storico con il sistema della Via Clodia, del Biedano e della Cava Buia.

Dal settore centrale di Blera il sentiero scende lungo le Piagge verso il fondovalle. La prima parte raggiunge l’antica Via Clodia e il Ponte del Diavolo, manufatto che permette di superare l’incisione del Biedano e costituisce uno dei riferimenti principali della rete archeologica locale.

Superato il ponte, il percorso risale verso la Fontana di San Sensia e prosegue in direzione del ponte moderno sul Biedano. Un breve tratto lungo la viabilità provinciale precede la deviazione per Via di Agri e l’ingresso nella Strada della Cava Buia, dove il paesaggio torna ad assumere il carattere delle vie incise nel banco tufaceo.

La Cava Buia conduce nuovamente verso il settore basso dell’abitato, fino alla Chiesa della Fontanella. Da qui il sentiero risale verso Blera, chiudendo un circuito breve ma molto articolato per la successione di elementi archeologici, viabilità storica e ambienti di forra.

L’itinerario permette di leggere in pochi chilometri la stretta relazione fra l’insediamento di Blera e il paesaggio rupestre circostante. Nei tratti incassati e prossimi al Biedano il fondo può risultare umido o scivoloso dopo le precipitazioni.

Elementi notevoli

  • Blera – borgo da cui prende avvio il circuito.
  • Via Clodia – antica strada attraversata nella prima parte.
  • Ponte del Diavolo – ponte storico sul sistema del Biedano.
  • Fontana di San Sensia – riferimento lungo la risalita.
  • Cava Buia – via incisa che caratterizza il percorso.
  • Chiesa della Fontanella – elemento della parte conclusiva.
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Sentiero 141c (VT)

 

Il sentiero 141C è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 1.3 km. La geometria si mantiene fra circa 295 e 377 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Villa San Giovanni in Tuscia e procede verso santuario rupestre di Demetra. Il raccordo si dirige verso il settore archeologico intercettato anche dal 126A e termina presso il sito cultuale rupestre dedicato a Demetra. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge santuario rupestre di Demetra e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • santuario rupestre di Demetra
  • sentiero 126A
  • Macchia delle Valli
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Sentiero 141b (VT)

 

Il sentiero 141B è un percorso della rete escursionistica del Viterbese con sviluppo di circa 1.66 km. La geometria si mantiene fra circa 283 e 337 metri di quota e, per posizione, lunghezza e andamento, risulta compatibile con la corrispondente traccia pubblicata dal CAI di Viterbo. L’itinerario ha carattere prevalentemente escursionistico e mette in relazione viabilità rurale, boschi e nodi della rete sentieristica locale.

Seguendo l’ordine delle coordinate, il percorso prende avvio da Villa San Giovanni in Tuscia e procede verso sentiero 126A. Il breve raccordo esce dal territorio dell’abitato e raggiunge l’asse del 126A, che attraversa la Macchia delle Valli e collega Monte Panese al Cammino Tuscia 103. L’andamento altimetrico accompagna il passaggio fra i diversi ambienti senza modificare la funzione principale del sentiero, che resta quella di collegamento territoriale.

Nella parte centrale il tracciato conserva una relazione diretta con gli elementi documentati dalle fonti ufficiali e realmente compatibili con la geometria. Nei settori sterrati o boscati il fondo può cambiare sensibilmente con pioggia e umidità; dove il percorso utilizza o attraversa strade carrabili è necessaria la normale attenzione al traffico locale.

La parte finale raggiunge sentiero 126A e completa il collegamento con gli altri itinerari della rete. Lo sviluppo complessivo e le quote rilevate permettono di leggere il sentiero come una traversata o un raccordo coerente, senza ricorrere a punti d’interesse esterni al suo effettivo sviluppo.

Nel complesso l’itinerario offre una lettura concreta del paesaggio della Tuscia: il suo interesse deriva dalla continuità fra ambiente naturale, insediamenti storici e rete escursionistica. Prima della percorrenza è comunque opportuno verificare le condizioni aggiornate del sentiero, soprattutto dopo periodi di maltempo.

Elementi notevoli

  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • sentiero 126A
  • Macchia delle Valli
  • rete CAI di Vetralla
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Sentiero 141a (VT)

 

Il sentiero 141A è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.08 km. Il percorso si mantiene fra circa 301 e 342 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Villa San Giovanni in Tuscia. Da qui il sentiero procede attraverso il paesaggio tufaceo a ovest dell’abitato, in direzione del sistema di Marturanum, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il 141A è documentato dal CAI come collegamento da Villa San Giovanni in Tuscia a Valle Cappellana, dove la rete si connette al 138C verso Marturanum. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge Valle Cappellana. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Villa San Giovanni in Tuscia
  • Valle Cappellana
  • area delle tombe etrusche
  • sentiero 138C
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Sentiero 141 (VT)

 

Il sentiero 141 è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.86 km. Il percorso si mantiene fra circa 242 e 339 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Blera. Da qui il sentiero procede attraverso la campagna tufacea e il sistema di vie rurali fra i due centri, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il CAI censisce il 141 come collegamento fra Villa San Giovanni in Tuscia e Blera; lungo la direttrice sono presenti vie cave e testimonianze rupestri coerenti con il paesaggio archeologico locale. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge Villa San Giovanni in Tuscia. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Blera
  • via cava etrusca
  • territorio delle necropoli rupestri
  • Villa San Giovanni in Tuscia
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Sentiero 139g (VT)

 
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Sentiero 139f (VT)

 

Il sentiero 139F – Monti Paganelli è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.52 km. Il percorso si mantiene fra circa 444 e 590 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di rete 139 nel territorio di Vejano. Da qui il sentiero procede attraverso il settore dei Monti Paganelli, con un profilo ondulato e prevalentemente boscoso, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il nome Monti Paganelli è quello adottato dalla scheda ufficiale CAI; la lunghezza pubblicata, circa 2,53 km, coincide con la geometria disponibile. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge raccordo con la rete 139. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Monti Paganelli
  • Vejano
  • sentiero 139
  • boschi dei Monti Sabatini settentrionali
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Sentiero 139e (VT)

 

Il sentiero 139E è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.45 km. Il percorso si mantiene fra circa 337 e 538 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di settore alto della rete 139. Da qui il sentiero procede attraverso i versanti boscati e rurali prossimi a Vejano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. La denominazione ufficiale CAI associa il 139E a Sant’Orsio e al sentiero 139; sviluppo e geometria del batch coincidono sostanzialmente con la traccia pubblicata. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge Sant’Orsio e sentiero 139. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Sant’Orsio
  • Vejano
  • sentiero 139
  • rete CAI locale
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Sentiero 139c (VT)

 

Il sentiero 139C è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 2.19 km. Il percorso si mantiene fra circa 324 e 445 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di settore di Quadrelli. Da qui il sentiero procede attraverso la campagna e i versanti a sud di Vejano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. La località Quadrelli è documentata dal CAI come nodo della rete collegato dal 139B al ramo 139C; geometria e posizione risultano compatibili con questa funzione. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge rete del sentiero 139. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Quadrelli
  • Vejano
  • sentiero 139B
  • rete del sentiero 139
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Sentiero 139b (VT)

 

Il sentiero 139B è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 1.9 km. Il percorso si mantiene fra circa 444 e 556 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di sentiero 139. Da qui il sentiero procede attraverso il settore rurale e boscoso a sud-ovest di Vejano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. Il CAI lo definisce esplicitamente come collegamento dal 139 alle località Pianelle, connessa al 139G, e Quadrelli, connessa al 139C. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge località Pianelle e Quadrelli. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • sentiero 139
  • località Pianelle
  • località Quadrelli
  • Vejano
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Sentiero 139 (VT)

 
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Sentiero 138c (VT)

 

Il sentiero CAI 138C è un breve itinerario di collegamento nell’area settentrionale del Parco Naturale Regionale Marturanum, tra il Cammino Tuscia 103, la Valle Cappellana e l’innesto con il sentiero CAI 141A diretto verso Villa San Giovanni in Tuscia. Il percorso si sviluppa per circa 1,7 km ed è classificato facile dalla sezione CAI di Viterbo. Le quote sono comprese indicativamente fra 327 e 415 metri: dopo un breve tratto iniziale con modeste ondulazioni, l’andamento diviene prevalentemente discendente verso Valle Cappellana.

Dal collegamento con il Cammino Tuscia 103, nella zona del Poggio delle Quercete, il sentiero procede inizialmente verso ovest attraverso il paesaggio rurale dell’entroterra viterbese. In questa prima parte si mantiene attorno ai 390 metri di quota e, dopo una breve perdita di quota, risale fino al punto più elevato dell’itinerario, poco sopra i 410 metri. Il tracciato svolge qui una funzione importante nella rete escursionistica locale: il CAI 103 è infatti uno degli assi di lunga percorrenza che attraversano il territorio del Parco Marturanum.

Superato il punto più alto, il percorso cambia progressivamente carattere e scende con maggiore continuità verso Valle Cappellana. Il paesaggio appartiene al tipico ambiente della Tuscia rupestre, modellato nei depositi vulcanici e inciso da fossi e valloni, dove strade rurali, sentieri e antichi percorsi mettono in comunicazione pianori e zone più profondamente incassate. La discesa conduce nell’area della necropoli etrusca di Valle Cappellana, settore archeologico legato al vasto sistema di testimonianze antiche conservato nel territorio di Barbarano Romano e del Parco.

Valle Cappellana conserva in particolare due monumentali sepolture a tumulo note come Tomba del Trono e Tomba Margareth. Quest’ultima, datata al periodo orientalizzante tra VII e VI secolo a.C., presenta un lungo dromos d’accesso e camere funerarie scavate nel tufo; all’interno sono riconoscibili elementi architettonici scolpiti, fra cui letti funerari e colonne di ordine dorico. Il sentiero attraversa questo settore archeologico e continua a perdere gradualmente quota, raggiungendo infine la zona di collegamento con il CAI 141A.

L’attuale CAI 138C termina in Valle Cappellana e non prosegue lungo il precedente tracciato verso la Cava delle Quercete e la forra del torrente Biedano: la prosecuzione è indicata dal CAI di Viterbo come non percorribile per ordinanza sindacale. L’itinerario va quindi considerato come un collegamento lineare fra la dorsale percorsa dal CAI 103 e Valle Cappellana, utile anche per raccordarsi con Villa San Giovanni in Tuscia. Pur nella sua breve estensione, riunisce paesaggio rurale, ambiente tufaceo e testimonianze archeologiche etrusche di particolare rilievo.

Elementi notevoli

  • Parco Naturale Regionale Marturanum: area protetta della Tuscia rupestre nella cui rete escursionistica si inserisce il sentiero.
  • Poggio delle Quercete: zona di collegamento con il Cammino Tuscia 103 e settore iniziale dell’itinerario.
  • Valle Cappellana: area archeologica attraversata dal percorso, caratterizzata dalla presenza di tombe etrusche monumentali.
  • Tomba Margareth: sepoltura etrusca a tumulo del periodo orientalizzante, con dromos e camere funerarie scolpite nel tufo.
  • Tomba del Trono: monumentale tomba etrusca di Valle Cappellana situata lungo il settore archeologico interessato dal sentiero.
  • Sentiero CAI 141A: collegamento escursionistico che dalla zona di Valle Cappellana conduce verso Villa San Giovanni in Tuscia.
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Sentiero 138b (VT)

 

Il sentiero 138B è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 3.96 km. Il percorso si mantiene fra circa 196 e 365 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Cammino Tuscia 103 nel Parco Marturanum. Da qui il sentiero procede attraverso strade sterrate e ambienti rurali del parco, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. La scheda CAI descrive il 138B come collegamento fra 103 e 105, in gran parte su comode strade sterrate all’interno del sistema di Marturanum. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge sentiero 105 presso Barbarano Romano. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Parco Marturanum
  • Cammino Tuscia 103
  • sentiero 105
  • Barbarano Romano
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Sentiero 138a (VT)

 

Il sentiero 138A è un itinerario lineare della rete escursionistica CAI della provincia di Viterbo, con uno sviluppo di circa 1.26 km. Il percorso si mantiene fra circa 268 e 345 metri di quota e attraversa un settore della Tuscia nel quale la morfologia vulcanica, i boschi e la viabilità rurale determinano il carattere dell’escursione. La geometria disponibile è coerente, per posizione e sviluppo, con la documentazione ufficiale utilizzata per identificarlo.

Seguendo l’ordine effettivo del percorso, la partenza è nel settore di Cammino Tuscia 103. Da qui il sentiero procede attraverso il margine del Parco Marturanum verso la forra del Biedano, alternando sterrate, tratti nel bosco e passaggi più aperti secondo la conformazione locale. Le variazioni di quota sono distribuite lungo l’intero sviluppo e permettono di leggere con continuità il passaggio fra pianori, versanti e incisioni vallive.

La parte centrale costituisce il tratto più rappresentativo dell’itinerario: il sentiero resta inserito nella rete CAI locale e mette in relazione elementi naturali e storici realmente pertinenti al suo sviluppo. È un raccordo breve ma importante per la rete del Parco Marturanum, utilizzabile per collegare il 103 con il sistema dei percorsi della forra. In presenza di fondo umido, soprattutto nei settori boscati o prossimi alle forre, sono opportune le normali cautele escursionistiche.

Nella parte finale il percorso raggiunge settore della forra del Biedano. L’arrivo completa un collegamento utile all’interno della rete provinciale e consente, dove previsto, di proseguire su altri sentieri senza uscire dalla maglia escursionistica documentata. Il profilo altimetrico conferma il carattere di traversata o raccordo del tracciato, più che quello di itinerario isolato.

Nel complesso il sentiero offre una lettura diretta del paesaggio della Tuscia, evitando deviazioni verso attrazioni estranee alla geometria. Il suo valore è soprattutto nella continuità fra ambiente, viabilità storica e collegamenti escursionistici, con una funzione territoriale ben riconoscibile all’interno della rete CAI.

Elementi notevoli

  • Cammino Tuscia 103
  • Parco Marturanum
  • forra del Biedano
  • rete sentieristica di Barbarano Romano
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Sentiero 131a (VT)

 

Il sentiero CAI 131A – Variante Francigena Clodia è un breve raccordo escursionistico dei Monti Sabatini, nel settore compreso tra Capranica e la valle del Mignone. Il percorso collega la Via Francigena con il sentiero CAI 131, che a sua volta mette in comunicazione la Francigena con la Via Clodia. La rete escursionistica CAI del Lazio lo classifica T – Turistico e gli attribuisce una lunghezza di circa 1,6 km, con soli 5 metri di salita e circa 50 metri di discesa nel senso di marcia verso il 131. Il tempo indicativo è di circa mezz’ora.

L’itinerario prende avvio a circa 447 metri di quota direttamente dalla Via Francigena. La funzione del 131A è quella di creare una variante di raccordo con la rete dei percorsi diretti verso la Via Clodia, mettendo così in relazione due importanti direttrici storiche della Tuscia. La Francigena, grande via medievale di pellegrinaggio verso Roma, attraversa questo territorio provenendo dal Viterbese e proseguendo verso Capranica e Sutri; la Clodia appartiene invece alla viabilità di origine romana dell’Etruria meridionale.

Dall’innesto con la Francigena il 131A procede inizialmente verso sud-est, perdendo quota con gradualità. Il tracciato attraversa un ambiente rurale collinare e non presenta forti pendenze: dai circa 447 metri della partenza scende progressivamente verso quote prossime ai 400 metri. La brevità e il limitato dislivello spiegano la classificazione turistica, mentre la documentazione della Rete Escursionistica del Lazio indica il percorso come non segnalato, elemento da tenere presente nell’individuazione del raccordo sul terreno.

Nella seconda parte il sentiero continua con andamento prevalentemente discendente, seguendo una direttrice abbastanza regolare verso il punto di incontro con il sentiero CAI 131. Non si tratta quindi di un itinerario autonomo ad anello, ma di un collegamento lineare concepito per integrare percorsi di maggiore sviluppo. Il 131 costituisce infatti l’asse escursionistico che attraversa il territorio tra la Via Clodia e Capranica, interessando anche il sistema della valle del Mignone.

Il 131A termina a circa 399 metri di quota confluendo nel sentiero 131. Da questo punto è possibile inserirsi nella traversata verso la Via Clodia oppure procedere in senso opposto verso Capranica e il raccordo principale con la Francigena. Il breve segmento assume così un significato soprattutto nella continuità della rete: consente di scegliere una diversa connessione fra antiche vie di percorrenza senza richiedere un’importante escursione altimetrica.

Nel complesso, il sentiero 131A è un raccordo breve e prevalentemente in discesa, caratterizzato più dalla propria funzione territoriale che da singole emergenze monumentali. Il suo elemento distintivo è il collegamento tra la Via Francigena e il sistema escursionistico del sentiero 131 – Via Clodia, nel paesaggio collinare e rurale della Tuscia meridionale.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 131A: raccordo turistico di circa 1,6 km tra la Via Francigena e il sentiero 131, con andamento prevalentemente discendente.
  • Via Francigena: grande itinerario storico europeo diretto a Roma, dal quale prende avvio il 131A.
  • Sentiero CAI 131: percorso raggiunto al termine del raccordo, diretto verso il sistema della Via Clodia e la valle del Mignone.
  • Via Clodia: antica strada romana dell’Etruria meridionale alla quale il 131A permette di collegarsi attraverso il sentiero 131.
  • Monti Sabatini: settore territoriale della rete escursionistica regionale nel quale è classificato il percorso.
  • Paesaggio rurale della Tuscia: ambiente collinare attraversato dal raccordo tra le due direttrici storiche.
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Sentiero 131 (VT)

 

Il sentiero CAI 131 è un itinerario escursionistico di collegamento tra la Via Francigena e la Via Clodia, attraverso il paesaggio rurale della Tuscia meridionale e la valle del Mignone. Il tracciato si sviluppa per circa 11 km ed è classificato E – Escursionistico. Nel senso di marcia considerato procede dal settore a nord di Capranica verso sud, in direzione del territorio di Oriolo Romano, con un profilo complessivamente poco accentuato: le quote si mantengono approssimativamente fra 350 e 415 metri, ma la successione di fossi, pianori e modesti rilievi determina frequenti saliscendi.

Dalla zona di innesto con la Via Francigena il percorso attraversa inizialmente un territorio collinare caratterizzato da strade rurali, terreni aperti e lembi di vegetazione. Il sentiero 131 è stato realizzato proprio con la funzione di raccordare due importanti direttrici storiche: la Francigena, che attraversa la Tuscia nel suo percorso verso Roma, e la Via Clodia, antica strada romana diretta verso i centri dell’Etruria meridionale. La sezione CAI delle Sorgenti del Mignone ha inaugurato nel 2021 questo collegamento tra Capranica e Oriolo Romano.

Procedendo verso sud il tracciato entra progressivamente nel sistema paesaggistico del fiume Mignone. L’andamento diviene più articolato in prossimità delle incisioni vallive, alternando brevi discese e successive risalite. Il Mignone costituisce l’elemento naturale più significativo dell’itinerario: il suo bacino attraversa un territorio prevalentemente rurale, nel quale boschi, pascoli, corsi d’acqua e strade poderali conservano un carattere poco urbanizzato.

Uno dei passaggi più delicati è rappresentato dal guado del Mignone. La documentazione associata al sentiero richiama espressamente l’attenzione su questo punto, segnalando che nelle immediate vicinanze del fiume il fondo può diventare difficoltoso per la presenza di fango. Il guado deve inoltre essere valutato in relazione alle condizioni e alla portata del corso d’acqua: dopo precipitazioni intense il passaggio può risultare sensibilmente diverso rispetto ai periodi asciutti. Questo tratto costituisce quindi il principale elemento da considerare nella percorrenza dell’itinerario.

Superato il settore del Mignone, il sentiero torna a guadagnare quota e prosegue attraverso pianori e campagne, mantenendo un andamento ondulato. La parte meridionale si avvicina progressivamente alla Strada della Castellina, nel territorio di Oriolo Romano, dove il paesaggio è segnato da ampi spazi agricoli e dalla rete di percorsi che gravitano intorno alla valle. L’arrivo, attorno ai 400 metri di quota, permette il raccordo con la viabilità escursionistica legata alla Via Clodia, completando la funzione di connessione storica e territoriale propria del 131.

Nel complesso, il sentiero 131 è una traversata lineare di media lunghezza, più caratterizzata dalla continuità del cammino che da forti dislivelli. Il collegamento fra Via Francigena e Via Clodia, l’attraversamento della valle del Mignone e il guado del fiume ne costituiscono gli aspetti distintivi, in un ambiente rurale nel quale la rete escursionistica moderna recupera e mette in relazione antiche direttrici di percorrenza della Tuscia.

Elementi notevoli

  • Sentiero CAI 131: itinerario escursionistico di circa 11 km, classificato E, nato come collegamento tra la Via Francigena e la Via Clodia.
  • Via Francigena: grande itinerario storico europeo con il quale il 131 si raccorda nel settore settentrionale del percorso.
  • Fiume Mignone: principale elemento naturale attraversato dall’itinerario e asse geografico della valle omonima.
  • Guado del Mignone: passaggio del corso d’acqua che richiede attenzione, soprattutto in presenza di portata elevata e terreno fangoso.
  • Strada della Castellina: direttrice rurale del territorio di Oriolo Romano interessata dal settore meridionale dell’itinerario.
  • Via Clodia: antica strada romana dell’Etruria meridionale, collegata dal sentiero 131 alla rete della Via Francigena.
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Sentiero 130 (VT)

 

Il sentiero 130 è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 7,0 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 166 e 331 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da Blera e procede verso San Giovenale. È una traversata fra Blera e il complesso archeologico di San Giovenale, nel paesaggio inciso delle forre della Tuscia.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge San Giovenale, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Blera
  • paesaggio delle forre
  • San Giovenale
  • necropoli di San Giovenale
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Sentiero 126a (VT)

 

Il sentiero 126A è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 5,6 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 296 e 434 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da Monte Panese sul sentiero 126 e procede verso Cammino Tuscia 103 nella Macchia delle Valli. Dal 126 attraversa il torrente Grignano, passa presso il santuario rupestre dedicato a Demetra e prosegue nella Macchia delle Valli fino al 103.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge Cammino Tuscia 103 nella Macchia delle Valli, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Monte Panese
  • torrente Grignano
  • santuario rupestre di Demetra
  • Macchia delle Valli
  • Madonna della Folgore
  • Cammino Tuscia 103
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Sentiero 126 (VT)

 

Il sentiero 126 è un itinerario lineare della rete escursionistica del Viterbese, con uno sviluppo geometrico di circa 5,2 km. Le quote del percorso sono comprese indicativamente fra 238 e 353 metri; andamento e capisaldi risultano compatibili con la documentazione della Sezione CAI di Viterbo.

Seguendo l’ordine della geometria, il sentiero prende avvio da Vetralla e procede verso Via Clodia presso Grotta Porcina. Il percorso lascia Vetralla e attraversa la campagna in direzione dell’antica Via Clodia e del settore archeologico di Grotta Porcina.

L’itinerario attraversa un territorio modellato dal vulcanismo e dall’erosione, dove boschi, coltivi, pianori e incisioni vallive si alternano a testimonianze della viabilità e dell’insediamento storico. La lettura del percorso va quindi oltre il solo dato altimetrico: il suo interesse deriva soprattutto dalla continuità fra ambiente naturale e rete storica locale.

Nella parte finale il percorso raggiunge Via Clodia presso Grotta Porcina, completando il collegamento previsto dalla rete CAI. Le caratteristiche del fondo possono variare sensibilmente con la stagione; nei tratti di forra o bosco è opportuno considerare umidità, fango e condizioni della vegetazione prima della percorrenza.

Il sentiero svolge infine una funzione concreta nella maglia escursionistica provinciale, permettendo di combinare itinerari vicini senza attribuire al percorso elementi estranei alla sua effettiva geometria.

Elementi notevoli

  • Vetralla
  • Via Clodia
  • Grotta Porcina
  • rete CAI della Tuscia rupestre
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Sentiero 105 Oriolo Romano – Vejano (VT)

 

Il sentiero 105 collega Oriolo Romano con Vejano lungo un percorso lineare di circa 12 km, sostanzialmente coincidente con lo sviluppo indicato dal CAI di Viterbo. Le quote della geometria sono comprese fra circa 315 e 445 metri e il tracciato attraversa il paesaggio rurale dei Monti Sabatini settentrionali.

La partenza è nel settore di Oriolo Romano, a quota superiore ai 400 metri. Il percorso segue verso nord la viabilità locale accanto al complesso di Villa Altieri, quindi raggiunge via della Chiusa, dove si relaziona con altri itinerari della rete CAI. Da qui lascia progressivamente il tessuto urbano e si inoltra nella campagna.

La parte centrale utilizza strade rurali e sterrate fra campi coltivati e noccioleti, passando per la zona della Mola e della Valle del Dragone. L’andamento è ondulato ma privo di grandi dislivelli; il percorso svolge soprattutto una funzione di collegamento tra i centri e la rete escursionistica che attraversa questo settore della Tuscia meridionale.

Avvicinandosi a Vejano, il sentiero continua fra aree agricole e lembi boscati, con una progressiva variazione delle quote fino al settore di arrivo. La geometria termina a circa 391 metri, confermando il carattere di traversata collinare più che di itinerario di vetta.

La tratta costituisce una delle sezioni del più ampio asse CAI 105 e permette di leggere in continuità il paesaggio storico-rurale fra Oriolo Romano e Vejano, con innesti verso altri sentieri della rete provinciale.

Elementi notevoli

  • Oriolo Romano – centro di partenza.
  • Villa Altieri – complesso storico costeggiato nella prima parte.
  • Valle del Dragone – settore rurale attraversato dal percorso.
  • Vejano – centro raggiunto dalla tratta.
  • Rete CAI 105 – asse escursionistico di cui il percorso costituisce una sezione.
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Sentiero 105 Blera – Norchia (VT)

 

Il sentiero 105 in questo tratto sviluppa circa 15,8 km nel settore compreso tra Blera e l’area archeologica di Norchia. La geometria procede da est verso ovest, con quote comprese indicativamente fra 156 e 253 metri, e coincide per sviluppo e territorio con la tratta censita dal CAI di Viterbo tra Blera e Norchia.

Il percorso lascia il settore di Blera e si dirige verso la campagna occidentale, attraversando il sistema di pianori e forre tipico della Tuscia rupestre. La descrizione ufficiale segnala il passaggio dalle Piagge verso Porta Marina e quindi lungo la viabilità rurale in direzione del colle di Petrolo, dove il paesaggio conserva importanti testimonianze dell’insediamento antico.

Proseguendo si incontra il settore della necropoli di Pian del Vescovo e si entra nel territorio di Vetralla lungo strade di campagna. Più avanti il percorso raggiunge la necropoli etrusca di Grotta Porcina, uno dei nuclei archeologici più significativi lungo questa tratta, prima di continuare verso ovest attraverso un mosaico di coltivi, macchie e infrastrutture viarie.

La parte finale conduce alla vasta area archeologica di Norchia, nel territorio comunale di Viterbo. L’arrivo avviene a quota più bassa rispetto alla partenza e conclude un itinerario lineare che unisce diversi paesaggi archeologici della Tuscia interna, mettendo in relazione abitati storici, necropoli e antichi assi di percorrenza.

Il valore del sentiero è soprattutto nella continuità territoriale: non si tratta di una breve visita a un singolo sito, ma di una traversata che collega più testimonianze etrusche e romane distribuite lungo il paesaggio delle forre.

Elementi notevoli

  • Blera – centro di partenza della tratta.
  • Colle di Petrolo – area dell’antico abitato ricordata dalla documentazione CAI.
  • Necropoli di Pian del Vescovo – complesso archeologico lungo il percorso.
  • Necropoli di Grotta Porcina – importante area funeraria etrusca attraversata dalla tratta.
  • Norchia – grande complesso archeologico rupestre nel settore di arrivo.
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Sentiero 105 Blera – Vejano (VT)

 

Il sentiero 105, denominato Via Clodia – Tappa 2 e classificato E – Escursionistico, è una traversata della Rete Escursionistica del Lazio che, nel senso di marcia del tracciato, collega Blera a Vejano. Il percorso misura circa 16 km e attraversa uno dei paesaggi più caratteristici della Tuscia meridionale, segnato da pianori vulcanici, boschi e profonde incisioni nel tufo. L’itinerario riprende la direttrice storica della Via Clodia, strada romana che attraversava l’Etruria interna collegando numerosi centri di origine etrusca.

Dalla zona di Blera, antico centro sorto su uno sperone tufaceo alla confluenza di valloni, il sentiero prende progressivamente direzione sud-est. Il territorio blerano conserva testimonianze particolarmente importanti della Via Clodia: la strada antica attraversava le forre mediante grandi opere in blocchi di pietra e il paesaggio circostante è disseminato di necropoli rupestri. Il percorso si allontana dall’abitato entrando presto nella campagna, dove la quota si mantiene inizialmente intorno ai 230-280 metri.

Proseguendo verso sud-est, l’itinerario attraversa un ambiente rurale e boschivo molto articolato, con frequenti variazioni di pendenza. Il profilo altimetrico riflette bene la morfologia della Tuscia rupestre: ai pianori si alternano valloni e incisioni create dall’erosione dei corsi d’acqua nei terreni vulcanici. Dopo la parte iniziale relativamente regolare, il sentiero affronta una successione di discese e risalite, raggiungendo nel settore centrale e meridionale quote superiori ai 400 metri. I dati del percorso indicano complessivamente circa 370 metri di salita e 390 di discesa, valori coerenti con un itinerario continuamente ondulato.

La presenza della Via Clodia costituisce il principale filo storico della traversata. Realizzata e sistemata in età romana lungo direttrici in parte precedenti, la strada collegava Roma con i territori dell’Etruria interna, passando attraverso centri come Vejano e Blera. In questo paesaggio la viabilità antica sfruttava i pianori e superava le forre mediante tagliate, tratti scavati nella roccia e opere di attraversamento. Nel territorio di Blera ne rimangono esempi monumentali, fra i quali il Ponte del Diavolo, a tre arcate in blocchi di peperino, e il Ponte della Rocca, presso la necropoli di Pian del Vescovo; sono testimonianze del sistema viario storico a cui appartiene l’itinerario, anche se non coincidono con il tratto principale seguito in questa traversata verso Vejano.

Nella parte finale il percorso raggiunge le quote maggiori, con un massimo di circa 485 metri, prima di scendere gradualmente verso Vejano. L’arrivo avviene a circa 390 metri di quota, nel centro che rappresentava un ulteriore punto di passaggio della Via Clodia verso Oriolo Romano e il bacino di Bracciano. Anche in questo settore la continuità della direttrice antica è leggibile nella relazione fra insediamenti, campagna e viabilità rurale, in un territorio nel quale sono ancora documentati tratti dell’antico percorso romano.

Nel complesso il sentiero 105 Blera–Vejano è una traversata di prevalente interesse storico e paesaggistico, caratterizzata da un profilo mosso ma privo di grandi dislivelli montani. Il valore dell’itinerario deriva soprattutto dall’attraversamento della campagna e dei boschi della Tuscia rupestre e dal legame con la Via Clodia, asse viario che per secoli ha messo in comunicazione gli insediamenti dell’Etruria meridionale interna.

Elementi notevoli

  • Via Clodia: antica strada romana dell’Etruria interna, direttrice storica di riferimento del sentiero e importante collegamento fra Vejano, Blera e gli altri centri della Tuscia.
  • Ponte del Diavolo: monumentale ponte romano a tre arcate sul Biedano, testimonianza della Via Clodia nel territorio di Blera e appartenente al sistema viario storico cui è collegato l’itinerario.
  • Ponte della Rocca: ponte romano in grandi blocchi di tufo presso Blera, costruito per consentire alla Via Clodia di superare il Rio Canale.
  • Forre della Tuscia: profonde incisioni nei terreni vulcanici che caratterizzano il paesaggio attraversato e determinano la continua alternanza di pianori, discese e risalite.
  • Blera: centro storico di origine antica, sviluppato su un pianoro tufaceo e strettamente legato al passaggio della Via Clodia e alle circostanti necropoli rupestri.
  • Vejano: punto di arrivo della traversata e antico centro posto lungo la direttrice della Via Clodia verso Oriolo Romano e il territorio sabatino.
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