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Feste e tradizioni di montagna: riti antichi lungo i sentieri

Una delle principale feste tradizionali di montagna, la desmontegada

Chi cammina in montagna spesso pensa di attraversare solo un paesaggio naturale. In realtà, molti sentieri che oggi percorriamo con zaino e bastoncini sono anche mappe della memoria: tracciano gli stessi passi di pastori, pellegrini e comunità che da secoli scandiscono l’anno con riti legati al ritmo delle stagioni. Conoscere queste tradizioni non è solo un arricchimento culturale: può diventare un modo diverso di progettare un’escursione, scegliendo di camminare proprio nei giorni in cui un borgo di montagna si anima di una festa che precede di gran lunga i primi segnavia CAI.

La transumanza: il calendario scritto nei tratturi

Non si può parlare di riti di montagna senza partire dalla transumanza, la migrazione stagionale del bestiame tra pascoli di pianura e alpeggi d’alta quota. Nel dicembre 2019 l’UNESCO l’ha dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconoscimento poi ampliato nel 2023 ad altri paesi europei oltre a Italia, Austria e Grecia, le nazioni della candidatura originaria.

Il ciclo si articola in due momenti: la monticazione, la salita primaverile verso i pascoli alti, e la demonticazione (o demonticazione/desmontegada, a seconda della valle), il ritorno autunnale a valle. Nell’Italia centro-meridionale questi spostamenti avvenivano lungo i tratturi, ampie vie erbose che in epoca romana potevano superare i cento metri di larghezza: il più noto, il Pescasseroli-Candela, collegava l’Abruzzo alla Puglia per oltre 200 chilometri. Molti di questi tracciati sono oggi sentieri escursionistici a tutti gli effetti, spesso più dolci nella pendenza rispetto a un sentiero di montagna “moderno”, perché disegnati da secoli di esperienza nel trovare la linea più sostenibile per attraversare un territorio con animali al seguito.

Nelle Alpi la transumanza verticale collega invece fondovalle e alte quote nello spazio di poche ore di cammino: un esempio noto è il percorso tra la Val Senales e la valle austriaca dell’Ötztal, che attraversa passi come il Giogo Alto e il Rombo.

Nota per chi cammina: se pianificate un’uscita lungo un tratturo storico, verificate lo stato di segnaletica e percorribilità con gli enti locali: non esiste un registro unificato e aggiornato di tutti i tratturi minori, e alcuni tratti sono meno mantenuti di altri.

Le desmontegade: quando i sentieri si riempiono di campanacci

In Trentino e Alto Adige il rientro autunnale del bestiame ha un nome che è già racconto: desmontegada, letteralmente “scendere dalla montagna”. Da fine agosto a metà ottobre, mucche, capre e cavalli tornano a valle addobbati con fiori e campanacci, accolti da sfilate, bande musicali e mercatini di prodotti caseari.

Tra gli appuntamenti più noti: la Gran Festa del Desmontegar di Primiero, la più lunga e partecipata dell’arco alpino con quattro giorni di eventi; la Desmontegada de le Caore di Cavalese, dedicata alle capre; il rientro delle mucche a Predazzo, abbinato al Festival del Puzzone di Moena; e le manifestazioni della Val di Rabbi, della Val di Sole e dell’Altopiano di Asiago.

Per chi ama il trekking, questi weekend offrono un doppio vantaggio: i sentieri di alta quota che portano alle malghe sono generalmente meno affollati proprio mentre a valle si tiene la festa, ed è possibile pianificare un’uscita mattutina in quota per poi scendere e assistere alla sfilata nel pomeriggio. Le date esatte cambiano ogni anno e da valle a valle: prima di organizzare una gita è sempre bene controllare il calendario aggiornato di APT e Pro Loco locali.

Il fuoco che segna le stagioni

Se la transumanza scandisce il calendario pastorale, il fuoco ne accompagna simbolicamente i passaggi, dal solstizio d’estate a quello d’inverno.

Nella notte tra il 23 e il 24 giugno, vigilia di San Giovanni, si accendevano un tempo falò propiziatori proprio in coincidenza con l’inizio della monticazione: in alcune tradizioni alpine la cenere del fuoco, mescolata alla rugiada del mattino, veniva fatta attraversare al bestiame diretto in quota come rito di protezione. Varianti locali sopravvivono ancora oggi: le Cidulis e i Kriss della Val Resia, le Lis Scaletis di Raccolana in Friuli, i falò sardi legati al rito del “comparatico”. In Tirolo austriaco i Bergfeuer, fuochi disposti sui versanti montani a formare cuori, croci o altri simboli, sono un appuntamento estivo di grande richiamo, visibile spesso proprio dai sentieri di fondovalle.

Sul versante opposto dell’anno, a dicembre, due tradizioni raccontano lo stesso legame tra fuoco e montagna con toni diversi. Ad Agnone, borgo dell’Alto Molise, l’8 e il 24 dicembre si tiene la ‘Ndocciata: una sfilata di enormi torce di abete bianco portate a spalla dagli abitanti delle contrade, che termina in un falò collettivo, il “Falò della Fratellanza”. Le radici del rito, secondo la tradizione locale, risalgono ai Sanniti e ai riti solstiziali pre-cristiani, poi assorbiti nella devozione natalizia.

In Alto Adige, Trentino e in parte del Friuli, tra fine novembre e i primi di dicembre, sfilano invece i Krampus: figure demoniache dal folklore alpino, probabilmente di origine precristiana, che accompagnano San Nicolò nelle serate che precedono il 6 dicembre. La sfilata più imponente si tiene a Dobbiaco, con centinaia di partecipanti in maschera. Chi assiste dal vivo dovrebbe mantenere una distanza di sicurezza dai cortei ed evitare le prime file con bambini piccoli o persone particolarmente sensibili al rumore, poiché l’atmosfera può farsi molto intensa.

Sentieri che salgono verso il sacro

Accanto ai riti pastorali e stagionali, la montagna italiana custodisce un’altra rete di percorsi: quelli dei pellegrinaggi. Tra Piemonte e Lombardia, i Sacri Monti, riconosciuti Patrimonio UNESCO dal 2003, sono nove complessi devozionali costruiti tra Quattrocento e Cinquecento come alternativa simbolica al pellegrinaggio in Terrasanta: Varallo, Orta, Varese, Oropa, Ossuccio, Ghiffa, Domodossola, Belmonte e Crea, oggi collegati da una rete di cammini nota come Devoto Cammino.

In Friuli, il Santuario del Monte Lussari, a quasi 1800 metri al confine tra Italia, Slovenia e Austria, si raggiunge tradizionalmente a piedi lungo il Sentiero del Pellegrino, circa 5 chilometri e 1000 metri di dislivello nel bosco di faggi: un luogo di incontro storico tra tre culture alpine.

Nel Lazio, il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, arroccato a 1373 metri sui Monti Simbruini e noto per i suoi affreschi bizantini, è oggi il punto d’arrivo del nuovo Cammino della Santissima Trinità, un itinerario a tappe tra Lazio e Abruzzo pensato esplicitamente per chi cerca il ritmo lento del cammino più che le mete più affollate. In Campania, l’Abbazia di Montevergine, che si avvia a festeggiare i nove secoli di storia, registra un interesse crescente da parte di escursionisti attratti proprio dai sentieri che salgono al santuario, oltre che dalla devozione mariana.

Ciò che accomuna questi luoghi, dal punto di vista di chi cammina, è che i percorsi che vi conducono non sono stati tracciati a tavolino: sono il risultato di secoli di passi di pellegrini che hanno trovato, gradino dopo gradino, la via più naturale per raggiungere una vetta o uno sperone di roccia. Percorrerli oggi significa spesso ripercorrere letteralmente la stessa traccia.

Qualche consiglio pratico

Prima di organizzare un’uscita attorno a una di queste feste, alcuni accorgimenti utili:

  • Verificate sempre le date correnti: molte manifestazioni (desmontegade, falò, Krampus) hanno calendari che cambiano leggermente ogni anno e vengono confermati solo pochi mesi prima da Pro Loco, APT o parrocchie locali.
  • Prenotate con anticipo l’alloggio nei borghi più piccoli in occasione di eventi noti come la ‘Ndocciata o le grandi sfilate Krampus, che possono richiamare molti visitatori in paesi di poche migliaia di abitanti.
  • Mantenete le distanze di sicurezza durante i riti del fuoco e le sfilate con fiaccole o maschere, seguendo sempre le indicazioni degli organizzatori.
  • Non affidatevi solo alla app: molti tratturi e sentieri devozionali minori non hanno una segnaletica uniforme o aggiornata; un controllo con il CAI locale o l’ente parco evita brutte sorprese.

In cammino tra le stagioni

Le feste di montagna raccontano un legame tra uomo, animali e territorio che i sentieri, in fondo, custodiscono ancora oggi in ogni pietra e ogni curva di livello. Per chi ama camminare, incrociare uno di questi riti – una mandria addobbata di fiori che scende a valle, un falò acceso su una cresta, una fiaccolata che illumina un borgo di montagna – è un modo per scoprire che il sentiero non è mai stato solo un tracciato sulla mappa, ma una strada di comunità, percorsa e rinnovata di generazione in generazione.

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