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Il galateo dell’escursionista: buona educazione da rispettare sui sentieri

Gruppo di escursionisti che procedono educatamente lungo il sentiero

Camminare in montagna, in collina o lungo un tratto di costa non è solo una questione di gambe allenate e zaino ben organizzato. È anche, e soprattutto, una questione di rispetto: verso l’ambiente che attraversiamo, verso chi lo abita e lavora, e verso gli altri escursionisti che condividono con noi lo stesso sentiero. Esiste, insomma, un vero e proprio “galateo dell’escursionista”, fatto di piccole regole non scritte (e altre invece codificate) che rendono l’esperienza migliore per tutti.

Ecco una guida pratica al bon-ton da tenere sui sentieri.

1. Dare la precedenza a chi sale

Una delle regole più conosciute, ma non sempre rispettata, riguarda gli incroci lungo il sentiero: chi scende deve dare la precedenza a chi sale. Chi sta salendo si trova infatti nella fase più faticosa del cammino, sia dal punto di vista fisico che del ritmo respiratorio, e fermarsi per ripartire subito dopo comporta uno sforzo aggiuntivo. Chi scende, al contrario, può fermarsi con più facilità.

Un consiglio pratico: quando ci si ferma per cedere il passo, conviene spostarsi sul lato “a monte” del sentiero (quello verso l’interno della montagna) piuttosto che su quello “a valle”, per ragioni di sicurezza.

2. Il saluto non è mai fuori luogo

Su molti sentieri di montagna è consuetudine salutare chi si incrocia, anche se non lo si conosce. È un gesto semplice ma che ha un valore: è segno di rispetto reciproco tra chi condivide la stessa passione, e in caso di necessità (un infortunio, una richiesta di indicazioni) apre naturalmente un canale di comunicazione.

3. Rispettare le altre categorie di frequentatori

I sentieri, sempre più spesso, sono condivisi da escursionisti a piedi, cicloescursionisti in mountain bike, a cavallo e, in alcune zone, anche sciatori o ciaspolatori d’inverno. Le regole di autoregolamentazione del CAI sono chiare in proposito: chi è in bicicletta deve sempre dare la precedenza a chi cammina, avvisando il proprio arrivo per tempo, a voce o con un campanello, e moderando la velocità nei tratti stretti o con scarsa visibilità. Chi cammina, dal canto suo, farà bene a tenersi possibilmente sul lato del sentiero quando sente arrivare una bici, per facilitare il passaggio in sicurezza.

4. Non alzare la voce, non disturbare

Il silenzio (o almeno un tono di voce contenuto) è parte dell’esperienza in natura, sia per chi cerca tranquillità sia per la fauna selvatica, che può spaventarsi o allontanarsi definitivamente da un’area per colpa del chiasso. Musica ad alto volume, casse portatili e telefonate a voce alta sono da evitare: chi cerca il silenzio dei boschi o il panorama di una cresta non merita di trovarselo riempito da rumori estranei.

5. Restare sul sentiero segnato

Tagliare i tornanti, creare varianti “più comode” o uscire dal tracciato per una foto non è solo una questione di rispetto per la vegetazione: contribuisce all’erosione del suolo, danneggia la segnaletica naturale del percorso e, in alcuni casi, può creare veri pericoli (frane, instabilità del terreno). Il sentiero che troviamo tracciato è quasi sempre frutto del lavoro — spesso volontario — di sezioni CAI e enti locali che lo manutengono: rispettarlo è anche un modo per sostenere chi se ne prende cura.

6. Gestire correttamente i rifiuti

Vale la regola più semplice ed elementare: tutto ciò che si porta in quota, si riporta a valle. Bucce di frutta, fazzoletti, incarti di barrette energetiche non si abbandonano lungo il sentiero, nemmeno se biodegradabili: i tempi di decomposizione in ambiente montano sono spesso più lunghi di quanto si pensi, e nel frattempo restano un segno di inciviltà per chi passerà dopo di noi.

7. Attenzione ai cani al seguito

Chi porta il proprio cane in escursione deve tenerlo sotto controllo, generalmente al guinzaglio, sia per la sicurezza dell’animale (incontri con bestiame al pascolo, cani da guardiania, fauna selvatica) sia per rispetto degli altri escursionisti, che potrebbero avere timore dei cani o semplicemente preferire di non essere avvicinati da un animale non loro. In presenza di greggi e mandrie, il guinzaglio è d’obbligo: un cane libero può innescare reazioni difensive nei cani da pastore.

8. Rispettare chi vive e lavora la montagna

I sentieri attraversano spesso pascoli, proprietà private, aree di lavoro di pastori, agricoltori e allevatori. Il buon escursionista ricorda di essere ospite: si richiudono i cancelli dei recinti dopo il passaggio, non ci si avvicina al bestiame, non si raccolgono prodotti agricoli senza permesso e si rispettano le indicazioni di divieto di accesso quando presenti.

9. Non lasciare tracce del proprio passaggio

Vale anche per le piccole cose: non incidere il legno dei cartelli o la corteccia degli alberi, non spostare o accumulare pietre a scopo decorativo (gli “ometti” fuori sentiero possono confondere la segnaletica reale), non raccogliere fiori, minerali o reperti naturali protetti. La regola aurea della camminata etica è lasciare il luogo come lo si è trovato — se possibile, anche un po’ meglio.

10. Informarsi prima di partire

Un ultimo aspetto di bon-ton, meno visibile ma altrettanto importante: informarsi sulle condizioni del percorso, sulla difficoltà tecnica e su eventuali limitazioni locali (aree protette, periodi di divieto, tratti soggetti a chiusura stagionale) prima di partire. Un’escursione ben pianificata riduce il rischio di richiedere soccorso in situazioni evitabili, un fattore che ricade anche sulla sicurezza e sul tempo di chi, volontariamente, si occupa del soccorso alpino.


Il galateo dell’escursionista, in fondo, si riassume in un principio semplice: la montagna (o la costa, o il bosco) non è nostra, ma di tutti — di chi la percorre oggi e di chi la percorrerà domani. Un piccolo sforzo di attenzione e cortesia rende l’esperienza migliore per l’intera comunità di chi ama camminare all’aria aperta.

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