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Morso della vipera: come affrontare la situazione

Un esemplare di Vipera Comune, Vipera Aspis

Chi frequenta sentieri di collina e di media montagna, soprattutto tra la primavera e l’autunno, prima o poi mette in conto la possibilità di incontrare una vipera. È l’unico serpente velenoso presente in Italia e vive proprio negli ambienti che percorriamo più spesso in escursione: pietraie, muretti a secco, radure soleggiate, cespugli e bordi dei sentieri. Gli incontri, va detto subito, restano rari e i morsi ancora di più: la vipera non è un animale aggressivo, e se disturbata tende a fuggire piuttosto che attaccare. Ma proprio perché si tratta di un’evenienza poco frequente, il rischio è di farsi trovare impreparati, magari fidandosi di rimedi “sentiti dire” che in realtà sono inutili o dannosi. Vediamo quindi, con un approccio pratico rivolto a chi cammina in montagna, come riconoscere il morso, cosa fare nei primi minuti e come muoversi per allertare i soccorsi.

Come riconoscere un morso di vipera

Non sempre è facile capire, sul momento, se il morso appena ricevuto sia quello di una vipera o di un serpente innocuo (come il biacco o la natrice, comuni sugli stessi sentieri). Un indizio utile è la forma della lesione: la vipera lascia in genere una o due piccole ferite puntiformi, distanti tra loro pochi millimetri, mentre i serpenti non velenosi lasciano una serie di piccoli graffi disposti ad arco. Nei minuti successivi al morso di vipera compaiono di solito dolore locale, gonfiore e arrossamento nella zona colpita; in un secondo momento, e non sempre, possono aggiungersi malessere generale, nausea o vomito. È bene sapere che la vipera può anche mordere senza iniettare veleno (il cosiddetto “morso a secco”), e che la quantità inoculata varia da caso a caso: per questo ogni morso va trattato con la stessa attenzione, a prescindere da quanto sembri “innocuo” nei primi istanti.

Cosa fare subito

Nella stragrande maggioranza dei casi il morso di vipera, per quanto doloroso e spaventoso, non mette in pericolo di vita: i quadri clinici si sviluppano nell’arco di alcune ore, quindi c’è tempo per raggiungere un ospedale in sicurezza. I passaggi da seguire sul sentiero sono questi:

  • Mantenere la calma. L’agitazione fa circolare più in fretta il sangue (e quindi il veleno) e non aiuta in alcun modo. Vale sia per chi è stato morso sia per chi è con lui.
  • Allertare subito i soccorsi, chiamando il 112 e comunicando con precisione la posizione (coordinate GPS, nome del sentiero, punto d’appoggio più vicino). In area montana, se la zona è impervia, i soccorsi potrebbero coinvolgere il Soccorso Alpino.
  • Togliere anelli, orologio, bracciali e stringere meno gli indumenti nella zona colpita, prima che compaia il gonfiore.
  • Immobilizzare l’arto colpito e non farlo lavorare: se il morso è a una gamba, evitare assolutamente di camminare, anche solo sorreggendo la persona; se è a un braccio, tenerlo fermo, per esempio al collo con un foulard.
  • Disinfettare la ferita, se si ha con sé un disinfettante nel kit di primo soccorso.
  • Si può applicare un impacco fresco (non ghiacciato), senza però metterlo a diretto contatto con la pelle, per qualche minuto.
  • Nell’attesa dei soccorsi, tenere sotto controllo il respiro e lo stato di coscienza della persona colpita, e proteggerla dal caldo o dal freddo.

Cosa NON fare assolutamente

Sono ancora diffuse, anche tra escursionisti esperti, pratiche che la medicina considera inutili quando non pericolose:

  • Non incidere la ferita con coltello o altro.
  • Non succhiare il veleno con la bocca.
  • Non applicare lacci emostatici o bendaggi compressivi, nemmeno di fortuna: bloccare la circolazione non ferma il veleno ma può causare danni seri al tessuto.
  • Non usare i “tira-veleno” a ventosa: gli studi disponibili non ne dimostrano l’efficacia, e possono peggiorare la lesione locale.
  • Non far camminare la persona morsa su un arto inferiore colpito, nemmeno per pochi metri.
  • Non portare né somministrare siero antivipera “fai da te”: è un farmaco a uso esclusivamente ospedaliero, da gestire sotto monitoraggio medico per il rischio di reazioni allergiche anche gravi.

Prevenzione: le buone abitudini in escursione

Come spesso accade in montagna, la parte più efficace della gestione del rischio si gioca prima di partire:

  • Preferire scarponi alti e pantaloni lunghi, meglio se con calzettoni pesanti: riducono sensibilmente la possibilità di un morso efficace.
  • Usare il bastoncino da trekking per smuovere erba alta e pietre prima di mettere i piedi o le mani, specialmente su pietraie e muretti a secco.
  • Evitare di infilare le mani in anfratti, sotto le pietre o dentro cataste di legna senza aver controllato prima.
  • Fare attenzione quando ci si siede su un muretto, un tronco o un mucchio d’erba: ispezionare sempre prima di appoggiarsi.
  • Non tentare mai di catturare, spostare o uccidere l’animale: il rischio di un secondo morso, magari peggiore del primo, non vale la curiosità.
  • Portare sempre con sé i mezzi per allertare i soccorsi (telefono carico, eventualmente un fischietto o una ricetrasmittente nelle zone più isolate) e, quando possibile, non camminare mai da soli in tratti impervi.

Il morso di vipera resta un evento raro sui sentieri italiani, e nella grande maggioranza dei casi si risolve senza conseguenze gravi se gestito con calma e buon senso: chiamare subito i soccorsi, immobilizzare l’arto, evitare rimedi improvvisati. Conoscere questi passaggi prima di partire, insieme a qualche accortezza nel modo di camminare e di appoggiarsi sul terreno, è probabilmente la miglior “assicurazione” che un escursionista possa portare con sé in tasca.

Fonti: comunicato SITOX (Società Italiana di Tossicologia) e CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) in collaborazione con la Commissione Medica CAI; schede di primo soccorso di riferimento sanitario aggiornate.

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